I 10 peggiori film tratti da Stephen King

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A differenza di quanto si possa comunemente pensare e di quanto si possa ricavare dal numero di trasposizioni cinematografiche ricavate da suoi romanzi più o meno brevi, Stephen King non è un autore cinematografico. Un romanzo come Dolores Claiborne (un’unica infinita confessione in prima persona senza suddivisione in capitoli, paragrafi, quasi senza punteggiatura e con errori grammaticali) può solo essere tradito al cinema (come, in effetti è stato fatto da Taylor Hackford nel discreto L’ultima eclissi). Allo stesso modo gran parte dei suoi lavori migliori trovano nel flusso di coscienza, più che nell’azione (che, in quanto tale, è più facilmente traducibile su pellicola), il principale motivo di interesse (pensiamo a Il gioco di GeraldLa bambina che amava Tom Gordon). Insomma, anche se eccessivamente prolifico e, per questo, forse non sempre eccelso, Stephen King produce letteratura vera (solo per un racconto come L’arte di sopravvivere, presente nella raccolta Scheletri, meriterebbe di stare accanto ai grandi della letteratura, di genere e no). Forse è per questo che il rapporto tra King e il cinema non è mai stato dei più felici, se guardiamo alla qualità (e non alla quantità) dei prodotti, anche perché lo stesso romanziere del Maine non pare effettivamente capirne di settima arte. Ricordiamo che ebbe da ridire sullo Shining di Stanley Kubrick (effettivamente diverso dal testo scritto, ma, in fondo, non è questo che significa “tradire”: trasportare da un medium all’altro?), ma poi la versione per la TV da lui approvata e diretta dal sodale Mick Garris (un signor nessuno, diciamolo pure, che, infatti, guarda caso è il suo più fedele esecutore), è tutt’altro che memorabile. Quelle che seguono sono le 10 peggiori trasposizioni cinematografiche tratte da sue opere.

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10 cult anni ’80 stranamente sfuggiti ad ogni revival

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Se hanno rifatto Il giorno di San Valentino, slasher da “viale del tramonto” del genere, diretto nel 1981 dal carneade George Mihalka, sarebbe del tutto legittimo pensare che si sia scavato il fondo del barile degli anni ’80. Ed invece no. Ci sono piccoli gioielli che, per motivi decisamente inimmaginabili, pare siano sfuggiti a qualsiasi forma di revival: nessun remake, scarsissima se non nulla programmazione nei pur intasatissimi canali del DTT o del satellite, irreperibilità quasi definitiva in home video. Ve ne proponiamo, come è nostro solito, 10.

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10 film sulla tortura

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Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura
o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti.
(art. 5 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)

All’indomani della sentenza di condanna del tribunale di Strasburgo, l’Italia ha scoperto di non avere una legislazione sulla tortura. Al netto di considerazioni di pancia, di quelle da indignados per intenderci, si diceva qui a bottega che la cosa potrebbe non essere interpretata in modo negativo, perché una nazione che non concepisca simile aberrazione non ne prevederà neanche le conseguenze. I fatti, tuttavia, dimostrano che, invece, alla tortura si è fatto ricorso eccome, e non certo dal G8 di Genova.
Il caso dell’anarchico Pinelli, tanto per raccontare di un periodo, quello degli anni di piombo, in cui il ricorso alla tortura da parte degli organi di polizia è ben più che un sospetto.

La tortura è strettamente legata ad una condizione di sopraffazione e, di conseguenza, non può prescindere da due attanti: il detentore del potere, il carnefice, e la vittima. Dopo l’11 settembre 2001 (quindi dopo i fatti della Diaz) la tortura ha trovato nuova linfa. E inevitabilmente ha invaso l’immaginario audiovisivo. Basti pensare a serie come 24, che fa della tortura quasi una presenza costante di sceneggiatura (quasi una nuova tappa obbligata del vogleriano “viaggio dell’eroe”), o a quanto subito da Theon Greyjoy, ad opera di Ramsay Snow, in Game of Thrones, per non parlare del cambiamento, proprio a seguito di tortura, di Nicholas Brody in Homeland o dell’uso particolare che si fa del cucchiaio in Utopia.

Vi proponiamo 10 film che affrontano, più o meno latamente, il tema della tortura.

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10 motivi per restare a casa a Pasquetta

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Ce ne sarebbero tanti: 1) se non andate a scuola, il giorno dopo è lavorativo; 2) il traffico; 3) in qualsiasi posto andiate, troverete torme di vandali decise a sabotare il vostro desiderio di tranquillità con pallonate, musica ad alto volume e schiamazzi; 4) il traffico; 5) insozzare un’oasi con avanzi di cibo non è propriamente un comportamento ecosostenibile; 6) il traffico. Se non volete dar retta a noi, tenete conto almeno dei consigli di questi registi che, anche in tempi non sospetti, hanno già provato a mostrare le controindicazioni di dissennate gite fuori porta.

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10 canzoni italiane nelle soundtrack di film stranieri

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Capita di ascoltare canzoni nostrane in produzioni straniere: film belli, film brutti, film da Oscar. Accostamenti a volte ovvi (In ginocchio da te di Gianni Morandi in una cruenta scena di Blood Ties di Guillaume Canet), a volte improbabili (Una tribù che balla di Jovanotti in Un boss sotto stress di Harold Ramis). Ascoltarle, comunque, fa sempre uno strano effetto, quasi di rivalsa. Come vincere una competizione sportiva.

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10 Neopolar da vedere prima di French Connection

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Sbirri, gangster, teppisti, femme fatale, banditi, innocenti, colpevoli, scrittori, registi, attori, attrici. Facce, ancora una volta. Quelle del cinema poliziesco francese, il polar, così unico, inimitabile, inossidabile. In questo dossier si parla quasi esclusivamente di film usciti nelle sale negli ultimi 48 mesi, e quasi tutti inediti in Italia. Qualcosa vorrà dire. Cosa?“. Era il gennaio del 2010 e la rivista Nocturno pubblicava un dossier dal titolo Le cercle noir – Guida al Neopolar francese, curato da Mauro Gervasini, probabilmente, oggi, il massimo esperto del genere. A parte Olivier MarchalJacques Audiard e il biopic in due parti su Jacques Mesrine, interpretato dalla star Vincent Cassel, il neopolar non trovava strada distributiva. Dopo cosa è successo? Che Rai 4, grazie alla lungimiranza di Carlo Freccero, ha programmato molte delle pellicole comprese in quel dossier (il bellissimo Ne le dit à personne di Guillaume Canet, Secret DéfenseLe Dernier GangCette femme-là) oltre alla serie tv Braquo, ma la distribuzione cinematografica ha continuato ad ignorare il poliziesco francese, come se il pubblico si aspettasse dai cugini d’Oltralpe solo commedie da remakare e cinema d’autore. Ed è quello che intendiamo dimostrare con questa playlist con la quale proviamo a porci in continuità al dossier nocturniano, esaminando le più significative produzioni dal 2010 in poi, quasi sempre rimaste inedite. French Connection (titolo fuorviante rispetto all’originale La French perché The French Connection è il titolo americano di Il braccio violento della legge), lanciato in pompa magna da Medusa, rappresenta, da questo punto di vista, la proverbiale eccezione alla regola.

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