Interstellar: Cooper è il monolito nero

INTERSTELLAR

Ho aspettato a scrivere la mia su Interstellar. Ho aspettato, prima di tutto, perché avevo bisogno di tenere quelle sensazioni dentro di me per un po’. Ho aspettato per dare modo a molti di vederlo e quindi scriverne senza spoilerare (ma chi non l’ha visto non prosegua, è stato avvisato).

Stando a quanto ho letto, nel frattempo, Interstellar non viene solo stroncato, da chi lo stronca, ma deriso, turlupinato. C’è chi dice che si è annoiato e ci può stare. C’è chi, invece, ne attacca il sostrato scientifico: sarebbe sciatto, ingenuo, un bigino della fisica quantistica. Anche questa critica ci può stare. Poi, però, c’è chi come me è uscito dal cinema con una strana sensazione: quella di voler dire a qualcuno “ti voglio bene” prima che sia troppo tardi. O col ricordo di persone care che non ci sono più. Interstellar è evidentemente un film sull’elaborazione del lutto travestito da sci fi.

Queste due settimane che sono intercorse dalla visione le ho spese per cercare di trovare una spiegazione anche a quelli che, effettivamente, possono sembrare difetti per un Nolan, da sempre, attento al meccanismo, anzi quasi più al meccanismo che al pathos.

Murph e Cooper

Murph e Cooper

Il punto di partenza è cambiare punto di vista. Interstellar non è la storia di un uomo che viene mandato nello spazio perché in un futuro prossimo si è capito che il genere umano è parassitario e,  avendo completamente prosciugato le risorse di un pianeta, deve cercarne un altro su cui attecchire/attaccarsi.

Interstellar è la storia di una donna, Murph, una gran donna, una scienziata che fa una grande cosa: salva l’umanità. È Murph che vediamo per prima. È vecchia e racconta la sua storia. Il nostro viaggio è nella sua mente, quella di una scienziata che ha, appunto, realizzato un obiettivo incredibile e lo ha fatto mossa da una mancanza. L’astronave giocattolo è lo slittino su cui è inciso Rosebud. Murph è Charles Foster Kane. O Rose del Titanic, se preferite.

Quindi quanto di lei c’è nel racconto? quanto di una bambina che si è separata dal padre ed ha bisogno di pensare che lui, da un altrove che, però, è prossimo (dietro la libreria), l’abbia guidata, l’abbia indirizzata verso la scoperta (Eureka)?

Interstellar - Una scena

Interstellar – Una scena

Siamo più vicini a Spielberg (l’assenza del padre è un tema ricorrente del regista di E.T.) che a Kubrick per empatia verso i personaggi, ma di entrambi Nolan tiene conto relativamente al parallelismo viaggio fisico/viaggio mentale.
C’è un’ellissi temporale che taglia in due la storia, come quella famosissima osso/astronave di 2001, ed è data da un ponte sonoro che anticipa il countdown sulle immagini della partenza di papà Cooper (con Murph che esce di casa come in Sentieri selvaggi).

Quell’ellissi è, probabilmente, l’indizio che da quel momento in poi ciò che vedremo è partorito dalla mente di una bambina che perde il padre. E qui, allora, tutto potrebbe tornare: non si fa cenno alla morte del nonno perché lei la rimuove, Michael Caine non invecchia, le teorie della pentadimensione e dell’influenza della gravità sul tempo sembrano un po’ da racconto per l’infanzia.

Interstellar - La partenza di Cooper

Interstellar  – La partenza di Cooper

E poi c’è tutta l’ultima parte dove forse si trova l’altra citazione da 2001. Cooper è in ospedale, entra nella stanza dove Murph giace in un letto circondata dai suoi familiari. Familiari che non si curano di quello che, in fondo, è un loro antenato. Forse perché è un’allucinazione. Murph è a letto e indica Cooper. Cooper è il monolito nero ai piedi del letto, il totem, il tempio, il dio cui Murph (una divinità della famiglia, un Penato) ha votato la sua esistenza. Colui nella cui presenza Murph ha creduto ciecamente, senza averne le prove, ma solo segni. Una fede che l’ha motivata a pensare in grande ed a salvare il mondo.

Perché il ciclo della vita ricominciasse. Perché i bambini fanno sogni più grandi di loro, ma, nomen omen, la legge di Murph dice che “se è possibile immaginare una cosa, è possibile che quella cosa accada”. E nel mondo di Interstellar il mondo di una bambina e la realtà collidono. Perché è il cinema, bellezza.

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Rosario Gallone

Docente di regia a Pigrecoemme
Rosario è tra i fondatori della Pigrecoemme, dove si occupa soprattutto del corso di regia e dell'organizzazione dei corsi. E' autore della sceneggiatura di Isa 9000 (mediometraggio con Isa Danieli diretto da Angelo Serio), del montaggio di documentari e della regia di alcuni cortometraggi.

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