{"id":1920,"date":"2017-08-01T12:00:14","date_gmt":"2017-08-01T10:00:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/?p=1920"},"modified":"2017-07-28T12:13:25","modified_gmt":"2017-07-28T10:13:25","slug":"top-trash-made-in-italy-10-scult-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/top-trash-made-in-italy-10-scult-italiani\/","title":{"rendered":"Top Trash Made in Italy &#8211; 10 scult italiani"},"content":{"rendered":"<p><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1921\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/top-trash.png?resize=484%2C252&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"484\" height=\"252\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/top-trash.png?w=484&amp;ssl=1 484w, https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/top-trash.png?resize=300%2C156&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 484px) 100vw, 484px\" \/><\/p>\n<p>Ancora una playlist di un nostro allievo. Ancora una playlist di&nbsp;<strong>Giovanni Masturzo<\/strong>. Dopo quella sui luoghi pi\u00f9 comuni dell&#8217;horror, ecco quella sui 10 titoli imprescindibili del trash nostrano. Buona lettura.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>L\u2019estate \u00e8 sopraggiunta da un pezzo e non sapete come riempire le vostre serate? Siete fuori dalle \u201cliste\u201d dei locali pi\u00f9 in mentre ripiegare sul fal\u00f2 vi sembra un\u2019idea troppo ninety? Niente paura, abbiamo la soluzione per voi. Acquistate alcool e schifezze per un valore pari a quello della vostra gioia di vivere, chiamate a raccolta i vostri pi\u00f9 cari amici e mettete su una rassegna dedicata al top del trash nostrano degli ultimi 40 anni. Non resterete delusi, fidatevi. Il detto \u201cridere a crepapelle\u201d si vestir\u00e0 di nuove e grottesche sfaccettature.<\/p>\n<p>1 &#8211;&nbsp;<strong>La croce dalle sette pietre<\/strong>&nbsp;<em>di Marco Antonio Andolfi<\/em><\/p>\n<p>Avete mai visto un lupo mannaro girare nudo, con in testa una maschera pelosa e senza la bench\u00e9 minima parvenza di decoro? No? Allora non vi siete mai imbattuti in La croce dalle sette pietre. Gravissimo. Parliamo di un capolavoro trash che \u2013 da solo &#8211; meriterebbe un saggio da 18 tomi. Autore: <strong>Marco Antonio Andolfi<\/strong>, in arte<strong> Eddy Endolf<\/strong>.<br \/>\nBypassando la trama, che vede protagonista un licantropo impegnato nell\u2019affrontare il clan di <strong>Totonno o\u2019 Fetentone<\/strong> pur di recuperare una croce preziosa, La croce dalle sette pietre (titolo al quale il sommo Marco avrebbe preferito L\u2019uomo lupo contro la camorra) vive di fama imperitura. I motivi non sono semplicemente ascrivibili alla rozzezza della messa in scena e ai relativi momenti scult, ma risiedono in tutto ci\u00f2 che concerne il prima e il dopo. Realizzato con i finanziamenti statali dell\u2019art.28, il film \u00e8 uscito in appena due sale siciliane. Secondo <strong>Endolf<\/strong>, tale gioiellino fu opzionato dalla <strong>Fox<\/strong>, che fu poi \u201cobbligata\u201d a preferirgli <em>Platoon<\/em>, perch\u00e9 reduce dall\u2019Oscar. Ma non finisce qui; del film ne esiste una nuova versione (<em>Talisman<\/em>, 2007) con immagini di disastri naturali e carestie buttate a caso, seguito dal sequel <em>Riecco Aborym<\/em>, obbrobrio di 27 minuti dove un attempato <strong>Endolf<\/strong> recita un paio di battute tra vecchie scene rimontate in loop. Chapeau.<\/p>\n<p>https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=B611ROsP7Vc<\/p>\n<p>2 &#8211;&nbsp;<strong>Il bosco 1<\/strong>&nbsp;<em>di Andrea Marfori<\/em><\/p>\n<p>Sinossi: <strong>Andrea Marfori<\/strong> compra una steadycam oltreoceano e decide di usarla a cazzo di cane. Il plot potrebbe esser sbrogliato in modo rapido e indolore, eppure \u2013 (s)fortunatamente &#8211; <em>Il Bosco 1<\/em> \u00e8 anche altro. Nasce quale tributo (e stupro) all\u2019horror <em>La Casa<\/em> e, visto l\u2019assurdo titolo, come pretestuoso capostipite di una saga, destinata a implodere dopo appena un capitolo. <strong>Marfori<\/strong> dipinge una pietra miliare del trash, segnando in un sol colpo il suo debutto e addio alle scene. Ce n\u2019\u00e8 per tutti i gusti: personaggi astrusi, accenti improbabili, inseguimenti a zig zag e alcuni momenti nonsense da pelle d\u2019oca. Due a caso:<br \/>\n1 &#8211; Il protagonista, a cui sono state appena mozzate le mani, attende tranquillamente l\u2019arrivo dell\u2019acqua fresca(?).<br \/>\n2 &#8211; Uno zombie ingegnoso arpiona <strong>Coralina Cataldi Tassoni<\/strong> usando una canna da pesca.<br \/>\nDa non sottovalutare il sottofinale preannunciante un sequel che &#8211; a distanza di 31 anni &#8211; spero qualcuno abbia il coraggio di girare.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Il Bosco 1 (Evil Clutch)\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/8FHGZ-JdI_Q?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>3 &#8211;&nbsp;<strong>Trolls 2<\/strong><em> di Claudio Fragasso<\/em><\/p>\n<p>Premessa: nel 1986 <strong>John Buechler<\/strong> dirige <em>Troll<\/em>, modesto fantasy che riscuote un discreto successo in patria. Quattro anni dopo la <strong>Filmirage<\/strong> di <strong>Massaccesi<\/strong>, esperta nel girare sequel fittizi, si prende la briga di sfornare un secondo capitolo, dirottandolo versa una piega horror. Come se non bastasse &#8211; per apparire pi\u00f9 figa &#8211; se ne va negli States a girarlo, affidandosi ad attori e addetti ai lavori americani, tutti inequivocabilmente di quart\u2019ordine. I protagonisti del film sono i folletti verdi del titolo \u2013 cugini cheap dei gremlins &#8211; che mettono a soqquadro l\u2019adolescenza del piccolo <strong>Josh<\/strong>, arrivato con la famiglia nella bucolica cittadina di <strong>Nilbog<\/strong> (leggerlo al contrario), nonostante gli stoici e onirici tentativi di dissuasione perpetrati dal nonno defunto. A dispetto di un prodotto nel complesso opinabile, alcuni momenti splatter funzionano bene, eppure ci\u00f2 non \u00e8 stato sufficiente per evitargli l\u2019etichetta di film orrendo, tanto da diventare negli States uno dei must del trash e guadagnarsi un documentario nel 2009, <em>The Best Worst Movie<\/em>. Titolo ineccepibile.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"A Scene From Troll 2\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/HyophYBP_w4?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>4 &#8211;&nbsp;<strong>Grazie, Padre Pio&nbsp;<\/strong><em>di Amedeo Gianfratti<\/em><\/p>\n<p>Napoli: il bello e dannato <strong>Jo Donatello<\/strong> deve pagare lo scotto del suo amore per la conturbante <strong>Cinzia Profita<\/strong> &#8211; lavorando come pilota di corse clandestine &#8211; al soldo del mefistofelico boss <strong>Don Franco<\/strong>. Il padre <strong>Gigione<\/strong>, pur di strappare il figlio dalle maglie della malavita, s\u2019affider\u00e0 alla bont\u00e0 di <strong>Padre Pio<\/strong>. Seppur da catalogare come mediometraggio (40\u2019), <em>Grazie Padre Pio<\/em> entra di diritto \u2013 e a piedi uniti \u2013 nel novero di quei prodotti trash impossibili da dimenticare. Musical? Dramedy? Action? Noir? Thriller? Niente di tutto ci\u00f2 o perfetta summa di un secolo di cinematografia? Ai posteri l\u2019ardua sentenza. A noi basta soffermarci sui tanti messaggi al vetriolo di cui si fa portatore uno script memorabile, tra i quali spicca una frecciatina di caratura internazionale: l\u2019incessante elogio alla \u201cgente che combatte per la libert\u00e0\u201d sa tanto di pepata allusione alla questione palestinese. Insomma &#8211; oltre ad avere tutte le carte in regole per essere un trash da deridere in compagnia \u2013 <em>Grazie Padre Pio<\/em> sarebbe da annoverare nella lista dei film da vedere in pullman verso <strong>Pietralcina<\/strong>, sperando <strong>Padre Pio<\/strong> non vi faccia ruzzolare in un burrone.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"La scena pi\u00f9 bella della storia del cinema!\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/iQLMcRQRZ3g?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>5 &#8211;&nbsp;<strong>Virus &#8211; L&#8217;inferno dei morti&nbsp;<\/strong><em>di Vincent Dawn<\/em><\/p>\n<p><strong>Nuova Guinea<\/strong>: all\u2019interno di una centrale atomica un ratto tarantolato morde un addetto ai lavori; l\u2019uomo, dimenandosi teatralmente, sblocca una valvola e libera una fuga di gas tossico. Lo sciagurato gesto dar\u00e0 il via all\u2019epidemia zombie. A una squadra di SWAT bifolchi il compito di salvare l\u2019umanit\u00e0.<br \/>\n<strong>Bruno Mattei<\/strong>, alias <strong>Vincent Dawn<\/strong>, \u00e8 il regista d\u2019emergenza degli anni \u201980, perch\u00e9 capace di trarre il massimo da budget irrisori, e pazienza se tale impresa sia compiuta scopiazzando e adoperando spezzoni presi da altri film (la parte centrale \u00e8 estrapolata per intero da <em>Nuova Guinea, l\u2019isola dei cannibali<\/em>). Il suo stile \u00e8 anarchico da qualsiasi angolazione lo si osservi; la planimetria narrativa non ha alcuna affinit\u00e0 col concetto di logica, in un bizzarro rollercoaster senza capo n\u00e9 coda. Che poi il film sia la versione frullata dello <em>Zombi<\/em> (1978) di <strong>Romero<\/strong>, dal quale ruba l\u2019intera colonna sonora dei <strong>Goblin<\/strong> e svariate trovate &#8211; il raid dell\u2019incipit, il caos creato dai media e gli stessi personaggi \u2013 \u00e8 soltanto l\u2019ultimo dei problemi. Occhio: sceneggiatura di <strong>Claudio Fragasso<\/strong>.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Virus L&#039;inferno dei morti viventi (B. Mattei, 1980)\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/8OEobSQgDK8?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>6 &#8211;&nbsp;<strong>Paganini Horror<\/strong>&nbsp;<em>di Luigi Cozzi<\/em><\/p>\n<p>Una rock band tutta al femminile vive un periodo di crisi a causa di una forte carenza di idee (ma soprattutto di talento) sin quando l\u2019amico Daniel riesce ad accaparrarsi uno spartito composto \u2013 udite udite &#8211; da <strong>Niccol\u00f2 Paganini<\/strong>. Senza esitare, il gruppo opta per una rivisitazione in chiave rock del brano, ambientando il video all\u2019interno della villa appartenuta al celebre protagonista. La Casa del Sol diviene teatro di un pacchiano eccidio messo in atto dallo spirito di <strong>Paganini<\/strong> addobbato, quest\u2019ultimo, come un fantasma dell\u2019opera ai servigi di Luigi XIV\u00b0. Al cospetto di un\u2019idea umile ma onesta, il film dilapida il suo gi\u00e0 esiguo potenziale affidandosi a una raccapricciante sceneggiatura dove spiegoni gratuiti vanno avvicendandosi a responsi scientifici degni di <strong>Discovery Channel<\/strong>: \u201c<em>Questa muffa la conosco, \u00e8 un fungo che cresceva soltanto nel \u2018700 su alcuni tronchi del Nord Europa, che servivano a produrre i violini pi\u00f9 pregiati come gli <strong>Stradivari<\/strong><\/em>\u201d. Lo spauracchio <strong>Paganini<\/strong> che si discioglie dopo esser stato investito da un raggio solare, \u00e8 un finale degno di cotanta assurdit\u00e0.<\/p>\n<p>https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=tXrGKYsLs2Y<\/p>\n<p>7 &#8211;&nbsp;<strong>Delirio di sangue<\/strong><em> di Sergio Bergonzelli<\/em><\/p>\n<p>Dopo la morte della moglie <strong>Christine<\/strong>, pianista un filino ossessionata dal <em>Delirium<\/em> di <strong>Brahms<\/strong>, il pittore <strong>Saint Simon<\/strong> piomba in stato confusionale. A risollevare le sorti dell\u2019uomo \u2013 umilmente definito \u201c<em>La reincarnazione di Van Gogh<\/em>\u201d &#8211; giunge la dolce <strong>Sibille<\/strong> (fotocopia della moglie defunta). La giovane donna lascia il suo ridicolo fidanzato per trasferirsi nel castello del pittore che intanto, coadiuvato dal suo necrofilo braccio destro, ha scovato il colore perfetto: quello del sangue. L\u2019encomiabile illuminazione fa da ouverture a una carneficina dove, in un\u2019epifania di tette e culi, a mancare \u00e8 proprio l\u2019emoglobina. Ci\u00f2 che abbonda sulla bocca degli stolti, e soprattutto su quella dell\u2019aiutante <strong>Gordon Mitchell<\/strong>, \u00e8 il nudo femminile, che tradisce alla perfezione i trascorsi storici di <strong>Bergonzelli<\/strong>. Tra palpeggiamenti continui e divaricamenti di gambe c\u2019\u00e8 anche il tempo di infilarci qualche dialogo allegorico: peccato che la metafora delle fiammelle venga elargita a intervalli regolari, e ogniqualvolta con le stesse identiche parole.<\/p>\n<p>https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=AXqEq8zRUmo<\/p>\n<p>8 &#8211;&nbsp;<strong>Alex l&#8217;ariete<\/strong>&nbsp;<em>di Damiano Damiani<\/em><\/p>\n<p>Per un ragazzo cresciuto negli anni \u201990, <strong>Alberto Tomba<\/strong> era pi\u00f9 che un semplice sportivo; il carabiniere dalla faccia di bronzo rappresentava il perfetto connubio tra classe e potenza. Personaggio a tutto tondo, con o senza scii ai piedi. Che la sua fama da divo sia risultata letale come il sole per <strong>Icaro<\/strong>? Fatto sta che alle soglie del 2000 \u201c<strong>Tomba la bomba<\/strong>\u201d abbandona le piste innevate e fa il suo debutto al cinema, diretto da <strong>Damiano Damiani<\/strong>. <em>Alex l\u2019ariete<\/em> nasce come pilota di una serie poliziesca mai prodotta e finisce per divenire prima epitaffio del suo attore protagonista (e forse dell\u2019intera arma dei carabinieri), poi manifesto del trash di inizio millennio. Sorvolando sull\u2019espressivit\u00e0 del nostro eroe, paragonabile a quella di una parete di tufo, il film \u00e8 un susseguirsi di scambi di battute raccapriccianti e momenti di indicibile ilarit\u00e0, da vedere e rivedere in slo-mo. Una scena su tutte: nel tentativo di salvare l\u2019inetta <strong>Michelle Hunziker<\/strong> da un branco di malviventi, <strong>Alex<\/strong> sfonda una porta rischiando di spezzarsi realmente la colonna vertebrale.&nbsp;<\/p>\n<p>Due anni dopo vide la luce <em>Carabinieri<\/em>; dalla padella alla brace.<\/p>\n<p>https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=wEBNH8kpvO4<\/p>\n<p>9 &#8211;&nbsp;<strong>Le notti del terrore<\/strong>&nbsp;<em>di Andrea Bianchi<\/em><\/p>\n<p>Un vecchio studioso, con la barba da <em>Ayatollah<\/em>, rinviene una tavola in pietra raffigurante strani simboli. Neanche il tempo di lasciarsi andare ai pi\u00f9 pomposi festeggiamenti che un\u2019orda di zombi etruschi, risvegliatasi da un lungo sonno, lo sbrana. Il giorno seguente accorrono alla villa del professore svariati ospiti, invitati in precedenza senza un valido motivo. Ma il loro destino \u00e8 gi\u00e0 segnato; troveranno ad attenderli i morti viventi di cui sopra. Tra gli ingredienti di spicco di questo gustosissimo aborto, la parte del leone spetta all\u2019intero cast e alle dinamiche che intercorrono tra i vari agnelli sacrificali. La prima parte \u00e8 un potpourri di pudichi accoppiamenti tra commensali, puntellati da battute alquanto raffinate: \u201cMi piace quando fai la mignotta\u201d. Poi, verso la mezz\u2019ora, sale in cattedra il vero mattatore della storia; il piccolo Michael. Piccolo si fa per dire, dato che l\u2019attore a interpretarlo \u00e8 una specie di vetusto nanerottolo, un <strong>Willem Dafoe<\/strong> di 110 cm. La sua singolare bruttezza riesce a porre in secondo piano quelli che dovrebbero essere i veri protagonisti, ovvero gli zombi. Questi ultimi deambulano a rallentatore, fragili come il cartone, eppure sagaci nel mettere in difficolt\u00e0 le prede; malgrado privo di occhi, uno di essi trafigge con una freccia la povera cameriera. Ottanta minuti di puro delirio.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Le Notti del Terrore Migliori Scene\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/jyG-4QPIzzQ?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>10 &#8211;&nbsp;<strong>Troppo belli<\/strong>&nbsp;<em>di Ugo Fabrizio Giordani<\/em><\/p>\n<p>Nel viscido tentativo d\u2019accalappiare frotte di ragazzine urlanti, la <strong>Medusa Film<\/strong> porta al cinema i bellocci del momento: <strong>Costantino Vitagliano<\/strong> e <strong>Daniele Interrante<\/strong>. I due ragazzi, passati alle luci della ribalta grazie a <em>Uomini e Donne<\/em>, sono i pionieri di quella che negli anni sar\u00e0 una nuova forma di televisione destinata a spargersi a macchia d\u2019olio, creata dal nulla sul nulla. Pura avvenenza, nessun talento. E il film ce lo conferma, in maniera spietata. Il livello recitativo tocca il nadir della decenza: gli addominali dei due appaiono pi\u00f9 espressivi degli stessi proprietari. Eppure la sceneggiatura sciorina un pregio destinato a rendere felici tutti i detrattori: <strong>Costantino<\/strong> e <strong>Daniele<\/strong> vengono truffati per l\u2019intera durata della storia facendo la figura degli ebeti. Non una magra consolazione se abbinata al totale fiasco al box office. C\u2019\u00e8 da chiedersi se &#8211; 12 anni dopo &#8211; le allora ragazzine urlanti si stiano passando una mano sulla coscienza.<\/p>\n<p>https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=YLDRjzvn-rI<\/p>\n<p>1<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora una playlist di un nostro allievo. Ancora una playlist di&nbsp;Giovanni Masturzo. Dopo quella sui luoghi pi\u00f9 comuni dell&#8217;horror, ecco quella sui 10 titoli imprescindibili del trash nostrano. 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