Suspiria di Luca Guadagnino – recensione

«Spegnete la luce pensava Ulrike / che la foresta più nera è vicina,
ma oggi la luna ha una faccia da strega / e il sole ha lasciato i suoi raggi in cantina»

Così recita una strofa di Incubo numero zero di Claudio Lolli, brano tratto dall’album Disoccupate le strade dai sogni uscito nel 1977 e dedicato a Ulrike Meinhof, la giornalista tedesca più nota come cofondatrice della RAF (Rote Armee Fraktion), gruppo terroristico conosciuto col nome di Banda Baader-Meinhof.

Dopo la morte in carcere della Meinhof, il suo cervello fu trafugato e analizzato dallo scienziato Bernhard Bogerts il cui referto ipotizzava uno stato di pazzia dovuto ad un intervento chirurgico di rimozione di un tumore benigno subito dalla giornalista nel 1962 e non andato a buon fine. Quando il professore Klemperer viene condotto a forza nella scuola di danza gli viene appunto rinfacciato che, in quanto uomo, se non riesce a spiegarsi un comportamento di una donna, dice che vaneggia, delira. Che è un po’ la storia della stregoneria, o dell’isteria (non a caso derivante da ὑστέρα, utero in greco antico) nella considerazione collettiva, principalmente maschile. In fondo, il nucleo centrale del Suspiria di Luca Guadagnino (sceneggiato, oltre che da David Kajganich, anche da Ferdinando Cito Filomarino, autore nel 2015 di un ottimo film sulla poetessa Antonia PozziAntonia) è ravvisabile proprio nella questione femminile e, se guardato da questo punto di vista, tutto torna, anche gli elementi narrativi giudicati forzati e gratuiti come lo sfondo politico e l’Olocausto (mentre il vero MacGuffin è dato dalla storia d’amore tra KlempererAnke come dimostra lo zoom finale simile a quello sul lampadario con cui Hitchcock chiudeva Complotto di famiglia). Non è un horror, ma ricostruisce un orrore, passato e presente (o futuro rispetto all’anno in cui è ambientato). Il 1977 in cui si sviluppa il Suspiria di Guadagnino è sì l’anno di uscita del Suspiria di Dario Argento (e da questo punto di vista l’operazione concettuale appare simile a quella realizzata da Jonathan Demme col remake di Sciarada di Stanley DonenThe Truth About Charlie, disseminato di brandelli di Nouvelle Vague che all’epoca dell’originale viveva a Parigi il massimo del suo fulgore senza che la pellicola con Cary GrantAudrey Hepburn ne sembrasse toccata), ma è anche l’anno di una rivoluzione (il cui braccio armato è rappresentato proprio dalla banda Baader-Meinhof):

  • della società tedesca, che si vede scissa tra una vecchia generazione decisa a rimuovere il senso di colpa del nazismo ed una nuova generazione che, invece, vuole voltar pagina, ma assumendosi le responsabilità del passato;
  • di un cinema, dato per morto nel dopoguerra e rinato col manifesto di Oberhausen di cui Guadagnino utilizza alcune muse (Angela Winkler che esordì con Scene di caccia in Bassa Baviera di Peter Fleischmann e poi fu attrice per la Von Trotta, per lo Schlöndorff di Il tamburo di latta, per Peter HandkeIngrid Caven, moglie di Fassbinder e attrice per lui, tra l’altro, in L’amore è più freddo della morteRenée Soutendijk, attrice olandese che ha lavorato per Verhoeven e che fu Eva Braun in un celebre adattamento televisivo per la ABC di I diari del Terzo Reich di Albert Speer).
Ingrid Caven e Rainer Werner Fassbinder in una foto del 1974

 

Angela Winkler in L’onore perduto di Katharina Blum di Margarethe Von Trotta e Volker Schlöndorff, 1975
Renée Soutendijk in Spetters di Paul Verhoeven, 1980

Il 1977 è un anno in cui Berlino è ancora divisa tra Est e Ovest, tra emisfero destro ed emisfero sinistro e questo continuo andirivieni tra destro e sinistro di Klemperer rappresenta appieno il tentativo di confinare l’istinto, la creatività in binari di logica e razionalità. Cosa è stato l’Olocausto? Orrore calcolato, frutto di ingegneria malefica più che di follia. Klemperer è junghiano, ma uno studente che lo incrocia gli annuncia che all’Università ci sarà Lacan. Per Lacan il trauma primigenio dell’individuo non è dato dal sesso, ma dal linguaggio e come non notare che Klemperer è anche il cognome di Victor, studioso ebreo autore di La lingua del Terzo Reich? In questo studio, Klemperer, quello vero, sostiene che il nazismo seppe sfruttare l’inclinazione della lingua tedesca a formare parole composte, per esempio utilizzando, allo scopo di avallare la propria dedizione al popolo, il prefisso Volk, popolo, per molti termini chiave della propaganda (vi ricorda qualcosa?). Volk proprio come il titolo della coreografia che occupa la parte centrale del film, quella che sarà interrotta dall’urlo di Sara. Volk che in una delle sue derivazioni, völkisch, significa etnico e fu alla base della propaganda ariana. Movimento Völkisch ovvero populismo, malattia quanto mai attuale. Che è la missione di Susie Bannion in questa versione 2018, in quanto non più strega bianca come la Susy Banner del 1977 (Jessica Harper il cui cameo qui è diegeticamente ed extradiegeticamente un simulacro), ma essere del presente che cancella il senso di colpa (collettivo e maschile), ma anche le conquiste fatte, quasi a rappresentare l’oblio del passato per un nuovo Medioevo. La vera strega bianca è, omen nomenM.me Blanc che viene, tuttavia, ingannata, usurpata (come in Eva contro Eva) dalla giovane amish in un campo/controcampo nel ristorante che, psicanaliticamente, realizza il transfert. Società, Storia e Psicologia sono sostantivi femminili, spesso soggiacenti a Trauma, Linguaggio e Sesso (maschili). Nel Suspiria di Guadagnino riprendono la propria centralità così come l’essere femminile che smette di essere solo madre (le madri sono evocate, ma non presenti) per affermarsi come donna. Non a caso il sabba finale non prevede copula con Satana, come da tradizione. Sabba finale dove per la prima volta Tilda Swinton è presente in tutte e tre i ruoli da lei impersonati. In fondo è lei, in questo nuovo Suspiria, la Trivedi: la Suspiriorum scalzata da Susie, la Lacrimarum del senso di colpa rappresentata da Jozeph Klemperer e la Tenebrarum incarnata in Helena Markos. Ne esce sconfitta, come il movimento femminista e ogni rivoluzione in atto nel 1977, perché c’è chi, come la Bannion, provvede a cancellare la vergogna che dovrebbe funzionare quasi da Super-Io collettivo e impedire il ripetersi degli errori del passato. Ma, del resto, chi ci dice che il peggio sia passato?

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Rosario Gallone

Docente di regia a Pigrecoemme
Rosario è tra i fondatori della Pigrecoemme, dove si occupa soprattutto del corso di regia e dell'organizzazione dei corsi. E' autore della sceneggiatura di Isa 9000 (mediometraggio con Isa Danieli diretto da Angelo Serio), del montaggio di documentari e della regia di alcuni cortometraggi.

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