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Rosemary's Baby (Usa 1968) di Roman Polanski con Mia Farrow, John Cassavetes, Ruth Gordon, Sidney Blackmer

William Castle, re del bmovie, produce il primo film americano di Polanski e fa centro. Il giovane autore polacco riesce ad adattare il romanzo omonimo di Ira Levin in modo superbo, insinuando, gradualmente, un terrore strisciante nelle pieghe della quotidianità ed evitando, accuratamente, di palesare l'orrore, allo scopo di giocare meglio sull'ambiguità dell'intera vicenda (Rosemary - il suo cognome, Woodhouse, ha in sè due dei luoghi ricorrenti delle favole nere, il bosco e la casa - immagina tutto o vive davvero l'incubo di cui è protagonista?). Nonostante il successo mondiale e l'Oscar a Ruth Gordon come non protagonista (per il ruolo di Miss Castevet), Rosemary's Baby può essere considerata, a tutti gli effetti, un'opera maledetta. Infatti, l'anno successivo alla sua uscita, la setta guidata da Charles Manson irrompe nella villa di Roman e compie una strage (passata alla storia come "strage di Bel Air") in cui, tra gli altri, perde la vita Sharon Tate (legata sentimentalmente, in quel momento, proprio al regista). Nel 1980, poi, uscendo dal condominio Dakota (quello in cui è ambientata la pellicola), John Lennon trova la morte per mano di uno psicopatico.

 

(R.G.).

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