{"id":1893,"date":"2017-05-01T01:26:18","date_gmt":"2017-04-30T23:26:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/?p=1893"},"modified":"2017-05-01T01:33:30","modified_gmt":"2017-04-30T23:33:30","slug":"cinema-nobilita-10-film-sul-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/cinema-nobilita-10-film-sul-lavoro\/","title":{"rendered":"Il cinema nobilita &#8211; 10 film sul lavoro"},"content":{"rendered":"<p><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1891\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/lavoro.png?resize=484%2C252\" alt=\"\" width=\"484\" height=\"252\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/lavoro.png?w=484&amp;ssl=1 484w, https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/lavoro.png?resize=300%2C156&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 484px) 100vw, 484px\" \/><\/p>\n<p>Il corso di Analisi e Critica di Pigrecoemme \u00e8 uno di quelli cui, forse, teniamo in modo particolare. Questo perch\u00e9 pensiamo serva non solo a chi voglia intraprendere il lavoro di critico, analista o storico del cinema, ma anche a chi voglia essere uno spettatore pi\u00f9 attento e consapevole. \u00c8 motivo di grande soddisfazione per noi, quindi, ospitare una playlist di un&#8217;allieva del corso, cos\u00ec come abbiamo fatto poco tempo fa pubblicando la recensione di <a href=\"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/ceravamo-tanto-amati-unanalisi-stefano-sessa\/\">C&#8217;eravamo tanto amati <\/a>di un altro allievo, <strong>Stefano Sessa<\/strong>. La sfida era di quelle difficili per una ventenne, ma <strong>Mariantonietta Losanno<\/strong> ha messo in pratica quanto noi docenti diciamo durante il corso, animata dalla curiosit\u00e0 e dalla voglia di approfondire che un critico deve avere. Probabilmente vi sorprenderete, data l&#8217;et\u00e0 dell&#8217;autrice, trovando nella playlist film come&nbsp;<em>Omicron<\/em> di&nbsp;<strong>Ugo Gregoretti<\/strong> oppure&nbsp;<em>I compagni<\/em> di&nbsp;<strong>Mario Monicelli<\/strong>, ma \u00e8 esattamente quello che noi ci riproponiamo nel nostro corso: far scoprire (e, a volte, riscoprire) film, opere, autori. Buona lettura.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Il tema del lavoro, nel cinema, \u00e8 sempre stato un argomento molto sentito. Si pu\u00f2 dire sin dalla prima rappresentazione cinematografica che si conosca, quella dei fratelli <strong>Lumi\u00e8re<\/strong> del 1895, <em>L\u2019uscita dalle officine Lumi\u00e8re<\/em>, e continuando poi con uno degli esempi pi\u00f9 citati, ma sempre efficace, <em>Tempi moderni<\/em> del 1936, di <strong>Charlie Chaplin<\/strong>. Il lavoro, quindi, \u00e8 quasi \u201cil tema dei temi\u201d. Questo, anche e soprattutto, perch\u00e9 il cinema sa parlare di attualit\u00e0 e il suo sguardo sulla nostra societ\u00e0&nbsp;\u00e8,solitamente, quello pi\u00f9 attento. Vogliamo parlare di film che hanno proposto e analizzato, ognuno in maniera diversa, il lavoro: dalla condizione operaia alla mobilitazione sindacale, dalla consapevolezza del ruolo del lavoratore &nbsp;allo spirito politico, dai mutamenti del contesto sociale e culturale ai risvolti del disagio e della marginalit\u00e0 del nostro tempo.&nbsp;<\/p>\n<p>1 &#8211;&nbsp;<strong>La classe operaia va in paradiso<\/strong>&nbsp;<em>di Elio Petri<\/em> (1971)<\/p>\n<p><strong>Ludovico \u201cLul\u00f9\u201d Massa<\/strong> \u00e8 un operaio di trentun anni, ha due famiglie da mantenere e lavora gi\u00e0 da quindici anni. \u00c8 un sostenitore della politica di produzione a cottimo, per questo \u00e8 odiato dai compagni ma encomiato dal padrone. Dopo essere rimasto vittima di un incidente sul lavoro, la sua vita cambia totalmente. La pellicola di <strong>Elio Petri<\/strong> \u00e8 un classico, un film che non ha perso la sua valenza dopo tanti anni. Si parla di classe operaia, proletariato, lotta di classe, borghesia: forse oggi sono cambiate le modalit\u00e0, ma il concetto di sfruttamento \u00e8 rimasto immutato. Questo cult riesce a mostrare, in tutta la sua drammaticit\u00e0, come il lavoro possa investire totalmente la vita di un uomo, come riesca anche a far perdere il contatto con la realt\u00e0, il senso della ragione. C\u2019\u00e8 follia, violenza, annientamento totale dell\u2019uomo.&nbsp;<\/p>\n<p>https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=nE59NDKC7TY<\/p>\n<p>2 &#8211;&nbsp;<strong>Sciopero!<\/strong> <em>di &nbsp;Sergej Michajlovi\u010d \u0116jzen\u0161tejn<\/em> (1925)<\/p>\n<p><strong>Russia<\/strong> 1912. Un operaio \u00e8 ingiustamente accusato di furto dai suoi padroni. Dopo il suo suicidio, a causa del torto subito, i lavoratori della fabbrica organizzano uno sciopero per protestare, non solo come atto di accusa contro la durezza padronale, ma anche come dimostrazione di solidariet\u00e0. La reazione della polizia \u00e8 durissima: si assiste ad un vero e proprio massacro. Il primo lungometraggio del regista sovietico \u00e8 un\u2019opera che ha una grande forza espressiva. In pi\u00f9, il periodo in cui si svolge la vicenda \u00e8 un\u2019epoca molto delicata. Di l\u00ec a poco infatti scoppier\u00e0 la Rivoluzione d\u2019Ottobre che comporter\u00e0 la caduta del regime zarista e la presa di potere da parte dei bolscevichi. Un\u2019opera cruda, in cui si assiste a una strage senza distinzioni: visti gli inutili i tentativi per indurre gli operai a far ritorno nella fabbrica, infatti, la polizia uccide uomini, donne e bambini.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Montaggio delle attrazioni (dal film Sciopero! - Eisenstein)\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/cx5DgbQzxAg?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>3 &#8211;&nbsp;<strong>I compagni<\/strong>&nbsp;<em>di Mario Monicelli<\/em> (1963)<\/p>\n<p><strong>Torino<\/strong>, fine Ottocento. Gli operai di una fabbrica tessile sono costretti a quattordici ore di lavoro, con una sola pausa di mezzora. Oltre ad essere stremati dalla fatica, gli incidenti in fabbrica sono sempre pi\u00f9 frequenti. Dopo l\u2019ennesimo operaio vittima della mutilazione di una mano, i lavoratori decidono di compiere un gesto dimostrativo, in segno di protesta per le condizioni di lavoro insostenibili. Un singolo atto di ribellione non basta, per questo il professor <strong>Sinigaglia<\/strong>, giunto da <strong>Roma<\/strong>, diventa la guida, la voce comune, il mentore. Una ricostruzione impeccabile, un affresco dell\u2019Italia di fine Ottocento. Nonostante la sua forte drammaticit\u00e0, il film di <strong>Monicelli<\/strong>&nbsp;dimostra come gli italiani abbiano imparato a battersi per i propri diritti. Un capolavoro profondamente attuale, una pagina importante della storia del cinema italiano.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"I Compagni - Intervista a Mario Monicelli\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/X-HQTl4wdvQ?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>4 &#8211;&nbsp;<strong>Crepa padrone, tutto va bene<\/strong>&nbsp;<em>di Jean-Luc Godard&nbsp;<\/em>(1972)<\/p>\n<p>Maggio 1968. Una giornalista di una stazione radio americana a Parigi (<strong>Jane Fonda<\/strong>) e un regista della <strong>Nouvelle Vague<\/strong>&nbsp;(<strong>Yves<\/strong> <strong>Montand<\/strong>)&nbsp;che vive con la pubblicit\u00e0 aspettando nuove occasioni, vengono coinvolti per caso nell\u2019occupazione di una fabbrica, nella quale gli operai tengono&nbsp;sequestrato il padrone, decidendo poi di trattenere anche loro, non facendo distinzioni tra padroni e intellettuali. La rappresentazione della fabbrica occupata \u00e8 uno spaccato della realt\u00e0 del lavoro e della ribellione operaia. Il &nbsp;padrone nega la realt\u00e0 delle classi, gli operai descrivono invece l\u2019alienazione del lavoro e le condizioni cui sono costretti a sottostare. Un film testimone di un\u2019epoca, in cui i risvolti politici si mescolano a&nbsp;quelli sentimentali e in cui, dalla presa di coscienza dei due, verr\u00e0 fuori una riflessione sulle ideologie, sul progressismo borghese, sulla mercificazione totale.&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Tout va bien - bande annonce\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/E_zii-1JdBQ?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>5 &#8211;&nbsp;<strong>Fantozzi<\/strong>&nbsp;<em>di Luciano Salce<\/em> (1975)<\/p>\n<p>Il ragioniere <strong>Ugo Fantozzi<\/strong> \u00e8 uno sfortunato impiegato della Megaditta, preso di mira da tutti i suoi colleghi. \u00c8 sottoposto continuamente a vari tipi di vessazioni nell\u2019ambiente di lavoro e anche a casa la situazione non \u00e8 delle migliori: sebbene sia sposato con <strong>Pina<\/strong>, prova segretamente dei sentimenti nei confronti di un\u2019altra donna, sua collega, la signorina <strong>Silvani<\/strong>. Il film, capostipite della saga ideata e interpretata da <strong>Paolo Villaggio<\/strong>, racconta, con una comicit\u00e0 surreale, l\u2019abuso di potere da parte della burocrazia, le gerarchie esistenti in politica e sul posto di lavoro, l\u2019odio fra colleghi&nbsp;(anche se espresso in maniera tragicomica), il servilismo. \u00c8 forse proprio il modo di trattare questi argomenti che li rende -apparentemente- meno gravi, ma l\u2019ironia non pu\u00f2 non farci immedesimare con le varie umiliazioni che <strong>Fantozzi<\/strong> subisce. Un film comico s\u00ec, ma che sublima la crudelt\u00e0 e la ferocia.&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Fantozzi 1975 - Scena iniziale\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Z2NLtsmTdwQ?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>6 &#8211;&nbsp;<strong>Norma Rae<\/strong>&nbsp;<em>di Martin Ritt&nbsp;<\/em>(1979)<\/p>\n<p>Anni \u201970, <strong>Alabama<\/strong> (sud degli Stati Uniti). <strong>Norma Rae<\/strong> lavora in una filanda dove le condizioni di lavoro sono terribili. In mancanza di un sindacato, le paghe, i ritmi di produzione, gli orari, e le condizioni igieniche e sanitarie sono dettate dai cinici padroni e dirigenti. Ma <strong>Norma Rae<\/strong> reagisce con l\u2019aiuto di un sindacalista venuto da New York. La sua \u00e8 una battaglia diversa, perch\u00e9 in questo caso parliamo di una donna, il che le comporta l&#8217;opposizione di una serie di luoghi comuni e pregiudizi con cui \u00e8 difficile fare i conti. \u00c8 un\u2019eroina, una donna forte e coraggiosa che cerca con tutte le sue forze di cambiare una realt\u00e0 sociale immobile da troppo tempo. \u00c8 una donna vera, che affronta ingiustizie e sconfitte, ma che con tenacia raggiunge i suoi obiettivi. L\u2019emancipazione femminile \u00e8 lontana anni luce, i neri sono discriminati, i diritti civili inesistenti. Un film che permette di immedesimarsi in tipi di eroi giusti, umani, che lottano nel quotidiano.&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Norma Rae Trailer\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/45CX8W9peTs?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>7 &#8211;&nbsp;<strong>Full Monty<\/strong>&nbsp;<em>di Peter Cattaneo<\/em> (1997)<\/p>\n<p>L\u2019industria siderurgica di <strong>Sheffield<\/strong> (<strong>Gran Bretagna<\/strong>), a partire dagli anni &#8217;90, \u00e8 stata pesantemente colpita dalla crisi. Due disoccupati si ingegnano per trovare degli espedienti per andare avanti, all\u2019inizio tentano di guadagnare qualcosa con piccoli furti, fino a avere&nbsp;un&#8217;idea geniale: dar vita a uno spogliarello maschile, coinvolgendo altri disoccupati, ognuno alle prese con i propri tentativi di sopravvivenza. Il film \u00e8 capace di rendere con un\u2019ironia al limite, tra il sarcasmo e il surreale, la drammaticit\u00e0 della situazione che sei uomini (soggetti tipo della generazione) vivono. Oltre al tracollo finanziario c\u2019\u00e8 quello emotivo. Ma non ci si perde d\u2019animo, ci si mette in gioco, e si tenta qualsiasi rimedio pur di farcela. Sono messe a nudo (termine pi\u00f9 che adatto al contesto) le frustrazioni di tanti disoccupati che faticano ad andare avanti, ma non solo: c\u2019\u00e8 tanto coraggio, ostinazione e un pizzico di sfrontatezza.&nbsp;Che serve sempre.&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"The Full Monty - Hot Stuff\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/vh4SvxaPuEQ?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>8 &#8211;&nbsp;<strong>Riff Raff<\/strong>&nbsp;<em>di Ken Loach<\/em> (1991)<\/p>\n<p><strong>Londra<\/strong> 1990. <strong>Steve<\/strong> riesce a trovare un lavoro in un cantiere edile, dopo un breve periodo in carcere per furto. Le relazioni tra il datore di lavoro e gli operai sono brutali, i diritti dei lavoratori totalmente calpestati e, in pi\u00f9, le condizioni del cantiere li sottopongono a pericoli costanti. <strong>Steve<\/strong> si innamora di <strong>Susan<\/strong>, una ragazza sbandata e aspirante cantante. La loro storia sembra alleviare la pessima qualit\u00e0 del lavoro, ma non regge le tensioni di una vita senza alcun ideale. <strong>Loach<\/strong> mostra la visione realistica della <strong>Gran Bretagna<\/strong> nel periodo di <strong>Margaret Thatche<\/strong>r, dove si lavorava al limite della sopportazione fisica e mentale. Il finale del film rappresenta la volont\u00e0 di reagire con ogni mezzo alle politiche padronali autoritarie. Un film duro, impegnato, diretto. Un\u2019immagine di <strong>Londra<\/strong> da non dimenticare.&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Riff Raff (1991) di Ken Loach  (in italiano)\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/2R4AiaP3FGU?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>9 &#8211;&nbsp;<strong>Omicron<\/strong>&nbsp;<em>di Ugo Gregoretti<\/em> (1963)<\/p>\n<p>L\u2019operaio <strong>Angelo Trabucco<\/strong> viene ritrovato morto sulla riva del <strong>Po<\/strong>. Al momento dell\u2019autopsia si rianima e comincia a muoversi : il suo corpo, in realt\u00e0, \u00e8 stato impossessato da <strong>Omicron<\/strong>, un extraterrestre che prepara l\u2019invasione della Terra. Questo alieno sviluppa una serie di capacit\u00e0 meccaniche e per questo viene riassunto in fabbrica. Non possiede facolt\u00e0 intellettive, il che lo rende un operaio modello. Si pu\u00f2 mettere in atto il meccanismo perfetto di produzione: sfruttare un infermo per aumentare il fatturato. Se gli si risvegliasse l\u2019intelligenza e la parola non potrebbe essere manovrato allo stesso modo. Il film di <strong>Gregoretti<\/strong> \u00e8 una metafora sotto forma di film di fantascienza: <strong>Trabucco<\/strong> \u00e8 una creatura alienata e mercificata, un uomo inesistente. \u00c8 una pellicola in grado di mostrare quanto sia infetto il nostro pianeta e quanto ci si possa spingere oltre qualsiasi limite pur di aumentare i ritmi produttivi, per annullare la coscienza morale e &#8220;installare&#8221; quella operaia.<\/p>\n<p>https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=GHquOo2zml8&#038;t=18s<\/p>\n<p>10 &#8211;&nbsp;<strong>Due giorni, una notte<\/strong>&nbsp;<em>di Jean-Pierre e Luc Dardenne<\/em> (2014)<\/p>\n<p><strong>Sandra<\/strong> ha solo due giorni e una notte per convincere i suoi colleghi di lavoro a non votare a favore del suo licenziamento, in cambio per\u00f2 sono costretti a rinunciare a un bonus di produzione. \u00c8 una vera e propria corsa contro il tempo, e <strong>Sandra<\/strong> impiega tutte le sue forze, bussando casa per casa ad ogni singolo collega per non perdere il lavoro. Ma com\u2019\u00e8 \u00e8 possibile convincerli? C\u2019\u00e8 chi si nega, chi ha paura, ma anche chi ha la capacit\u00e0 di sostenerla. <strong>Sandra<\/strong> \u00e8 un personaggio cos\u00ec vero, \u00e8 una donna fragile, ma che trova lo stesso la forza di reagire senza umiliarsi. L\u2019esito della battaglia diventa superfluo, quello che conta \u00e8 la volont\u00e0 di battersi, con dignit\u00e0 e coraggio. Il finale del film senza alcuna colonna sonora permette di sentire solo il dolore di fondo. I sentimenti che i fratelli <strong>Dardenne<\/strong> riescono a suscitare sono veri, profondi, tangibili. Un film intimo, necessario, essenziale.&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"DUE GIORNI, UNA NOTTE Trailer Ufficiale Italiano (2014) - Marion Cotillard Movie HD\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/S99IZmqU7Cs?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dieci validi esempi di come la settima arte abbia affrontato il tema del lavoro<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[950,919],"tags":[67,1841,1836,1842,1112,1843,1845,1838,1835,1839,1847,1846,58,1844,1840,1837,28],"class_list":["post-1893","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-analisi-e-critica-2","category-playlist","tag-cinema","tag-classe-operaia-va-in-paradiso","tag-corso-di-analisi-e-critica","tag-due-giorni-una-notte","tag-elio-petri","tag-fantozzi","tag-full-monty","tag-i-compagni","tag-lavoro","tag-monicelli","tag-norma-rae","tag-omicron","tag-pigrecoemme","tag-riff-raff","tag-sciopero","tag-tempi-moderni","tag-ugo-gregoretti"],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1893","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1893"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1893\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1893"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1893"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1893"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}