Che cosa si intende per Logo Variant? Comunemente, le varianti del logo di un’azienda a seconda del prodotto cui si riferisce o l’adeguamento periodico a scopo di rebranding. Nell’ambito cinematografico, a volte (e non così poche), il Logo Variant si ha quando il video paratestuale che presenta la società di produzione si fa testuale fondendosi con la storia che il film, di lì a poco, racconterà. Eccovene dieci esempi.
Playlist
L’horror a episodi in 10 imperdibili film
<<La formula a episodi o “omnibus” è antica quanto la nascita stessa del cinema horror e accompagna poi l’intero percorso evolutivo del genere…>>. Così recitava l’occhiello introduttivo ad un Nocturno Dossier (il numero 40, quando ancora veniva pubblicato in un fascicolo separato dalla rivista) curato da Roberto Curti. Aggiungeremmo che è antica quanto lo storytelling. I racconti intorno al fuoco, le leggende diffuse oralmente, hanno quasi sempre a che fare con atmosfere horror. Il racconto breve facilita la presa sull’ascoltatore, lettore, spettatore, può fare a meno di approfondimenti psicologici e concentrarsi sull’azione e puntare tutto, nel caso di racconto horror o “giallo”, sul twist. Un’antologia di racconti garantisce l’effetto Shahrazād inchiodando alla poltrona (di casa o di un cinema) lo Shahrīyār di turno. Giustamente, nel saggio sopra citato si individuano già nell’espressionismo (ovvero il primo cinema horror degno di questo nome) alcuni omnibus horror: Destino di Fritz Lang e Il gabinetto delle figure di cera di Paul Leni. Dagli inizi del secolo scorso, tuttavia, si passa direttamente al 1945 dell’inglese Dead of Night. Ed è da lì che ha inizio la nostra playlist. Buona lettura.
10 film da scoprire su Netflix
In principio fu House of Cards e poi Daredevil. Dall’America all’Italia la strategia promozionale del colosso dell’entertainment on demand ha sempre sfruttato l’onda lunga della neoserialità immediatamente e completamente disponibile. Certo, al lancio italiano si contava anche su Beasts of No Nation, primo film prodotto da Netflix ad essere selezionato per un concorso internazionale, Venezia 2015, forte anche della regia di Cary Fukunaga reduce dal successo della prima stagione di True Detective, ma sarebbe da stupidi negare che il core business dell’azienda creata da Reed Hastings sia costituito dalle serie tv. Netflix, però, ha anche un catalogo di film, ma che tipo di film si trovano?Un po’ come scavare nei cestoni delle occasioni nel mercatino. Manco i “bancarellari” sanno cosa vendono, ma tra un Van Damme ed uno Steven Seagal, scansando l’ennesima edizione di un film di Totò, puoi trovare delle chicche non da poco. Questa playlist vuole essere una guida tra gli scaffali, vuole accompagnare la vostra mano a scegliere nel mucchio. Buona lettura e buona visione.
10 film che amerete frequentando il Master Pigrecoemme
La scuola Pigrecoemme da ormai più di quindici anni forma professionisti del settore cinematografico, ma anche spettatori più raffinati. Questo perché i docenti, da veri e propri appassionati quali sono, invitano a vedere film, riscoprendo i classici, ma indicando anche le più interessanti tra le nuove uscite. Il corso Master diventa, per chi lo frequenta, un corso di formazione molto serio e appassionante, ma anche un luogo magico in cui parlare ogni giorno della propria passione per il cinema, discuterne, essere in accordo o disaccordo e, come avviene sempre nelle occasioni di confronto, crescere.
Ecco 10 dei film che i nostri allievi scoprono o ri-scoprono in quanto i docenti li invitano a guardarli con occhi diversi.
Per info sul corso Master: corsi@pigrecoemme.com oppure 0815635188.
Magnifica Ossessione – 10 film sulla cecità
In una società scopocentrica come può essere la società delle immagini, la cecità, in qualche modo, può costituire, più o meno simbolicamente, perdita di identità o dell’io: video ergo sum. È altresì vero che, se, da un lato, il non “voler” vedere può spesso essere inteso come atteggiamento omertoso dettato da paura, biblicamente (Matteo 5:29-31 ) “Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te“, pertanto la vista, tutta concentrata come è sull’apparenza, spesso ci impedisce di vedere a fondo le cose.
L’espediente della cecità al cinema è utilizzato secondo queste coordinate oltre che come escamotage narrativo atto ad estendere i confini del fuori campo e della suspense, consentendo allo spettatore di saperne più del personaggio, oppure funzionale ad uno sviluppo “Davide vs Golia” dove il Davide dell’occasione è il menomato il quale impara ad usare gli altri sensi più e meglio degli altri.
Dalla Prussia con orrore
Per introdurre l’argomento krimi dobbiamo ricorrere ad un vecchio numero della rivista Bianco & Nero (numero 3 del 1997) sull’Eurowestern. Nell’articolo di Christiane Habich, Il western in Germania Occidentale, leggiamo: “Alla fine degli anni’ 50 l’industria cinematografica tedesca era entrata in un profondo stato di crisi a causa dell’avvento della televisione. Le sale lamentavano un forte calo di spettatori, che dal 1959 al 1960 fu di circa il 9,1%. Soltanto l’Ufa, una delle principali case di produzione dell’epoca, nel 1959 ebbe una perdita di 5,4 milioni di marchi. Horst Wendlandt fu il salvatore – almeno per qualche anno – dell’industria cinematografica tedesca. Possedeva un vero fiuto per i temi di successo, e nel 1959 iniziò con Der Frosch mit der Maske (La maschera che uccide) una serie di riduzioni cinematografiche da Edgar Wallace che riportarono gli spettatori al cinema. A quel tempo Wendlandt lavorava ancora come direttore di produzione per la CCC-Film di Artur Brauner. Quando la Rialto Film, fondata all’inizio degli anni ’60 dal danese Preben Philipsen, si trasferì dalla Danimarca a Berlino, Horst Wendlandt assunse la direzione della filiale tedesca e procurò grandi introiti proprio grazie agli adattamenti da Wallace“. In altre parole, per quanto krimi in tedesco sia termine generico (diminutivo) col quale si indica il cinema, la letteratura (abbreviazione di Kriminalfilm o Kriminalroman) e le serie tv poliziesche (quelle celebri come Derrick – che condivide coi film di cui parleremo, protagonista, Horst Tappert, e uno dei registi, Alfred Vohrer – o Tatort ed il suo spinoff Schimanski – Sul luogo del delitto, per giungere alle più commerciali come Squadra speciale Lipsia o Il commissario Rex), è pur vero che nella pubblicistica sul cinema di genere, krimi viene usato esclusivamente per una serie di film prodotti dalla Rialto, gran parte dei quali tratti da romanzi di Edgar Wallace (e del figlio Bryan Edgar). Non parleremo, quindi, di Lang e di Mabuse che del krimi presenterebbe le caratteristiche (ed alcune sue apparizioni apocrife, in fondo, al krimi possono essere ascritte: vedi Scotland Yard contro Mabuse) né di alcuni thriller più recenti che hanno attinto ad altro immaginario (Tatoo di Robert Schwentke, del 2002, il quale deve più a Se7en di David Fincher che ai precedenti tedeschi ed infatti, dopo questo lavoro, al regista si sono aperte le porte di Hollywood), ma ci riferiremo solo a quel particolare periodo storico, quando il genere, da episodico, divenne un vero e proprio filone. Con influenze reciproche con il nostro spaghetti thriller, da Mario Bava e ritorno. Non a caso le due ultime pellicole che sul web ritrovate inserite in krimi list sono due coproduzioni con l’Italia (Cosa avete fatto a Solange? di Massimo Dallamano e Sette orchidee macchiate di rosso di Umberto Lenzi) mentre da Bryan Wallace sono tratti L’etrusco uccide ancora di Armando Crispino e parrebbe (in quanto non accreditato) addirittura Il gatto a nove code.





