Prima di Youth: 10 film sulla giovinezza

10 film sulla gioventù

Il tema è sconfinato e fin troppo sfaccettato per essere racchiuso in una playlist di 10 film, e nella storia del cinema si articola su molteplici piani: il labile confine che separa prima tra loro infanzia e adolescenza e poi tutto dall’età adulta; il periodo della giovinezza come età dell’oro, età che si vorrebbe eterna o la gioventù come carne da sfruttare per la guerra, il sesso o il denaro; il giovane come vittima, quindi, ma anche come eroe, come modello o come crisalide dell’adulto che verrà, ma anche come eccessivo concentrato di vitalità, tanto da divenire spietato carnefice del vecchio.

 


Quella che proponiamo qui è una lista incompleta (dite la vostra nei commenti!) di 10 film molto lontani dal debordante e retorico stile di Paolo Sorrentino che con Youth si è concentrato sul tema. Le opere che abbiamo scelto sono quelle di chi, come ebbe a dire un altro famoso premio Oscar™ (no, aspetta! Era un Nobel), non si muove “soltanto fra le piante / dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti”, ma cerca  i ragazzi tra le strade meno praticate, intenti a giocare con qualche anguilla tra pozzanghere mezzo seccate.

Ovviamente, come al solito, la lista qui proposta non vuole in alcun modo essere definitiva!

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Per “Cinema e storia”, Palombella rossa all’Accademia di Belle Arti

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Mercoledì 20 maggio, alle ore 10:30, presso il teatro dell’Accademia di Belle arti di Napoli, Corrado Morra, docente del corso di sceneggiatura di Pigrecoemme, introdurrà Palombella rossa di Nanni Moretti.
La proiezione, a ingresso gratuito fino a esaurimento posti, si inserisce nel programma della XVII edizione della rassegna Cinema e storia, dedicata quest’anno agli anni Ottanta.
Organizzata dall’Accademia di belle arti di Napoli e dall’Università degli studi di Napoli “Federico II” – Master di II livello in drammaturgia e cinematografia, Cinema e storia è a cura di Mario Franco, Pasquale Iaccio e Vincenzo Esposito.

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10 indimenticabili streghe cinematografiche

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La strega rappresenta il corto circuito freudiano per eccellenza. Un carattere perturbante, unheimlich, in un corpo portatore di vita, di cura e di affetto materno, heimlich. Un ossimoro psicanalitico come la casa (con tutto il portato di sicurezza che questo concetto ha insito) stregata. Secondo lo studioso campano Alfonso Maria Di Nola la stregoneria andrebbe considerata “come uno statuto mitico-rituale nel quale, all’interno di ogni cultura, viene ad esprimersi la reazione di gruppi e di margini sociali che, per motivi vari, non sono integrati o sono parzialmente assorbiti nei modelli propri della cultura dalla quale dipendono, o anche respingono tali modelli“. Di stregoneria, insomma, sarebbero accusati “gli altri”: gli stranieri, gli storpi, le donne. Insomma, una lista del genere avremmo potuto pubblicarla l’8 marzo, perché dietro le “streghe” spesso si nascondono una società castrante e/o una Chiesa che reprime l’autonomia delle donne condannando gli spiriti liberi ed anticonformisti.  Cinematograficamente, la strega è forse il personaggio più rappresentato dopo i vampiri. Vi proponiamo dieci streghe cinematografiche (quindi non Samantha Spellman di Vita da strega Jeannie di Strega per amore e le altre cavalcascope televisive) radicate nel nostro immaginario e da scoprire per quanti non l’avessero fatto ancora.

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Mia madre, il latino ed altre radici

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Non è la prima volta che la morte si affaccia nella filmografia di Nanni Moretti, anzi si potrebbe dire che dalla nascita del figlio (da Aprile in poi, quindi, visto che vita e arte, nell’opera del regista di Sogni d’oro, sono così indissolubilmente intrecciate) sia diventato un tema ricorrente. Sperimentata sulla sua pelle (la morte sfiorata a causa di un linfoma di Hodgkin e la conseguente terapia raccontata in Caro Diario), Moretti ha preso a temerla nella sua estrinsecazione peggiore (la morte indicibile, quella di un figlio, in La stanza del figlio), a metaforizzarla (la rinuncia di un Papa alla sua missione, una sorta di morte della “paternità”, in Habemus Papam) ed infine a viverla. Proprio durante il montaggio del film con Michel Piccoli, infatti, la madre di MorettiAgata Apicella, eponima del leggendario alter ego del figlio, Michele Apicella e che ricordiamo in un’esilarante scena di Aprile, venne a mancare. Tuttavia, una volta vissuto il lutto, è come se Moretti fosse riuscito anche ad elaborarlo e Mia Madre, conseguentemente, appare il suo film, forse, più sereno e riconciliato. Con se stesso, con il mondo e col cinema.

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I 10 peggiori film tratti da Stephen King

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A differenza di quanto si possa comunemente pensare e di quanto si possa ricavare dal numero di trasposizioni cinematografiche ricavate da suoi romanzi più o meno brevi, Stephen King non è un autore cinematografico. Un romanzo come Dolores Claiborne (un’unica infinita confessione in prima persona senza suddivisione in capitoli, paragrafi, quasi senza punteggiatura e con errori grammaticali) può solo essere tradito al cinema (come, in effetti è stato fatto da Taylor Hackford nel discreto L’ultima eclissi). Allo stesso modo gran parte dei suoi lavori migliori trovano nel flusso di coscienza, più che nell’azione (che, in quanto tale, è più facilmente traducibile su pellicola), il principale motivo di interesse (pensiamo a Il gioco di GeraldLa bambina che amava Tom Gordon). Insomma, anche se eccessivamente prolifico e, per questo, forse non sempre eccelso, Stephen King produce letteratura vera (solo per un racconto come L’arte di sopravvivere, presente nella raccolta Scheletri, meriterebbe di stare accanto ai grandi della letteratura, di genere e no). Forse è per questo che il rapporto tra King e il cinema non è mai stato dei più felici, se guardiamo alla qualità (e non alla quantità) dei prodotti, anche perché lo stesso romanziere del Maine non pare effettivamente capirne di settima arte. Ricordiamo che ebbe da ridire sullo Shining di Stanley Kubrick (effettivamente diverso dal testo scritto, ma, in fondo, non è questo che significa “tradire”: trasportare da un medium all’altro?), ma poi la versione per la TV da lui approvata e diretta dal sodale Mick Garris (un signor nessuno, diciamolo pure, che, infatti, guarda caso è il suo più fedele esecutore), è tutt’altro che memorabile. Quelle che seguono sono le 10 peggiori trasposizioni cinematografiche tratte da sue opere.

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