{"id":1901,"date":"2017-06-03T13:32:57","date_gmt":"2017-06-03T11:32:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/?p=1901"},"modified":"2017-06-03T13:32:57","modified_gmt":"2017-06-03T11:32:57","slug":"citta-piedi-new-york-10-film","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/citta-piedi-new-york-10-film\/","title":{"rendered":"Una citt\u00e0 in piedi &#8211; New York in 10 film"},"content":{"rendered":"<p><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1902\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/new-york.png?resize=484%2C252&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"484\" height=\"252\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/new-york.png?w=484&amp;ssl=1 484w, https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/new-york.png?resize=300%2C156&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 484px) 100vw, 484px\" \/><\/p>\n<p>Prosegue il coinvolgimento dei nostri allievi nella stesura di playlist. Ce ne facciamo un vanto perch\u00e9 oltre a formare lavoratori del set, registi e sceneggiatori, abbiamo sempre ritenuto importante formare anche nella critica. Torna&nbsp;<strong>Giovanni Masturzo<\/strong> e stavolta ci parla di un luogo iconico come pochi.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Andare per la prima volta a<strong> New York<\/strong> \u00e8 come tornare a casa. Dietro le maglie di un paradosso va celandosi tutto il senso di un legame indissolubile, tra il cinema e la <strong>Grande Mela<\/strong>. Un sodalizio do ut des, destinato ad autoalimentarsi senza soluzione di continuit\u00e0.<br \/>\nIn principio fu <strong>Hollywood<\/strong>, sin quando le leggi antitrust allontanarono la Settima Arte dalle terre losangeline, spingendola tra le braccia di chi, dall\u2019alba del XX\u00b0 secolo, il cinema lo custodiva inconsciamente nel proprio DNA; una citt\u00e0 verticale, dallo skyline altalenante come un elettrocardiogramma impazzito, nella quale si fa fatica a distinguere quel sottile confine tra realt\u00e0 e finzione. <strong>New York<\/strong> \u00e8 un enorme set cinematografico: fermare un taxi, correre a <strong>Central Park<\/strong>, raggiungere la cima dell\u2019<strong>Empire<\/strong>, restare accecati dalle luci di <strong>Times Square<\/strong>, gesti, rituali che, seppur mai perpetrati, ci appartengono. Ma <strong>New York<\/strong> non \u00e8 solo magia, romanticismo a buon mercato, <strong>New York<\/strong> \u00e8 la citt\u00e0 che non dorme mai, quella che di notte pu\u00f2 mostrare l\u2019altra tragica faccia della medaglia, trasformare la tua vita in un inferno, costringerti a trovar riparo tra lerci vagoni della metro. Uno sconfinato melting pot dove, nel caos della vita, puoi sentirti solo.<br \/>\nCentinaia di registi si sono avvicendati, nel tentativo di fotografare ogni piccola sfumatura di questa citt\u00e0 in continua evoluzione. Ne sono usciti capolavori, modeste rappresentazioni, fiaschi totali.<br \/>\nSceglierne soltanto 10 \u00e8 un\u2019impresa; io ci ho provato.<\/p>\n<p>1 &#8211;&nbsp;<strong>Ghostbuster<\/strong><strong>s<\/strong>&nbsp;<em>di Ivan Reitman<\/em><\/p>\n<p>\u201c<em>If there\u2019s something strange in your neighborood. Who you gonna call?<\/em>\u201d. Basterebbe sostituire tale mantra a qualsivoglia sinossi per catalizzare l\u2019attenzione di fan e neofiti sparsi. A far da guida \u201cspirituale\u201d ai quattro acchiappafantasmi del titolo, un <strong>Bill Murray<\/strong> in stato di grazia che, da consumato Maestro di Cerimonia, dispensa sboccate massime a destra e a manca, incurante del destinatario di turno, che sia un passante o il Male in persona.<br \/>\n<strong>New York<\/strong> sfoggia alcune delle sue migliori location, dalla serafica <strong>Public Library<\/strong> al raffinato <strong>Lincoln Center<\/strong>, per finire letteralmente calpestata dall\u2019omino dei Marsh Mallow, in uno degli epiloghi pi\u00f9 gradassi che il cinema ricordi. Il secondo capitolo, per non esser da meno, tirer\u00e0 gi\u00f9 la <strong>Statua della Libert\u00e0<\/strong> dal piedistallo, costringendola a mostrare gli attributi.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Ghostbusters (1984) - Official\u00ae Trailer [HD]\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/vntAEVjPBzQ?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>2 &#8211;&nbsp;<strong>Fa&#8217; la cosa giusta<\/strong>&nbsp;<em>di Spike Lee<\/em><\/p>\n<p><strong>Bedford Stuyvesant<\/strong>, <strong>Brooklyn<\/strong>: in una torrida giornata estiva, il litigio tra il proprietario bianco di una pizzeria e alcuni abitanti neri del quartiere chiamer\u00e0 in causa la polizia newyorchese che, nel sedare la rissa, causer\u00e0 la morte di un afroamericano. <strong>Spike Lee<\/strong>, fautore di un cinema spudoratamente antirazzista, realizza qui il suo prodotto pi\u00f9 intelligente non limitandosi a mettere alla gogna l\u2019intolleranza razziale, bens\u00ec andando a fondo e additando &#8211; come generatore di violenza &#8211; l\u2019odio tra esseri umani, costruito sull\u2019incomunicabilit\u00e0 e l\u2019incapacit\u00e0 di ascoltare il prossimo. Come <strong>Wall Street<\/strong>, \u00e8 l\u2019individualismo a rendere marcia la societ\u00e0, oltre il colore della pelle.&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Tutti contro Tutti - Fa&#039; la cosa giusta (Do the Right Thing) ITA\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/8pCZNFXbQnk?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>3 &#8211;&nbsp;<strong>Colazione da Tiffany&nbsp;<\/strong><em>di Blake Edwards<\/em><\/p>\n<p><strong>Holly Golightly<\/strong> \u00e8 una squillo un po\u2019 matta, sui generis: dorme nuda, nasconde il telefono nella valigia, ha un gatto senza nome, ma soprattutto cela la sua enorme fragilit\u00e0 dietro un\u2019allegria dilagante, a tratti isterica. <strong>Paul<\/strong> \u00e8 uno scrittore e, come <strong>Holly<\/strong>, si fa mantenere da una persona molto pi\u00f9 anziana, disposta a pagarlo per le sue prestazioni sessuali. I due, tanto simili ma paradossalmente opposti, instaureranno un\u2019amicizia destinata a sfociare in ben altro.<br \/>\nFilm che, oltre ad aver consacrato ufficialmente la <strong>Hepburn<\/strong> quale icona di eleganza, ha reso <strong>Tiffany<\/strong>, sulla <strong>5th Ave<\/strong>, meta di pellegrinaggio; c\u2019\u00e8 chi entra avventurandosi in una giungla di prezzi faraonici e chi si accontenta di restar fuori a fissar la vetrina. Con cappuccino e brioche, ovvio.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Colazione da Tiffany - Cioccolata calda all&#039;arancia\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/WJuZ3-DsTlQ?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>4 &#8211;&nbsp;<strong>Wall Street&nbsp;<\/strong><em>di Oliver Stone<\/em><\/p>\n<p>Nella <strong>Grande Mela<\/strong> il denaro non dorme mai; lo sa bene il cinico speculatore <strong>Gordon Gekko<\/strong> (Oscar per <strong>Michael Douglas<\/strong>), chiamato a far da guru a <strong>Bud<\/strong>, giovane broker. Ma si sa: quando ci sono i verdoni di mezzo non c\u2019\u00e8 amicizia che tenga.<br \/>\nIl film, che pi\u00f9 di tutti ha saputo fotografare l\u2019individualismo della societ\u00e0 americana, \u00e8 divenuto manifesto dello yuppismo dilagante degli anni \u201980, quando imberbi arrivisti si catapultavano nel mondo della finanza come sciacalli a caccia di sprovveduti investitori.<br \/>\nSi dice che, a <strong>Wall Street<\/strong>, sia appannaggio dei soli turisti passeggiare con lo sguardo rivolto ai grattacieli, per il resto troverai uomini in giacca e cravatta intenti a camminare rapidamente con un bicchierone di caff\u00e8 in mano e gli occhi fissi sul marciapiede. Alcuni clich\u00e9 non sembrano campati in aria.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"WALL STREET - Trailer ( 1987 )\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/FCctqbRrsBQ?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>5 &#8211;&nbsp;<strong>I guerrieri della notte<\/strong><em> di Walter Hill<\/em><\/p>\n<p>In un parco del <strong>Bronx<\/strong> \u00e8 riunito il non plus ultra delle gang di citt\u00e0. Quando il capo della banda pi\u00f9 forte viene assassinato, la colpa ricade erroneamente sui <strong>Warriors<\/strong>, una delle fazioni meno celebri. L\u2019omicidio sar\u00e0 la miccia che condurr\u00e0 gli otto innocenti dal <strong>Bronx<\/strong> sino alla deserta spiaggia di <strong>Coney Island<\/strong>, in una Via Crucis di poche, serratissime, ore. Tante definizioni sono state adottate per il capolavoro di <strong>Walter Hill<\/strong>, ma nessuna come \u201cwestern metropolitano\u201d sembra vestire panni tanto adamitici. La <strong>New York<\/strong> ritratta \u00e8 tanto brutale e squallida quanto pittoresca, in un\u2019eterna contraddizione che trova la sua summa nel sangue versato; si gioca \u201ca fare la guerra\u201d e la violenza appare garbata, elegantemente coreografata come in un cartoon della <strong>Warner Bros<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"I guerrieri della notte  -- SIGLA INIZIALE\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/SJiXohHjGdA?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>6 &#8211;&nbsp;<strong>Serendipity<\/strong>&nbsp;<em>di Peter Chelsom<\/em><\/p>\n<p>La serendipit\u00e0 \u00e8 l\u2019attitudine a fare scoperte casuali e impreviste. Si parte da un punto A e, prima di arrivare all\u2019agognato punto B, ci si imbatte fortuitamente in un punto C.<br \/>\nL\u2019 ouverture, di questa sinfonia di \u201cfortunati incidenti\u201d, \u00e8 rappresentata da un paio di guanti neri fulmineamente adocchiato dai due protagonisti. Entrambi, gi\u00e0 impegnati, lasceranno che sia la sorte a decidere per loro: un biglietto da cinque dollari, un indirizzo sul retro di un libro.<br \/>\nDue bombe a orologeria pronte a esplodere quando sar\u00e0 troppo tardi\u2026 o forse no.<br \/>\nScegliere una Romantic Comedy che ben rappresenti <strong>New York<\/strong> \u00e8 missione impervia. <em>Serendipity<\/em> sembra inserirsi egregiamente nel filone, ereditando il testimone di <em>Insonnia d\u2019amore<\/em>, dove l\u2019<strong>Empire State Building<\/strong> diveniva happy ending di un picaresco percorso a ostacoli, in una citazione al contrario di un altro simbolo del genere, <em>Un amore splendido<\/em>, con l\u2019indomito <em>skyscraper<\/em> qui a mettere i bastoni tra le ruote ai due protagonisti.&nbsp;<\/p>\n<p>https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=oZfvRKhMJDI<\/p>\n<p>7 &#8211;&nbsp;<strong>King Kong<\/strong>&nbsp;<em>di&nbsp;Merian C. Cooper<\/em><\/p>\n<p>In principio fu<strong> King Kong<\/strong> a mettere a ferro e fuoco <strong>New York<\/strong>, prima che il cinema battezzasse la <strong>Grande Mela<\/strong> quale vittima designata di calamit\u00e0 naturali e invasioni aliene. Il film di <strong>Cooper<\/strong>, che vanter\u00e0 svariati e opinabili remake, mescola sapientemente avventura a elementi esotici, permeandoli di eros e romanticismo; il mito della bestia, un gorillone di 15 metri, domato e condannato da un altro mito, quello della bella. L\u2019amara conclusione, in cima all\u2019<strong>Empire State Building<\/strong>, si far\u00e0 veicolo di due interessanti allegorie: la bestia che, al pari dell\u2019uomo, scala il grattacielo come una montagna, e l\u2019amore, in grado di rendere vulnerabile l\u2019istinto.<br \/>\n&#8220;<em>Non sono stati gli aerei, ma la bella ad uccidere la bestia<\/em>!&#8221; dir\u00e0 <strong>Denham<\/strong> al termine del film.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Sc\u00e8ne Finale 1933\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/NOq8IjDMKIw?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>8 &#8211;&nbsp;<strong>Manhattan<\/strong>&nbsp;<em>di Woody Allen<\/em><\/p>\n<p><strong>Isaac<\/strong> \u00e8 un autore televisivo, quarantaduenne ma immaturo, insoddisfatto e sentimentalmente impegnato con la diciassettenne <strong>Tracy<\/strong>, pronta a raggiungere <strong>Londra<\/strong> per frequentare la scuola d\u2019arte drammatica. La relazione finir\u00e0 sulla graticola quando nella vita di <strong>Isaac<\/strong> irromper\u00e0 <strong>Mary<\/strong>, una saccente giornalista dalla psiche labile, specializzata nell\u2019imbastire rapporti a breve termine.<br \/>\nSe c\u2019\u00e8 un film indissolubilmente legato al luogo nel quale \u00e8 girato, quello \u00e8 <em>Manhattan<\/em>. Stesso dicasi per il suo autore, il <strong>Woody Allen<\/strong> che negli anni non smetter\u00e0 mai di evidenziare la dipendenza dalla sua citt\u00e0. Qui lo fa adoperando un bianco e nero che estrapola dal suo contesto spazio-temporale <strong>New York<\/strong>, per farne un manifesto immortale da consegnare ai posteri. <strong>Central Park<\/strong>, il <strong>Guggenheim<\/strong>, la <strong>Fifth Avenue<\/strong>, il ponte di <strong>Brooklyn<\/strong> e la scena cult sulla panchina dinanzi al <strong>Queensboro Bridge<\/strong>:&nbsp;luoghi simbolo a corroborare quella che \u00e8 pi\u00f9 di una semplice dichiarazione d\u2019amore.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Woody Allen Manhattan scena iniziale.\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/XzKAwfQGm-w?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>9 &#8211;&nbsp;<strong>Rosemary&#8217;s Baby<\/strong>&nbsp;<em>di Roman Polanski<\/em><\/p>\n<p>Una coppietta di freschi sposi trova casa all\u2019interno di un cupo condominio newyorchese. I due vicini &#8211; che definire \u201cambiguamente melliflui\u201d suonerebbe riduttivo &#8211; si dimostrano subito cordiali, soprattutto nei confronti del marito. Con quest\u2019ultimo stipuleranno un patto col Diavolo tale da consentirgli una rosea carriera da attore; a farne le spese sar\u00e0 l\u2019ignara moglie, <strong>Rosemary<\/strong>.<br \/>\nC\u2019era un tempo in cui l\u2019horror poteva fare a meno degli effetti speciali e, quando nelle mani sapienti di un <strong>Roman Polanski<\/strong>, era in grado di partorire capolavori senza eguali. <em>Rosemary\u2019s Baby<\/em> non \u00e8 un semplice film, bens\u00ec una folle discesa nel concetto di inquietudine; sin dalla prima scena ogni elemento profilmico va a aggiungere un nuovo tassello al mosaico, pronto ad assumere le sembianze di un incubo. E non \u00e8 un caso che la location scelta sia proprio il <strong>Dakota Building<\/strong>, tetro e riservato edificio dell\u2019<strong>Upper West Side<\/strong>, che diverr\u00e0 poi, nel 1980, teatro dell\u2019omicidio di <strong>John Lennon<\/strong>. Insomma, una fama non da poco.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"ROSEMARY&#039;S BABY [1968 TRAILER]\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/jwqMv_ci2jU?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>10 &#8211;&nbsp;<strong>Gangs of New York<\/strong>&nbsp;<em>di Martin Scorsese<\/em><\/p>\n<p>1862: nel quartiere newyorchese dei <strong>Five Points<\/strong> si incrociano i destini di alcune gang criminali. <strong>Amsterdam<\/strong>, appena uscito dal riformatorio, deve vendicare la morte del padre, ucciso dal temutissimo <strong>Bill il Macellaio<\/strong>. Girato interamente negli studi di <strong>Cinecitt\u00e0<\/strong>, <strong>Scorsese<\/strong> fa di <strong>New York<\/strong> la cartina di tornasole di un\u2019intera nazione, la cui nascita poggia su un pullulante calderone abitato da odio, razzismo e corruzione. E, ad appena un anno di distanza dall\u201911 Settembre, il film assume l\u2019amaro sapore della metafora: la violenza va abbattendosi su chi &#8211; grazie a essa &#8211; ha piantato le radici, in un meschino effetto boomerang. Da segnalare la sontuosa perfomance di <strong>Daniel Day Lewis<\/strong> e le magniloquenti scenografie di <strong>Dante Ferretti<\/strong>. I produttori costrinsero <strong>Scorsese<\/strong> a falcidiare &#8211; in postproduzione \u2013 la versione desiderata dal regista, causando vistosi dispendi nell\u2019intera economia narrativa. Probabilmente, un capolavoro mancato.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Gangs of New York (2002) Official Trailer - Daniel Day-Lewis, Leonardo DiCaprio Movie HD\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/qHVUPri5tjA?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prosegue il coinvolgimento dei nostri allievi nella stesura di playlist. Ce ne facciamo un vanto perch\u00e9 oltre a formare lavoratori del set, registi e sceneggiatori, abbiamo sempre ritenuto importante formare anche nella critica. 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