Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson – La recensione

licorice pizza cop

«You Say Everything Twice»
«I Don’t Say Everything Twice»

Uno scambio di battute, un’affermazione e la sua negazione. Come correre per separarsi e correre per raggiungersi. Come Live and let Die, lo 007 che viene proiettato nel cinema davanti al quale si scontrano definitivamente Gary e Alana. Non due anime gemelle, ma due individui speculari (che, come i Rumble Fish, si scontrano anche con la loro immagine riflessa), i quali proprio con (grazie a) uno specchio si conoscono. Benvenuti in Licorice Pizza dove Paul Thomas Anderson ridice tutto quello che ha già detto nei precedenti film una seconda volta, ma nello stesso tempo non lo fa e dice qualcosa di nuovo.

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The Batman di Matt Reeves – La recensione del film

the batman copertina

Il rinnovamento è una bugia!
È quanto mai curioso che questa espressione sia così determinante in un film che viene presentato come reboot, diretto da un regista che, dopo i primi due lavori, si è dedicato esclusivamente alla pratica del “rifacimento” nelle sue varie declinazioni. Blood Story è un remake di Lasciami entrare di Tomas Alfredson o, se si preferisce, un nuovo adattamento del romanzo di John Ajvide Lindqvist che ha il titolo dell’originale svedese; Apes RevolutionThe War sono il secondo e terzo capitolo del “rinnovato” franchise di Il pianeta delle scimmie. Aggiungiamo che il Matt Reeves sceneggiatore scrisse anche, nel 1995, il sequel di Trappola in alto mare (Trappola sulle montagne rocciose di Geoff Murphy) e l’apparente chiasmo insito nella frase collocata in esergo è bello che servito.

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I 10 migliori film del 2021

i 10 migliori film del 2021

Un anno anomalo, il 2021. Ancor più del 2020, perché diviso in due tronconi: la prima parte con gli strascichi delle visioni domestiche e su piattaforma e la seconda col ritorno al cinema tra nuovi film e approdi in sala di pellicole postergate. Un anno in cui la polarizzazione tra opposte fazioni si è fatta ancor più esacerbata. Anche sul cinema. Il 2021 è stato un anno di poche opere dal consenso unanime e di molte che hanno spaccato in due le platee, sia quelle degli spettatori che quelle dei critici. Lungi dal voler scendere in questo feroce agone, noi cerchiamo, come sempre, di analizzare i motivi per i quali ci sembra che in questa playlist (parziale come lo sono tutte) confluiscano le visioni più interessanti dell’anno che sta per scadere. 

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È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino – La recensione

E' stata la mano di dio - paolo sorrentino - recensione

C’è qualcosa di più intimamente felliniano nell’ultimo film di Paolo Sorrentino, che va ben al di là della superficie cui ci ha abituato. La citazione forse meno esplicita è quella finale, quando Fabietto lascia Napoli per andare a Roma in treno come Moraldo (Franco Interlenghi) faceva in I vitelloni. E mentre lì il protagonista vedeva i suoi amici dal finestrino nelle loro stanze, con una invenzione linguistica bellissima, qui Fabietto li passa in rassegna alla stessa altezza (Marittiello) o dal basso verso l’alto (la baronessa, zia Patrizia che lo guardano da una finestra). Entrambi, però, guardano e la partenza verso Roma, verso il cinema, nasce proprio come esigenza di sublimazione di quello sguardo perenne.

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Freaks Out di Gabriele Mainetti – La recensione

freaks out 2001 recensione del film

C’è in rete un video essay di kogonada, What is neorealism?, in cui l’autore, confrontando la versione italiana di Stazione Termini di Vittorio De Sica con quella montata a Hollywood da David O. Selznick, sottolinea quali siano le caratteristiche più evidenti di uno stile, prima che fenomeno, di così largo successo in tutto il mondo. Excessive, Distraction, Unnecessary Diversion sono le peculiarità che kogonada riconosce al neorealismo: la digressione, la dilatazione del racconto, la tendenza a eccedere. Leggendo le recensioni di Freaks Out si nota la stigmatizzazione, in quelle negative come in quelle positive, proprio di questi aspetti. Si ascrive a Mainetti l’eccesso (di stile e di racconto, ma anche di durata), la tendenza a debordare. In una delle prime scene, quella del rastrellamento cui assistono i protagonisti poco dopo essere stati abbandonati (?) da Israel, abbiamo la possibilità di vedere proprio uno di quegli episodi marginali cui allude kogonada, episodi che non fanno progredire la narrazione (fattore inaccettabile per la fabbrica dei sogni), ma definiscono un contesto, un ambiente, un’atmosfera: una giovane non ebrea finge di essere lei la madre di un neonato mentre la donna (la madre legittima) che lo ha in braccio, e che sta per essere deportata, viene fatta passare per la nutrice, la tata. Così salva il bambino da morte certa, incassando il commosso ringraziamento della sventurata.

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I 10 migliori film del 2020

I migliori film del 2020, un anno difficile. Ma facile, forse, per chi ha l’abitudine di stilare questi elenchi a fine anno. Non che gli altri anni, nonostante il maggior numero di film distribuiti, ne presentassero tanti da meritare l’inserimento in queste classifiche/non classifiche (questa di Pigrecoemme, ricordiamolo, non lo è), ma sicuramente la visione domestica, forse, ha ridimensionato alcuni titoli che in sala avrebbero colpito di più e ridotto l’elenco a opere potenti in modo transmediale. Buona lettura.

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