{"id":1467,"date":"2015-09-20T11:34:04","date_gmt":"2015-09-20T09:34:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/?p=1467"},"modified":"2015-09-20T15:32:10","modified_gmt":"2015-09-20T13:32:10","slug":"obiettivo-su","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/obiettivo-su\/","title":{"rendered":"10 memorabili fotografi sul grande schermo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/obiettivo-su1.jpg\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1469\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/obiettivo-su1.jpg?resize=484%2C252\" alt=\"obiettivo su\" width=\"484\" height=\"252\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/obiettivo-su1.jpg?w=484&amp;ssl=1 484w, https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/obiettivo-su1.jpg?resize=300%2C156&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 484px) 100vw, 484px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&lt;&lt;<em> Il cinema \u00e8 la verit\u00e0\u00a024 fotogrammi al secondo&gt;&gt;<\/em>. Lo ha detto\u00a0<strong>Godard<\/strong>.\u00a0La fotografia, quindi, componente essenziale dell&#8217;immagine cinematografica, ne \u00e8 l&#8217;unit\u00e0 minima. Ma, pur essendone componente essenziale, resta, se non ontologicamente, semioticamente qualcosa di diverso. La fotografia non \u00e8 n\u00e9 illude di essere la realt\u00e0, la fotografia \u00e8 l&#8217;attimo cristallizzato di essa. Il cinema ha dalla sua l&#8217;illusione di realt\u00e0 trasmessa allo spettatore (per non rompere la quale il cinema classico appront\u00f2 una serie di regole da rispettare: dal divieto di sguardo in macchina a quello di scavalcamento di campo passando per i raccordi) grazie al movimento. Per molti, tuttavia, la narrazione cinematografica non costituirebbe componente essenziale del processo di valutazione: da\u00a0<strong>Delluc<\/strong> a\u00a0<strong>Deleuze<\/strong> sarebbe nell&#8217;immagine allo stato puro e quindi nella fotogenia che andrebbe ricercato il senso ultimo anche di un&#8217;opera cinematografica (come della fotografia). Sia o meno cos\u00ec, il cinema ha sempre conservato un legame ombelicale (e ci mancherebbe) col procedimento fotografico e col personaggio del fotografo. Il 7 ottobre prossimo partono i nuovi moduli dell&#8217;ormai decennale <a href=\"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/corso-fotografia\/corso-di-fotografia-2.htm\">corso di fotografia di Pigrecoemme<\/a>. Tra mostre, pubblicazioni, esposizioni, incontri, abbiamo, senza ombra di dubbio, formato pi\u00f9 di una generazione di fotografi. In questa playlist cerchiamo di raccontarvi il rapporto, sempre molto stretto, tra il cinema ed i fotografi.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>1 &#8211;\u00a0<strong>Thomas<\/strong> (<em>Blow Up<\/em> di\u00a0<strong>Michelangelo Antonioni<\/strong>)<\/p>\n<p>\u00ab<em> L&#8217;idea di Blow-Up mi \u00e8 venuta leggendo un breve racconto di Julio Cort\u00e1zar. Non mi interessava tanto la vicenda, quanto il meccanismo delle fotografie. La scartai e ne scrissi una nuova, nella quale il meccanismo assumeva un peso e un significato diversi<\/em>&gt;&gt;.\u00a0<strong>Thomas<\/strong>, fotografo di moda, ma non solo, scoprir\u00e0, a sue spese, che visibile ed invisibile non sempre corrispondono a reale e non reale. Ci\u00f2 che si vede potrebbe non essere (l&#8217;omicidio) e ci\u00f2 che non si vede potrebbe essere (la partita di tennis). La fotografia, propaggine meccanica dell&#8217;occhio non pu\u00f2 che fallire come l&#8217;occhio stesso. Dei mimi chiudono il film ed un mimo apre e ci presenta\u00a0<strong>Harry Caul<\/strong> in\u00a0<em>La conversazione<\/em>\u00a0che, per ammissione dello stesso regista\u00a0<strong>Francis Ford Coppola<\/strong>, da\u00a0<em>Blow Up<\/em> fu ispirato.<\/p>\n<p>https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=eOXa5wi0nQs<\/p>\n<p>2 &#8211;\u00a0<strong>Leon Bernstein<\/strong> (<em>Occhio indiscreto<\/em> di\u00a0<strong>Howard Franklin<\/strong>)<\/p>\n<p><strong>Bernzy<\/strong> (ispirato alla figura del vero fotoreporter\u00a0<strong>Weegee<\/strong>, al secolo\u00a0<strong>Arthur Fellig<\/strong>) \u00e8 alla ricerca frenetica, ossessiva della realt\u00e0, quella notturna, quella che la maggior parte della gente pu\u00f2 vedere solo ritratta dalle sue foto sui giornali.\u00a0<strong>Leon<\/strong> riesce ad arrivare sui luoghi dei delitti insieme o prima della polizia ed ha una camera oscura allestita nel bagagliaio della sua auto, ma cerca anche di catturare la bellezza della notte in scatti che vuole raccogliere in un libro.\u00a0<strong>Bernzy<\/strong> non ha una vita sua e questo gli consente di mantenere il distacco giusto per raccontare in fermi immagine la verit\u00e0, ma quando la vita, nelle forme dell&#8217;innamoramento, irromper\u00e0 nella sua esistenza, lui stesso non riuscir\u00e0 a percepire pi\u00f9 la differenza tra realt\u00e0 e simulacro di realt\u00e0 e finir\u00e0 nei guai. Da\u00a0<em>Public Eye<\/em> (titolo originale del film), occhio pubblico al servizio di tutti, si trasformer\u00e0 in\u00a0<em>Private Eye<\/em>, investigatore, occhio al servizio di una sola persona, occhio che vedr\u00e0, per sua sfortuna, solo quello che gli altri vogliono veda.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"The Public Eye Trailer\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/fq3cjZPwjCg?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>3 &#8211;\u00a0<strong>Vivian Maier<\/strong> (<em>Alla ricerca di Vivian Maier<\/em> di\u00a0<strong>John Maloof\u00a0<\/strong>e\u00a0<strong>Charlie Siskel<\/strong>)<\/p>\n<p><strong>Vivian Maier<\/strong> fu, in vita, una sorta di\u00a0<strong>Mary Poppins<\/strong>, di<b> Tata Matilda<\/b> con qualche problema di personalit\u00e0 (si fingeva francese), ma,\u00a0<em>a posteriori<\/em>, si \u00e8 scoperta, forse, la pi\u00f9 grande fotografa del XX secolo. Scoperta dovuta a\u00a0<strong>John Maloof<\/strong> che, nel tentativo di ricostruire la storia del suo quartiere di\u00a0<strong>Chicago<\/strong>, acquista scatole e scatole di negativi, portando alla luce un vero e proprio tesoro. Il film ricostruisce, nella forma del film di genere poliziesco, attraverso una detection (escamotage sempre pi\u00f9 utilizzato dal documentario, vedi\u00a0<em>Searching for Sugar Man<\/em>), la vita di questa incredibile fotografa, la cui unica ossessione forse \u00e8 riconducibile ad una domanda incisa in una registrazione che l&#8217;autore ritrova e nella quale la\u00a0<strong>Maier<\/strong> chiede ad uno dei bambini che accudiva &#8220;<em>E ora dimmi, come si fa a vivere per sempre?<\/em>&#8220;. La risposta, per quanto riguarda lei, \u00e8\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vivianmaier.com\/\">qui<\/a>.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"ALLA RICERCA DI VIVIAN MAIER, Trailer Italiano HD\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Mvwn4lz9oeo?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>4 &#8211;\u00a0<strong>Celestino Esposito<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>(<em>La macchina ammazzacattivi<\/em>\u00a0di\u00a0<strong>Roberto Rossellini<\/strong>)<\/p>\n<p>La fotografia immortala, rende immortali. Quella magica che finisce tra le mani di\u00a0<strong>Celestino Esposito<\/strong> rende mortali. Anzi pu\u00f2 uccidere e\u00a0<strong>Celestino<\/strong> si trasforma in\u00a0<strong>Dio<\/strong>. Ma scoprir\u00e0, a sue spese, che una macchina fotografica non necessariamente vede la verit\u00e0 delle persone e non permette di giudicarle come buone o cattive. L&#8217;occhio resta dell&#8217;uomo e l&#8217;uomo pu\u00f2 sbagliare o essere tratto in inganno.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Machine to Kill Bad People - Trailer\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/F_jqNiPSwmw?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>5 &#8211;\u00a0<strong>Robert Kincaid<\/strong> (<em>I ponti di Madison County<\/em> di\u00a0<strong>Clint Eastwood<\/strong>)<\/p>\n<p><strong>Robert Kincaid<\/strong> deve fotografare i ponti coperti per il\u00a0<strong>National\u00a0Geographic<\/strong>, ma scoprir\u00e0 e far\u00e0 scoprire a\u00a0<strong>Francesca<\/strong> la vertigine dell&#8217;amore. E se\u00a0<strong>Callaghan<\/strong>, alla fine di\u00a0<em>Dirty Harry<\/em>, gettava disilluso il distintivo,\u00a0<strong>Robert<\/strong>, macchina fotografica al posto della 44 magnum, si illude ancora, ma altrettanto invano, sotto la pioggia, che\u00a0<strong>Francesca<\/strong> possa decidere di partire con lui.<\/p>\n<p>https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=_bXG1KBHqj0<\/p>\n<p>6 &#8211;\u00a0<strong>Paparazzo<\/strong> (<em>La dolce vita<\/em> di\u00a0<strong>Federico Fellini<\/strong>)<\/p>\n<p>\u00c8 pi\u00f9 facile dire che ne \u00e8 stato dopo, del nome\u00a0<strong>Paparazzo\u00a0<\/strong>(interpretato da\u00a0<strong>Walter Santesso<\/strong>), di quanto lo sia ricostruirne l&#8217;origine (da\u00a0<strong>Coriolano Paparazzo<\/strong>, albergatore calabrese celebrato dallo scrittore\u00a0<strong>George Gessing<\/strong> in\u00a0<em>Sulle rive dello Jonio<\/em> o da un gioco di parole su &#8220;pappataci&#8221; a sentir\u00a0<strong>Giulietta Masina<\/strong> o ancora da &#8220;paparazze&#8221;, termine abruzzese che indica l&#8217;apertura delle valve delle vongole, secondo il racconto di\u00a0<strong>Flaiano<\/strong>). Paparazzo non \u00e8 chi ha come obiettivo ultimo il racconto della verit\u00e0, anzi. Cerca la verit\u00e0 che piace ai rotocalchi, quella, speso artata, dei VIP, pu\u00f2 addirittura mistificarla o partecipare ad una mistificazione, \u00e8 la propaggine meccanica del nostro occhio morboso ed arriva dove questo non pu\u00f2 arrivare. Paparazzo \u00e8 ormai un dispregiativo (la morte di\u00a0<strong>Lady Diana<\/strong> inseguita da fotografi ed il caso\u00a0<strong>Fabrizio Corona<\/strong> hanno contribuito) ed infatti in una pellicola con\u00a0<strong>Cole Hauser<\/strong>, intitolata proprio\u00a0<em>Paparazzi<\/em> anche in originale, praticamente sono i\u00a0<em>villain<\/em> del film.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Paparazzo\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/d5g26WMFpdM?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>7 &#8211;\u00a0<strong>Pecker<\/strong>\u00a0(<em>Pecker<\/em>\u00a0di\u00a0<strong>John Waters<\/strong>)<\/p>\n<p>Sembra, in superficie, un\u00a0<strong>Waters<\/strong> pi\u00f9 conciliante (come tutto l&#8217;ultimo\u00a0<strong>Waters<\/strong>, del resto, che adotta forme pi\u00f9 assimilabili ai gusti del grande pubblico), ma in profondit\u00e0 c&#8217;\u00e8 la solita analisi spietata di una societ\u00e0 americana pronta a salutare (gli snob newyorchesi) come arte, foto di cui non individuano il senso (e sfugge allo stesso protagonista, come lui stesso si dice in camera oscura), ma che, a loro volta, possono essere soggetti esotici, strani e da dileggiare (in un perfetto capovolgimento di ruoli) in una mostra dislocata a\u00a0<strong>Baltimora<\/strong> (citt\u00e0 natale di\u00a0<strong>Waters<\/strong> in cui si ambienta la totalit\u00e0 dei suoi film). Sebbene (o forse proprio perch\u00e9) inconsapevole, perch\u00e9 ossessionato compulsivamente dall&#8217;atto del fotografare e non dall&#8217;oggetto fotografato, <strong>Pecker<\/strong> riesce a non inquinare la fotografia restituendole quel ruolo di portatrice di verit\u00e0, come esplicitato nella scena del raid al supermercato in cui le persone sono non quello che mostrano di essere, ma quello che mostrano gli oggetti da loro acquistati: la merce come reificazione dell&#8217;individuo, quindi: non siamo quel che siamo, ma siamo quel che compriamo.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Pecker (1998) Official Trailer - Edward Furlong, Christina Ricci Movie HD\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/0HUeQfAd1e8?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>8 &#8211;\u00a0<strong>Diane Arbus<\/strong> (<em>Fur\u00a0<\/em>di\u00a0<strong>Steven Shainberg<\/strong>)<\/p>\n<p>La fotogenia pu\u00f2 essere la qualit\u00e0 di un oggetto o di una persona che &#8220;viene bene&#8221; in foto. Nell&#8217;ottica di un\u00a0<strong>Delluc<\/strong>, per\u00f2, \u00e8\u00a0la capacit\u00e0 della fotografia di portare alla luce il lato bello delle persone o delle cose ritratte.\u00a0<strong>Diane Arbus<\/strong>, dapprima fotografa di moda insieme col marito\u00a0<strong>Allan<\/strong> e poi, dopo la separazione, fotografa in proprio e soprattutto di\u00a0<em>freak<\/em> (la folgorazione pare avvenne proprio dopo che il produttore\u00a0<strong>Emile De Antonio<\/strong> le ebbe permesso di\u00a0scoprire il capolavoro di\u00a0<strong>Tod Browning<\/strong>) le conobbe entrambe. Fotografare il bello \u00e8 quasi tautologico (rendere bello il bello), ma vedere il bello nelle persone che gli altri scansano, evitano o tutt&#8217;al pi\u00f9 ammirano morbosamente nelle fiere, rappresenta un&#8217;epifan\u00eca per il fotografo e per chi le fotografie le guarda. <strong>Shaiberg<\/strong>, gi\u00e0 regista di\u00a0<em>Secretary<\/em>, non realizza un\u00a0<em>biopic<\/em> nel vero senso della parola, ma, come recita il sottotitolo, un immaginario ritratto di\u00a0<strong>Diane Arbus<\/strong>. Un po&#8217; quello che fa la fotografia, in fondo: un ritratto ideale.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Fur: An Imaginary Portrait of Diane Arbus (2006) Official Trailer - Nicole Kidman Movie HD\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/SODvv2xxvgI?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>9 &#8211;\u00a0<strong>Pasquale<\/strong> (<em>Miseria e nobilt\u00e0<\/em> di\u00a0<strong>Mario Mattoli<\/strong>)<\/p>\n<p>La fotografia ferma la realt\u00e0, ma non \u00e8 detto che consenta di afferrarla. Anzi, spesso al fotografo viene chiesto di mistificarla.\u00a0<strong>Pasquale<\/strong> fa il fotografo ambulante mentre il compare\u00a0<strong>Felice<\/strong>\u00a0<strong>Sciosciammocca<\/strong> fa lo scrivano. Entrambi fanno s\u00ec che le persone, attraverso la loro immagine o la prosa scritta, sembrino migliori di quanto siano in realt\u00e0. Capacit\u00e0 che metteranno a frutto autorappresentandosi in modo mistificatorio, come nobili. Ma questo scollamento dalla realt\u00e0 sembra contagiare anche\u00a0<strong>Pasquale<\/strong>\u00a0il quale\u00a0pensa di poter fare una spesa enorme dando in pegno\u00a0un semplice e malandato soprabito\u00a0che non \u00e8 certo il palt\u00f2 di\u00a0<strong>Napoleone<\/strong>.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"\u00bb Tot\u00f2 - Miseria e nobilt\u00e0 - La spesa\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/uWDvcExGwsM?start=1&#038;feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>10 &#8211;\u00a0<strong>Aleksander<\/strong>\u00a0(<em>Prima della pioggia<\/em>\u00a0di\u00a0<strong>Milcho Manchewski<\/strong>)<\/p>\n<p>La documentazione visiva e audiovisiva \u00e8 sempre stata considerata (e che lo sia ancora lo dimostra ogni filmato dell&#8217;<strong>ISIS<\/strong> che viene rilasciato in rete) un&#8217;arma fondamentale per creare consenso o dissenso, a seconda di chi commissioni il documento e dei suoi obiettivi. Logico quindi che il fotoreporter <em>embedded<\/em>\u00a0(come il cineoperatore) sia sempre stato considerato un eroe, uno in grado di svelare la realt\u00e0 dietro l&#8217;artificio, di solito approntato con gli stessi mezzi, dai regimi. Nel fotoreporter di guerra vive, pertanto, una consapevolezza in pi\u00f9: che la verit\u00e0 non sia nell&#8217;immagine fotografica di per s\u00e9, ma, comunque e sempre, nell&#8217;occhio di chi quell&#8217;immagine la ferma. E l&#8217;etica, la morale non sono della fotografia, ma, sempre e comunque, dell&#8217;uomo. Ecco perch\u00e9, spesso, \u00a0registi come\u00a0<strong>Roger\u00a0<\/strong><strong>Spottiswood<\/strong> (<em>Sotto tiro<\/em>), <strong>Oliver\u00a0Stone<\/strong> (<em>Salvador<\/em>),\u00a0<strong>Roland Joffe<\/strong> (<em>Urla del silenzio<\/em>), <strong>Peter Weir<\/strong> (<em>Un anno vissuto pericolosamente<\/em> in cui il personaggio di\u00a0<strong>Billy Kwan<\/strong> \u00e8 interpretato da\u00a0<strong>Linda Hunt<\/strong> che, per questo ruolo maschile, vinse l&#8217;<strong>Oscar<\/strong> come miglior attrice non protagonista)\u00a0hanno scelto di raccontare la guerra utilizzando, come punto di vista, quello di giornalisti e fotoreporter. Fu un&#8217;immagine scattata l&#8217;8 giugno del 1972 a\u00a0<strong>Trang Bang<\/strong>, dopo un bombardamento al napalm, a rivelare agli Americani cosa stessero realmente facendo i soldati in\u00a0<strong>Vietnam<\/strong>, contribuendo a far nascere uno spirito critico diverso.\u00a0La foto, di\u00a0<strong>Nick Ut<\/strong>, ritraeva una bambina,\u00a0<strong>Kim Phung<\/strong>, mentre fuggiva nuda a seguito del bombardamento. Forse la fotografia ha perso oggi questa valenza maieutica (la foto del bambino siriano<strong>,\u00a0Aylan<\/strong>, ha commosso, ma, a quanto pare, non ha spostato pi\u00f9 di tanto l&#8217;asse dell&#8217;opinione pubblica), ma ci piace ricordare, forse, l&#8217;ultimo film in cui la magia del cinema e della narrazione acronologica (curiosamente ricorrente nello stesso periodo in un altro film tripartito come\u00a0<em>Pulp Fiction<\/em>) concedono al fotoreporter di guerra di fare la differenza.\u00a0<strong>Aleksander\u00a0<\/strong>ha quasi distopicamente, una seconda possibilit\u00e0. Nel primo episodio l&#8217;albanese\u00a0<strong>Zamira<\/strong> muore e certi scatti che vediamo nel secondo episodio ci dimostrano che quella morte, cronologicamente, \u00e8 gi\u00e0 avvenuta, ma siccome &#8220;il cerchio non \u00e8 perfetto, il tempo non \u00e8 finito&#8221;, ad\u00a0<strong>Aleksander<\/strong>, ossessionato dal senso di colpa di chi si limita a ritrarre gli orrori della guerra, viene concessa una seconda possibilit\u00e0 nel terzo episodio che, capiremo alla fine, innesca (di nuovo?) gli avvenimenti del primo episodio.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Before The Rain (Prima della pioggia), M. Manchevski - Original Trailer\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Y9pw70lw2zg?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cinema \u00e8 la verit\u00e0 24 fotogrammi al secondo. Lo ha detto Godard. 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