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Due cavalieri a Londra
(Usa 2003) di David Dobkin con Jackie Chan,
Owen Wilson, Donnie Yen, Aidan Gillen
Dopo la fallimentare esperienza solitaria
di Lo smoking, Jackie Chan torna a fare coppia. Non
che il duetto funzioni sempre (i due capitoli di Rush Hour
sono indigesti), ma quello creato da Alfred Gough e Miles Millar
può contare su alcuni punti forti. Innanzi tutto la contaminazione
tra kung fu e western (non nuova, anzi inventata da noi italiani col kung
fu - spaghetti) e, poi, i simpatici corto circuiti storici (il protagonista
si chiama Chon Wang - indovinate un po' come si pronuncia? -, i
due incontrano un Arthur Conan Doyle detective di Scotland Yard
cui, inconsapevolmente, suggeriscono il nome della sua creazione più
famosa - Sherlock Holmes - nonché Jack lo Squartatore
- che fa una brutta fine nel Tamigi ad opera di Chon Lin,
sorella di Chon Wang -). Il sequel (di Pallottole
cinesi) si segnala, inoltre, per un'inopinato sottotesto teorico
sulle equazioni "cinema di arti marziali - comica muta" (la
sequenza all'ingresso dell'Hotel con dei cloni dei Keystone Cops)
e "cinema di arti marziali - cinema musicale" (la sfida
al mercato durante la quale Jackie impugna un ombrello e quasi
danza sulle note, riecheggianti davvero, di Singin' in the Rain).
(Rosario Gallone)
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