La bellezza del demonio – Una guida a The Neon Demon

neon demon

La bellezza del diavolo è forse il titolo più utilizzato nelle trasposizioni del Faust gothiano. Così è intitolato un film di Renè Clair, datato 1950, con Michel SimonGérard Philipe (interprete, tre anni prima, per restare in tema sulfureo, dell’adattamento per il grande schermo, a firma Autant-Lara, di Il diavolo in corpo di Raymond Radiguet) e lo sono anche due albi a fumetti (di Demon HunterJohn Doe) mentre il numero 6 di Dylan Dog, uscito nel marzo del 1987, si intitolava, al pari di questa analisi, La bellezza del demonio. In particolare, nella sinossi di questo storico albo che si può legger sul sito della Bonelli, si dice: “Larry Varedo era il miglior killer sul mercato prima di quel lontano giorno del 1945, cinico e freddo come un orologio. Ma quando gli chiesero di uccidere Mala Behemoth, il suo ghiaccio si sciolse. Era così bella, così irraggiungibile, quasi fosse un fantasma o… un demone!“. La bellezza, quindi, è pericolosa. Ecco cosa pare volerci dire, nel suo ultimo lavoro, Nicolas Winding Refn.

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10 film così anni ’80…

anni ottanta

Ci piaccia o meno (e ci piace poco), gli anni zero e dieci sono più figli degli anni ’80 che dei ’70. L’interventismo politico/militare, un certo fancazzismo che soffoca e travolge qualsiasi forma di impegno, un edonismo che, nella sua forma reaganiana, era, forse, inconsapevole (anche se uno sguardo più approfondito all’Inghilterra della Thatcher sarebbe bastato a svelare l’inganno) mentre ora è solo stupido e masochistico (nessuno crede alle balle dell’establishement, ma mica ci si fa mancare lo status symbol più nuovo) o da ultima spiaggia (l’Occidente sta crollando, tanto vale godersela!). Tuttavia, quasi per una forma di senso di colpa collettivo verso un decennio che, specie da chi lo ha vissuto, viene avvertito come buio, privo di valori e devastante finanche nei suoi momenti epocali (la caduta del muro di Berlino viene letta oggi come il principio dell’omologazione verso il basso, verso il lato oscuro del capitalismo e, di certo, ha avuto più conseguenze rintracciabili hodieRitorno al futuro II che uscì nello stesso fatidico anno: il 1989), non si può dire che gli ’80 siano i nuovi ’70 perché il revival degli eighties avviene in sordina. Mentre non si vedeva l’ora di indossare nuovamente pantaloni a zampa di elefante ed acconciarsi come a Woodstock, non è che si muoia dalla voglia di tornare paninari, di calzare stivali El Charro (il cui restyling è stato fallimentare) o scaldamuscoli fluorescenti. L’esplosione del retrogaming (videogiochi anni ’80 venduti a centinaia se non migliaia di euro) conferma una malinconia ludica più che ideologica, coerente con l’idea che ci si è fatta di quegli anni. E il cinema? Nostalgia c’è, ma, probabilmente per i motivi sopra esposti, per gli aspetti di superficie (il look, la grafica). O, forse, per quello che è stato l’ultimo cinema a non essere travolto dall’ondata autoreferenziale ed autoironica del postmoderno, per gli ultimi scampoli di discorso politico nel cinema horror (CravenCarpenter) o per gli ultimi esempi di cinema per ragazzi buono e non buonista. Dopo averci pensato a lungo, abbiamo pensato di non inserire film ambientati negli anni ’80, che sarebbero solo film in costume (non troverete Cold in July, quindi, né Notte prima degli esami) né film inseriti in altre playlist (come The GuestI mercenari che trovate qui e Guardiani della galassia, secondo noi uno dei migliori film del 2014), ma di cercare quelle opere in grado di catturare l’esprit des années 80. Questa è la nostra lista. Magari voi avrete la vostra.

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