{"id":1930,"date":"2017-08-30T20:34:20","date_gmt":"2017-08-30T18:34:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/?p=1930"},"modified":"2017-08-30T20:36:02","modified_gmt":"2017-08-30T18:36:02","slug":"la-seconda-guerra-mondiale-10-film","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/la-seconda-guerra-mondiale-10-film\/","title":{"rendered":"La Seconda Guerra Mondiale in 10 film."},"content":{"rendered":"<p><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1931\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/dunkirk-nolan.jpg?resize=800%2C400\" alt=\"dunkirk nolan\" width=\"800\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/dunkirk-nolan.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/dunkirk-nolan.jpg?resize=300%2C150&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/dunkirk-nolan.jpg?resize=768%2C384&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/dunkirk-nolan.jpg?resize=500%2C250&amp;ssl=1 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p>Il&nbsp; 31 Agosto sbarca finalmente in Italia il <em>Dunkirk<\/em> targato Nolan, cronaca ansiogena di uno degli episodi pi\u00f9 pregni d\u2019epica della Seconda Guerra Mondiale. Sulla spiaggia della cittadina francese l\u2019esercito alleato si ritrov\u00f2 in un vicolo cieco mentre alle porte di Dunkerque le truppe tedesche erano pronte a sferrare il colpo letale. Ma l\u2019esitazione di Hitler e la mobilitazione di migliaia di civili &#8211;&nbsp; partiti via mare dall\u2019Inghilterra &#8211; diedero vita a un memorabile piano d\u2019evacuazione che salv\u00f2 la vita di 338.000 soldati. Il salvataggio, secondo gli storici, assunse fondamentale importanza nel bilancio finale del conflitto, divenendo simbolo della stoica resistenza britannica in un periodo a totale appannaggio tedesco.<\/p>\n<p>Quella proposta di seguito non \u00e8 una classifica dedicata ai migliori film sulla Seconda Guerra Mondiale, bens\u00ec una playlist mirata a restituire una dimensione storica dei sei anni pi\u00f9 bui del XX\u00b0 secolo.<\/p>\n<p>Uomini, luoghi, eventi che niente meglio del cinema poteva consegnare alla storia.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<h2>Il Grande Uno Rosso (Samuel Fuller, 1980)<\/h2>\n<p>La prima divisione di fanteria statunitense, nota come The Big Red One, si ritrova protagonista dei momenti pi\u00f9 significativi della Seconda Guerra Mondiale; dal Nord Africa alla Cecoslovacchia, passando per Sicilia, Normandia e Belgio. Una summa del conflitto che potrebbe far pensare a una banale apologia del sacrificio, a ingenti dosi di campanilismo, e invece Fuller (che la guerra l\u2019ha vissuta da reporter) regala una visione cinica, antieroica. Non c\u2019\u00e8 spazio per facili moralismi, scorciatoie rassicuranti; il soldato senza macchia appare quale entit\u00e0 evanescente, fasulla. L\u2019importante \u00e8 salvare la pelle, costi quel che costi.<\/p>\n<h2>Il Pianista (Roman Polanski, 2002)<\/h2>\n<p>Prima vittima illustre della guerra lampo imbastita da Hitler, la Polonia vest\u00ec i panni di un cantiere sperimentale per i successivi (e abominevoli) progetti della Germania nazista. Non sembra accidentale che a Varsavia fu allestito quello che sarebbe rimasto &#8211; per l\u2019intera guerra &#8211; il pi\u00f9 vasto ghetto ebraico, nonch\u00e9 anticamera mortuaria prima del trasferimento nei campi di sterminio. E a scampare agli orrori di Treblinka sar\u00e0 proprio Wladyslaw Szpilman \u2013 il pianista del titolo \u2013 sottratto alla morte dal suo talento, ma obbligato per contrappasso a osservare i propri famigliari imbarcarsi per un viaggio di sola andata. Il suo destino suoner\u00e0 altrettanto atroce: tra le macerie del ghetto ritroveremo un essere smarrito, annientato dagli eventi. Il ritorno in patria di Polanski \u00e8 un atroce saggio di storia dove la <em>camera<\/em> appare al servizio degli eventi, senza disdegnare momenti di pura poesia. Oscar meritatissimo per Adrien Brody.<\/p>\n<h2>Tora! Tora! Tora! (Richard Fleischer, 1970)<\/h2>\n<p>All\u2019alba del 7 Dicembre del 1941 l\u2019aviazione nipponica trasmette il messaggio Tora! Tora! Tora!, nome in codice per segnalare la riuscita dell\u2019attacco a sorpresa a Pearl Harbor. 390 aerei oscurano i cieli&nbsp; delle Hawaii affondando cinque corazzate e causando la morte di pi\u00f9 di 2000 soldati americani. Gli Stati Uniti entrano ufficialmente in guerra; Franklin Delano Roosvelt parler\u00e0 di \u201cgiorno dell\u2019infamia\u201d (la dichiarazione di guerra da parte del Giappone giunger\u00e0 ad attacco gi\u00e0 iniziato) mentre nelle parole dell\u2019ammiraglio Yamamoto \u2013 il timore d\u2019aver risvegliato \u201cil gigante dormiente\u201d &#8211; andr\u00e0 celandosi un\u2019oscura profezia legata a ci\u00f2 che avverr\u00e0 a Hiroshima e Nagasaki. Il film di Fleischer \u00e8 in buona parte costruito sull\u2019attesa dell\u2019attacco, la sua pianificazione e sull\u2019ingenua sprovvedutezza degli americani. Agli antipodi del <em>Pearl Harbor<\/em> fracassone e mieloso di Michael Bay, <em>Tora! Tora! Tora!<\/em> conserva un\u2019aria documentaristica e \u2013 seppur prodotto negli anni \u201970 \u2013 ben nasconde nella suspense i segni dell\u2019et\u00e0.<\/p>\n<h2>Schindler\u2019s list (Steven Spielberg, 1993)<\/h2>\n<p>Non \u00e8 una battaglia o un gesto eroico il ricordo emblema lasciatoci su carta o celluloide dalla Seconda Guerra Mondiale, bens\u00ec un luogo, Auschwitz. Nell\u2019economia della \u201csoluzione finale\u201d il complesso di campi di concentramento della cittadina polacca rivestiva il ruolo di fiore all\u2019occhiello; un lager che in 5 anni comport\u00f2 la morte di oltre 3 milioni di esseri umani (tra ebrei, rom, disabili e altre categorie ritenute lontane dai canoni promossi dalla razza ariana). A Spielberg spetta il compito di trasporre un orrore inenarrabile, evitando la trappola del melodramma; e lo fa in modo sontuoso adoperando un machineistico bianco e nero sul cui confine si muove, nell\u2019ombra, la complessa figura dell\u2019industriale tedesco Oscar Schindler che \u2013 scosso dalle pratiche naziste &#8211;&nbsp; dopo aver sfruttato ebrei a basso costo nella propria fabbrica, arriva a salvarne pi\u00f9 di un migliaio. 7 Oscar per il film simbolo dell\u2019Olocausto.&nbsp;<\/p>\n<h2>Little Boy (Alejandro Monteverde, 2015)<\/h2>\n<p>Snobbato colpevolmente dalla distribuzione italiana, <em>Little Boy<\/em> \u00e8 un delizioso family movie con, al centro del plot, un ragazzino vittima di bullismo a causa dei suoi problemi di crescita. Legatissimo al padre, rester\u00e0 traumatizzato quando quest\u2019ultimo sar\u00e0 chiamato alle armi dopo l\u2019attacco nipponico a Pearl Harbor. Il film del messicano Monteverde desta particolare interesse per il modo in cui si sofferma su un tema perlopi\u00f9 ignorato dal cinema hollywoodiano. L\u2019ingresso in guerra degli Stati Uniti provoc\u00f2 un\u2019enorme forma di risentimento nei confronti dei giapponesi residenti sul suolo americano; di questi 110.000 furono internati in &#8220;campi di reinsediamento del periodo di guerra&#8221;, per un destino che non pu\u00f2 far altro che rimandare a ci\u00f2 che accadeva in Europa nello stesso periodo. L\u2019ultimo atto della guerra segn\u00f2 il rilascio delle due bombe atomiche; la prima portava il nome di Little Boy.<\/p>\n<h2>La sottile linea rossa (Terrence Malick, 1998)<\/h2>\n<p>Guadalcanal segn\u00f2 &#8211; con la battaglia delle Midway &#8211; una delle prime battute d\u2019arresto della rapida avanzata nipponica nel Pacifico. Il 7 Agosto 1942 gli alleati sbarcarono sull\u2019isola costringendo, in sei mesi, i giapponesi ad evacuarla. A fare di Guadalcanal uno dei conflitti pi\u00f9 affascinanti della Seconda Guerra Mondiale contribu\u00ec l\u2019intero scenario immacolato, esotico, un Eden di subdola ostilit\u00e0, un antipasto di ci\u00f2 che avrebbe rappresentato il Vietnam per gli Stati Uniti.&nbsp; A 20 anni dal suo ultimo film (<em>I giorni del cielo<\/em>), Malick ribalta l\u2019approccio tipico da <em>war movie<\/em>; camera a mano e montaggio nevrotico cedono il passo a serafici carrelli laterali, dissolvenze quasi demod\u00e9. Un cinema filosofico che tiene la guerra sullo sfondo per scavare nei meandri dell\u2019anima, l\u00ec dove l\u2019uomo \u00e8 da solo con l\u2019Io pi\u00f9 metafisico.&nbsp;<\/p>\n<h2>Letters from Iwo Jima (Clint Eastwood, 2006)<\/h2>\n<p>Col secondo capitolo di un dittico dedicato allo scontro di Iwo Jima tra Usa e Giappone, Clint Eastwood ci regala il ritratto di una delle battaglie pi\u00f9 efferate combattute nel Pacifico. Se in <em>Flags of our fathers<\/em> il regista californiano sparava esplicitamente a zero sull\u2019idolatria dei falsi miti (sei marines a issare una bandiera), qui fa compiere al point of view una sterzata di 180\u00b0 scaraventandoci oltre quelle sottili, letali feritoie, dove il \u201cnemico\u201d dagli occhi a mandorla appare avulso dall\u2019immagine del fanatico kamikaze donataci dagli stereotipi hollywoodiani. Nessuna retorica o stoicismo; gli esseri umani sono molto pi\u00f9 simili di quanto possano credere, hanno paura di morire inutilmente, e le lettere inviate ai propri cari ne sono inequivocabile testimonianza.&nbsp;<\/p>\n<h2>Salvate il soldato Ryan (Steven Spielberg, 1998)<\/h2>\n<p>Proclamato episodio chiave nel computo di un equilibrio che faticava a spezzarsi, lo sbarco in Normandia fu tutt\u2019altro che il principio di una discesa in surplace per gli Alleati. Tra l\u2019operazione Neptune (6 Giugno 1944) e la fine del conflitto (2 Settembre 1945) trascorse pi\u00f9 di un anno. Ci\u00f2 che cattur\u00f2 l\u2019attenzione dei posteri fu la straordinariet\u00e0 dell\u2019invasione, e non parliamo di semplici numeri: lo sbarco fu infatti anticipato da una serie di depistaggi che trasform\u00f2 l\u2019attesa in una guerriglia psicologica, dove intuito e mera fortuna giocarono a favore degli Alleati. Sulla spiaggia di Omaha pi\u00f9 di 15000 soldati persero la vita; a Spielberg bastano 30 minuti per restituirci senza fronzoli la brutalit\u00e0 dell\u2019evento e \u2013 per osmosi \u2013 dell\u2019intera guerra. Il resto del film penzola a tratti verso l\u2019eroismo a stelle e strisce; peccato veniale se paragonato a quella maiuscola mezz\u2019ora di cinema.<\/p>\n<h2>U-Boot 96 (Wolfgang Petersen, 1981)<\/h2>\n<p>Quando si parla di conflitti su larga scala, la nostra percezione sensoriale tende a riprodurre uno scenario standard dove schiere di fanti spossati e farraginosi Panzer dai cingoli infangati vagano per ore, solcando campi di rara immensit\u00e0 e solitudine. Eppure nel corso della Seconda Guerra Mondiale una battaglia di tutt\u2019altro \u201crespiro\u201d \u2013 e forse meno celebre &#8211; ha fatto il suo corso tra tedeschi e alleati nei tetri abissi dell\u2019Oceano Atlantico; il teutonico Wolfgang Petersen porta sullo schermo la storia del sommergibile U-Boot 96 raccontandoci, di riflesso e senza prese di posizione, il dramma comune di migliaia di soldati costretti a operare in enormi bare d\u2019acciaio, nella claustrofobica attesa di un destino pronto a piombare dal cielo. Un kammerspiel subacqueo dal finale spietato.<\/p>\n<h2>Roma citt\u00e0 aperta (Roberto Rossellini, 1945)<\/h2>\n<p>Al fine di tutelare la capitale da futuri bombardamenti, il 14 Agosto 1943, il Governo Badoglio dichiara Roma \u201ccitt\u00e0 aperta\u201d, rendendola a tutti gli effetti smilitarizzata. Il provvedimento unilaterale verr\u00e0 ignorato dai tedeschi che, seppur caritatevoli nel risparmiarne il patrimonio artistico, non esiteranno ad accanirsi sugli indifesi cittadini. Da tali presupposti si lascer\u00e0 guidare Rossellini quando, nel Gennaio 1945 (la guerra \u00e8 ancora in corso), girer\u00e0 con mezzi tecnici di fortuna \u2013 quel che resta di Cinecitt\u00e0 fa da rifugio per i profughi \u2013 il capolavoro apripista del Neorealismo. Amatissimo all\u2019estero, il film non ebbe eguale accoglienza in Italia dove soltanto il Gran Premio al festival di Cannes &#8211; e una candidatura agli Oscar per la migliore sceneggiatura &#8211; furono in grado di ricondurre i critici nostrani a pi\u00f9 miti consigli. A 70 anni di distanza l\u2019urlo della Magnani giunge con medesima tragicit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Di Giovanni Masturzo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il&nbsp; 31 Agosto sbarca finalmente in Italia il Dunkirk targato Nolan, cronaca ansiogena di uno degli episodi pi\u00f9 pregni d\u2019epica della Seconda Guerra Mondiale. Sulla spiaggia della cittadina francese l\u2019esercito alleato si ritrov\u00f2 in un vicolo cieco mentre alle porte di Dunkerque le truppe tedesche erano pronte a sferrare il colpo letale. 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