Essenza e apparenza in Adolescenza torbida e Frutto proibito: un’analisi di Ingrid Vaccino

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Ray Milland and Ginger Rogers in Frutto proibito

L’idea di accostare due opere come Adolescenza torbida e Frutto proibito, apparentemente così distanti tra loro, nasce dalla riflessione per cui se riduciamo le trame dei film a quelle che potremmo definire come “unità minime” allora notiamo che si possono ascrivere alla stessa categoria nonostante appartengano a due generi distinti. L’unità minima nei due casi sopra citati potrebbe ricondursi alla frase “menzogna di una ragazza che sconvolge la vita di alcuni personaggi a lei legati da un incontro casuale” tenendo presente che in entrambi i film la tematica di fondo va messa in relazione con la contrapposizione tra l’essenza e l’apparenza quando con essenza intendiamo l’identità più profonda della persona e con apparenza invece il mostrarsi per ciò che non si è mascherando attraverso un velo la vera sostanza. Quest’ultimo aspetto – a tratti carnevalesco – è il punto di partenza dal quale prendono vita le vicende narrate nella commedia di Wilder e nel melodramma di Buñuel che, sebbene con motivazioni e uno sviluppo differente, lasciano spazio comunque a molti aspetti in comune.

Frutto proibito

Frutto Proibito, il cui titolo originale era The Major and the Minor, è l’adattamento della commedia in quattro atti Connie goes Home ed è il primo lavoro in qualità di regista di Billy Wilder in America. Uscito nel 1942, narra la storia di Susan Applegate (Ginger Rogers) una giovane che decide di tornare al suo paese natale dopo essere stata delusa dalle esperienze vissute in un anno a New York dove si era trasferita. Non avendo però soldi a sufficienza per comprare il biglietto intero per il ritorno a Stevenson, si finge una dodicenne per prenderne uno ridotto e sul treno conosce il maggiore Kirby (Ray Milland) dando vita così a una serie di equivoci che solo la sospensione dell’incredulità ci permetterà di identificare come verosimili facendoci godere di una storia che, nonostante mostri alcune incongruenze, risulta comunque piacevole e caratterizzata da un buon ritmo interno.
La traduzione del titolo in italiano rimanda alla tradizione biblica e al divieto di mangiare dall’albero della conoscenza allo stesso modo come al militare è precluso un tipo di rapporto diverso da quello zio/nipote che instaura con la finta adolescente (sebbene ne sia segretamente attratto). Proprio questo divieto non verrà mai trasgredito e la relazione tra i due innamorati sarà possibile solo una volta svelata la reale età di Susan.

adolescenza torbida

Susana (Carne y demonio), questo il titolo originale di Adolescenza torbida, è legato al periodo in cui Buñuel visse e lavorò in Messico e venne prodotto nel 1951. Fu lo stesso regista a definirlo come la sua opera peggio riuscita, ma in realtà Susana presenta notevoli punti di interesse che lo portano a un essere un film che va molto oltre il melodramma stereotipato messicano e mostra alcuni dei temi ricorrenti nel regista di origini spagnole (sesso e religione per esempio).

Susana, interpretata da Rosita Quintana, scappa dal riformatorio in una notte cupa mentre imperversa una tormenta e giunge alla tenuta di don Guadalupe dove viene accolta e aiutata da tutta la famiglia che crede alle menzogne della giovane. A dispetto del suo nome biblico, associato alla figura della donna casta e innocente, Rosita Quintana dà vita a una “femme fatale” la cui vera natura è percepita solo dall’anziana domestica Felisa che cerca invano di mettere in guardia i padroni dal rischio che stanno correndo.

Nei pochi giorni di permanenza alla tenuta, Susana metterà in atto il suo piano per conquistare gli uomini che vivono lì e così poterli manipolare a suo piacimento scatenando le gelosie degli uni verso gli altri e rompendo l’apparente atmosfera idilliaca con il fine di sovvertire l’equilibrio della famiglia.

La prima sequenza di entrambi i film ci presenta le protagoniste ed è qui che ha origine la scintilla che innesca la successiva narrazione: la menzogna.
La signorina Applegate mente per poter lasciare New York, città che l’ha delusa profondamente e che potrebbe essere un personaggio essa stessa. La Grande Mela infatti l’aveva attirata lì proprio per la sua apparenza ma dimostra la sua vera essenza facendo capire alla protagonista come non sia possibile per lei pensare a un futuro in tale contesto se non a patto di scendere a compromessi di tipo morale. Al contrario la Susana di Buñuel vuole fuggire dalla realtà del riformatorio dove è rinchiusa da due anni (senza che però ci venga svelato il motivo di tale reclusione) e si rifugia alla tenuta di don Guadalupe dove plasma una nuova identità basata sulla sua apparenza angelica.
La seconda sequenza è quella in cui, in entrambi i casi, prende corpo la bugia: alla stazione dei treni Ginger Rogers (all’epoca trentenne) si cambia d’abito e ruba un palloncino per rendersi più credibile e mascherare il suo volto all’uomo della biglietteria mentre Rosita Quintana si prodiga per conquistare la fiducia della padrona di casa raccontando una storia di violenze e soprusi che suscita il compatimento di doña Carmen la quale le fornisce abiti adeguati a completare la sua trasformazione.
Ecco dunque che un passaggio essenziale nell’acquisizione di una nuova identità risulta essere quello del cambio d’abito, esattamente come nella tradizione carnevalesca, al quale segue l’attuazione delle due protagoniste che, ancora una volta in parallelo, devono mostrare un’innocenza che in realtà non gli appartiene.
La signorina Applegate dunque vuole fuggire dall’apparenza per tornare alla realtà e per lei mantenere in piedi la bugia diventa un peso difficile (più volte infatti viene tentata di svelare la sua vera identità), così non è invece per la Susana di Buñuel che tesse la sua tela con il fine preciso di sedurre don Guadalupe e quindi prendere il posto di doña Carmen a capo della tenuta.

Nei due film non sono solo le protagoniste ad avvalersi della menzogna perché in realtà buona parte delle persone che le circondano vive in uno stato perenne di falsità che viene smascherata con lo sviluppo della trama. La differenza che salta agli occhi è che le due omonime devono ricorrere agli stratagemmi sopra descritti per fuggire da una condizione avversa mentre per gli altri si tratta di un atteggiamento molto più radicato e quotidiano.
In Frutto proibito per esempio abbiamo il signor Osborne, che ogni mercoledì chiama delle giovani affinché lo intrattengano durante l’assenza della moglie ma anche la fidanzata del maggiore Kirby, Pamela, che è pronta a tutto pur di non fargli ottenere il trasferimento che invece lui tanto vorrebbe; il maggiore stesso finge un atteggiamento paternale nei confronti della ragazza quando invece ne è segretamente innamorato.
Per quanto riguarda Adolescenza Torbida, doña Carmen non esita a frustare in preda all’ira Susana quando la scopre con il marito, venendo così meno ai precetti della carità cristiana di cui tanto parla. Lo stesso don Guadalupe, presentato inizialmente come severo ma giusto, non indugia un secondo quando deve decidere tra la moglie e la giovane seduttrice (propendendo chiaramente in favore della seconda e cacciando la sposa) mentre Alberto, il giovane figlio della coppia sempre educato e pacato, diventa intrattabile e geloso svelando un atteggiamento ribelle e irascibile.

Ginger Rogers

Le uniche due persone che riescono a rimanere inalterate sono anche le sole a scoprire fin dall’inizio l’inganno delle due protagoniste: Lucy, la vera dodicenne nel film di Wilder, smaschera subito Susan forse aiutata dall’innocenza della sua età ma ne diventa allo stesso tempo complice mentre in Buñuel è la domestica Felisa che, dall’alto della sua saggezza popolare che la fa sembrare un moderno Sancho Panza, vede subito il pericolo che incarna Susana e che potrebbe rompere il delicato equilibrio dell’intera tenuta.

Rosita Quintana

Tanto in Lucy come in Felisa non è percepibile alcuna alterazione delle reazioni che si manifestano sempre coerenti con il loro personaggio e la popolana semplice con il suo senso pratico riesce a vedere al di là delle apparenze allo stesso modo dell’adolescente istruita ma non avvezza a seguire le regole del mondo esterno (che sembra spiare da una posizione defilata che le permette di conoscerlo senza però doversi adeguare a esso).

La carica di erotismo latente ma mai troppo esplicito (nonostante in Buñuel sia chiaramente più sfacciato), le trame lineari e ben ritmate, i toni ironici e lo sviluppo dei personaggi rendono i due film piacevoli e non scontati sebbene non si tratti delle opere più famose dei due registi. Una differenza sostanziale però si trova nel finale dei due film; se infatti in Frutto proibito si gettano le basi per una nuova storia, lasciandosi dietro la falsità e aprendo la strada a una nuova realtà, in Adolescenza Torbida invece si ripresenta il punto di partenza: Susana viene dimenticata al pari di un sogno e tutti ritornano alla menzogna dell’apparenza dimenticando i torti subiti e facendo come se nulla fosse successo.

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