Napoli Film Festival 2015 Day 4: Quarto potere

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Voleva tornare lì, in quel luogo ameno dove la felicità seduceva con la sua naturalezza, in maniera ineluttabile. Dopo non sarebbe stato più così.

Tony Pagoda e i suoi amici

Ci si avvicina in due modi a un film come Quarto potere (Citizen Kane) di O. Welles, proiettato ieri al Grenoble nell’ambito della retrospettiva sul regista statunitense: con la sicurezza boriosa della conoscenza, che si affida a una lista già stilata nel tempo per ridisegnare tutte le sfumature tecniche della pellicola e ricordare la grandezza di un regista che, a soli venticinque anni, ha regalato ai cineasti del futuro un metro di valutazione universale; oppure con l’imbarazzo dell’emozione, di chi ha visto il film più volte, lo ha smembrato e ricomposto, ne ha studiato i dettagli più scomodi e continua a provare emozione e imbarazzo, finendo per confondere le due cose.

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Napoli Film Festival 2015 Day 3: Giancarlo Siani e Fortapàsc

Fortapasc

Verità e non verosimiglianza.

Nell’incontro di ieri al Metropolitan “Ricordando Giancarlo Siani” Marco Risi, Andrea Purgatori e Libero De Rienzo, rispettivamente regista, sceneggiatore e protagonista del film Fortapàsc, a trent’anni dalla sua morte hanno reso omaggio al giornalista ucciso dalla camorra il 23 settembre 1985 a ventisei anni, con una breve intervista di Federico Monga, vicedirettore de Il Mattino, che ha anticipato la proiezione. La sottile linea di demarcazione tra verità e verosimiglianza, evidenziata da Libero De Rienzo, incarna il cuore pulsante della pellicola e della vita del giornalista partenopeo: il coraggio, la forza, l’anima di essere un giornalista “giornalista”, che si scrolla di dosso la comoda veste del giornalista “impiegato” per scegliere e raccontare la verità.

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Napoli Film festival 2015 Day 2: Durak di Yury Bykov

Durak al Napoli Film festival

Strana immagine è la tua, disse, e strani sono quei prigionieri. – Somigliano a noi, risposi; credi che tali persone possano vedere, anzitutto di sé e dei compagni, altro se non le ombre proiettate dal fuoco sulla parete della caverna che sta loro di fronte? – E come possono, replicò, se sono costretti a tenere immobile il  capo per tutta la vita?
Platone, Opere, vol. II

Nel Mito della Caverna platonico l’uomo che tenta di liberare i prigionieri e  ricondurli verso la luce, per vedere non più solo l’ombra ma la verità delle cose è Socrate, e conosciamo bene il suo destino. Il destino del protagonista del film russo Durak (Il Pazzo) di Yuri Bykov, proiettato ieri pomeriggio al Grenoble, Institut français Napoli, nell’ambito della Rassegna Europa/Mediterraneo e già visto al Locarno Festival 2014, è solo in apparenza diverso. Dima Nikitin (Artem Bystov), idraulico che di notte studia per diventare ingegnere, ha ereditato dal padre un’onestà che lo fa schivo e silenzioso in un mondo saturo di parole urlate e di vendetta.

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Napoli Film Festival 2015 – Day 1

Napoli film festival 2015 day 1

La prima giornata della 17ma edizione del Napoli Film Festival si presenta come una breve rassegna sul tempo e le sue dinamiche. Sulla sua spaccatura interna e il modo in cui cerchiamo disperatamente di riempirla o nasconderla, seguendo l’età e le occasioni, per poi arrenderci alla sua definitiva presenza.
Sui rapporti che si vestono del linguaggio del tempo, che nascono da un segno e si annullano nella proiezione identitaria.

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10 serie TV tratte da film – dal grande al piccolo schermo

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Perché produrre una serie TV tratta da un film? Le risposte possono essere diverse. Per prolungare un successo, per mancanza di idee, perché la serialità consente di esplorare situazioni che la durata limitata di un film non permette. Negli anni ’70, telefilm tratti da film di successo, ce n’erano davvero tanti: Il pianeta delle scimmieLa fuga di LoganM*A*S*H* ed altre che troverete in questa playlist. Non quelle citate, perché, costretti, come sempre, a darci un criterio di selezione, abbiamo preferito inserire casi di telefilm nati da sceneggiature originali scritte per il Grande Schermo. Quindi, per quanto la loro produzione sia sicuramente figlia del successo delle pellicole, non parleremo neanche del reboot di Romanzo criminale che deve più al libro di De Cataldo che al film di Michele Placido o del grande successo di Gomorra che, a conti fatti, è ormai quasi un brand sotto il cui scudo imbastire storie avvincenti sulla criminalità organizzata made in Naples che guardano più alla tradizione americana del gangster movie che a quella dei camorra movie nostrani dei ’70. Lo stesso dicasi per casi tipo Rosemary’s Baby, Il socioHannibalBates MotelQuo Vadis Baby? o le serie sui supereroi del canale The CW (Agents of S.H.I.E.L.DAgent Carter rappresentano un caso a parte in quanto facenti parte del Marvel Cinematic Universe, un vero e proprio ciclo narrativo voluto da Kevin Feige e cominciato con l’Iron Man di Jon Favreau).  Dopo un paio di decadi povere di adattamenti dal Grande Schermo (ricordiamo Higlander dal film con Christopher LambertNikita, prodotto in Canada e rifatto negli anni ’10 in America, dal celebre film di Luc Besson, ed il caso unico Stargate, in grado quasi di ripetere l’esplosione di spin off di Star Trek, con Stargate SG1Stargate AtlantisStargate Universe più la serie animata Stargate Infinity; ma anche tentativi fallimentari quali Su e giù per il college tratta da Una pazza giornata di vacanza, o Ragazze a Beverly Hills, trasposizione televisiva, dell’omonimo film di Amy Heckerling, non eccelsa sebbene durata inopinatamente tre stagioni), il fenomeno, e di conseguenza la fenomenologia, delle serie tv tratte da film, ha conosciuto negli ultimi anni un nuovo boom e, stavolta, sembra, in molti casi, per la cronica mancanza di idee di una TV che ha moltiplicato le piattaforme di fruizione senza riuscire a riempirle di contenuti all’altezza. Ecco quindi il proliferare di telefilm tratti da pellicole del passato, o più recenti, non necessariamente di successo (perché una serie tratta da Limitless?): Minority ReportFrom Dusk Till Dawn (prima produzione originale del canale El Rey Network fondato da Robert Rodriguez, produttore anche della serie tv), Taxi Brooklyn (ulteriore propaggine del franchise Taxi made in Besson, come l’altra produzione seriale The Transporter), Parenthood (che di Parenti, amici e tanti guai di Ron Howard sembra riprendere solo il titolo originale) o The Sarah Connors Chronicles che, un po’ come i vari Terminator senza Cameron, pare quasi dettata dall’incapacità di arrendersi all’idea che ci possa essere un Terminator senza Cameron.

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Black & Chrome: Mad Max in bianco e nero e senza dialoghi.

Mad Max Black & Chrome

George Miller in persona, in polemica con la tendenza diffusissima alla desaturazione o al look “orange & teal” (chi segue i nostri corsi di montaggio sa di cosa stiamo parlando) avrebbe affermato che la versione migliore di Mad Max: Fury Road sarebbe stata in bianco e nero e senza dialoghi.

Beh, qualcuno l’ha realizzata davvero!

Guardatela finché resiste onlline! 🙂