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Febbre da
cavallo - La mandrakata (Italia 2002)
di Carlo Vanzina con Gigi Proietti, Rodolfo Laganà, Andrea Ascolese,
Carlo Buccirosso, Nancy Brilli, Enrico Montesano
Temo
che la commozione abbia giocato un brutto scherzo ai recensori. Enrico
Magrelli e Alberto Crespi su Film
Tv, Valerio Caprara su Il Mattino, hanno lodato esageratamente
l'ultima fatica dei Vanzina, attraverso la quale si sono confrontati
più direttamente che in passato con il fantasma dell'illustre genitore:
Steno. E sì che le loro operazioni nostalgia (Sapore
di mare, Il cielo in una stanza, l'episodio alla
Pane, amore e... di A spasso nel tempo 2, i televisivi Anni
'50 e Anni '60) sono sempre state di gran lunga più convincenti
delle commedie di costume (Yuppies, Le finte bionde,
South Kensigton). Qui, però, avevano a che fare
con un prototipo che i fans non ricordano pallidamente, ma citano a memoria.
A dirla tutta, questo sequel, più che una prosecuzione dell'originale,
sembra l'analisi di un mito fatta dagli stessi personaggi (non si spiega
altrimenti il reiterato accennare dei protagonisti al motivo della colonna
sonora - che da extra diventa intradiegetica - firmata Bixio-Frizzi-Tempera,
come se fosse un inno di battaglia). Più o meno la stessa operazione
fatta da Gus Van Sant alle prese con il remake di Psycho.
Con ben altri risultati, si intende. Febbre da cavallo - La mandrakata
non mi ha fatto ridere granchè e mi ha fatto quasi pena il suo
arrancare dietro un modello irrangiungibile. Solo per effetto revival,
ho gradito l'ultima parte in cui, infatti, tra una truffa bis al figlio
di Manzotin, una corsa dalla coda del treno alla testa ed una puntata
al gioco delle tre carte, la clonazione è spudorata.
(Rosario
Gallone)
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