La sophisticated comedy italiana in 10 film

Uno dei generi meno storicizzati in Italia è la sophisticated comedy che, sebbene messa in ombra dalla commedia all’italiana, ha avuto, principalmente in due periodi storici (quello fascista, passato alla storia come cinema dei telefoni bianchi, data l’ambientazione borghese) e quello a cavallo degli anni settanta/ottanta, un suo appeal commerciale ed una sua riconoscibilità. Le caratteristiche sono quelle della matrice di provenienza, ovvero la commedia sofisticata americana che ha visto in LubitschWilder i suoi massimi esponenti ed artefici: ambientazione alto-borghese, intreccio frequentemente di natura sessual-sentimentale e fondato soprattutto su equivoci, scarsa satira di costume (se non di quello sessuale). A questi elementi, in alcuni casi (o anche solo in alcuni momenti narrativi di alcuni film) si nota il ricorso a meccanismi tipici della pochade francese (in particolare di quella di Georges Feydeau) quali il ritmo irrefrenabile di entrate e uscite di scena, da e in stanze (soprattutto camere da letto). Manca del tutto l’interesse per l’attualità, tipico della commedia all’italiana (che ereditava la poetica dell’hic et nunc dal neorealismo), ragion per cui il genere è stato spesso, anche nei suoi esiti migliori, accusato di essere fuori dal suo tempo e, per questo, politicamente biasimabile. Ve ne proponiamo, come è abitudine di queste playlist, dieci esempi.

1 – Rose scarlatte di Giuseppe Amato Vittorio De Sica

Il paradosso è che il maggior artefice del successo del cinema dei “telefoni bianchi”, un cinema borghese, di regime, che, in fondo, negava i crimini del fascismo propagandando che tutto andava bene, Aldo De Benedetti, era ebreo e con la promulgazione delle leggi razziali il suo nome non potette figurare né nei titoli dei film da lui sceneggiati né sui cartelloni delle commedie da lui scritte. Da una commedia scritta per Vittorio De SicaGiuditta Rissone, lo stesso De Sica insieme con Giuseppe Amato trasse questo film (esordio alla regia per entrambi). Siamo in purissimo territorio sophisticated e, più precisamente, in quel particolare sottogenere che Stanley Cavell ha definito “commedia del rimatrimonio”. Ovvio che, a cavallo tra i settanta e gli ottanta del Novecento, allorquando la commedia sofisticata italiana rivisse una nuova giovinezza, si tornasse ad attingere al repertorio di De Benedetti da cui furono tratti una nuova versione di Non ti conosco più (Non ti conosco più amore di Sergio Corbucci con Johnny DorelliMonica VittiGigi Proietti) dopo quella del 1936 diretta da Nunzio MalasommaIl tango della gelosia (tratto da Appuntamento d’amore, testo teatrale del 1956 mai rappresentato in Italia) e Scusa se è poco di Marco Vicario, due episodi tratti da Gli ultimi cinque minuti (già trasposto sul grande schermo nel 1966 da Carlo Lodovici) e Trenta secondi d’amore.

2 – Dove vai tutta nuda? di Pasquale Festa Campanile

Abbiamo già avuto modo di parlare di Pasquale Festa Campanile in un’altra playlist e di come sia stato uno dei pochi registi che, pur partendo, come romanziere e sceneggiatore, dalla commedia di matrice regionalistica, abbia poi cercato di smarcarsi dal filone confezionando commedie di respiro (o ispirazione) internazionale, tra sophisticatedscrewballAdulterio all’italianaLa matriarcaIl marito è mio e l’ammazzo quando mi pare (non a caso da una commedia di De Benedetti). Dove vai tutta nuda? è, oltretutto, ambientato a Londra, tanto per ribadire il concetto e Festa Campanile lo dirige guardando un po’ a Susanna di Howard Hawks (manifesto screwball) e un po’ a Colazione da Tiffany di Blake Edwards.

https://www.youtube.com/watch?v=LZeG1I8BngI

3 – Casanova ’70 di Mario Monicelli

Raramente Monicelli si è cimentato con la sophisticated comedy. Forse Viaggio con Anita potrebbe essere ascritto in parte al genere (ma non più di tanto), ma sicuramente l’unico suo lavoro identificabile come tale è Casanova ’70 che, infatti, in molti non ricordano o indicano come errore di percorso nella carriera del regista di I soliti ignoti. Di sicuro, la sophisticated comedy non era nelle sue corde, ma il mestiere, suo e di un attore come Marcello Mastroianni, c’è tutto. L’episodio con Marco Ferreri vale da solo la visione.

4 – Causa di divorzio di Marcello Fondato

Curioso lavoro di Marcello Fondato (che poi, in parte, tornerà in territorio sophisticated con il suo successo più grande, dopo i film con SpencerHillA mezzanotte va la ronda del piacere) che racconta sì tematiche tipiche del genere (il rapporto tra marito e moglie, relazioni extraconiugali), ma fuori da un contesto propriamente alto borghese ed immergendolo nell’attualità dell’epoca (il referendum sul divorzio si terrà nel 1974). Eccentrico l’uso delle palette cromatiche che, coi dovuti distinguo, anticipa un po’ Wes Anderson.

https://www.youtube.com/watch?v=ENUp-RboIBw&t=1s

5 – Odio le bionde di Giorgio Capitani

Insieme con Festa CampanileGiorgio Capitani è uno di quei registi che, più di altri, ha cercato di tracciare una strada italiana alla sophisticated comedy. Dopo Pane, burro e marmellata ed il suo film più riuscito, Aragosta a colazione, ci riprova con la stessa formula: Montesano protagonista in coppia con un attore francese (in quello Claude Brasseur e in questo Jean Rochefort). Odio le bionde, sebbene meno riuscito del precedente, resta godibile. Insieme con Johnny DorelliEnrico Montesano è stato un volto ricorrente della sophisticated comedy italiana di quegli anni e anche per il suo debutto dietro la mdp, A me mi piace, scelse lo stesso genere.

6 – Amori miei di Steno

Dicevamo di Johnny Dorelli come volto ricorrente della commedia sofisticata nostrana degli anni ’70/’80 (lo ricordiamo, oltre che in questo, in Tesoromio di Giulio ParadisiCome perdere una moglie e trovare un’amante di Festa Campanile, nei già citati Non ti conosco più amore e Scusa se è poco, in Vediamoci chiaro di Luciano Salce). In questo lavoro di Steno (che, forse, un po’ alla sophisticated comedy aveva già guardato con Letto a tre piazze dove, però, l’intreccio, effettivamente “sofisticato”, passava in secondo piano soppiantato dagli impagabili duetti tra TotòPeppino De Filippo), tratto da un testo teatrale di Iaia FiastriDorelli fa coppia con un altro volto iconico del genere: Monica Vitti. Successivamente, Steno cercherà di mettersi nella scia del successo di Aragosta a colazione ricomponendo l’accoppiata Montesano/Brasseur in Quando la coppia scoppia.

https://www.youtube.com/watch?v=jBSwbfQdTak

7 – L’anatra all’arancia di Luciano Salce

Volendo, Luciano Salce aveva lambito la commedia sofisticata con La voglia matta e l’aveva abbracciata completamente con l’infelice Come imparai ad amare le donneTi ho sposato per allegria (da Natalia Ginzburg), ma solo con L’anatra all’arancia (adattato da un testo teatrale di William Douglas-HomeThe Secretary Bird del 1967, nella versione rivista dal francese Marc-Gilbert Sauvajon) ottenne la quadratura del cerchio. Della sophisticated comedy qui c’è tutto: la coppia in crisi, gli intrighi per riconciliarsi, il rimatrimonio. E soprattutto ci sono Ugo TognazziMonica Vitti in stato di grazia.

8 – Mi faccio la barca di Sergio Corbucci

Sergio Corbucci realizzò, nello stesso anno (il 1980), Non ti conosco più amore (da De Benedetti) e questo Mi faccio la barca che rilegge le dinamiche tipiche del genere, ma in movimento su una barca e non in un salotto, una villa. 

9 – L’amore è eterno finché dura di Carlo Verdone

Dopo quella florida dei ’70/’80, probabilmente una nuova, ma breve, stagione, la commedia sofisticata l’ha vissuta con la generazione cosiddetta dei “malincomici”: Massimo Troisi (il suo Pensavo fosse amore e invece era un calesse è una commedia sofisticata), Alessandro Benvenuti (Belle al bar) e Francesco Nuti (Caruso Pascoski di padre polacco) dei Giancattivi, ma soprattutto Carlo Verdone. Che aveva cominciato a declinare in chiave sofisticata il suo registro già con Io e mia sorella e poi con Maledetto il giorno che t’ho incontratoL’amore è eterno finché dura è forse la sua ultima sophisticated comedy completamente riuscita, dato l’irricevibile Sotto una buona stella.

https://www.youtube.com/watch?v=3R-wjfIbjxk

10 – Poli opposti di Max Croci

Il problema di Poli opposti è una scrittura fin troppo eterogenea (otto sceneggiatori!), ma il tentativo di rivitalizzare la commedia sofisticata nostrana è più riuscito di altri maldestri esercizi tipo l’intera filmografia di Fausto BrizziPassione sinistra di Marco Ponti.

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