Shakespeare nascosto – Il Bardo tradotto e tradito in 10 film

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Che Shakespeare sia il più grande sceneggiatore del mondo è vulgata comune e lo dimostrano i costanti successi di pellicole tratte dalle sue opere. Dalle grandi tragedie ai drammi storici fino alle commedie, conservando o buttando alle ortiche i versi immortali del Bardo, le vicende e i personaggi di Shakespeare hanno riempito gli schermi fin dalle origini dell storia del cinema. La ragione […] è da ricercare in parte nel tentativo di nobilitare la nuova arte con riferimenti colti al teatro, ma anche nel fatto che i primi divi del grande schermo erano gli stessi che in quegli anni calcavano le scene degli Stati Uniti e dell’Europa. E naturalmente Shakespeare era uno dei loro pezzi forti. Tra l’altro il drammaturgo inglese ha l’indubbio vantaggio, rispetto a tanti autori più recenti, di aver sempre scritto per il pubblico e per la scena, per essere rappresentato e apprezzato (e non per fare cultura per pochi) in quello che era ai suoi tempi lo spettacolo più diffuso; e dunque di essere, per così dire, naturalmente convertibile al grande schermo, mezzo di massa per eccellenza“.

(Tutto quello che sappiamo su Roma l’abbiamo imparato a Hollywood, di Laura Cotta Ramosino, Luisa Cotta Ramosino, Cristiano Dognini, Bruno Mondadori 2004, pag 96)

In questa playlist parleremo dei film in cui il Bardo viene crossoverizzato con i generi, dal western alla fantascienza passando per il gangster movie, a dimostrazione dell’assunto di fondo che Shakespeare, appunto, ha sempre scritto per il pubblico e la sua è materia particolarmente malleabile e plasmabile a seconda delle esigenze.

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Scherzetto o scherzetto? 10 commedie horror per un Halloween alternativo!

10 film per halloween

Si può morire dal ridere o morire di paura. Ed è possibile anche fare le due cose insieme. Gli horror comici non sono una conquista del postmoderno. La parodia di generi di successo è sempre stata pratica diffusa, atta a sfruttarne e perpetuarne la fama, ma quella horror ha sempre funzionato meglio. Perché l’horror è già di per sé divertente, un genere che tende ad esorcizzare la o le paure attraverso un sospiro di sollievo (che può essere anche sorriso) scaturito dal fatto che il pericolo è corso solo dai personaggi e non dallo spettatore. E, poi, la verità è che ben presto si è scoperto che i veri mostri siamo noi (non è forse questo l’assunto delle strisce di Charles Addams sulla famiglia sua omonima e delle successive trasposizioni televisive e cinematografiche, live action e animate? e Monsters & Co.? o la saga di Halloweentown di Disney Channel?). L’horror comico, in più, è, come tutte le parodie, un metagenere che ride delle convenzioni e dei cliché. Nella selezione dei consueti 10 titoli delle nostre playlist, abbiamo deciso di intraprendere un excursus storico sull’horror comico. Alcuni sono imprescindibili, altri magari vi faranno storcere la bocca. Ognuno di voi, sicuramente, ne avrebbe inserito uno al posto di un altro qui presente. Parliamone…

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Suburra non è Gomorra

suburra non e gomorra

La premessa è che il cinema italiano ha bisogno oggi di Stefano Sollima perché siamo orfani di chi sia in grado di maneggiare un genere, come il noir/polizi(ott)esco, con tanta perizia ed attenzione allo spettacolo. Detto questo, tuttavia, all’uscita dalla sala, non siamo riusciti a liberarci dalla sensazione di esserci trovati di fronte ad un’occasione persa (sensazione, ahinoi, provata anche di fronte ad A.C.A.B., il suo esordio al cinema, e ricorrente ogni qual volta registi, dimostratisi in grado di reggere la dura sfida della lunga serialità di qualità in Italia – lo stesso vale per Ciarrapico, TorreVendruscolo ed il loro Ogni maledetto Natale -, si confrontano con le misure più grandi, dello schermo, ma più limitate, quanto a durata, dello sviluppo della storia, dei caratteri e dell’intreccio. Ed, in virtù dei pressoché unanimi consensi letti in giro sulla seconda regia cinematografica del figlio di Sergio Sollima (scomparso da poco ed al quale il film è dedicato), proveremo a spiegare questa sensazione (vi assicuriamo spiacevole perché avevamo voglia anche noi di gridare al capolavoro) rimodulando in tre contestualizzazioni diverse la frase con cui abbiamo intitolato questo articolo: “Suburra non è Gomorra“.

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Quadri da un’esposizione. Conflitti tra cinema e pittura in 10 film

quadriIl cinema è la proiezione del mondo, ombra di una falsa memoria, particolare fuorviante, qui pro quo dell’oggetto. E nulla è più oggetto dell’oggetto d’arte, che vive solo nel momento in cui lo si vede, ossia facendolo oggetto della visione, che è poi la prassi del cinema.
È Béla Balázs ad aver scritto, nel suo celebre Il film, che «Gli oggetti d’arte – in quanto elementi di vita – possono trasformarsi in materia creativa dinanzi alla macchina da presa. La macchina ha in questo caso il tremendo compito di sovrapporre all’espressione già esistente dell’opera d’arte una nuova espressione: la commozione dell’osservatore». Il cinema come strumento privilegiato di commozione, dal Novecento fino a oggi, allora?
Eppure, in un certo senso, il cinema (e quella sua precisa capacità di commuovere) era già nei vetri dipinti della lanterna magica, ma ora, ritornando agli oggetti d’arte, e in particolare alla pittura, a dar credito a Plinio il vecchio (come ci ricorda Victor I. Stoichita, il cui Breve storia dell’ombra dovrebbe essere obbligatoria sin dalle scuole primarie, altro che i sussidiari di una volta!), il primo ritratto dipinto sarebbe nato, nel disegno compiuto da una donna, seguendo il profilo dell’ombra dell’amato, che l’indomani sarebbe partito per la guerra. Proiezione ortogonale di chi essendoci annuncia di non esserci più, la pittura nascerebbe, dunque, come traccia dell’assenza e della morte. Esercizio apotropaico, essa scongiura ed esorcizza l’estrema dipartita proprio nel segno fumoso della proiezione, nell’ornato incerto dell’ombra, con una prassi che, in seguito, sarà in sostanza quella del cinema. E il cinema, infatti, non è precisamente il racconto di ciò che non è più e la tensione verso ciò che non è ancora?

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Napoli Film Festival 2015 Day 4: Quarto potere

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Voleva tornare lì, in quel luogo ameno dove la felicità seduceva con la sua naturalezza, in maniera ineluttabile. Dopo non sarebbe stato più così.

Tony Pagoda e i suoi amici

Ci si avvicina in due modi a un film come Quarto potere (Citizen Kane) di O. Welles, proiettato ieri al Grenoble nell’ambito della retrospettiva sul regista statunitense: con la sicurezza boriosa della conoscenza, che si affida a una lista già stilata nel tempo per ridisegnare tutte le sfumature tecniche della pellicola e ricordare la grandezza di un regista che, a soli venticinque anni, ha regalato ai cineasti del futuro un metro di valutazione universale; oppure con l’imbarazzo dell’emozione, di chi ha visto il film più volte, lo ha smembrato e ricomposto, ne ha studiato i dettagli più scomodi e continua a provare emozione e imbarazzo, finendo per confondere le due cose.

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10 film così anni ’80…

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Ci piaccia o meno (e ci piace poco), gli anni zero e dieci sono più figli degli anni ’80 che dei ’70. L’interventismo politico/militare, un certo fancazzismo che soffoca e travolge qualsiasi forma di impegno, un edonismo che, nella sua forma reaganiana, era, forse, inconsapevole (anche se uno sguardo più approfondito all’Inghilterra della Thatcher sarebbe bastato a svelare l’inganno) mentre ora è solo stupido e masochistico (nessuno crede alle balle dell’establishement, ma mica ci si fa mancare lo status symbol più nuovo) o da ultima spiaggia (l’Occidente sta crollando, tanto vale godersela!). Tuttavia, quasi per una forma di senso di colpa collettivo verso un decennio che, specie da chi lo ha vissuto, viene avvertito come buio, privo di valori e devastante finanche nei suoi momenti epocali (la caduta del muro di Berlino viene letta oggi come il principio dell’omologazione verso il basso, verso il lato oscuro del capitalismo e, di certo, ha avuto più conseguenze rintracciabili hodieRitorno al futuro II che uscì nello stesso fatidico anno: il 1989), non si può dire che gli ’80 siano i nuovi ’70 perché il revival degli eighties avviene in sordina. Mentre non si vedeva l’ora di indossare nuovamente pantaloni a zampa di elefante ed acconciarsi come a Woodstock, non è che si muoia dalla voglia di tornare paninari, di calzare stivali El Charro (il cui restyling è stato fallimentare) o scaldamuscoli fluorescenti. L’esplosione del retrogaming (videogiochi anni ’80 venduti a centinaia se non migliaia di euro) conferma una malinconia ludica più che ideologica, coerente con l’idea che ci si è fatta di quegli anni. E il cinema? Nostalgia c’è, ma, probabilmente per i motivi sopra esposti, per gli aspetti di superficie (il look, la grafica). O, forse, per quello che è stato l’ultimo cinema a non essere travolto dall’ondata autoreferenziale ed autoironica del postmoderno, per gli ultimi scampoli di discorso politico nel cinema horror (CravenCarpenter) o per gli ultimi esempi di cinema per ragazzi buono e non buonista. Dopo averci pensato a lungo, abbiamo pensato di non inserire film ambientati negli anni ’80, che sarebbero solo film in costume (non troverete Cold in July, quindi, né Notte prima degli esami) né film inseriti in altre playlist (come The GuestI mercenari che trovate qui e Guardiani della galassia, secondo noi uno dei migliori film del 2014), ma di cercare quelle opere in grado di catturare l’esprit des années 80. Questa è la nostra lista. Magari voi avrete la vostra.

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