Non è la prima volta che la morte si affaccia nella filmografia di Nanni Moretti, anzi si potrebbe dire che dalla nascita del figlio (da Aprile in poi, quindi, visto che vita e arte, nell’opera del regista di Sogni d’oro, sono così indissolubilmente intrecciate) sia diventato un tema ricorrente. Sperimentata sulla sua pelle (la morte sfiorata a causa di un linfoma di Hodgkin e la conseguente terapia raccontata in Caro Diario), Moretti ha preso a temerla nella sua estrinsecazione peggiore (la morte indicibile, quella di un figlio, in La stanza del figlio), a metaforizzarla (la rinuncia di un Papa alla sua missione, una sorta di morte della “paternità”, in Habemus Papam) ed infine a viverla. Proprio durante il montaggio del film con Michel Piccoli, infatti, la madre di Moretti, Agata Apicella, eponima del leggendario alter ego del figlio, Michele Apicella e che ricordiamo in un’esilarante scena di Aprile, venne a mancare. Tuttavia, una volta vissuto il lutto, è come se Moretti fosse riuscito anche ad elaborarlo e Mia Madre, conseguentemente, appare il suo film, forse, più sereno e riconciliato. Con se stesso, con il mondo e col cinema.
I 10 peggiori film tratti da Stephen King
A differenza di quanto si possa comunemente pensare e di quanto si possa ricavare dal numero di trasposizioni cinematografiche ricavate da suoi romanzi più o meno brevi, Stephen King non è un autore cinematografico. Un romanzo come Dolores Claiborne (un’unica infinita confessione in prima persona senza suddivisione in capitoli, paragrafi, quasi senza punteggiatura e con errori grammaticali) può solo essere tradito al cinema (come, in effetti è stato fatto da Taylor Hackford nel discreto L’ultima eclissi). Allo stesso modo gran parte dei suoi lavori migliori trovano nel flusso di coscienza, più che nell’azione (che, in quanto tale, è più facilmente traducibile su pellicola), il principale motivo di interesse (pensiamo a Il gioco di Gerald o La bambina che amava Tom Gordon). Insomma, anche se eccessivamente prolifico e, per questo, forse non sempre eccelso, Stephen King produce letteratura vera (solo per un racconto come L’arte di sopravvivere, presente nella raccolta Scheletri, meriterebbe di stare accanto ai grandi della letteratura, di genere e no). Forse è per questo che il rapporto tra King e il cinema non è mai stato dei più felici, se guardiamo alla qualità (e non alla quantità) dei prodotti, anche perché lo stesso romanziere del Maine non pare effettivamente capirne di settima arte. Ricordiamo che ebbe da ridire sullo Shining di Stanley Kubrick (effettivamente diverso dal testo scritto, ma, in fondo, non è questo che significa “tradire”: trasportare da un medium all’altro?), ma poi la versione per la TV da lui approvata e diretta dal sodale Mick Garris (un signor nessuno, diciamolo pure, che, infatti, guarda caso è il suo più fedele esecutore), è tutt’altro che memorabile. Quelle che seguono sono le 10 peggiori trasposizioni cinematografiche tratte da sue opere.
10 cult anni ’80 stranamente sfuggiti ad ogni revival
Se hanno rifatto Il giorno di San Valentino, slasher da “viale del tramonto” del genere, diretto nel 1981 dal carneade George Mihalka, sarebbe del tutto legittimo pensare che si sia scavato il fondo del barile degli anni ’80. Ed invece no. Ci sono piccoli gioielli che, per motivi decisamente inimmaginabili, pare siano sfuggiti a qualsiasi forma di revival: nessun remake, scarsissima se non nulla programmazione nei pur intasatissimi canali del DTT o del satellite, irreperibilità quasi definitiva in home video. Ve ne proponiamo, come è nostro solito, 10.
Sguardi cinefili: Cosa “Interstellar” ha preso da “2001: Odissea nello spazio”

L’utente di Vimeo Jorge Luengo Ruiz ha postato un bel video di montaggio in cui si sottolineano le citazioni visive dal capolavoro fantascientifico di Kubrick presenti in Interstellar.
Trattandosi di Nolan, come già notava il nostro Rosario Gallone in questo post, i rimandi visivi diventano grimaldelli per la lettura del film ad un livello più profondo.
Non sfugge a Ruiz il parallelo forse più importante, ossia quello tra Bowman (il protagonista di “2001”) e Murph sui rispettivi letti di morte.
Buona visione! 🙂




