Antonio Biasiucci alla Pigrecoemme

Aveva ragione Cesare de Seta, quando, già nell’84, aveva scorto la matrice e gli esiti poetici della ricerca lirica del fotografo Antonio Biasiucci in una certa idea di mondo che si riscontra, in modo esemplare, nella pittura di Giorgio Morandi. Biasiucci, infatti, tra i fotografi degli ultimi anni, è probabilmente, colui che, in maniera più radicale e ostinata, ha ragionato sulla forza sineddotica delle cose e dei particolari. Con risultati, come nel caso del pittore bolognese, di immensa suggestione visiva.

Che sia l’evanescenza di un riverbero o la rugosa potenza del magma, la pia baldanza della natura o l’iconico interrogativo di un ex voto, nel fotografo campano vive sempre una tensione spirituale, che chiede allo sguardo dello spettatore una dolorosa e coinvolgente partecipazione.

Biasiucci, infatti, oltre che grande fotografo, è soprattutto un artista straordinario, sincero e di rara onestà intellettuale, che ha cercato di leggere, con immutata curiosità, le mille narrazioni del mondo, premettendo sempre all’istanza ermeneutica il demone della poesia.

E’ anche per questo che siamo particolarmente orgogliosi di presentare un incontro-lezione che Antonio Biasiucci terrà alla Scuola di cinema e fotografia Pigrecoemme mercoledì 11 gennaio 2012, dalle 17,00 alle 19,00.

L’appuntamento, gratuito e aperto a tutti, sarà presentato da Luca Sorbo, curatore dei nostri Corsi di fotografia e da Corrado Morra.

Lo stage di Fotogiornalismo: da Pigrecoemme al Corriere della sera

23 ottobre 2011. Il Corriere della sera, principale quotidiano italiano, esce con una pagina intera dedicata alle cronache del convegno dei giovani industriali a Capri.
L’appuntamento – uno dei termometri più sensibili dell’economia del Paese – quest’anno è particolarmente caldo: la presidente di Confindustria – Emma Marcegaglia – non nasconde il disagio di una classe imprenditoriale stretta tra crisi internazionale e inadeguate misure governative e, senza giri di parola, spara a zero sull’inefficienza della guida politica italiana. Tra i convenuti, il ministro dell’Interno Roberto Maroni accusa il colpo, che resta però uno di quelli in gradi di tramortire anche i più coriacei dei combattenti.
Sappiamo come è andata a finire: l’insofferenza degli industriali italiani, ormai quasi unanimamante convinti della necessità di un cambio di indirizzo politico e operativo per salvare l’Italia, e la speculazione finanziaria selvaggia decreteranno, di lì a poco, la fine del governo Berlusconi.
Per raccontare questo passaggio così delicato della storia recente del nostro Paese, il Corsera decide di inviare a Capri una serie di inviati, tra cui la giornalista Antonella Baccaro, e di corredare le cronache con due fotografie, che la redazione milanese di via Solferino acquista dall’agenzia Graffiti Press di Roma.
E, allora? direte voi, qual è il punto? E che cosa c’entrerà mai questo con Pigrecoemme?
Il punto è che le due foto in questione sono state scattate da Rosario Marchese, studente del corso di Fotogiornalismo di Pigrecoemme, e che tale lavoro è nato proprio nell’ambito dello stage che i corsisti di Pigrecoemme, diretti dal docente Gianni Pinnizzotto,  svolgono con la Graffiti, con la cui collaborazione organizziamo il corso. E’ allora, questa, l’occasione per complimentarci innanzitutto con Rosario e, poi, per fare una breve considerazione.
Infatti, dopo la prima pagina del Manifesto firmata da un altro nostro allievo, il corso di Fotogiornalismo ci dà un’altra bella soddisfazione. Ma, soprattutto, ci convince sempre più che l’idea alla base dei nostri corsi di cinema e di fotografia – avvicinare, cioè, grazie anche a importanti collaborazioni, i partecipanti ai nostri percorsi formativi (basati su un solido impianto teorico) da subito al mondo delle professioni – sia una scelta non solo intelligente, ma l’unica in grado di rendere la formazione nelle arti e nello spettacolo il primo passo per provare ad entrare davvero nel mondo del lavoro. Il resto, creativi o no, in questi casi, sono solo chiacchiere. E a buoni intenditori…

Prorogati i termini di scadenza per partecipare al concorso fotografico “Melting Zone Shot”

I termini di scadenza del bando di concorso “Melting Zone Shot” sono stati prorogati all’8 luglio 2011.
Tema del concorso è la presenza a Napoli e in Campania di popoli e culture “altre”.
Per maggiori informazioni leggete il vecchio post 🙂

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Concorso Fotografico Melting Zone Shot

Oltre ad essere riconosciuta come una delle più importanti scuole di cinema in Italia (fonte Eurispes), Pigrecoemme è da sei anni anche un punto di riferimento a Napoli, e non solo qui, per la didattica della Fotografia. Dopo aver costruito con i nostri allievi diverse mostre ed eventi, che hanno suscitato un’incoraggiante attenzione, era da tempo che stavamo pensando di organizzare anche un contest fotografico. L’occasione è nata grazie a Marcella Buccino e agli amici del Reggae Zone Festival, importante kermesse dedicata alle sonorità giamaicane, alla seconda edizione, che quest’anno si terrà a Napoli, all’Acciaieria sonora di Bagnoli, il 23 luglio.
Infatti, la Ovunque S.r.l., società organizzatrice del Festival, e Pigrecoemme hanno deciso di dare vita a Melting Zone Shot, un concorso fotografico, che si collocherà nell’ambito degli eventi collaterali del Reggae Zone Festival.

Tema del concorso è la presenza a Napoli e in Campania di popoli e culture “altre”.

I termini di scadenza del bando di concorso “Melting Zone Shot” sono stati prorogati all’8 luglio 2011.

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Bacino di una straordinaria miscellanea di razze e di suggestioni, la regione è da sempre punto d’incontro di genti e di culture diverse. Massiccia è, com’è noto, la presenza di consolidate e, in molti casi, ben integrate comunità di stranieri: dal Maghreb all’Africa centrale, dal Sud America all’Est europeo fino allo Sri Lanka (tra tutte la comunità Cingalese è tra le più nutrite e interessanti presenze straniere) e alla Cina.

Melting Zone Shot si prefigge, allora, di documentare, nelle infinite variabili della sensibilità dei singoli fotografi, proprio questo immenso patrimonio culturale e civile.

La Giuria, presieduta dal professor Marino Niola, uno dei più importanti antropologi italiani, sceglierà, tra le immagini pervenute,  i migliori dieci scatti, che saranno stampati su manifesti blueback di grande formato ed esposti  in luoghi appositamente progettati  negli spazi della  Acciaieria Sonora durante il Festival.
Tra gli autori delle dieci migliori fotografie, saranno eletti i vincitori dei 3 premi finali: il primo premio, che sarà consegnato sul palco dell’evento live il 23 luglio, consisterà in un Corso di Fotogiornalismo della Scuola di cinema e fotografia Pigrecoemme, che si svolgerà nella primavera del 2012; al secondo e al terzo classificato, invece, andranno un corso di Cinema o di Fotografia digitale di Pigrecoemme, che partiranno dal gennaio 2012.

Per partecipare c’è tempo fino all’8 luglio 30 giugno 2011. Bando e info li scaricate da qui.

Gli allievi di Pigrecoemme? Al Museo di Capodimonte…

Per la La notte dei musei – evento che coinvolgerà l’intera Europa – sabato 14 maggio 2011, alle ore 21,30, il Museo di Capodimonte, con l’Associazione Musicale Maggio della Musica, presentano Clic si suona, una serata dedicata ad alcuni dei più interessanti giovani fotografi e musicisti della scena campana.

Lo diciamo subito: avremmo segnalato la serata in ogni caso, convinti come siamo della particolarità e della suggestione del progetto, ma lo facciamo oggi con ancora maggiore calore e attenzione perché, con orgoglio, possiamo dire che il Museo di Capodimonte aveva coinvolto Pigrecoemme diversi mesi orsono nell’organizzazione dell’evento, chiedendo alla nostra Scuola di segnalare alcuni degli allievi più interessanti dei nostri corsi di Fotografia.

Il progetto, a cura di Linda Martino con la collaborazione di Flaviana Frascogna, mette infatti in mostra dieci fotografi (due dei quali, ex studenti di Pigrecoemme: Gaetano Massa e Luca Schettino), chiamati a raccontare, attraverso le immagini, viaggi, emozioni, incontri, volti, di paesi e di uomini, ora vicini, ora remoti, ognuno con le proprie storie, che, tutti insieme, forniranno un unico, serrato percorso poetico. Le musiche di Marco Sannini, eseguite dai musicisti del Conservatorio di San Pietro a Maiella di Napoli, fungeranno da colonna sonora di questo percorso di immagini e, nell’osmosidi dei linguaggi, creeranno un’unica sinestetica narrazione, ricca di suggestioni e di sorprese.
I fotografi in mostra sono: Dario Bocchetti, Paolo Bosso, Piero Cremonese, Ernesto De Bartolomeis, Andrea De Franciscis, Flaviana Frascogna, Gaetano Massa, Janine Pereira Alves, Luca Schettino e Giuseppe Trincone. Mentre le musiche di Marco Sannini saranno eseguite dallo stesso Marco Sannini, alla tromba, Tancredi D’Alò, alla chitarra, Renato Grieco, al basso e da Massimo Del Pezzo, alle percussioni.
Un plauso particolare a Rino Sorrentino, artista di grande sensibilità, autore, in questo caso, del bellissimo lavoro grafico della manifestazione.

io. identità opposte. Una mostra fotografica sull’autoritratto

Dalle ore 18 di giovedì 24 marzo fino a venerdì 22 aprile 2011, gli spazi di Pigrecoemme tornano ad essere galleria, con la mostra io. identità opposte, a cura di Luca Sorbo, docente dei corsi di Fotografia di Pigrecoemme, e di chi scrive, che raccoglie cinquantasei autoritratti di ventotto giovani fotografi napoletani, che si interrogano sulle certezze e le incertezze della rappresentazione di sé ai tempi del digitale.

Nei giorni successivi all’inaugurazione la mostra sarà visitabile, fino al 22 aprile, dal lunedì al venerdì, dalle 11 alle 13,30 e dalle 15 alle 17,30.

Di seguito, alcuni degli spunti critici da cui la mostra ha preso le mosse.

Dobbiamo a Victor I. Stoichita, e al suo bellissimo Breve storia dell’ombra, il ritorno, nell’ordine del discorso contemporaneo, del tema dell’autoritratto come uno dei motivi fondamentali della cultura occidentale, sorta di cartina di tornasole dell’idea che, nella rappresentazione di sé, ci sia necessariamente la rappresentazione del proprio mondo e che, siffatta rappresentazione, ragioni, inevitabilmente, sempre con la finitezza di tale mondo. Autoritratto come pensiero del limite, perché l’autorappresentazione  avrebbe in sé sempre il ricordo dell’ombra, di quel gesto primigenio e fondante, cioè, in cui, sul solco umbratile del sé (dove la mano si muove sull’analogia dell’ombra), si disegna la storia dell’arte e la si intreccia, punto dopo punto, col tema della morte. Che è sempre la propria morte. L’analogia tra ombra e se stessi, allora. Anzi, tra ombra e rappresentazione di sé.
Ora, l’analogia stabilisce un rapporto di similitudine tra due o più modelli. E basta un punto analogico, alla Filosofia, per supporre che ce ne siano altri, cosa che può spingerci a ipotizzare che, tra modelli analoghi, possa esistere sempre una vera e propria coincidenza identitaria.
È analogico, per definizione, ciò che non è numerabile, e l’opposto di analogico è digitale, parola determinante della nostra modernità, che la Matematica ci indica come un insieme finito di elementi.
Il lavoro di trasformazione da analogico a digitale si chiama, com’è noto, digitalizzazione, che, allora, è sempre un’approssimazione tassonomica dell’esistente, una riproduzione-rappresentazione che, per esistere (meglio: per far esistere) presuppone una semplificazione del segnale, cioè del rappresentato, che, in quanto analogico, è intrinsecamente non numerabile, ovvero potenzialmente infinito. Quindi, il digitale ha in sé l’idea del finito.
Ma, da quando nei sistemi di rappresentazione visiva è subentrata la centralità assoluta dell’immagine digitale, in ambito estetico, il senso di questa finitezza è o non è un’ipotesi di discorso cosciente? In altre parole, fino a che punto l’immagine digitale sa (conosce, racconta, concettualizza…) la sua natura finita?
E nel mondo della fotografia? Che cosa ci dice il passaggio epocale dall’immagine analogica (un numero di punti infinito) all’opposta immagine digitale (un’insieme chiuso di ipotesi)? E, spingendoci oltre, che cosa una fotografia digitale inevitabilmente rivelerebbe di sé, se non prima di tutto il proprio destino di discorso omologato (ovvero, etimologicamente discorso permesso in quanto discorso già fatto nel correlativo analogico, quasi un modello platonico ) sotto il giogo del pixel? E se questa tirannia dell’omologazione al finito investisse la propria rappresentazione? Non si arriverebbe al paradosso che, nel profilo sottile dell’ombra – come da Plinio il vecchio in poi ci è stato narrato – ci sarebbe maggiore libertà che in qualsiasi, perfettamente riproducibile, immagine digitale?

A questo punto, un’immagine digitale diventerebbe il campo di battaglia su cui, ogni volta, si mette in gioco la ricostruzione completa dell’esistente (avete presente Tron?). In tal senso, un autoritratto digitale si tramuta in una massacrante tenzone per la definizione dell’io, non solo contro la paura dell’omologazione, ma proprio come polemos tra l’idea di sé e il suo opposto numerabile (e finito) il sé digitale…
(Corrado Morra)

Di seguito i nomi dei fotografi che hanno cercato con passione di rispondere a tali quesiti o, più semplicemente, di divertirsi un po’. A tutti loro il nostro grazie: Silvia Bellio, Claudia Biancardi, Vittoria Boccia, Giuliana Borrelli, Viola Bufano, Alma Carrano, Sabrina Cirillo, Livia Cosenza,
Paola Cundari, Enrico De Luca, Giusi De Luca, Rosalinda Falco, Valeria Ferraro, Paola Finale, Valentina Fraioli, Stefania Furbatto, Sofia Giordano, Martina Ippolito, Eleonora Ivagnes, Fabia Lonz, Carla Manno, Serena Mastroserio, Daniela Persico, Daniele Rippa, Pepe Russo, Linda Russomanno, Loreto Terranova, Gianni Valentino.

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