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Porto mio fratello a fare sesso
(Germania 2001) di Sven Taddicken con Roman Knizka, Hinnerk Schonneman,
Marie-Luise Schramm, Julia Jentsch
VIl 29enne Taddicken esordisce alla regia
con un sorprendente racconto di iniziazione sessuale (che il titolo originale,
Mio fratello il vampiro, non lascia trasparire, ma che quello italiano
svilisce nella più pruriginosa delle traduzioni), vincitore, tra
gli altri, del premio Fipresci al Festival
di Rotterdam del 2002. Sorprendente per garbo e delicatezza con cui
viene affrontato l'argomento (il fatto che Josh sia ritardato conta poco,
visto che problemi di relazione li hanno, più o meno, tutti i personaggi)
nonché per le improvvise divagazioni magiche (Josh si specchia,
si cala per indossare i denti finti da Dracula e, quando si rialza, non
si riflette più; Nic finalmente ha ottenuto un appuntamento con
il ragazzo che le piace e, mentre insieme filano via in motorino, i lampioni
si accendono contemporaneamente quasi a sottolineare l'estasi adolescenziale
della quattordicenne) e l'uso maturo di artifici quali lo split screen.
Davvero un gran bel debutto, passato chiaramente inosservato, che andrebbe
recuperato senza timore di incorrere in bufale.
(Rosario Gallone)
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