{"id":1519,"date":"2015-10-16T12:22:05","date_gmt":"2015-10-16T10:22:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/?p=1519"},"modified":"2025-09-23T22:31:22","modified_gmt":"2025-09-23T20:31:22","slug":"suburra-non-e-gomorra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/suburra-non-e-gomorra\/","title":{"rendered":"Suburra non \u00e8 Gomorra"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/suburra-non-e-gomorra.jpg\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"484\" height=\"252\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/suburra-non-e-gomorra.jpg?resize=484%2C252\" alt=\"suburra non e gomorra\" class=\"wp-image-1520\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/suburra-non-e-gomorra.jpg?w=484&amp;ssl=1 484w, https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/suburra-non-e-gomorra.jpg?resize=300%2C156&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 484px) 100vw, 484px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>La premessa \u00e8 che il cinema italiano ha bisogno oggi di <strong>Stefano Sollima&nbsp;<\/strong>perch\u00e9 siamo orfani di chi sia in grado di maneggiare un genere, come il noir\/polizi(ott)esco, con tanta perizia ed attenzione allo spettacolo. Detto questo, tuttavia, all&#8217;uscita dalla sala, non siamo riusciti a liberarci dalla sensazione di esserci trovati di fronte ad un&#8217;occasione persa (sensazione, ahinoi, provata anche di fronte ad&nbsp;<em>A.C.A.B., <\/em>il suo esordio al cinema,<em>&nbsp;<\/em>e<em>&nbsp;<\/em>ricorrente ogni qual volta registi, dimostratisi in grado di reggere la&nbsp;dura&nbsp;sfida della lunga serialit\u00e0 di qualit\u00e0 in <strong>Italia<\/strong>&nbsp;&#8211; lo stesso vale per&nbsp;<strong>Ciarrapico, Torre<\/strong> e&nbsp;<strong>Vendruscolo<\/strong>&nbsp;ed il loro&nbsp;<em>Ogni maledetto Natale<\/em> -, si confrontano&nbsp;con le misure pi\u00f9 grandi, dello schermo, ma pi\u00f9 limitate, quanto a durata, dello sviluppo della storia, dei caratteri e dell&#8217;intreccio. Ed, in virt\u00f9 dei pressoch\u00e9 unanimi consensi letti in giro sulla seconda regia cinematografica&nbsp;del figlio di&nbsp;<strong>Sergio Sollima&nbsp;<\/strong>(scomparso da poco ed al quale il film \u00e8 dedicato), proveremo a spiegare questa sensazione (vi assicuriamo spiacevole perch\u00e9 avevamo voglia anche noi di gridare al capolavoro) rimodulando in tre contestualizzazioni&nbsp;diverse la frase con cui abbiamo intitolato questo articolo: &#8220;<em>Suburra non \u00e8 Gomorra<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>1 &#8211;<em>Suburra<\/em>&nbsp;(libro) non \u00e8&nbsp;<em>Gomorra&nbsp;<\/em>(libro)<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 l&#8217;ormai seminale best seller di&nbsp;<strong>Roberto Saviano<\/strong> appartiene alla&nbsp;<em>non-fiction<\/em> mentre quello di&nbsp;<strong>Giancarlo&nbsp;<\/strong><strong>De Cataldo<\/strong> e <strong>Carlo Bonini<\/strong>, per quanto ispirato a fatti reali, \u00e8 romanzo puro. Anzi, azzarderemmo che, come esiste un&nbsp;<strong>Grande Romanzo Americano<\/strong>, l&#8217;ambizione di&nbsp;<strong>De Cataldo<\/strong>, sia con&nbsp;<em>Romanzo criminale<\/em>&nbsp;che&nbsp;con&nbsp;<em>Suburra<\/em>, potrebbe essere quella di gettare le basi di un&nbsp;<strong>Grande Romanzo Italiano<\/strong>. Nonostante&nbsp;<strong>Saviano<\/strong> ci tenga alla sua prosa (che non \u00e8 fenomenale), \u00e8 ormai certo che&nbsp;<em>Gomorra<\/em> (polemiche e cause di plagio a parte) valga pi\u00f9 per quel che racconta che per come lo racconti, mentre&nbsp;<em>Suburra<\/em> \u00e8 un romanzo ben scritto, da quattro mani, che racconta s\u00ec di una&nbsp;<strong>Roma<\/strong> che poi sarebbe diventata quella di &#8220;mafia capitale&#8221; e quindi di una citt\u00e0 fortemente vicina a quella che oggi viene raccontata dalla cronaca, ma mai perdendo di vista la potenza della narrazione, della descrizione dei personaggi, dei meccanismi della suspense e quindi dell&#8217;intrattenimento. Si sa che&nbsp;<strong>Sollima<\/strong>&nbsp;\u00e8 intervenuto anche sull&#8217;adattamento (degli autori del libro e della premiata ditta&nbsp;<strong>Rulli<\/strong> e&nbsp;<strong>Petraglia<\/strong>) operando tagli non cos\u00ec ovvi quanto si potrebbe pensare. Perch\u00e9, se \u00e8 vero che il passaggio dalla pagina scritta ai 24 fotogrammi al secondo comporta sempre un sacrificio della prima, cancellare dalla sceneggiatura i personaggi del colonnello&nbsp;<strong>Marco Malatesta<\/strong>, di&nbsp;<strong>Brandolin<\/strong>, di&nbsp;<strong>Alice Savelli<\/strong> e del PM&nbsp;<strong>Michelangelo De Candia<\/strong>, ovvero i buoni, \u00e8 scelta radicale dettata da un obiettivo preciso (raccontare il male senza lo scontro col bene) e non da un&#8217;esigenza di condensare in due ore un intreccio pi\u00f9 lungo. Scelta che, a noi sembra, meno nichilista di quanto la si dipinga perch\u00e9 uno&nbsp;<strong>Stato <\/strong>(come istituzione e come societ\u00e0 civile)&nbsp;assente (fuori campo) \u00e8 pur sempre meno inquietante di uno&nbsp;<strong>Stato&nbsp;<\/strong>connivente (il maresciallo&nbsp;<strong>Rapisarda<\/strong>,&nbsp;<strong>Terenzi<\/strong> o il PM&nbsp;<strong>Setola<\/strong> del racconto) ed, in fondo, la morale del film (addirittura rassicurante) pare quasi essere &#8220;il male, anche quello radicato nelle istituzioni, si annulla da solo&#8221;. Lo stesso&nbsp;chiudere la vicenda tra due apparizioni del Pontefice dimissionario, a mo&#8217; di parentesi, ci \u00e8 sembrata soluzione (inesistente nel libro) stonata, quasi a voler limitare il coinvolgimento del&nbsp;<strong>Vaticano<\/strong> (che ci sia lo zampino di&nbsp;<strong>RaiCinema<\/strong> che cofinanzia?)&nbsp;alla comparsata, per motivi di coproduzione francese, di&nbsp;<strong>Jean-Hughes Anglade<\/strong> nelle vesti di una sorta di&nbsp;<strong>Marcinkus<\/strong> degli anni &#8217;10 del&nbsp;XXI secolo.<\/p>\n\n\n\n<p>2 &#8211;&nbsp;<em>Suburra<\/em>&nbsp;(film) non \u00e8&nbsp;<em>Gomorra&nbsp;<\/em>(film)<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 l&#8217;autore (ch\u00e9 di autore stiamo parlando)&nbsp;<strong>Garrone<\/strong>, nello scegliere radicalmente di sottrarre l&#8217;epica ad una storia di criminalit\u00e0 (abolendo del tutto la colonna sonora musicale extradiegetica, ad esempio, o sporcando volutamente l&#8217;immagin\/ario del genere gangster con inquadrature sovraesposte, ambienti sciatti, riprese a spalla) ha finito col costruire, da esteta qual \u00e8, un&#8217;epica dell&#8217;immaginario di cui anche&nbsp;<strong>Sollima<\/strong> pare tener conto nella scena del Centro massaggi. Quest&#8217;ultimo, invece, che \u00e8 artigiano nel senso nobile del termine (ma non autore), punta alla mitopoiesi, all&#8217;enfasi dell&#8217;epos (il countdown verso l&#8217;Apocalisse, la pioggia costante, una musica fin troppo invadente e non cos\u00ec a fuoco rispetto alle immagini), ma in questo fallisce perch\u00e9 non lascia il segno. Anche la celebratissima scena della sparatoria nel centro commerciale, girata davvero molto bene, non ha, tuttavia, la stessa forza iconica &nbsp;non&nbsp;diciamo di&nbsp;una scena quale quella di&nbsp;<strong>Marco<\/strong> e&nbsp;<strong>Pisellino<\/strong> che sparano in riva al lago, ma anche di&nbsp;un&#8217;analoga sequenza presente nel film&nbsp;<em>Mani sporche sulla citt\u00e0<\/em> (<em>Busting&nbsp;<\/em>in originale) diretto, nel 1973, dall&#8217;ottimo mestierante&nbsp;<strong>Peter Hyams<\/strong> e che potete vedere sotto.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"busting chase\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/t3iYtlCL3jA?start=66&#038;feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Gomorra - La scena delle armi\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/4BDg0HRD15c?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>3 &#8211;&nbsp;<em>Suburra<\/em>&nbsp;(film) non \u00e8&nbsp;<em>Gomorra&nbsp;<\/em>(la&nbsp;serie)<\/p>\n\n\n\n<p>Ma neanche&nbsp;<em>Romanzo criminale &#8211; La serie<\/em>. E qui entra in gioco, forse, il limite di&nbsp;<strong>Sollima<\/strong> che, per riuscire ad incidere sull&#8217;immaginario, ha bisogno dell&#8217;ampio respiro che concede la lunga serialit\u00e0. Nessuno dei personaggi di&nbsp;<em>Suburra<\/em> resta impresso come il<strong> Libanese<\/strong>, il&nbsp;<strong>Dandy<\/strong>, il&nbsp;<strong>Freddo<\/strong>,&nbsp;<strong>Ciro l&#8217;immortale<\/strong>,&nbsp;<strong>Salvatore Conte<\/strong> e&nbsp;<strong>Savastano<\/strong>. Lo scarto maggiore, tra libro e film, \u00e8 nel personaggio del&nbsp;<strong>Samurai<\/strong>&nbsp;di cui emerge, tra le righe del racconto scritto, il carisma e l&#8217;enorme ascendente che esercita sugli altri (un tempo anche su&nbsp;<strong>Marco Malatesta<\/strong> che, in fondo, si ribella a lui, padre\/mentore, arruolandosi e passando dall&#8217;altro lato della barricata con tanto di &#8220;epico&#8221;, qui s\u00ec, scontro finale) mentre sul grande schermo, per indicazioni date a&nbsp;<strong>Claudio Amendola<\/strong> ed ai costumisti, il&nbsp;<strong>Samurai<\/strong> sembra un impiegato in pensione di cui si fa fatica ad avere paura. Nel libro \u00e8 invisibile perch\u00e9 \u00e8 un ninja, nel film \u00e8 invisibile perch\u00e9 \u00e8 ordinario. Anche in questo caso si tratta di una scelta, legittima, ma che, per noi, non paga in termini di formazione dell&#8217;immaginario. Intendiamoci: gli attori sono tutti bravi e ci rinfranca l&#8217;idea che anche in&nbsp;<strong>Italia<\/strong> ci possano essere volti granitici come possono essere quelli di un&nbsp;<strong>Tommy Lee Jones<\/strong>,&nbsp;<strong>Scott Glenn<\/strong>, ma i personaggi sono abbozzati. L&#8217;unico che viene fuori un po&#8217; meglio \u00e8 quello, parzialmente inventato (perch\u00e9 nel romanzo ha una storia diversa, e&nbsp;pi\u00f9 marginale&nbsp;di quanto lo sia sul grande schermo), di&nbsp;<strong>Sebastiano<\/strong> interpretato da&nbsp;<strong>Elio Germano<\/strong>. Tuttavia, pure nel suo caso, l&#8217;Apocalisse finale finisce coll&#8217;essere una faccenda di vendetta privata (come lo \u00e8 la diffusione nel cloud di foto compromettenti di&nbsp;<strong>Malgradi<\/strong> e l&#8217;occhio per occhio della&nbsp;<strong>Morgana<\/strong> romanzesca che diventa&nbsp;<strong>Viola<\/strong> nella pellicola). Non ci resta che attendere&nbsp;<em>Suburra &#8211; La serie<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La premessa \u00e8 che il cinema italiano ha bisogno oggi di Stefano Sollima&nbsp;perch\u00e9 siamo orfani di chi sia in grado di maneggiare un genere, come il noir\/polizi(ott)esco, con tanta perizia ed attenzione allo spettacolo. 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