{"id":3075,"date":"2021-11-24T17:35:05","date_gmt":"2021-11-24T16:35:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/?p=3075"},"modified":"2021-11-24T17:35:09","modified_gmt":"2021-11-24T16:35:09","slug":"e-stata-la-mano-di-dio-di-paolo-sorrentino-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/e-stata-la-mano-di-dio-di-paolo-sorrentino-la-recensione\/","title":{"rendered":"\u00c8 stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino &#8211; La recensione"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"400\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/e-stata-la-mano-di-dio-paolo-sorrentino.jpg?resize=800%2C400&#038;ssl=1\" alt=\"E' stata la mano di dio - paolo sorrentino - recensione\" class=\"wp-image-3079\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/e-stata-la-mano-di-dio-paolo-sorrentino.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/e-stata-la-mano-di-dio-paolo-sorrentino.jpg?resize=300%2C150&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/e-stata-la-mano-di-dio-paolo-sorrentino.jpg?resize=768%2C384&amp;ssl=1 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 intimamente felliniano nell&#8217;ultimo film di <strong><a href=\"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/?s=paolo+sorrentino\">Paolo Sorrentino<\/a><\/strong>, che va ben al di l\u00e0 della superficie cui ci ha abituato. La citazione forse meno esplicita \u00e8 quella finale, quando <strong>Fabietto<\/strong> lascia Napoli per andare a <strong>Roma<\/strong> in treno come <strong>Moraldo<\/strong> (<strong>Franco Interlenghi<\/strong>) faceva in <em>I vitelloni<\/em>. E mentre l\u00ec il protagonista vedeva i suoi amici dal finestrino nelle loro stanze, con una invenzione linguistica bellissima, qui <strong>Fabietto<\/strong> li passa in rassegna alla stessa altezza (<strong>Marittiello<\/strong>) o dal basso verso l&#8217;alto (la baronessa, zia <strong>Patrizia<\/strong> che lo guardano da una finestra). Entrambi, per\u00f2, guardano e la partenza verso <strong>Roma<\/strong>, verso il cinema, nasce proprio come esigenza di sublimazione di quello sguardo perenne.<br \/><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Ciao, Moraldo - I Vitelloni\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/ja-5hDNVwqQ?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"500\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/e-stata-la-mano-di-dio-filippo-scotti.jpg?resize=750%2C500&#038;ssl=1\" alt=\"e' stata la mano di dio- Filippo Scotti\" class=\"wp-image-3080 size-full\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/e-stata-la-mano-di-dio-filippo-scotti.jpg?w=750&amp;ssl=1 750w, https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/e-stata-la-mano-di-dio-filippo-scotti.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p>Alla prima napoletana, <strong>Sorrentino<\/strong> ha eletto <strong>Massimo Troisi<\/strong> quale nume tutelare del film, ma francamente, dello spirito dell&#8217;autore di <em>Ricomincio da tre<\/em>, c&#8217;\u00e8 poco. Diremmo piuttosto che <em>\u00c8 stata la mano di Dio<\/em> sia il suo <em>Amarcord<\/em>. Familiare, sportivo, cinematografico e sessuale. &#8220;<em>Non ti disunire<\/em>&#8221; urla a <strong>Fabietto<\/strong> l&#8217;<strong>Antonio Capuano<\/strong> interpretato da <strong>Ciro Capano<\/strong> e il film, in fondo, si manifesta quale <em>reunion <\/em>proustiana dell&#8217;autore con i suoi ricordi e il suo immaginario. Una riunione che spesso \u00e8 sovrapposizione tra punti di riferimento (il film che <strong>Capuano<\/strong> gira nella finzione, pi\u00f9 che di <strong>Capuano<\/strong>, \u00e8 di <strong>Sorrentino<\/strong> che cita <strong>Fellini<\/strong>), tra evocato e vocato (qui <strong>Fellini<\/strong> c&#8217;\u00e8, cerca volti, e quella sala d&#8217;aspetto non \u00e8 solo omaggio come lo era quella del chirurgo che fa siringhe di botulino in <em>La grande bellezza<\/em>), tra immediato e mediato. C&#8217;\u00e8 qualcosa di <strong>De Crescenzo<\/strong> nella descrizione delle dinamiche familiari, quel <strong>De Crescenzo<\/strong> che, con la complicit\u00e0 di <strong>Arbore<\/strong>, aveva scherzato amorevolmente su <strong>Fellini<\/strong> in <em>F.F.S.S.<\/em><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Le facce di Fellini\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/WYwiqmrpbtU?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 anche un altro tipo di &#8220;riunione&#8221;: tra la fessa (anzi, la superfessa) e l&#8217;odore delle case dei vecchi. Tra quelle due risposte che segnavano la distanza tra <strong>Jep Gambardella<\/strong>, destinato alla sensibilit\u00e0, e i suoi amici, pi\u00f9 propensi alla carnalit\u00e0. Aspetti che confluiscono in <strong>Fabietto Schisa<\/strong> e quindi in\u00a0<strong>Paolo Sorrentino<\/strong>. Il suo\u00a0<em>coming of age<\/em> in casa della baronessa \u00e8 quello di un ragazzo attratto dal sesso e dalla filosofia, dall&#8217;interiorit\u00e0 e dall&#8217;esteriorit\u00e0 del cinema, un&#8217;esteriorit\u00e0 che consente di non guardarsi dentro, di non scrutare una vita scadente. Alla luce di questa considerazione, e del film, il cinema di\u00a0<strong>Sorrentino<\/strong> si configura quale elaborazione del lutto a episodi, atto estremamente feticistico (come lo \u00e8 la passione del regista per oggetti, arredi, canzoni, insomma per tutto l&#8217;armamentario pop che dissemina nei suoi lavori) con cui riempire un vuoto. <em>\u00c8 stata la mano di Dio <\/em>allora \u00e8 anche l&#8217;opera in cui si riuniscono conscio e inconscio, scena primaria e fuori campo. <em>La petite<\/em> <em>mort <\/em>\u00e8 mostrata, inquadrata,\u00a0<em>la grand mort<\/em>\u00a0no, n\u00e9 a noi n\u00e9 a\u00a0<strong>Fabietto<\/strong> (&#8220;<em>Quando sono morti<\/em>,\u00a0<em>non me li hanno fatti vedere<\/em>&#8220;). Ed ecco il senso forse definitivo dell&#8217;ultimo film dell&#8217;autore di <em>L&#8217;uomo in pi\u00f9<\/em>: rimettere in campo il dolore, ma quello suo, quello autentico, non quello recitato, a volte palesemente artato dei suoi protagonisti. Farci i conti e offrirlo al pubblico per condividerlo con lui. Quasi una cerimonia di transustanziazione in cui &#8220;<em>l&#8217;auteur&#8221; <\/em>si offre eucaristicamente allo spettatore. Smette di essere stile e si fa corpo filmico. Come Dio. Prendete e guardatene tutti.<\/p>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 intimamente felliniano nell&#8217;ultimo film di Paolo Sorrentino, che va ben al di l\u00e0 della superficie cui ci ha abituato. La citazione forse meno esplicita \u00e8 quella finale, quando Fabietto lascia Napoli per andare a Roma in treno come Moraldo (Franco Interlenghi) faceva in I vitelloni. 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