{"id":1412,"date":"2015-07-15T12:08:31","date_gmt":"2015-07-15T10:08:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/?p=1412"},"modified":"2015-07-18T10:48:42","modified_gmt":"2015-07-18T08:48:42","slug":"e-la-chiamano-estate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/e-la-chiamano-estate\/","title":{"rendered":"E la chiamano estate"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/estate.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1415\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/estate.jpg?resize=484%2C252&#038;ssl=1\" alt=\"estate\" width=\"484\" height=\"252\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/estate.jpg?w=484&amp;ssl=1 484w, https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/estate.jpg?resize=300%2C156&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 484px) 100vw, 484px\" \/><\/a>Estate. Spiagge, mare, sole. E <em>divertimento<\/em>. Ma siamo sicuri che sia\u00a0sempre cos\u00ec?<br \/>\nSubito dopo i reality di surviving, \u00e8 stato <strong><em>Lost<\/em><\/strong>, una serie TV (non a caso il termometro pi\u00f9 sensibile della necessit\u00e0 di epos della nostra contemporaneit\u00e0), che, dal 2004 al 2010, sotto l\u2019illuminato showrunning di <strong>J.J. Abrams<\/strong>, ha\u00a0fornito il disegno pi\u00f9 chiaro dell\u2019alea inderogabilmente ambigua della spiaggia (e la sua eco nella recente e fortunata <strong>\u201cTrilogia dell\u2019Area X\u201d<\/strong> di <strong>Jeff VanderMeer<\/strong> ci dice forse di quanto il prototipo \u2013 tramite l&#8217;obbligatorio\u00a0<em>L\u2019arte di sopravvivere<\/em> di <strong>Stephen King<\/strong> \u2013 continui a funzionare).<br \/>\nSpazio liminale tra la terra e il mare, dal contorno sempre mutevole e incerto, la spiaggia \u00e8 luogo concettuale per eccellenza, inabitabile e ostile, difficilmente conformabile alle esigenze antropiche, che solo l\u2019economia della dittatura della villeggiatura ha reinventato come spazio di edenico edonismo di massa.<br \/>\nMa la spiaggia, come il mare, suo alleato e nemico, resta <em>atopos<\/em>\u00a0ostile e impervio che, fuori della mitologia del divertimento forzato, \u00e8 perfetta metafora della caducit\u00e0 della condizione umana: nudo e indifeso, sulla battigia della sua finitezza, l\u2019uomo \u00e8 l\u00ec insicuro e fragile, sospeso tra la frana della sabbia e dei ciottoli e il risucchio delle onde.<br \/>\nIl cinema ha spesso raccontato l\u2019ambiguit\u00e0 ombrosa di questo spazio, vero\u00a0diorama dell&#8217;atavico confronto-scontro tra uomo e natura.<br \/>\nDi seguito, in occasione delle vacanze estive e prima di ripartire in autunno con i nostri nuovi <a href=\"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/corsi.htm\">corsi di cinema<\/a>, ecco una lista, come sempre assolutamente parziale e migliorabile, di dieci titoli (qualcuno facile, qualcun altro meno diretto, con qualche imperdonabile assenza, almeno ne\u00a0<strong>Il raggio verde<\/strong>\u00a0di <strong>\u00c9ric Rohmer<\/strong> e<strong> Le due verit\u00e0 <\/strong>di<strong> Paul Schrader<\/strong>), in cui la spiaggia, il mare e il sole assumono, fuori della vulgata del \u201ctunnel del divertimento\u201d, i connotati luminosi di vere e proprie epifanie per sconcertanti (e scottanti) rivelazioni.<\/p>\n<p><!--more--><strong>1 &#8211; La spiaggia (regia e soggetto: Alberto Lattuada, sceneggiatura: Alberto Lattuada, Luigi Malerba, Rodolfo Sonego, Charles Spaak, Italia-Francia 1954)<br \/>\n<\/strong>Prima dell\u2019algido calore sensuale della fosca chiarezza della <strong>Vitti<\/strong>, nel cinema italiano, le bionde erano tutte straniere e, inevitabilmente, compromettenti e compromesse ammaliatrici.<br \/>\nNon fa eccezione la conturbante <strong>Martine Carol<\/strong> che, prima dell\u2019innocenza perversa del broncio di <strong>Brigitte Bardot<\/strong>, dar\u00e0 connotati, misure e possanza mitologica alla sensualit\u00e0 transalpina anche in Italia. Non \u00e8 un caso, allora, che <strong>Alberto Lattuada<\/strong> la volle come protagonista di <em>La spiaggia<\/em>, primo capolavoro scritto da <strong>Sonego<\/strong> (recente e imperdibile la riproposta Adelphi del libro di <strong>Tatti Sanguineti<\/strong> <em>I<a href=\"http:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845929779\">l cervello di Alberto Sordi<\/a><\/em>, che, di Sonego, uno dei pi\u00f9 importanti sceneggiatori italiani di sempre, ricostruisce genesi poetica, filmografia e interessanti indizi ermeneutici).<br \/>\nIl conformismo italico alle prese con l\u2019ambigua scia di una giovane meretrice, con candida figlioletta al seguito; lo stabilimento balneare come microcosmo delle dinamiche dell\u2019ipocrisia sovrana e poi: i corpi esposti in spiaggia (le cui sfumature dorate sono esaltate dalla fotografia della <strong>Ferraniacolor<\/strong>), dove la lascivia scopica trova una sua ambigua liceit\u00e0 dalle imposizioni della calura; il potere dei soldi; la falsit\u00e0 della politica; l\u2019irresistibile richiamo del cinema stesso come esca del desiderio\u2026 <em>La spiaggia<\/em> ha la forza di anticipare e concentrare temi e suggestioni, che la commedia all\u2019italiana impiegher\u00e0 un decennio per dispiegare per intero.<br \/>\nIl film vive soprattutto di deliziosi siparietti e di almeno tre scene culto: la celeberrima gara di castelli di sabbia, palestra giovanile per ogni ingiustizia a venire; la prostituta a braccetto col capitalista (in lindo e perfetto completo bianco) con l\u2019ipocrita reverenza dei bagnanti piccolo-borghesi e la sequenza dei preparativi con cui i personaggi si fan belli per uscire la sera.<br \/>\nIn Italia fu un successo tanto straordinario quanto inaspettato e, censurato in Belgio, ebbe anche una buona distribuzione nel resto del mondo. In tal senso, curiosa (e fruttuosa) la consonanza in Inglese tra <em>beach<\/em> e <em>bitch<\/em>, che non sar\u00e0 sfuggita negli Stati Uniti, dove il film sar\u00e0 esoticamente distribuito come <em>Riviera<\/em>, ma che nel Regno Unito conserveranno, lanciandolo col titolo <strong>The Beach<\/strong>,\u00a0non senza un\u2019oncia di malizia, a dispetto della mai sopita ipocrisia di matrice vittoriana.<\/p>\n<p>https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=p4sAslA0pSI<\/p>\n<p><strong>2 &#8211; I 400 colpi (regia e soggetto: Fran\u00e7ois Truffaut, sceneggiatura: Fran\u00e7ois Truffaut, Marcel Moussy, Francia 1959)<br \/>\n<\/strong>Qui la battigia \u00e8 una battaglia per la guerra di conquista di quel confine incostante, indomabile, stupefacente, che separa lo stupore dell\u2019infanzia dalla consapevolezza dello sguardo adulto. Il mare \u00e8 l\u2019apertura dell\u2019inconscio, che ci atterrisce, perch\u00e9 finge di essere infinito e poi ci finisce, perch\u00e9 scopriamo che non lo \u00e8. Finita \u00e8 anche la nostra gioia, e finita la nostra vita. <em>I 400 colpi<\/em>, capolavoro di un autore di capolavori, chiarisce definitivamente che l\u2019infanzia \u00e8 la custodia di ogni inquietudine, il punto straziante \u2013 di cui i piedi con le scarpe invase dall\u2019acqua sono meraviglioso simbolo \u2013 della proiezione ortogonale del nostro dolore, che lo sguardo finale del piccolo <strong>Antoine Doinel<\/strong> sul campo lunghissimo del Sublime gi\u00e0 disperatamente comprende.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"I 400 colpi (1959): scena finale\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/HCVHGqZf7Nk?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><strong>3 &#8211; L\u2019avventura (regia e soggetto: Michelangelo Antonioni, sceneggiatura: Michelangelo Antonioni, Tonino Guerra, Elio Bartolini, Italia-Francia 1960)<br \/>\n<\/strong>Lisca Bianca, una piccola isola dell\u2019arcipelago delle <strong>Eolie<\/strong>, dovvrebbe essere l\u2019approdo per una breve sosta di una gita in barca, carica di un\u2019umanit\u00e0 gi\u00e0 sfilacciata e sartrianamente nauseata, e invece diventa lo scenario metafisico per la scomparsa misteriosa di una donna, <strong>Anna<\/strong>.<br \/>\nCoevo allo <em>Psycho<\/em> hitchockiano, anche qui, la sparizione di una donna \u00e8 il pretesto per una detection pretestuosa e, in un certo senso, vana, che scopre, invece, un viaggio interiore nel proprio disagio: <strong>Sandro<\/strong>, compagno di <strong>Anna<\/strong>, e <strong>Claudia<\/strong>, amica della donna svanita nel nulla, si mettono sulle sue tracce, chiarendo presto che gli indizi su cui si muovono non sono tracce e meno che mai prove, ma segni lasciati nell\u2019acqua\u2026<br \/>\nNe <em>L\u2019avventura<\/em>, primo film della cosiddetta \u201ctrilogia esistenziale\u201d di <strong>Michelangelo Antonioni<\/strong>, la spiaggia acquista la dunosa consistenza della metafora del deserto interiore, e il mare quella dell\u2019indomabile mutevolezza della condizione umana.<br \/>\nL\u2019<em>eclisse<\/em> dell\u2019inquieta e romantica <strong>Anna<\/strong> (concreta bellezza mediterranea del volto terragno e materno di una sensualissima <strong>Lea Massari<\/strong>) sembra metatestualmente anche il richiamo a una sostituzione di immaginario erotico del cinema italiano di quegli anni, che trova nel giro di perle sottile come un\u2019ombra stretta al collo, e nella bocca, piena di un\u2019animosa carnalit\u00e0 e di mille promesse da eludere, della bionda, aliena e matrigna <strong>Monica Vitti<\/strong>, i luoghi definitivi della sofferenza del desiderio e dell\u2019amore da l\u00ec a parecchi anni.<br \/>\nIl film trover\u00e0 nel 2002 una sorta di contraltare dalla parte della scomparsa <strong>Anna<\/strong>, in <strong><em>Respiro<\/em> <\/strong>di <strong>Emanuele Crialese<\/strong>, dove <strong>Valeria Golino<\/strong> (mai prima e mai pi\u00f9 cos\u00ec perfetta in un\u2019evanescenza muliebre fatta di muta vita interiore e di spuma di marosi e di franosi scogli) riesce a suscitare la presenza del desiderio di un corpo profondamente assente. Ma quello del <strong>corpo assente<\/strong>, come ci insegna <strong>Roland Barthes<\/strong>, \u00e8 in fin dei conti l\u2019unico desiderio possibile.<\/p>\n<p>https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=hd7TqQjSY7c<\/p>\n<p><strong>4 &#8211; La dolce vita (regia: Federico Fellini, soggetto: Federico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli, sceneggiatura: Federico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli, Brunello Rondi, Italia-Francia 1960)<br \/>\n<\/strong>Il luogo della scena finale de <em>La dolce vita<\/em> \u00e8 <strong>Passo Oscuro<\/strong> (un nome, un mondo), una spiaggia poco distante da <strong>Fregene<\/strong>. Ma qui (come in tutto <strong>Fellini<\/strong>, del resto), la geografia non aiuta e, cos\u00ec come <strong>Roma<\/strong>, in una delle sequenze pi\u00f9 poetiche e struggenti del film, si tramuta, con l\u2019eco misteriosa del fuori campo dei versi di animali, in un\u2019inesplorabile giungla, anche in questo caso una semplice spiaggia si trasforma in una valle di dune maligne che ingollano i passi, come sabbie mobili. E la linea del mare, aperto, nero, finale, \u00e8 il contraltare esiziale al tentativo dell\u2019uomo di domare le acque furiose dell\u2019esistenza di cui sono simbolo, acque dome e imbrigliate nella ratio antropica, che, nel film, sono invece date dalla scena nella <strong>Fontana di Trevi<\/strong>. Ma il mare, come il desiderio, non pu\u00f2 essere chiuso nel disegno ingegneristico del getto, perch\u00e9 la vita non \u00e8 questione di gittate, computi e algoritmi, ma di aritmie e contraddizioni.<br \/>\nSpiaggia come ultima valle. Ma poi, qui, c\u2019\u00e8 il completo bianco (il secondo di questa lista) di <strong>Mastroianni<\/strong> che, in epoca di indelebili ineleganze maschili e di finti dandy, d\u2019estate, dovrebbe essere semplicemente divisa obbligata.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"La Dolce Vita-Fellini-Finale\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/6Opglbu1NTY?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><strong>5 &#8211; Che fine ha fatto Baby Jane? (regia: Robert Aldrich, soggetto tratto dall\u2019omonimo romanzo di Henry Farrell, sceneggiatura: Lukas Heller, Stati Uniti 1962)<br \/>\n<\/strong>Nei film non si invecchia e i bambini restano eternamente bambini\u2026Visto da <strong>Hollywood<\/strong>, con il cuore nella nevrotica mitteleuropa (<strong>Heller<\/strong>, che sceneggia, era di origini tedesche) lo stardom cinematografico \u00e8 la radice di ogni frattura dell\u2019io, il divismo uno specchio malato.<br \/>\n<em>Che fine ha fatto Baby Jane?<\/em>, sin dal titolo, \u00e8 un ubi sunt dolente e leopardiano rivolto alla sorda natura matrigna delle illusioni e, linguisticamente, \u00e8 una sorta di versione definitivamente psicopatica di <strong><em>Viale del tramonto<\/em><\/strong>. Ma \u00e8 nella scena finale, quella ambientata sulla spiaggia, dove, definitivamente anacronistica, <strong>Jane Hudson<\/strong> (<strong>Bette Devis<\/strong>) regredisce e si scioglie (come un gelato al sole), senza poter pi\u00f9 tornare indietro, fino al balbettio di un\u2019infante, che il film ci rivela il suo tema vero, ossia il potere faustiano del cinema di tenerci infinitamente a galla sul pelo d\u2019acqua, stupefacente e mitico della nostra, sia pur infelice, infanzia, contemporaneamente, Eden e inferno.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"What Ever Happened to Baby Jane? - Final Scene\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/wyHBwXajE3c?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><strong>6 &#8211; Morte a Venezia (regia: Luchino Visconti, soggetto tratto dall\u2019omonimo racconto di Thomas Mann, sceneggiatura: Nicola Badalucco e Luchino Visconti, Italia, Francia, Stati Uniti 1971)<br \/>\n<\/strong>\u00c8 noto come, nell\u2019adattamento di uno dei momenti pi\u00f9 alti dell\u2019opera altissima di <strong>Thomas Mann<\/strong>, tra i tanti meriti di <strong>Luchino Visconti<\/strong>, ci sia quello di aver trasformato <strong>Gustav von Aschenbach<\/strong> da scrittore a compositore, cosa che gli permise, in modo cinematograficamente pi\u00f9 intrigante, di impiegare la consonanza musicale di certe pagine di <strong>Gustav Mahler<\/strong>, quale motivi rivelatori degli stati d\u2019animo del protagonista, cosa che, con l\u2019<em>Adagietto del IV movimento della Quinta Sinfonia<\/em>, diventa una sorta di preciso correlativo oggettivo dell\u2019oscillazione tra delicatezza e tormento, che l\u2019amour fou per il giovane <strong>Tadzio<\/strong> gli procura fino a ucciderlo. Ucciderlo, s\u00ec, perch\u00e9 l\u2019unica vera malattia mortale (come <em>Rosso sangue<\/em> di <strong>Leos Carax<\/strong> chiarir\u00e0 definitivamente) non \u00e8 mai segnata da un agente patogeno, ma dal virus dell\u2019amore. E come ogni dramma d\u2019amore pretende, anche qui c\u2019\u00e8 bisogno di un teatro degno di tanto patire: il Lido dell\u2019Hotel des Bains di Venezia, dove le rovine di antiche vestigia e la decadente consistenza del paesaggio, \u00e8 perfetto, dicendoci a unisono come tutta l\u2019arte e tutta la cultura di cui l\u2019uomo \u00e8 capace, non valgano un alito distratto della persona che inutilmente amiamo.<br \/>\nLa scena finale \u2013 con <strong>von Aschenbach<\/strong> in completo bianco (e siamo a tre) morente, mentre la tintura e il trucco si sciolgono, ragnandogli il volto di subitanee e indelebili rughe \u2013 sulla sabbia dorata del tramonto, con il giovane efebico che, in un ultimo, spietato e ironico sberleffo, addita il sole calante (citata nell\u2019altrettanto indimenticabile finale del <strong><em>Palombella rossa<\/em><\/strong> di Moretti), \u00e8 l\u2019immagine perfetta della distanza incommensurabile tra desiderio e realt\u00e0 ed \u00e8 uno dei momenti pi\u00f9 struggenti che il cinema abbia mai provato a toccare.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Morte a Venezia - scena finale\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/36QBU474nqM?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><strong>7 &#8211; Travolti da un insolito destino nell\u2019azzurro mare d\u2019agosto (regia, soggetto e sceneggiatura: Lina Wertm\u00fcller, Italia 1974)<br \/>\n<\/strong>Il mare e la spiaggia, come la foresta medievale, quale locus del rovesciamento dell\u2019ordine sociale costituito. Perch\u00e9 il mare, \u201ctraditore\u201d e che \u201ccammina sopra il cuore\u201d, senza le coordinate antropiche del potere del Capitale, \u00e8 l\u2019unico spazio possibile per questa rivoluzione, inevitabilmente effimera, perch\u00e9 la festa del ribaltamento, come ogni carnevale, deve terminare per forza e alla fine si deve pur fare ritorno\u2026<br \/>\n<strong>Lina Wertm\u00fcller<\/strong>, grazie a <strong>Mariangela Melato<\/strong> e <strong>Giancarlo Giannini<\/strong>, corpi perfetti e definitivi di un dramma che, nella contrapposizione tra le ipocrisie di una socialdemocrazia illuminata, ma pur sempre ciecamente capitalistica, e la veracit\u00e0 proletaria delle istanze comuniste, trova i momenti pi\u00f9 brechtiani \u2013 ironici, stranianti e illuminanti \u2013 del suo cinema, che ha una sua ragione per\u00f2 solo immerso nel suo tempo (controprova \u00e8 il fallimento totale, in piena frantumazione delle identit\u00e0 radicali della sinistra, del remake con <strong>Madonna<\/strong> del 2002) e che, come pelle raggrinzita da troppo sole, \u00e8 invecchiato davvero malissimo.<\/p>\n<p>https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=5Wg76WHjk8Y<\/p>\n<p><strong>8 &#8211; Lo squalo (regia: Steven Spielberg, soggetto: Peter Benchley, sceneggiatura: Peter Benchley, Carl Gottlieb, Stati Uniti 1975)<br \/>\n<\/strong>Dopo questo film, l\u2019indicazione di d\u00e9coupage <strong>\u201cmezza figura\u201d<\/strong> acquister\u00e0 un significato del tutto nuovo e il cinema, a dispetto della centralit\u00e0 della fisiognomica nel montaggio classico, sapr\u00e0 rivelarci la natura pi\u00f9 intima dei personaggi, non pi\u00f9 nel primo piano, ma nelle inquadrature <em>dalla cintola in gi\u00f9<\/em>, forse non a caso proprio in quegli stessi anni in cui il <strong>linguaggio del porno<\/strong> (non corpi tranciati e divorati dal basso, ma, visti anatomicamente dal basso, l\u2019esaltazione di altre virt\u00f9 non pi\u00f9 pudicamente nascoste) trovava una sua koin\u00e8 condivisa. Anzi, probabilmente <em>Lo squalo<\/em>, a dispetto delle istanze rivoluzionarie della <strong>New Hollywood<\/strong>, trova una sua profonda e rivelatrice natura pacificatoria proprio quale censura del <strong>Super-io<\/strong> (dove Martin Brody-body non \u00e8 l\u2019Io melvilliano e regolatore, ma il dionisiaco Es!), come macchina (da presa) seriale di\u2026 amputazione genitale!<br \/>\nIn tal senso, le fauci \u2013 come nel titolo originale \u2013 aperte e ferali, pi\u00f9 che ci\u00f2 che si nasconde nel profondo del nostro mare-inconscio, da cui spunterebbero le aguzze istanze inevitabilmente feroci e destabilizzanti della libido, sarebbero il sistema regolatore (e conservatore) del Capitale, che non pu\u00f2 che legittimarsi troncandole di netto dal suo produttivo \u201cordine del discorso\u201d.<\/p>\n<p>https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=PCwaOrGorL4<\/p>\n<p><strong>9 &#8211; Bianca (regia e soggetto: Nanni Moretti, sceneggiatura: Nanni Moretti, Sandro Petraglia, Italia 1984)<br \/>\n<\/strong>La felicit\u00e0 \u00e8 roba difficile per tutti, ma, si sa, per <strong>Michele Apicella<\/strong>, \u00e8 addirittura impossibile. Figuriamoci l\u2019amore.<br \/>\nNel capolavoro di <strong>Nanni Moretti<\/strong>, la tensione costante \u00e8 tra apparenza e verit\u00e0 e la sequenza in spiaggia, quando il nostro giovane professore di Matematica \u2013 che tra l\u2019altro si trova a provare sulla sua pelle i frutti distopici della renziana <strong>\u201cBuona scuola\u201d<\/strong> (quanta ironia conosce la protervia del potere!) con ben trent\u2019anni di anticipo \u2013 comincia un attimo prima, quando <strong>Siro Siri<\/strong> (il compianto <strong>Remo Remotti<\/strong>, da poco scomparso), a un <strong>Michele Apicella<\/strong> in completo bianco (quarto\u00a0e ultimo della lista, ma qualcosa vorr\u00e0 pur dire\u2026) in gita al lago, gli mostra quanto sia semplice conoscere le ragazze: basta fare come fanno tutti, un po\u2019 di parole di circostanza, una pletora di banalit\u00e0 e il resto \u00e8 l\u2019irresistibile attrazione dei corpi\u2026<br \/>\n<strong>Michele<\/strong>, a quel punto, pronto a immolarsi sull\u2019altare dell\u2019omologazione, prova almeno una volta nella vita a essere come tutti, e lo prende alla lettera quando, in spiaggia, sulle parole dell\u2019<strong>Agnus Dei<\/strong> di <strong><em>Scalo a Grado<\/em><\/strong> di <strong>Franco Battiato<\/strong>, vista una coppia amoreggiare sul bagnasciuga, vorrebbe imitarli stendendosi sul corpo di una ragazza che era l\u00ec, a pancia in gi\u00f9 su un telo, a prendere il sole da sola. Con scandalo di tutti.<br \/>\n<strong>Moretti<\/strong>, in un sol colpo, trova il grottesco nelle posture conclamate del divertimento di massa e, sulle assolate spiagge del riflusso, dice a ognuno di noi che tra la vera natura di s\u00e9 e le convenzioni sociali c\u2019\u00e8 sempre di mezzo il mare.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Nanni Moretti: Bianca, scalo a grado\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Y-djgtgPgmg?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><strong>10 &#8211; Cast Away (regia: Robert Zemeckis, soggetto e sceneggiatura: William Broyles Jr., Stati Uniti 2000)<br \/>\n<\/strong>Diciamola tutta: l\u2019arrivo al ranch del finale \u00e8 il segno dell\u2019inutilit\u00e0 dell\u2019approdo fuori tempo massimo, ma prima, come se non bastasse l\u2019amaro calice, c\u2019\u00e8 il crocicchio della vita, che ti porta cos\u00ec maledettamente spesso a poter dire ti amo quando ormai non ha pi\u00f9 senso.<br \/>\n<em>Cast Away<\/em>, geniale per mille ragioni, non ultima per aver tirato fuori dal product placement, la pi\u00f9 grande interpretazione che un pallone da volley abbia mai regalato al cinema, \u00e8 un film concettuale dove la storia di un naufrago (cast away), che non a caso si chiama <strong>Chuck Noland<\/strong> (senza terra), coincide con la scarnificazione <em>ultraterrena<\/em> del sacrifico cristologico e, con una sottile operazione metatestuale, con la costruzione stessa della testualit\u00e0 del cinema (dove cast away trova un\u2019assonanza illuminante con casting). Il mare sterminato e l\u2019isola deserta, dove Chuck viene gettato dalle onde, sono il set su cui, come il regista e sceneggiatore di se stesso, il protagonista \u00e8 costretto a <em>ricostruire un mondo<\/em>, un mondo fatto di <strong><em>props<\/em><\/strong>, oggetti di scena casuali, che le acque gli restituisce a puntate, dalla misteriosa sciarada del naufragio\u2026 <em>Ricostruire un mondo<\/em>? Ma <em>ricostruire il mondo<\/em>, per meglio capirlo e, con esso, meglio capire chi mai noi siamo, non \u00e8, in ultima analisi, il destino stesso del cinema?<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Cast Away - Trailer - (2000)\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/2TWYDogv4WQ?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Estate. Spiagge, mare, sole. E divertimento. Ma siamo sicuri che sia\u00a0sempre cos\u00ec? Subito dopo i reality di surviving, \u00e8 stato Lost, una serie TV (non a caso il termometro pi\u00f9 sensibile della necessit\u00e0 di epos della nostra contemporaneit\u00e0), che, dal 2004 al 2010, sotto l\u2019illuminato showrunning di J.J. Abrams, ha\u00a0fornito il disegno pi\u00f9 chiaro dell\u2019alea &#8230; <a title=\"E la chiamano estate\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/e-la-chiamano-estate\/\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su E la chiamano estate\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[950,919],"tags":[1198,1199,1194,357,1191,1193,1190,1197,1192,1195,1196],"class_list":["post-1412","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-analisi-e-critica-2","category-playlist","tag-bianca","tag-cast-away","tag-che-fine-ha-fatto-baby-jane","tag-corsi-di-cinema","tag-i-400-colpi","tag-la-dolce-vita","tag-la-spiaggia","tag-lo-squalo","tag-lavventura","tag-morte-a-venezia","tag-travolti-da-un-insolito-destino-nellazzurro-mare-dagosto"],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1412","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1412"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1412\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1412"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1412"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1412"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}