{"id":1474,"date":"2015-10-06T23:48:11","date_gmt":"2015-10-06T21:48:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/?p=1474"},"modified":"2020-12-09T18:37:38","modified_gmt":"2020-12-09T17:37:38","slug":"la-blaxploitation-in-10-film","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/la-blaxploitation-in-10-film\/","title":{"rendered":"La blaxploitation in 10 film"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/badass.jpg\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1475\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/badass.jpg?resize=484%2C252\" alt=\"badass\" width=\"484\" height=\"252\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/badass.jpg?w=484&amp;ssl=1 484w, https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/badass.jpg?resize=300%2C156&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 484px) 100vw, 484px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La\u00a0<em>blaxploitation<\/em>\u00a0recava in s\u00e9 qualcosa di ambiguo. Sembrerebbe essere stato un movimento cinematografico di rivalsa dei neri, mentre i due termini dalla cui fusione deriva (<em>black e exploitation<\/em>) ne svelano l&#8217;intima, ed oseremmo dire atavica, natura di &#8220;sfruttamento&#8221; dei &#8220;neri&#8221;. Forse fu entrambe le cose. \u00a0Nella maggior parte dei casi, infatti, si trattava di opere prodotte dalle\u00a0<em>major,\u00a0<\/em>dirette da bianchi, ma, e qui forse risiedeva la novit\u00e0, per un pubblico di neri. Le figure che emergevano nei film <em>blaxploitation<\/em> non erano forse meno stereotipate di quelle della cinematografia del passato, ma di sicuro non erano\u00a0quelle gradite ad un pubblico\u00a0<em>wasp<\/em>. Dimenticate il\u00a0<em>coon<\/em> (il buffone nero), il\u00a0<em>tom<\/em> (da\u00a0<strong>Zio Tom<\/strong>, il nero integrato nella societ\u00e0 dei bianchi, come, nonostante le apparenze, sar\u00e0 in fondo\u00a0<strong>Sidney Poitier<\/strong>) e la\u00a0<em>mammy<\/em> (la domestica, figura che pure valse un\u00a0<strong>Oscar<\/strong> come non protagonista a\u00a0<strong>Hattie McDonald<\/strong>\u00a0la quale ne vest\u00ec i panni in\u00a0<em>Via col vento<\/em>): i &#8217;70 furono\u00a0l&#8217;epoca della\u00a0<strong>Trinit\u00e0 dello Spacciatore, del Pappa e della Pantera\u00a0<\/strong>(come scrive\u00a0<strong>Darius James<\/strong> nel suo imprescindibile\u00a0<em>That&#8217;s Blaxploitation!: Roots of the Baadasssss &#8216;Tude &#8211; Rated X by an All-Whyte Jury)<\/em>. Basta con gli &#8220;sbiancati&#8221; e a modo\u00a0<strong>Poitier<\/strong> e\u00a0<strong>Belafonte<\/strong>, la\u00a0<em>blaxploitation<\/em>, in quanto\u00a0<em>exploitation<\/em>, insistette su sesso e violenza, su orgoglio di razza e autodeterminazione e, forse proprio per questo, divent\u00f2 cinema politico e, in un certo qual modo, di\u00a0rivalsa. Solo in pochi si potevano dire eredi di\u00a0<strong>Bill Foster<\/strong>\u00a0(regista, forse, del primo\u00a0<em>black film<\/em> della storia, datato 1912:\u00a0<em>The Railroad Porter<\/em>) o di quell&#8217;<strong>Oscar Micheaux<\/strong> autore, nel 1925, di\u00a0<em>Body and Soul<\/em>, pellicola di recente recuperata e trasmessa anche in\u00a0<strong>Italia<\/strong> (su\u00a0<strong>Studio Universal<\/strong>): i film\u00a0<em>blaxploitation<\/em>\u00a0erano film commerciali che puntavano ad incassi elevati e bassi costi di produzione. Gli stessi intellettuali neri ne stigmatizzarono il successo in quanto lo ritenevano strumento di distrazione dalle coeve lotte per i diritti civili della comunit\u00e0 afroamericana. Forse era cos\u00ec, ma \u00a0non se ne poteva negare l&#8217;importanza nel processo di presa di coscienza di un&#8217;intera comunit\u00e0. <strong>NAACP<\/strong>, <strong>Southern Christian Leadership Conference<\/strong>\u00a0\u00a0e\u00a0<strong>Urban League<\/strong>\u00a0si associarono, tuttavia, per formare la <strong>Coalition Against Blaxploitation<\/strong> e, data l&#8217;enorme pressione politica che erano in grado di esercitare, decretarono la morte del genere tra il 1975 ed il 1976. La\u00a0<em>blaxploitation<\/em>, in definitiva, fu fenomeno durato appena un lustro, in grado, tuttavia, non solo di dar vita a numerose pellicole, ma anche di incidere su un immaginario decisamente pi\u00f9 vasto (<em>007 &#8211; Vivi e lascia morire<\/em>, ottavo capitolo delle avventure di\u00a0<strong>James<\/strong>\u00a0<strong>Bond<\/strong>, \u00e8 dai pi\u00f9 ritenuto enormemente influenzato dalla moda imperante della\u00a0<em>blaxploitation<\/em>, per scelta del\u00a0<em>villain<\/em>, interpretato da\u00a0<strong>Yaphet Kotto<\/strong>, e <em>location<\/em>) e duraturo, se \u00e8 vero, come \u00e8 vero, che, ancora oggi, omaggi, rimandi e citazioni non si contano. L&#8217;ultimo, in ordine di tempo, \u00e8 il videoclip di <em>So Many Pros <\/em>di\u00a0<strong>Snoop Dogg<\/strong>, diretto da\u00a0<strong>Fran\u00e7ois Rousselet<\/strong>, ma anche il successo di\u00a0<em>Straight Outta<\/em> Compton, diretto da\u00a0<strong>F. Gary Gray<\/strong>,<em>\u00a0<\/em>che ricostruisce la storia dei\u00a0<strong>Niggaz<\/strong>\u00a0<strong>Wit Attitude<\/strong> (gruppo\u00a0<em>gangsta rap<\/em> di cui faceva parte proprio\u00a0<strong>Snoop Dogg<\/strong>). testimonia di un lascito persistente soprattutto per quanto riguarda il\u00a0<em>sound<\/em> (sempre rigorosamente\u00a0<strong>Motown<\/strong>), il look ed il\u00a0<em>mood<\/em>.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Snoop Dogg - So Many Pros (Video)\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/JPIm6vrSl9s?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 questo lasso di tempo (1970 &#8211; 1975\/76) che abbiamo tenuto presente per compilare la playlist che segue. Successivamente, la presenza di attori neri anche nel cinema mainstream si fa pi\u00f9 intensa, \u00e8 vero, ma pagando il prezzo\u00a0di un ritorno alle origini. I neri si imborghesiscono anche in tv (il passaggio\u00a0da\u00a0<em>Sanford &amp; Son<\/em> e\u00a0<em>Good Times<\/em> a\u00a0<em>I Jeffersons<\/em> e\u00a0<em>Diff&#8217;rent Strokes<\/em>\u00a0non lascia spazio a dubbi di sorta) ed al cinema arrivano &#8220;pallidi&#8221; tentativi di rivalsa (<em>Sparkle<\/em> o la discutibile, sebbene musicalmente ineccepibile, versione di\u00a0<em>Il mago di Oz<\/em> prodotta dalla\u00a0<strong>Motown<\/strong>,\u00a0<em>I&#8217;m Magic<\/em> di\u00a0<strong>Sidney Lumet<\/strong>).\u00a0<strong>Richard Pryor<\/strong>, presenza significativa del fenomeno <em>blaxploitation<\/em> (il drammatico <em>Mack &#8211; Il marciapiede della violenza<\/em> di <strong>Michael Campus<\/strong> ed il comico\/corale <em>Car Wash<\/em> di <strong>Michael Schultz<\/strong>), fin\u00ec paradossalmente col rivestire di nuovo i panni del <em>coon<\/em> (la spalla di colore), soprattutto al fianco di <strong>Gene Wilder<\/strong> (in <em>Nessuno ci pu\u00f2 fermare<\/em> del &#8220;<em>tom<\/em>&#8221; <strong>Sidney Poitier<\/strong>, <em>Wagon-Lits con omicidi<\/em> e <em>Non guardarmi, non ti sento<\/em> di <strong>Arthur Hiller<\/strong>), cosa che fece anche il primo <strong>Eddie Murphy<\/strong> in <em>48 ore<\/em> e <em>Una poltrona per due<\/em>,\u00a0<strong>Eddie Murphy<\/strong> che, per il suo esordio alla regia, <em>Harlem Nights<\/em> del 1989, volle accanto a s\u00e9 proprio <strong>Pryor<\/strong>. Il film fu un insuccesso, il che fece pensare che una formula come quella dei primi &#8217;70 non fosse pi\u00f9 gradita. Poi, per\u00f2, ad inizio novanta, il mondo critico salut\u00f2 l&#8217;avvento della <em>neoblaxploitation<\/em>, propiziata da <strong>Mario Van Peebles<\/strong> (figlio del <strong>Melvin Van Peebles<\/strong>\u00a0autore\u00a0di <em>Sweet Sweetback&#8217;s Baadasssss Song<\/em>,\u00a0il film da cui, per molti, ebbe tutto inizio) che diresse nel 1991 <em>New Jack City<\/em> e nel 1993 <em>Posse<\/em>. Quando, nel 1995, cur\u00f2 la regia di <em>Panther<\/em> (scritto dal padre), la <em>neoblaxploitation<\/em> era gi\u00e0 sul viale del tramonto. Film come i suoi, <em>Boyz n the Hood<\/em> di <strong>John Singleton<\/strong>, <em>Nella giungla di cemento<\/em> dei fratelli <strong>Allen<\/strong> e <strong>Albert Hughes <\/strong>(senza tener conto della <em>reunion<\/em> senile di vecchie star <em>blaxploitation <\/em>in\u00a0<em>Sfida Finale<\/em> di\u00a0<strong>Larry Cohen<\/strong>),\u00a0ebbero s\u00ec successo, ma non furono in grado di radicarsi nell&#8217;immaginario come <em>Superfly<\/em>, <em>Foxy Brown<\/em> o <em>Shaft<\/em>. Anzi, nel 2000, il flop del reboot di quest&#8217;ultimo, firmato da <strong>John Singleton<\/strong> ed interpretato da <strong>Samuel L. Jackson<\/strong>, fu una sorta di certificazione dell&#8217;impossibile rinascita di un fenomeno. Cominci\u00f2 l&#8217;era del blackbuster (<em>Uno sguardo dal cielo<\/em>, <em>rem(bl)ake<\/em>\u00a0di <em>La moglie del vescovo<\/em> di <strong>Henry Koster<\/strong>, <em>Donne \u2013 Waiting to Exhale<\/em> di <strong>Forest Whitaker<\/strong>, \u00a0<em>Beloved<\/em> di <strong>Jonathan Demme<\/strong>, prodotto ed interpretato dalla regina del talk show <strong>Oprah Winfrey<\/strong>) degli spoof sulla <em>blaxploitation<\/em>, vecchia e nuova (<em>Scappa, scappa&#8230;poi ti prendo!\u00a0<\/em>di <strong>Keenen Ivory Wayans<\/strong>,\u00a0<em>Don&#8217;t Be a Menace to South Central While Drinking Your Juice in the Hood <\/em>scritto ed interpretato da\u00a0<strong>Shawn\u00a0<\/strong>e\u00a0<strong>Marlon\u00a0Wayans<\/strong>, ma la parodia pi\u00f9 riuscita \u00e8\u00a0<em>Black Dynamite<\/em>\u00a0di\u00a0<strong>Scott Sanders<\/strong>)\u00a0\u00a0o, per dirla con Antonio Fargas, intervistato da Darius James, l&#8217;era del passaggio da N<strong>ero a<\/strong>d Afroamericano (dopo quella, <em>seventies<\/em>, del passaggio da Negro a Nero) con tutto il corollario di ipocrisia politicamente corretta che accompagna l&#8217;uso di perifrasi e litote per definire qualcosa o qualcuno. Film come <em>The Butler<\/em> (quasi un <em>biopic<\/em> di un <em>mammy <\/em>di sesso maschile, ovvero <strong>Eugene Green<\/strong>, maggiordomo nero della Casa Bianca per trent&#8217;anni), diretto dal nero <strong>Lee Daniels<\/strong> e con un cast di attori neri (<strong>Whitaker<\/strong> e <strong>Oprah<\/strong>), fanno rimpiangere prodotti magari meno curati, ma che hanno sicuramente inciso di pi\u00f9 sull&#8217;identit\u00e0 di un&#8217;intera comunit\u00e0 che ora appare nuovamente vittima di un&#8217;immagine scelta e voluta da una societ\u00e0 di bianchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1 \u2013 <strong>Sweet Sweetback&#8217;s Baadasssss Song<\/strong> di <em>Melvin Van Peebles<\/em><br \/>\nLa pubblicistica sull&#8217;argomento indica <em>Sweet Sweetback&#8217;s Baadasssss Song<\/em> quale capostipite della <em>blaxploitation<\/em> (salvo <strong>Darius James<\/strong> che individua l&#8217;<em>exploitation<\/em>, ovvero la carratteristica di prodotto a basso costo confezionato per sfruttare una moda, per la prima volta in <em>Slaughter<\/em>, pellicola della <strong>AIP<\/strong> di <strong>Samuel Z. Arkoff<\/strong>, con protagonista <strong>Jim Brown<\/strong>). <em>Sweet Sweetback&#8217;s<\/em> non \u00e8 il primo film di un nero sui neri, ma forse \u00e8 il primo a presentarsi come manifesto ideologico (il cartello iniziale, \u00ab<em>Questo film \u00e8 dedicato a tutti i fratelli e le sorelle che ne hanno abbastanza dell&#8217;uomo bianco<\/em>\u00bb, \u00e8 ben pi\u00f9 di una semplice frase posta in esergo, \u00e8 un invito alla ribellione) e collettivo (non ci sono i nomi degli attori, ma un significativo <em>The Black Community<\/em> a definire il cast) della comunit\u00e0 nera. Cinematograficamente <em>Sweet Sweetback&#8217;s<\/em> \u00e8 cinema <em>guerrilla<\/em>, <em>nouvelle vague<\/em> (<strong>Melvin Van Peebles<\/strong> aveva vissuto in <strong>Francia<\/strong> dove aveva esordito alla regia con <em>The Story of a Three-Day Pass<\/em>), underground e avanguardia (qualcosa di simile lo aveva tentato <strong>Robert Downey Sr.<\/strong>, un bianco, con <em>Putney Swope<\/em>, quasi un film\/happening su un pubblicitario che licenzia tutti gli impiegati bianchi della sua agenzia tranne uno). Nel 2003, <strong>Mario Van Peebles<\/strong> ha diretto <em>Baadasssss!How to Get the Man&#8217;s Foot Outta Your Ass<\/em> che ricostruisce la lavorazione di quello che, dai pi\u00f9, \u00e8 considerato, a tutti gli effetti, il <em>Nascita di una nazione<\/em> della comunit\u00e0 afroamericana.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Sweet Sweetback&#039;s Baadasssss Song - Trailer\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/0rD1OzJVoWY?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>2 &#8211;\u00a0<strong>L&#8217;uomo caffelatte\u00a0<\/strong><em>di Melvin Van Peebles<\/em><\/p>\n<p>La\u00a0<strong>Columbia<\/strong> ingaggi\u00f2\u00a0<strong>Melvin Van Peebles<\/strong>, sull&#8217;onda del clamore suscitato dal suo debutto francese, per dirigere questa storia, scritta dal caucasico\u00a0<strong>Herman Raucher<\/strong>,\u00a0di un bianco razzista che, all&#8217;improvviso, una mattina si sveglia nero (e la prima cosa che vediamo di questo colore\u00a0\u00e8 il culo). Lo strano contrappasso gli far\u00e0 vivere, e quindi capire, cosa significhi essere nero in <b>America<\/b>.\u00a0<strong>Godfrey Cambridge\u00a0<\/strong>appare nel primo quarto d&#8217;ora truccato da bianco (ed era un&#8217;esperienza gi\u00e0 fatta, visto che nel 1961 aveva preso parte alla prima rappresentazione in terra americana del testo\u00a0di\u00a0<strong>Jean Genet<\/strong>,\u00a0<em>The Blacks: A Clown Show<\/em>) rovesciando chiasmaticamente l&#8217;espediente (la <em>black face<\/em>)\u00a0utilizzato dagli attori bianchi nei\u00a0<em>minstrel show<\/em> di inizio secolo XX (nel dopoguerra anche gli attori neri, ingaggiati per questo tipo di spettacoli, si truccavano &#8220;da neri&#8221;, come si pu\u00f2 vedere nell&#8217;arrabbiatissimo\u00a0<em>Bamboozled <\/em>di\u00a0<strong>Spike Lee<\/strong>). Ma\u00a0<em>L&#8217;uomo caffelatte<\/em> si rivel\u00f2 commedia troppo sofisticata per piacere al pubblico, di qualsiasi colore fosse la sua pelle, sicch\u00e9 lo scarso successo spinse\u00a0<strong>Van Peebles<\/strong> a fare da solo, producendo, interpretando, dirigendo, montando e musicando (con gli <strong>Earth, Wind &amp; Fire<\/strong>)\u00a0<em>Sweet Sweetback&#8217;s<\/em>\u00a0. Fare da soli: la rivoluzione era cominciata. E, tutto sommato, \u00e8 anche merito di\u00a0<em>L&#8217;uomo caffelatte<\/em> e del suo insuccesso.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Watermelon Man Trailer\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/cC_rYYnD05s?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>3 &#8211;\u00a0<strong>Shaft<\/strong> di\u00a0<em>Gordon Parks<\/em><\/p>\n<p>Un uomo\u00a0attraversa la strada, un&#8217;automobile\u00a0frena poco prima di investirlo e lui alza il dito medio all&#8217;indirizzo del guidatore. Ecco l&#8217;ingresso in scena del detective <strong>John Shaft<\/strong> (<strong>Richard Roundtree<\/strong>).\u00a0\u00c8 la\u00a0<em>blaxploitation<\/em>, bellezza! A\u00a0<strong>Van Peebles<\/strong> piace raccontare che il copione originario avessecome\u00a0protagonista un bianco e che\u00a0il successo di\u00a0<em>Sweet Sweetback&#8217;s<\/em>\u00a0avesse convinto la produzione a cambiarne i connotati razziali. Difficile sapere se sia vero o meno dato che\u00a0<strong>Ernest Tidyman<\/strong>, l&#8217;autore, vendette i diritti prima di pubblicare sicch\u00e9 il poliziotto \u00e8 nero anche nella versione letteraria (e anzi, il romanzo fu lanciato con lo slogan molto <em>blaxploitation<\/em>\u00a0&#8220;<em>Pi\u00f9 caldo di Bond<\/em><em>, pi\u00f9 cool di Bullitt<\/em>&#8220;).\u00a0<strong>Shaft<\/strong> \u00e8 sicuro di s\u00e9, tiene testa ai colleghi bianchi, velatamente discriminatori, ha un grande ascendente sulle donne. I due sequel, <em>Shaft colpisce ancora<\/em> di\u00a0<strong>Gordon Parks<\/strong> e soprattutto\u00a0<em>Shaft e i mercanti di schiavi<\/em> di\u00a0<strong>John Guillermin<\/strong>, non ebbero lo stesso impatto del prototipo, cos\u00ec come la serie tv, a causa di un progressivo rientrare nei ranghi del &#8220;<em>tom<\/em>&#8221; del personaggio. Che mor\u00ec anche letteralmente e letterariamente nel 1975 nel romanzo\u00a0<em>The Last Shaft<\/em>, resuscitando, per\u00f2, sul grande schermo, in un cameo al bar nel gi\u00e0 citato\u00a0<em>reboot<\/em> del 2000 in cui\u00a0<strong>Samuel L. Jackson<\/strong> interpreta un nipote dello\u00a0<strong>Shaft<\/strong> originario. La pellicola vinse l&#8217;<strong>Oscar<\/strong> per la miglior canzone, quella\u00a0<em>Shaft&#8217;s Theme<\/em> scritta e cantata da\u00a0<strong>Isaac Hayes<\/strong>, il cui valore mitopoietico \u00e8 superiore finanche al film (e sotto trovate anche il filmato della cerimonia dell&#8217;<strong>Academy<\/strong> a dimostrazione della sua \u00a0<em>blaxploitationizzazione<\/em>, nell&#8217;anno di grazia 1972)\u00a0. <strong>Hayes<\/strong> avrebbe poi vestito i panni di un\u00a0<em>simil<\/em>\u00a0<strong>Shaft<\/strong> in\u00a0<em>Uomini duri<\/em> di\u00a0<strong>Duccio Tessari <\/strong>ed in <em>\u00c8 tempo di uccidere detective Treck\u00a0<\/em>di\u00a0<strong>Jonathan Kaplan<\/strong>.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Shaft (1971) - Opening Credit\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/pFlsufZj9Fg?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>4 &#8211;\u00a0<strong>Superfly\u00a0<\/strong>di\u00a0<em>Gordon Parks Jr.<\/em><\/p>\n<p><em>Shaft\u00a0<\/em>fu un successo, ma \u00e8 con\u00a0<em>Superfly<\/em> che la\u00a0<em>blaxploitation<\/em>\u00a0comincia a smarcarsi e a differenziarsi dal cinema dei bianchi, perch\u00e9 l&#8217;eroe qui non \u00e8 un poliziotto (cool come solo un nero sa essere, ma pur sempre un poliziotto), ma un <em>pusher<\/em> (&#8220;<em>I&#8217;m Pusherman<\/em>&#8221; recita il brano della colonna sonora scritta da\u00a0<strong>Curtys Mayfield<\/strong>, perch\u00e9, tra alti e bassi, se c&#8217;\u00e8 una cosa nella quale la\u00a0<em>blaxploitation<\/em> non ha mai tradito il suo pubblico di fan \u00e8 nel <em>sound<\/em>). Il quale, per di pi\u00f9, decide s\u00ec di tirarsi fuori dal giro perch\u00e9 si rende conto dell&#8217;inferno, che con la sua roba,\u00a0ha contribuito a creare, ma non prima di aver tirato su un po&#8217; di soldi per godersi la vita lontano da\u00a0<strong>Harlem<\/strong>. Nonostante ci fosse la\u00a0<strong>Warner<\/strong>\u00a0dietro, il film fu comunque girato con tecniche da\u00a0<em>guerrilla<\/em>:\u00a0<strong>Sig Shore<\/strong>, il produttore, si rifiutava di mostrare i giornalieri agli\u00a0<em>executive<\/em> degli\u00a0<em>studios<\/em>; rubarono, pi\u00f9 volte, la luce dagli impianti di illuminazione pubblica e, all&#8217;occorrenza, si fecero finanziare da boss, spacciatori e\u00a0ma\u00eetresse. Alla fine, comunque, il film incass\u00f2 uno sproposito e nell&#8217;inevitabile secondo capitolo, <em>Superfly T.N.T.<\/em>\u00a0che diresse lo stesso protagonista\u00a0<strong>Ron &#8216;O Neal<\/strong>,\u00a0anche <strong>Priest Youngblood\u00a0<\/strong>(trasferitosi\u00a0a\u00a0<strong>Roma<\/strong> per immergersi nella dolce vita)\u00a0perde la sua carica eversiva scegliendo di finanziare, coi proventi\u00a0della vecchia\u00a0attivit\u00e0, un movimento di liberazione di\u00a0un popolo africano. Del tutto irrilevante il secondo sequel del 1990, diretto da colui che aveva prodotto il primo,\u00a0<strong>Sig Shore<\/strong>. Troppo brutto e decisamente fuori tempo anche per la\u00a0<em>neoblaxploitation<\/em>.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Superfly Original Trailer\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/b3ufFI4-iU4?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>5 &#8211;\u00a0<strong>Blacula<\/strong> di\u00a0<em>William Crain<\/em>e<\/p>\n<p>L&#8217;altra faccia della\u00a0<em>blaxploitation<\/em>: la\u00a0semplice e poco incisiva riproposizione di figure, personaggi dell&#8217;immaginario bianco, in chiave black (un po&#8217; come succede oggi per lo\u00a0<em>young adult<\/em> che invade scaffali di librerie e sale cinematografiche\u00a0di vampiri, licantropi, zombi, streghe, fantasmi e alieni da poco entrati nell&#8217;et\u00e0 adulta). Horror soprattutto (<em>Blackenstein<\/em>,\u00a0<em>Dr. Black, Mr. Hyde<\/em>,\u00a0<em>Abby aka The Blackorcist<\/em>, gli zombi neri di <em>Sugar Hill<\/em>), ma anche una\u00a0<em>Black Lolita<\/em>, un\u00a0<em>Black Caesar &#8211; Il padrino nero<\/em>, un\u00a0<em>Black Shampoo<\/em> (quasi a volersi riappropriare di quella esuberanza sessuale, da sempre prerogativa black, rubata da\u00a0<strong>Robert Towne<\/strong> e\u00a0<strong>Warren Beatty<\/strong>\u00a0per disegnare il personaggio del parrucchiere\u00a0<strong>George<\/strong> in\u00a0<em>Shampoo<\/em> di\u00a0<strong>Hal Ashby<\/strong>) e addirittura <em>The Black Gestapo<\/em> (tanto per non farsi mancare nulla in questa corsa all&#8217;emulazione, ad essere sinceri poco\u00a0<em>black<\/em>\u00a0e molto\u00a0<em>exploitation<\/em>).\u00a0<em>Blacula<\/em>, per\u00f2, tra le tante operazioni deprecabili, si ritaglia uno spazio di dignit\u00e0, sia per la storia (nel 1780 il principe africano\u00a0<strong>Mamuwalde<\/strong> va in <strong>Transilvania<\/strong>,\u00a0con la moglie\u00a0<strong>Luva<\/strong>,\u00a0per chiedere ragione a\u00a0<strong>Dracula<\/strong> della tratta degli schiavi africani;\u00a0<strong>Dracula<\/strong> uccider\u00e0 la moglie e vampirizzer\u00e0\u00a0<strong>Mamuwalde<\/strong> che poi finir\u00e0 nella\u00a0<strong>Los Angeles<\/strong> degli anni &#8217;70, trasportato nella bara, assieme ad altri cimeli del castello, da una coppia di antiquari gay) sia per la resa cinematografica. Fu l&#8217;unico dei film citati ad avere un sequel (<em>Scream, Blacula Scream<\/em>) ed un remake apocrifo,\u00a0<em>Vampiro a Brooklyn<\/em>, diretto da\u00a0<strong>Wes Craven<\/strong> ed interpretato da\u00a0<strong>Eddie Murphy<\/strong>. Sull&#8217;argomento, di ben altra caratura \u00e8\u00a0<em>Ganja &amp; Hess<\/em> di\u00a0<strong>Bill Gunn<\/strong> (Premio della Critica al Festival di\u00a0<strong>Cannes<\/strong> del 1973) in cui il vampirismo si fa metafora della dipendenza (come in <em>The Addiction<\/em> di\u00a0<strong>Abel Ferrara<\/strong>). Di quest&#8217;ultimo lavoro,\u00a0<strong>Spike Lee<\/strong>, che sappiamo non avere buoni rapporti con la\u00a0<em>blaxploitation<\/em>, ha diretto nel 2014 un remake,\u00a0<em>Da Sweet Blood of Jesus<\/em>, inedito in\u00a0<strong>Italia<\/strong>.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Blacula Official Trailer #1 - Thalmus Rasulala Movie (1972) HD\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/V8Sfrhj5IP4?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>6 &#8211;\u00a0<strong>Freeman &#8211; L&#8217;agente di Harlem<\/strong> di\u00a0<em>Ivan Dixon<\/em><\/p>\n<p>&#8220;<em>Qui non \u00e8 questione di raccogliere le briciole dalle tavole dei bianchi, ma di costruire il nostro tavolo e cuocerci il nostro pane<\/em>&#8220;. Cos\u00ec ancora parlava, a pochi anni dalla sua morte (avvenuta nel 2014),\u00a0<strong>Sam Greenlee<\/strong>, autore di uno dei libri pi\u00f9 influenti sul processo di autodeterminazione della comunit\u00e0 nera,\u00a0<em>The Spook Who Sat by the Door<\/em>, storia di un nero che sfrutta il reclutamento, a fini elettorali, nella\u00a0<strong>CIA<\/strong> per imparare le tecniche di guerriglia direttamente dal nemico e trasmetterle, una volta tornato nel ghetto, ai &#8220;fratelli&#8221; coi quali cominciare la rivoluzione. E tecniche da guerriglia utilizzarono anche\u00a0<strong>Sam Greenlee<\/strong> stesso ed il regista\u00a0<strong>Ivan Dixon<\/strong> (noto per il ruolo di\u00a0<strong>Kinchloe<\/strong>\u00a0nel telefilm\u00a0<em>Gli eroi di Hogan<\/em>, ma era stato anche controfigura di\u00a0<strong>Sidney Poitier<\/strong> in\u00a0<em>La parete di fango<\/em>) che girarono con duecentomila dollari della\u00a0<em>United Artists\u00a0<\/em>e ottocentocinquantamila raccolti da due avvocati nella comunit\u00e0 (il\u00a0<em>crowdfunding! tsk tsk!<\/em>) e rubando tutte le riprese a\u00a0<strong>Chicago<\/strong> il cui sindaco non aveva concesso i permessi.\u00a0A\u00a0<em>Freeman<\/em> sta stretta l&#8217;etichetta di\u00a0<em>blaxploitation<\/em> perch\u00e9 si tratta di cinema politico vero e proprio, in grado di infiammare le masse e di indurre a riflettere sulla propria condizione, come dichiara, nei contenuti extra del dvd italiano, edito dalla\u00a0<strong>No Shame<\/strong>,\u00a0<strong>Robert Townsed<\/strong>, autore di una delle commedie pi\u00f9 graffianti sugli stereotipi cinematografici neri:\u00a0<em>Hollywood Shuffle<\/em>.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"The Spook Who Sat By The Door (Full Film)\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/_BynXfREPG8?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>7 &#8211;\u00a0<strong>Foxy Brown<\/strong> di\u00a0<em>Jack Hill<\/em><\/p>\n<p>Titoli di testa <em>\u00e0 la James Bond<\/em>, ma le tante silhouette femminili sono una sola donna:\u00a0<strong>Foxy Brown<\/strong>. In abiti e parrucche diverse.\u00a0Se gran parte del cinema nero finiva col riproporre, in versione black, personaggi e situazioni del cinema bianco,\u00a0<strong>Pam Grier<\/strong>, come sostiene\u00a0<strong>Darius James<\/strong>, non solo non ebbe un omologa bianca, ma probabilmente non ebbe rivali neanche tra le sue &#8220;sorelle&#8221; nere (non la\u00a0<strong>Tamara Dobson<\/strong> dei due\u00a0<em>Cleopatra Jones<\/em>, n\u00e9 la\u00a0<strong>Vonetta McGee<\/strong> che aveva esordito in\u00a0<strong>Italia<\/strong> con\u00a0<strong>Luigi Magni<\/strong> e\u00a0<strong>Sergio Corbucci<\/strong>, in\u00a0<em>Faustina<\/em> e\u00a0<em>Il grande silenzio<\/em>, e poi fu protagonista di\u00a0<em>Melinda<\/em>,\u00a0<em>Blacula<\/em>,\u00a0<em>Hammer<\/em>,\u00a0<em>Thomasine &amp; Bushrod<\/em>, per non parlare della <strong>Jeanie Bell<\/strong> di\u00a0<em>T.N.T Jackson<\/em>). In\u00a0<em>Foxy Brown<\/em> la\u00a0<strong>Grier<\/strong>\u00a0\u00e8 circondata di uomini fragili (il fratello\u00a0<strong>Link<\/strong>, interpretato da\u00a0<strong>Antonio Fargas<\/strong> ovvero l&#8217;<strong>Huggy Bear<\/strong> di\u00a0<em>Starsky &amp; Hutch<\/em>, forse il telefilm pi\u00f9\u00a0<em>blaxploitation<\/em> di quegli anni), corrotti (il giudice che spinger\u00e0 nudo nel corridoio di un albergo), dubbiosi (i membri del comitato di quartiere, rappresentati come se fossero\u00a0<strong>Black Panthers<\/strong>, che stentano a volerle dare una mano per eliminare gli spacciatori che hanno rovinato il posto in cui vivono) e, all&#8217;occorrenza, d\u00e0 una lezione anche ad un gruppo di lesbiche manesche. Insomma\u00a0<strong>Pam Grier<\/strong> \u00e8 &#8220;la regina delle donne&#8221;, di tutte le donne. Lo sostiene\u00a0<strong>Quentin Tarantino<\/strong> che, infatti, ha eretto, in suo onore, quel monumento che \u00e8\u00a0<em>Jackie (<\/em>guarda caso)\u00a0<em>Brown<\/em>.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Foxy Brown - A Whole Lotta Woman Scene (4\/11) | Movieclips\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/yBd_y4V7vtc?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>8 &#8211;\u00a0<strong>Pupe calde e mafia nera<\/strong>\u00a0di\u00a0<em>Ossie Davis<\/em><\/p>\n<p>&#8220;<em>\u00c8 abbastanza nero?<\/em>&#8221; \u00e8 la domanda ricorrente che il sedicente reverendo\u00a0<strong>Deke O&#8217; Malley<\/strong> rivolge a seguaci e, pi\u00f9 ironicamente, a complici della truffa messa in piedi per spillare soldi ai neri promettendo loro un ritorno nella &#8220;madre Africa&#8221;.\u00a0<em>Pupe calde e mafia nera<\/em> \u00e8 il primo film con protagonisti i due detective\u00a0<strong>Gravedigger Jones<\/strong> (<strong>Godfrey Cambridge<\/strong>) e <strong>Coffin Ed Johnson<\/strong> (<strong>Raymond St. Jacques<\/strong>),\u00a0<strong>Beccamorto\u00a0<\/strong>e\u00a0<strong>Bara<\/strong> in\u00a0<strong>Italia<\/strong>, nati dalla penna di\u00a0<strong>Chester Himes<\/strong>, forse il primo autore nero ad essere pubblicato da\u00a0<strong>Gallimard<\/strong> negli anni &#8217;50 (ma <em>Soldi neri, ladri bianchi<\/em>\/<em>Cotton Comes to Harlem<\/em> \u00e8 un libro del 1967, mentre il suo romanzo d&#8217;esordio, del 1957, sempre con\u00a0<strong>Beccamorto<\/strong> e\u00a0<strong>Bara<\/strong>,\u00a0<em>Rabbia ad Harlem<\/em>, \u00e8 diventato film nel 1991, in piena <em>neoblaxploitation<\/em>,\u00a0per la regia di\u00a0<strong>Bill Duke<\/strong>). Secondo\u00a0<strong>Darius James<\/strong>, che si sente supportato dall&#8217;opinione di\u00a0<strong>Pablo Picasso<\/strong>, compagno di bevute di\u00a0<strong>Himes<\/strong> in quel di\u00a0<strong>Parigi <\/strong>(dove lo scrittore si era trasferito,\u00a0dopo essere stato licenziato dalla\u00a0<strong>Warner<\/strong> perch\u00e9 negro), la prosa di\u00a0<strong>Himes<\/strong> era pi\u00f9 vicina all&#8217;improvvisazione jazz e, pertanto, pi\u00f9 adatta ad essere trasposta in fumetto (e pare che\u00a0<strong>Picasso<\/strong> ne abbia disegnato uno su un tovagliolo) che sul grande schermo. Sar\u00e0, ma a noi\u00a0<em>Pupe calde e mafia nera<\/em>, diretto dall&#8217;attore\u00a0<strong>Ossie Davis<\/strong> che fu scelto dalla\u00a0produzione\u00a0(le\u00a0<em>major<\/em> avevano intuito le potenzialit\u00e0 commerciali di un cinema fatto da neri per i neri, ben prima di\u00a0<em>Sweet Sweetback&#8217;s<\/em>) anche in virt\u00f9 del suo impegno politico (lesse l&#8217;elogio funebre per\u00a0<strong>Malcolm X<\/strong>), sembra un lavoro girato molto bene (specialmente le scene d&#8217;azione) e con spunti per nulla banali sia pur mitigati dall&#8217;ironia dello stesso\u00a0<strong>Himes<\/strong> (la balla di cotone\/scrigno che rimanda alle piantagioni di cui tutti i neri parlano senza averle mai viste; la ballerina che rifiuta di indossare piume e lustrini perch\u00e9 la sua deve essere una danza che ricordi ai neri le loro origini).\u00a0Il seguito, <em>Harlem Detectives<\/em>, fu curiosamente tratto dal romanzo precedente di <strong>Himes<\/strong>,\u00a0<em>The Heats On.<\/em><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Cotton Comes to Harlem Official Trailer #1 - Raymond St. Jacques Movie (1970) HD\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/ZYjkAkJNBNM?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>9 &#8211;\u00a0<strong>Willie Dynamite<\/strong> di\u00a0<em>Gilbert Moses<\/em><\/p>\n<p><strong>Willie<\/strong> non vende corpi, vende un&#8217;idea. E, da liberista convinto, si scontra col collega\/rivale\u00a0<strong>Bill<\/strong>, intenzionato a creare un sindacato dei papponi, e con un&#8217;ex prostituta, ora assistente sociale, che cerca di convincere le ragazze di\u00a0<strong>Willie<\/strong> se non ad abbandonare la professione, quanto meno a lavorare per s\u00e9 stesse. Siamo al terzo elemento della\u00a0<strong>Trinit\u00e0<\/strong> di\u00a0<strong>Darius James<\/strong>: il\u00a0<em>pimp<\/em>, il pappone. Alla pari del romanzo di\u00a0<strong>Sam Greenlee<\/strong>, un&#8217;altra pubblicazione che ebbe un peso non indifferente nella formazione dell&#8217;identit\u00e0 di tanti giovani neri americani\u00a0(quasi quanto l&#8217;autobiografia di <strong>Malcolm X<\/strong> che, ricordiamolo, prima di convertirsi e rinunciare al cognome in favore di un&#8217;anonima X da schiavi, era stato\u00a0<strong>Malcolm Little<\/strong>, tra le altre cose, spacciatore e pappone), fu\u00a0<em>Pimp: The Story of My Life<\/em> firmato da\u00a0<strong>Iceberg Slim<\/strong>, al secolo\u00a0<strong>Robert Beck<\/strong>, che fu davvero un protettore prima di ritirarsi ed essere\u00a0riconosciuto da molti quale iniziatore della\u00a0<em>Street Lit<\/em>\u00a0(<strong>Irwine Welsh<\/strong> ha detto di lui: &#8220;<em>Iceberg Slim ha fatto per il pimp quello che Jean Genet ha fatto per l&#8217;omosessuale e ladro e William Burroughs ha fatto per il tossico: ne ha articolato i pensieri e i sentimenti, vivendoli di persona. La grande differenza \u00e8 che quelli erano bianchi<\/em>&#8220;). Sul personaggio del\u00a0<em>pimp<\/em> (che non ha omologhi nei film bianchi) ci sono diverse opere tra cui il gi\u00e0 citato<i> Mack &#8211; Il marciapiede della violenza<\/i> ed il parodistico\u00a0<em>Dolemite<\/em> con\u00a0<strong>Rudy Ray Moore<\/strong>. Di\u00a0<em>Willie Dynamite<\/em> non si ricordano certo le scarse qualit\u00e0 cinematografiche o il messaggio (c&#8217;\u00e8 anche spazio, ma non pi\u00f9 di un minuto, per un dialogo sull&#8217;essere o meno musulmani o cattolici praticanti, tra due poliziotti, uno bianco ed uno nero), ma i completi del protagonista per render giustizia ai quali bisognerebbe ridefinire il concetto di kitsch.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Willie Dynamite (1974) Trailer\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/sAhVtcMMsqQ?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>10 &#8211;\u00a0<strong>Dinamite, agguato, pistola<\/strong> di\u00a0<em>Gordon Parks Jr.<\/em><\/p>\n<p>Praticamente il cinepanettone della\u00a0<em>blaxploitation<\/em>. Non solo perch\u00e9 riunisce tre delle star del genere, ma anche per la sciatteria della confezione (si salva una discreta sequenza d&#8217;azione ambientata su una diga) e la trama ai minimi termini. Gli ex campioni di football\u00a0<strong>Jim Brown<\/strong> (visto in\u00a0<em>Slaughter &#8211; Uomo mitra<\/em>,\u00a0<em>Pistola nera &#8211; spara senza piet\u00e0<\/em>,\u00a0<em>tick&#8230;tick&#8230;tick&#8230;esplode la violenza<\/em>) e\u00a0<strong>Fred Williamson<\/strong> (<em>Black Caesar &#8211; Il padrino nero<\/em>,\u00a0<em>Hammer<\/em>,\u00a0<em>The Legend of Nigger Charlie<\/em>) in compagnia dell&#8217;artista marziale\u00a0<strong>Jim Kelly<\/strong> (<em>I tre dell&#8217;operazione Drago<\/em>,\u00a0<em>Johnny lo svelto<\/em>,\u00a0<em>Black Samurai<\/em>), star incontrastata (ch\u00e9 nessun segno hanno lasciato i vari \u00a0<strong>Ron Van Clief<\/strong>,<strong>\u00a0Clint Robinson<\/strong>,<strong> Warhawk Tanzania\u00a0<\/strong>e<strong>\u00a0Carl Scott<\/strong>)\u00a0di una costola della\u00a0<em>blaxploitation<\/em> definita\u00a0<em>blax fu<\/em> (che fa ancora proseliti se pensiamo al divertente\u00a0<em>Romeo deve morire<\/em> di\u00a0<strong>Andrzej Bartkowiak <\/strong>ed allo sciagurato\u00a0<em>L&#8217;uomo coi pugni di ferro<\/em> di\u00a0<strong>RZA<\/strong>), devono vedersela con un ricco neonazista, deciso a purificare l&#8217;umanit\u00e0 (&#8220;<em>Dio ci ha messo sette giorni<\/em>\u00a0<em>a creare l&#8217;umanit\u00e0, noi solo tre a purificarla<\/em>&#8220;), grazie ad una scoperta del\u00a0<strong>Dr. Fortrero<\/strong> (un bacillo che, introdotto nell&#8217;acqua, sarebbe\u00a0in grado di uccidere solo la popolazione nera, &#8220;<em>come l&#8217;anemia falciforme, ma mortale<\/em>&#8220;). Nonostante la bruttezza (ma ci giureremmo che <strong>Tarantino<\/strong> non veda l&#8217;ora di citare la scena delle tre amazzoni motorizzate in tute rossa, bianca e blu e tre K sulla parte anteriore della moto), il successo del film convinse la\u00a0<strong>Fox<\/strong> ad ingaggiare le tre stelle (e gli sceneggiatori\u00a0<strong>Eric Bercovici<\/strong> e\u00a0<strong>Jerry Ludwig<\/strong>) per un western che i protagonisti volevano fosse nero, mentre la produzione preferiva un bianco. Alla fine, il produttore\u00a0<strong>Harry Bernsen<\/strong> fece il nome di un europeo,\u00a0<strong>Antonio<\/strong> <strong>Margheriti<\/strong>,\u00a0e mise tutti d&#8217;accordo. Nacque cos\u00ec <em>La parola di un fuorilegge&#8230;\u00e8 legge!<\/em>\u00a0curioso ibrido tra la\u00a0<em>blaxploitation<\/em>, lo spaghetti western ed il western classico garantito dalla presenza di\u00a0<strong>Harry Carey Jr.<\/strong> e\u00a0<strong>Dana Andrews<\/strong>.<\/p>\n<p>https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=nCcnLReO67s<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La\u00a0blaxploitation\u00a0recava in s\u00e9 qualcosa di ambiguo. Sembrerebbe essere stato un movimento cinematografico di rivalsa dei neri, mentre i due termini dalla cui fusione deriva (black e exploitation) ne svelano l&#8217;intima, ed oseremmo dire atavica, natura di &#8220;sfruttamento&#8221; dei &#8220;neri&#8221;. Forse fu entrambe le cose. \u00a0Nella maggior parte dei casi, infatti, si trattava di opere prodotte &#8230; <a title=\"La blaxploitation in 10 film\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/la-blaxploitation-in-10-film\/\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su La blaxploitation in 10 film\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[950,919],"tags":[1251,1350,1366,1344,1349,1364,1360,1348,1357,1365,1367,1368,1369,1352,1351,1361,1358,1356,1354,1355,1317,1353,1359,1347,1346],"class_list":["post-1474","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-analisi-e-critica-2","category-playlist","tag-antonio-margheriti","tag-blacula","tag-blax-fu","tag-blaxploitation","tag-chester-himes","tag-dinamite-agguato-pistola","tag-f-gary-gray","tag-foxy-brown","tag-gordon-parks","tag-jim-kelly","tag-laparola-di-un-fuorilegge-e-legge","tag-mario-van-peebles","tag-melvin-van-peebles","tag-micheaux","tag-nero","tag-niggaz-wit-attitude","tag-ossie-davis","tag-pam-grier","tag-richard-pryor","tag-roundtree","tag-shaft","tag-spike-lee","tag-straight-outta-compton","tag-superfly","tag-sweet-sweetback"],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1474","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1474"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1474\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1474"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1474"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1474"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}