{"id":1820,"date":"2016-12-28T14:19:12","date_gmt":"2016-12-28T13:19:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/?p=1820"},"modified":"2016-12-28T14:31:41","modified_gmt":"2016-12-28T13:31:41","slug":"10-migliori-film-del-2016","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/10-migliori-film-del-2016\/","title":{"rendered":"I 10 migliori film del 2016"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/migliori-2016.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1821\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/migliori-2016.jpg?resize=484%2C252&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"484\" height=\"252\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/migliori-2016.jpg?w=484&amp;ssl=1 484w, https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/migliori-2016.jpg?resize=300%2C156&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 484px) 100vw, 484px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Parlare dei 10 migliori film di un anno comincia ad essere un esercizio complicato. occorre precisare che ci riferiamo all&#8217;anno solare perch\u00e9 le stagioni cinematografiche abbracciano un periodo corrispondente a quello delle scuole e, nonostante questo, quali si possono considerare film dell&#8217;anno? Quelli distribuiti in sala? E quelli visti nei festival e non distribuiti? E quelli disponibili direttamente sulle piattaforme on line? Senza contare che una lista del genere vivr\u00e0 della parzialit\u00e0 delle visioni del suo estensore che non potr\u00e0 mai aver visto tutto, per collocazione geografica e tempo. Toccher\u00e0 prima o poi cambiare nome alla playlist, titolarla &#8220;<em>Le 10 migliori visioni del &#8230;<\/em>&#8220;. Magari gi\u00e0 dal 2017. Detto questo, ecco la playlist del 2016 la quale, ve ne accorgerete da soli, presenta una prevalenza di storie non &#8220;al&#8221;, ma &#8220;sul&#8221; femminino. Ci sembra un buon segno.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>1 &#8211;&nbsp;<strong>Carol<\/strong>&nbsp;<em>di Todd Haynes<\/em><\/p>\n<p>Inquadrature. Questa \u00e8 la parola chiave per <em>Carol<\/em>. A differenza dell&#8217;algido esercizio di stile di <em>Lontano dal Paradiso<\/em> (in cui <strong>Haynes<\/strong> ricostruiva il mel\u00f2 \u00e0 la <strong>Douglas Sirk<\/strong> esplicitandone i temi sottesi all&#8217;epoca), qui <strong>Haynes<\/strong> ricostruisce\/inquadra un&#8217;epoca. Quanti vetri opachi (di vetrine, di auto sotto la pioggia battente, di occhiali appannati come quelli del commesso viaggiatore che incontra <strong>Terry<\/strong> fuori dal motel) ad inquadrare primi piani (a significare identit\u00e0 sfuggenti, indefinite, in formazione); quanti stipiti (di porte e finestre) di case ed appartamenti borghesi ad incorniciare, costringere, intrappolare le (vite delle) protagoniste; uno specchio\/schermo nella camera, in cui guardarsi prima di capitolare (a <strong>Waterloo<\/strong>) e cedere alla propria natura che la societ\u00e0 vuole resti soffocata; le foto di <strong>Terry<\/strong> che non vuole restare al buio e poi l&#8217;ultima, stupenda, inquadratura: anche qui, come in <em>Revenant<\/em> di <strong>I\u00f1\u00e1rritu<\/strong>, uno sguardo in macchina che pone noi spettatori di fronte a quello specchio che, per quanto possiamo negarlo, \u00e8 lo schermo di un cinema. Perch\u00e9 <strong>Carol<\/strong>, forse, siamo un po&#8217; tutti noi.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"CAROL Trailer Italiano Ufficiale - Cate Blanchett e Rooney Mara [HD]\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/tozRD42hVnc?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>2 &#8211;&nbsp;<strong>The VVitch&nbsp;<\/strong><em>di Robert Eggers<\/em><\/p>\n<p>Solo chi \u00e8 cos\u00ec superficiale da annoverare <em>Il demonio<\/em>, film di <strong>Brunello Rondi<\/strong>, tra gli horror pu\u00f2 fare lo stesso errore con <em>The VVitch<\/em>. Come quello era trasposizione su schermo degli studi antropologici di <strong>Ernesto De Martino<\/strong>, questo vien fuori da documenti (diari, lettere) che il regista <strong>Robert Eggers<\/strong> ha consultato affinch\u00e9 il suo film, grazie ad un rigore che ha imposto anche l&#8217;uso di un inglese arcaico (dei primi coloni), costumi appositamente cuciti con tessuti dell&#8217;epoca e ambienti tirati su col legno utilizzato dai coloni stessi, luci diegetiche \u00e0 la <em>Barry Lindon<\/em>, fosse soprattutto un saggio su un&#8217;epoca in cui ogni cosa (la sessualit\u00e0, la pubert\u00e0 femminile, allucinazioni generate da inedia o da grano malato) veniva ricondotta a Dio o a Satana. Un&#8217;epoca passata?<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"THE WITCH - Trailer italiano ufficiale\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/ZE0LxoT9F70?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>3 &#8211;&nbsp;<strong>Julieta<\/strong>&nbsp;<em>di Pedro&nbsp;Almod\u00f3var<\/em><\/p>\n<p>Ci vuole una perdita perch\u00e9 ci possa essere una conquista. Alla morte dell&#8217;uomo sul treno segue l&#8217;amplesso tra <strong>Julieta<\/strong> e <strong>Xoan<\/strong>, alla morte della moglie di quest&#8217;ultimo l&#8217;arrivo di <strong>Julieta<\/strong> e cos\u00ec via fino alla fine quando anche la ri-conquista del rapporto tra madre e figlia paga un debito con una perdita tragica. Anche <strong>Almod\u00f3var<\/strong> riconquista l&#8217;essenzialit\u00e0 dei classici il cui apice era stato <em>Volver<\/em>, prima che il regista, forse in crisi creativa, attingesse nuovamente al suo mondo barocco (<em>La pelle che abito<\/em>, <em>Gli amanti passeggeri<\/em>) decisamente, per\u00f2, meno sincero, meno brillante e pi\u00f9 artato nell&#8217;et\u00e0 matura. <em>Julieta<\/em> dura poco pi\u00f9 di 90&#8242; (partendo da ben tre racconti di <strong>Alice Munro<\/strong> pubblicati nella raccolta&nbsp;<em>In fuga<\/em>). Perch\u00e9 ad un regista classico non occorre di pi\u00f9 per raccontare una storia di perdite e incontri, una storia che \u00e8 la vita. E che, come la vita, pu\u00f2 racchiudere il passaggio del tempo in un asciugamano sulla testa o il senso di colpa in due raccordi di sguardo impossibili tra la protagonista e i due uomini morti dopo averla incontrata.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Julieta - Trailer Italiano Ufficiale | HD\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Ttn3XAuhA8Q?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>4 &#8211;&nbsp;<strong>Lo chiamavano Jeeg Robot<\/strong>&nbsp;<em>di Gabriele Mainetti<\/em><\/p>\n<p>Occorre sgombrare il campo dagli equivoci. Quella di&nbsp;<strong>Mainetti<\/strong> non \u00e8 un&#8217;americanata, ma un film molto italiano, di quelli che rielaborano un genere come facevamo una volta col western, l&#8217;horror e il polizi(ott)esco (cui, semmai, va ricollegato <em>Jeeg Robot<\/em> visto che&nbsp;<strong>Lo Zingaro<\/strong>, pi\u00f9 che al&nbsp;<strong>Joker<\/strong>, si ispira a&nbsp;<strong>Vincenzo Moretto<\/strong>, detto <strong>Il Gobbo<\/strong>, personaggio interpretato da&nbsp;<strong>Tomas Milian<\/strong>). L&#8217;esordio alla regia di&nbsp;<strong>Mainetti<\/strong> \u00e8 cinema bis vero e proprio (perch\u00e9 il bis ripropone, \u00e8 vero, ma il pezzo migliore). Ne abbiamo parlato pi\u00f9 approfonditamente <a href=\"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/jeeg-robot-salvera-litalia-dalla-commedia\/\">qui<\/a>.&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT Trailer Ufficiale - Gabriele Mainetti [HD]\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/ZE1wgNecCrs?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>5 &#8211;&nbsp;<strong>The Neon Demon<\/strong>&nbsp;<em>di NWR<\/em><\/p>\n<p>Per chi scrive,&nbsp;il capolavoro di <strong>Refn<\/strong> \u00e8 <em>Bronson&nbsp;<\/em>e&nbsp;mentre ci si&nbsp;agitava per la bellezza di <em>Drive<\/em>, sempre chi scrive lo trovava&nbsp;un esercizio di stile un po&#8217; vuoto e leggermente (solo leggermente) meglio gli pareva <em>Solo Dio perdona<\/em>. Proprio ora, col suo film (degli ultimi tre) apparentemente pi\u00f9 debitore di certa vacua estetica glamour heighties, tra <em>Miami Vice<\/em> e <strong>Tony Scott<\/strong>, che <strong>Refn<\/strong>&nbsp;sembra avere qualcosa da dire oltre l&#8217;ineccepibile forma. Scavando tra i soliti numerosi riferimenti (<em>Suspiria<\/em> e <em>Inferno<\/em>, per sua stessa ammissione, ma diremmo pure <em>Tenebre<\/em>, del nostro <strong>Dario Argento<\/strong>; <em>Cat People<\/em> di <strong>Schrader<\/strong> non solo per l&#8217;apparizione del puma, ma anche per l&#8217;apocalittico scenario sul quale scorrono i titoli di coda; <strong>Jean Rollin<\/strong> per non parlare del nome dell&#8217;agente che introduce <strong>Jesse<\/strong> nel mondo della moda ovvero <strong>Roberta Hoffman<\/strong>, <strong>Hoffman<\/strong> come <strong>E.T.A<\/strong>. autore, tra le altre cose, dei <em>Racconti notturni<\/em> in cui figura <em>Der Sandmann<\/em>, novella ispiratrice sia di <em>Eva Futura<\/em> che del robot di <em>Metropolis<\/em> ed analizzata da <strong>Freud<\/strong> nel suo <em>Das Unheimliche<\/em>, non a caso <strong>Jesse<\/strong> non ha\/\u00e8 casa, potrebbe essere un fantasma gotico per quanto, sul trampolino, appaia sospesa nell&#8217;aria) in <em>The Neon Demon<\/em> si affronta un tema per nulla fatuo a dispetto del mondo che descrive. Lo specchio \u00e8 sempre delle (mie\/tue\/sue) brame, ma non gli si chiede pi\u00f9 la verit\u00e0 e quindi attraversarlo significa attraversarsi, ferirsi (una scheggia di uno specchio lacera la mano della protagonista). La bellezza \u00e8 tutto, come sostiene <strong>Alessandro Nivola<\/strong> (non accreditato) nella discussione nel diner e, sebbene vada via offeso, il giovane fotografo ha ragione a dire che conta essere belli dentro tanto che le tre streghe (<strong>Tre madri<\/strong>, ancora <strong>Argento<\/strong>) anche un po contesse <strong>B\u00e0thory<\/strong> cannibalizzano la giovane modella ovvero il demone del titolo, demone nel senso di ossessione: essere bella senza (foto)ritocco. C&#8217;\u00e8 chi la rigetta, chi si rigenera rompendo le acque come in una anomala partenogenesi mammifera (o allontanando lo spettro della menopausa con un copioso ciclo &#8220;lunare&#8221;) e chi la assimila (ne mangia l&#8217;anima\/occhio, cosa che fa&nbsp;&#8211; <strong>Fassbinder<\/strong> insegna &#8211; la paura). Fatto sta che per un &#8220;mi piace&#8221; in pi\u00f9 (specie quando sembrerebbe per noi tardi) uccideremmo. Un approfondimento <a href=\"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/la-bellezza-del-demonio-guida-the-neon-demon\/\">qui<\/a>.&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"The Neon Demon Official Trailer #1 (2016) - Elle Fanning, Keanu Reeves Horror Movie HD\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/cipOTUO0CmU?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>6 &#8211;&nbsp;<strong>The Assassin&nbsp;<\/strong><em>di Hou Hsiao-hsien<\/em><\/p>\n<p><strong>Yianning<\/strong> (in nero) e la monaca sua insegnante <strong>Jia Xin<\/strong> (in bianco), nella prima inquadratura di <em>The Assassin<\/em>, rappresentano un po&#8217; il concetto del <strong>Tai<\/strong>: lo yin e lo yang. Ma nel mondo, pare dire <strong>Hou Hsiao-hsien<\/strong>, non \u00e8 tutto o bianco o nero, c&#8217;\u00e8 il colore e nel colore i contorni si fanno meno netti. Negli interni la visione della ritualit\u00e0\/teatralit\u00e0 viene continuamente frustrata dall&#8217;erezione di una quarta parete diegetica, tendaggi o vapori, mentre in esterni \u00e8 il linguaggio del cinema (campi lunghi, montaggio improvvisamente e brevemente concitato) ad impedire di saperne di pi\u00f9. In fondo, ci\u00f2 che conta \u00e8 che il mondo del <em>wuxiapian<\/em>, cos\u00ec nettamente diviso tra buoni e cattivi, sia improvvisamente attraversato da dubbi dell&#8217;uomo moderno. I duelli finiscono con i due contendenti che prendono strade diverse. La nebbia non permette pi\u00f9 di distinguere il bianco dal nero. Capolavoro iconoclasta di un regista settantenne (vincitore&nbsp;nel 1989 vinse il&nbsp;<strong>Leone d&#8217;oro&nbsp;<\/strong>a&nbsp;<strong>Venezia<\/strong> con il pi\u00f9 classico, e pi\u00f9 anodino,&nbsp;<em>Citt\u00e0 dolente<\/em>)<em>,&nbsp;The Assassin<\/em> \u00e8 una galleria di ipnotici&nbsp;<em>tableaux<\/em> che provocano una &#8220;sindrome di Stendhal&#8221; cinematografica.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"The Assassin Official Trailer 1 (2015) - Hou Hsiao-Hsien Movie HD\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/CKFtNsQ78oI?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>7 &#8211;&nbsp;<strong>Zootropolis&nbsp;<\/strong><em>di&nbsp;Byron Howard e Rich Moore<\/em><\/p>\n<p>Stavolta l&#8217;antropomorfismo non serve solo alla traslazione tipica dei <em>contes moraux<\/em>, delle favole&nbsp;di&nbsp;<strong>Esopo<\/strong>, ma ad un discorso pi\u00f9 complesso sulla natura e sulla possibilit\u00e0 di sfuggirle. L&#8217;ambiente determina ci\u00f2 che siamo ed \u00e8 possibile che una coniglietta sia coraggiosa, un bradipo ami la velocit\u00e0, un piccolo roditore sia un boss ed una volpe&#8230;beh s\u00ec che una volpe sia una volpe, ma solo perch\u00e9 arresasi&nbsp;a chi le diceva che non poteva essere altro.&nbsp;Se&nbsp;<strong>Billy Wilder<\/strong> avesse mai diretto un film d&#8217;animazione, probabilmente sarebbe stato&nbsp;<em>Zootropolis<\/em>,&nbsp;<em>buddy movie, sophisticated e screwball<\/em>&nbsp;insieme e,&nbsp;<em>last but not least<\/em>, noir impeccabile con la&nbsp;<em>dark lady<\/em> che non ti aspetti.&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Zootropolis - Trailer Ufficiale Italiano | HD\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/0HtQbNpgq7Y?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>8 &#8211;&nbsp;<strong>Ma Loute<\/strong>&nbsp;<em>di Bruno Dumont<\/em><\/p>\n<p>Con <em>P&#8217;tit Quinquin<\/em> abbiamo scoperto che il nichilista <strong>Bruno Dumont<\/strong> ha anche un senso dell&#8217;umorismo. Che questa cosa non venga presa come un rammollimento, perch\u00e9 in realt\u00e0 <strong>Dumont<\/strong> conserva uno sguardo disilluso sulla societ\u00e0 occidentale. <em>Ma Loute<\/em> fa ridere molto senza che questo intacchi il discorso politico che vi \u00e8 sotteso. Le derive antropofaghe della lotta di classe (ci viene in mente il <strong>Paul Bartel<\/strong> di <em>Mangia il ricco<\/em>) sono accompagnate da figure e gag che paiono uscire da un film di <strong>Jacques Tati<\/strong>. Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9. <em>Ma Loute<\/em> \u00e8 anche un autocritico attacco al cinema borghese, finto quanto lo \u00e8 la borghesia, ipocrita quando finge di ammirare il proletariato (l&#8217;insulso e artato apprezzamento per la bellezza di un marinaio, tutt&#8217;altro che apollineo) ed \u00e8 per questo che al solito cast di non professionisti, stavolta <strong>Dumont<\/strong> affianca un trio di star quali <strong>Fabrice Luchini<\/strong>, <strong>Valeria Bruni Tedeschi<\/strong> e <strong>Juliette Binoche<\/strong> cui, per\u00f2, chiede di esagerare il gesto attoriale, di essere sopra le righe, di essere attori finti che recitano borghesi finti.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"MA LOUTE un film di Bruno Dumont | Trailer Italiano Ufficiale [HD]\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/83QkxzRoazA?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>9 &#8211;&nbsp;<strong>Il figlio di Saul<\/strong>&nbsp;<em>di&nbsp;L\u00e1szl\u00f3 Nemes<\/em><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una scena emblematica in <strong>Il figlio di Saul<\/strong>: quella in cui i prigionieri provano, con uno stratagemma, a scattare una foto dello sterminio per poi provare a farla uscire dal lager. C&#8217;\u00e8 troppo fumo, ma, una volta puntato l&#8217;obiettivo, questo pare diradarsi. Sull&#8217;Olocausto e sull&#8217;impossibilit\u00e0 di rappresentare l&#8217;orrore che fu, si \u00e8 detto molto, dalla stigmatizzazione di <strong>Jacques Rivette<\/strong> del travelling finale di <em>Kap\u00f2<\/em> per il quale sosteneva, con riferimento al regista <strong>Gillo Pontecorvo<\/strong>, &#8220;<em>cet homme n&#8217;a droit qu&#8217;au plus profond m\u00e9pris<\/em>&#8221; al caustico calembour di <strong>David Mamet<\/strong> &#8220;<em>The Shoah Must Go On<\/em>&#8220;. <strong>L\u00e1szl\u00f3 Nemes<\/strong>, conscio dell&#8217;ambigua dialettica tra orrore della realt\u00e0 storica ed estetizzazione della sua rappresentazione, fa una scelta radicale, di forma e di formato. Il 4:3, il formato migliore per i PP, ed una mdp incollata addosso al protagonista <strong>Saul<\/strong>. Nessun fumo, spettacolarizzante, negli occhi, ma un unico obiettivo, un unico corpo da seguire, un&#8217;unica realt\u00e0 da documentare, un&#8217;unica ossessione da soddisfare: quella di&nbsp;dare degna sepoltura ai morti.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"IL FIGLIO DI SAUL - Trailer italiano ufficiale (dal 21 Gennaio al Cinema)\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/kc_UP4pzcto?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>10 &#8211;&nbsp;<strong>Elle<\/strong>&nbsp;<em>di Paul Verhoeven<\/em><\/p>\n<p><em>Elle<\/em> \u00e8 la risposta di <strong>Verhoeven<\/strong> a chi, fin dai tempi di <em>Basic Instinct<\/em> e <em>Showgirls<\/em>, gli ha mosso improvvidamente accuse di misogin\u00eca. <em>Elle<\/em> \u00e8 pronome femminile. Ed \u00e8 palindromo. Resta <em>Elle<\/em> da qualsiasi punto di vista lo si legga. Le maschere (di mariti fedeli, di padri contro l&#8217;evidenza, di cattolici ferventi) le portano gli uomini, le donne (da <strong>Mich\u00e8le<\/strong>, che attraversa, sgradevolmente imperturbabile, ogni accadimento anche il pi\u00f9 traumatico, a <strong>Anna<\/strong>, nome palindromo anch&#8217;esso, fino a <strong>Rebecca<\/strong> tetragona per motivi di fede) no e se superano l&#8217;ipocrisia della societ\u00e0 occidentale che, in fondo, per loro prediligerebbe la sottomissione (pi\u00f9 subdola, meno ostentata di quella del mondo arabo), non possono che scegliere l&#8217;indipendenza. Tanto, qualunque &#8220;direzione&#8221; prendano saranno s\u00e9 stesse.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Elle | Official HD Trailer (2016) | Paul Verhoeven\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/gM96ne-XiH0?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2016 \u00e8 donna.<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":true,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[950,919],"tags":[1789,1793,67,1792,1791,1587,1794,1796,1795,1790,1797,1788],"class_list":["post-1820","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-analisi-e-critica-2","category-playlist","tag-1789","tag-carol","tag-cinema","tag-elle","tag-il-figlio-di-saul","tag-jeeg-robot","tag-julieta","tag-ma-loute","tag-neon-demon","tag-the-assassin","tag-the-vvitch","tag-zootropolis"],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1820","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1820"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1820\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1820"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1820"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1820"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}