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Le produzioni teatrali di Pigrecoteatro |
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Metrò Retrò -
Etude
Metrò Retrò nasce
dalle suggestioni che permeano il cinema napoletano delle
origini: un'esperienza artistica e imprenditoriale vivace e
affascinante che produsse immagini tutt'ora indimenticabili
e, forse per questo, dolorose. Sullo sfondo si mostra, come
sempre per Napoli, un passato felice e perduto filtrato da
lo sguardo cronicamente disilluso del presente. Un treno, intanto,
viaggia in avanti o indietro nel tempo, si affaccia tra una
galleria e l'altra alla luce di un mondo che cambia per restare
sempre uguale a se stesso e, infine, tra stridore e clangore,
incide ferite fresche e antiche sulla pelle di celluloide di Assunta
Spina e sui volti dei tre attori che sulla scena
intrecciano alle partiture audiovisive quelle delle loro
azioni.
Rappresentato
a Napoli, in occasione del Maggio dei monumenti, sabato 24
aprile 2004 ore 17.00 e ore 18.00 presso l' Ambulacro del refettorio
di San Domenico Maggiore.
Regia: Maria Benoni
Direzione artistica: Marina de Rogatis.
Con
Adriana Savastano
Angela Van Opejnen
Ahmed Zghoud
Carla Manzo
Raffaela Erminio |
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Todo hahàa
Todo
hahà è un urlo, un suono luminoso e vitale che
squarcia il buio, lo annulla, lo vivifica, lo trasforma ora
in momento amniotico ed accogliente, ora in cruda e dolorosa
assenza di vita. Ogni risveglio è un trauma, ma anche
l'inizio di una nuova vita.
Regia: Maria Benoni
Direzione artistica: Marina de Rogatis.
Con
Adriana Savastano
Angela Van Opejnen
Ahmed Zghoud
Carla Manzo
Raffaela Erminio
Rappresentato il
19
Marzo 2004
Napoli, Palazzetto Urban
Via Concezione a Montecalvario 26
h19.00 e h20.00
ed il
4
Aprile 2004
Torre Annunziata, Difussione Teatro
Via Carminiello 5
h21.00
Evento
presentato nell'ambito della manifestazione Aspettando
Il Maggio organizzata dal Comune
di Napoli
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Il
Marinaio
dall'opera di Fernando Pessoa
Il Marinaio è un sogno notturno
a tre voci.
Immerse nella penombra di una stanza, mentre vegliano
un'amica morta, tre fanciulle si raccontano per potersi credere
creature reali.
Vogliono ricordare ciò che "forse
non sono mai state", un passato che "forse non hanno
mai avuto". Una di esse evoca il sogno di un marinaio, il
quale, naufragato su di un'isola, immagina una nuova patria. Egli
ricrea cose, luoghi, persone, gesti, cesellandoli nella sua anima
e nel suo ricordo. Questi esseri, privi di identità, sono,
forse, essi stessi sognati dal marinaio.
Il lavoro nasce come un work in progress, aperto ad ulteriori
interventi: prima versione in uno spazio sotterraneo con un pubblico
itinerante; poi nel chiuso di un piccolo teatro di un vicolo napoletano.
Regna un'atmosfera sospesa, misteriosa
e sfuggente sottolineata dal commento sonoro e dagli elementi
di scena poveri ma significativi. Alcune fiammelle ai bordi del
palco, un castello in miniatura illuminato dall'interno, un lembo
di stoffa per finestra ed un altro depositato sul fondo come
un'onda marina evocano l'universo immaginario di Pessoa. I versi
conclusivi dell'opera si affollano e si accavallano in un video
finale che, attraverso immagini metropolitane e marine annuncia
l'approssimarsi della luce del giorno: quella che dissolverà le
tre creature.
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