10 film non patetici su malattia e disagio mentale

MALATTIA MENTALE

Frank, grazie alla collaborazione tra UCI e Unipol Biografilm Collection in collaborazione con I Wonder Pictures, sta per tornare. Il film di Lenny Abrahamson, (apparentemente un’operina stile Sundance, finanche irritante con tutti i suoi tic da pellicola indie, ma, in realtà, bizzarra e delicata storia di un disadattato), dopo una grande accoglienza di pubblico e critica, sarà in 23 sale UCI, su tutto il territorio nazionale, martedì 24 marzo alle 20.30, per un solo giorno e in lingua originale con i sottotitoli italiani. Per l’occasione riproponiamo la lista, come al solito di 10 film, coi titoli più significativi su malattia e disagio mentale. Non troverete tanti film ambientati in manicomio, così come film in cui il disturbo mentale è di un serial killer o quelli in cui il disadattamento è simbolo di altro (contestazione sessantottina, quindi non c’è I pugni in tasca, ad esempio). Abbiamo scelto quei lavori in cui l’approccio al tema è equilibrato e lontano dall’exploitation. Per informazioni: www.biografilm.it/frankuci.

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I 10 padri più madri di cinema e tv

festa-del-papaUna volta le donne non potevano recitare. Quindi era normale che sul palco (di un teatro inglese del cinquecento o del teatro kabuki o di un teatro lirico) ci fossero attori maschi en travesti. C’è anche un  travestitismo da difesa (Katherine Hepburn in Il diavolo è femmina, la coppia Curtis/Lemmon in A qualcuno piace caldo, quella derivativa e meno glamour De Sica/Banfi in Belli freschi), ma, siamo sinceri, il più ricorrente è quello da pochade, quello che mira a suscitare la risata di pancia. Da un po’, tuttavia, pare che cinema e tv abbiano cominciato ad interessarsi ad un altro aspetto transgender ovvero quello della genitorialità. E, tra la notizia di un genitore napoletano che abusa del figlio e lo vende sul web ed un #boycottD&G, ci è sembrato il modo migliore per parlare di paternità e di genitorialità in (o fuori dal) “genere”, nel giorno consacrato alla sua celebrazione. Ancora una volta ci fa piacere che questa lista ospiti, in chiusura, un contributo di un’allieva del corso di Analisi e critica di Pigrecoemme: Alba Tarabbo.

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P.T. Anderson e il Vizio di Forma del Grande Romanzo Americano

viziodiforma

Qualche mese fa (il 21 novembre 2014), in occasione dell’uscita di Interstellar di Christopher Nolan, Roy Menarini su Scenari si chiedeva: si può parlare di Grande Film Americano così come si parla di Grande Romanzo Americano? Non intendiamo qui rispondere alla domanda, ma aggiungere un ulteriore elemento alla discussione. Magari il Grande Romanzo Americano è semplicemente diventato un ipertesto o un testo espanso, come se ne trovano tanti nei vari media, e come tale ha trasmigrato dalle pagine di un libro al Grande (questo per definizione) Schermo. Se questo è vero, di sicuro uno dei suoi principali autori è, al momento, Paul Thomas Anderson. Che, da Il petroliere in poi, ha iniziato un percorso, nuovo, di despettacolarizzazione della Storia Americana e del Cinema Americano. O della Storia Americana così come raccontata dal Cinema Americano.

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I film che ci fanno vergognare di essere donne

Feminist Film Theory

Tutto ebbe inizio dal breve saggio Visual Pleasures and Narrative Cinema dell’inglese Laura Mulvey, pubblicato nel 1975.
La Feminist Film Theory, a dispetto del nome, proponeva un’analisi del linguaggio cinematografico piuttosto complessa partendo dall’assunto che lo sguardo è maschile e l’offrirsi allo sguardo è femminile.
Il cinema metterebbe in scena il voyeurismo, dove il maschile è il soggetto ed il femminile è l’oggetto. Il che non significa, quindi, che il cinema sia fatto solo e soprattutto da uomini, ma che, a prescindere da chi lo faccia, la dialettica scopica resta quella maschile/femminile.
Partendo da questa premessa abbiamo pensato, in occasione dell’8 marzo, di stilare una lista particolare: film che incarnino, al di là delle intenzioni di partenza, un’ideologia piuttosto retrograda e conservatrice relativamente alla funzione del femminile nella rappresentazione (pensate a Sex & the City o a tutti quei film all women che, sotto sotto, celebrano l’ideale di una donna che non ce la fa da sola ed ha bisogno del principe azzurro).
E, novità, non l’abbiamo stilata noi. Abbiamo chiesto alle allieve del nostro corso di Analisi e critica, che mai come quest’anno sono numericamente più degli allievi, ed anche ad alcune firme femminili affermate, di indicarci almeno un film che le metta in imbarazzo come donne. Ve la proponiamo.

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10 film che svelano il GOMBLODDOH!

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Non vi nascondiamo che ci avevamo pensato, ma a dispetto del titolo della playlist (e dell’immagine di “Ti ammazzerò Torreeeeeee!“), abbiamo deciso di parlarne seriamente. Perché, piaccia o no, il complottismo o teoria del complotto o conspiracy theory, ha radici meno fantasiose dei rettiliani, delle scie chimiche, dei microchip sottopelle e della superbufala del web ovvero Zeitgeist. In American Tabloid James Ellroy scrive “L’America non è mai stata innocente” e, certo, a lui biograficamente non si può contestare nulla. Ma anche PynchonPhilip Dick contribuiscono a questa mitopoiesi complottista riguardante l’America. Che arriva, letterariamente parlando, fino a Don De Lillo (in cui il complotto lavora anche dentro l’uomo) e Philip Roth, autore, nel 2004, di Il complotto contro l’America. Sono gli avvenimenti tragici ed insoluti, in genere, a causare la psicosi del complotto. Non a caso, la prima volta che l’espressione “ipotesi di complotto” viene formulata è quel 1964 così prossimo all’omicidio di John Fitzgerald Kennedy. E poi lo scandalo Watergate, il Vietnam ed infine l’11 settembre. Anche l’Italia ha avuto il suo periodo paranoico, corrispondente, infatti, alla stagione della tensione ed ai tanti fatti di sangue rimasti senza spiegazione, generando il sospetto di una regia occulta ed eminenze grigie preposte a confondere le acque. Chiaramente, in una playlist del genere potrebbero rientrare, a seconda delle convinzioni, diversi film, anche quelli che ipotizzano un futuro distopico a partire da considerazione critiche del presente (anche Interceptor II, ambientato in un futuro ormai privo dell’acqua, così come il recente The Rover, potrebbero farne parte), ma dieci titoli non sarebbero bastati ed abbiamo deciso di considerare quei film che sul complotto e l’esistenza dei poteri forti imbastiscono trame decisamente plausibili. Non troverete, pertanto Matrix. Ma nemmeno Nuovo Ordine Mondiale che pure ci ha ispirato l’argomento. Ed ora…un po’ di piomboooooooo!

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I 10 spaghetti thriller più belli di sempre

spaghetti thriller

Lo sappiamo, “10 spaghetti thriller più belli di sempre” è un po’ assoluto come titolo e non mancheranno quelli che ci faranno notare qualche assenza ( nessun Umberto Lenzi per esempio) o un’inclusione troppo generosa di uno o più titoli, ma noi ci siamo abituati ed in fondo queste sono le regole delle playlist. Ci siamo fatti guidare dalle prime sensazioni provate da adolescenti quando queste pellicole venivano programmate tranquillamente ad orari pomeridiani sulle prime tv private. Il periodo in cui si concentrano i lavori più interessanti è breve, poco meno di quindici anni, nonostante il fenomeno sia continuato anche negli anni ’80 ed abbia vissuto un momento di revival recente grazie a Federico Zampaglione. Purtroppo né lui né uno dei maggiori esponenti del periodo d’oro, ovvero Dario Argento (in fase calante da Opera in poi) sono riusciti a rivitalizzare un genere nel quale, al pari dello spaghetti western, il cinema italiano ha davvero innovato ed influenzato intere generazioni di appassionati e registi di tutto il mondo (la tesi di laurea di Christophe Gans era intitolata Silver SlimeBava d’argento). In fin dei conti i migliori omaggi a quel cinema sono arrivati da due critici e studiosi belgi, Bruno Forzani e Hélène Cattet che con i loro Amer The Strange Color of Your Body’s Tears hanno portato quasi al confine della videoarte gli stilemi (particolari, dettagli esasperati, soggettive) dello spaghetti thriller.

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