{"id":1383,"date":"2015-06-09T10:22:38","date_gmt":"2015-06-09T08:22:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/?p=1383"},"modified":"2015-06-10T00:39:05","modified_gmt":"2015-06-09T22:39:05","slug":"acrid-il-nuovo-cerchio-iraniano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/acrid-il-nuovo-cerchio-iraniano\/","title":{"rendered":"Acrid &#8211; Il nuovo cerchio iraniano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/acrid.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1384\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/acrid.jpg?resize=484%2C252&#038;ssl=1\" alt=\"acrid\" width=\"484\" height=\"252\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/acrid.jpg?w=484&amp;ssl=1 484w, https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/acrid.jpg?resize=300%2C156&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 484px) 100vw, 484px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una volta il cinema iraniano riempiva le sale\u00a0anche in <strong>Italia<\/strong>, ma\u00a0son lontani i tempi in cui si condividevano le poltrone con decine di persone per un\u00a0<strong>Kiarostami<\/strong> o un\u00a0<strong>Panahi<\/strong>. Eppure, proprio questo cinema, non \u00e8 mai stato vivo come nell&#8217;ultimo lustro.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Nel 2011 <em>Una separazione<\/em> \u00e8 stato il primo film iraniano a vincere l&#8217;<strong>Orso d&#8217;oro<\/strong> a\u00a0<strong>Berlino<\/strong>, un premio non regalato, ma\u00a0molto meritato che ha, vieppi\u00f9, rivelato al mondo intero il talento di\u00a0<strong>A<\/strong><strong>sghar Farhadi<\/strong>. Ora tocca ad\u00a0<em>Acrid<\/em> di\u00a0<strong>Kiarash Asadizade\u00a0<\/strong>approdare nelle sale italiane, l&#8217;11 giugno, grazie ad una coraggiosa piccola distribuzione indipendente, la\u00a0<strong>Imagica Original<\/strong> di\u00a0<strong>Aldo Ciolfi\u00a0<\/strong> e\u00a0<strong>Giulio Giuliani<\/strong>. C&#8217;\u00e8 da ringraziare davvero questi due impavidi difensori del cinema di qualit\u00e0, poco conosciuto ed in lingua originale, perch\u00e9 colossi ben pi\u00f9 accreditati hanno lasciato che il film attraversasse l&#8217;ottava edizione del <strong>Festival di Roma<\/strong> (nel 2013), nella quale si aggiudicava il premio per il miglior cast emergente, senza lasciar traccia.\u00a0<strong>Asadizade<\/strong>, in qualche modo, raccoglie l&#8217;eredit\u00e0 proprio di\u00a0<strong>Panahi<\/strong> e del suo\u00a0<em>Il cerchio<\/em> che nel 2000 vinse il\u00a0<strong>Leone d&#8217;oro\u00a0<\/strong> a\u00a0<strong>Venezia<\/strong>. Anche qui storie di donne, anche qui un arco narrativo circolare, sebbene le storie, quattro, facciano quasi pensare ad una quadratura del cerchio. Ed \u00e8 dal confronto tra le due pellicole che possono nascere le riflessioni pi\u00f9 interessanti. <em>Il cerchio\u00a0<\/em>di\u00a0<strong>Panahi<\/strong>\u00a0serviva anche a metaforizzare lo spazio chiuso, la trappola, la prigione in cui le donne iraniane si trovavano a dover vivere dalla nascita (il film cominciava proprio con un parto) alla morte. Tre episodi che chiudevano i conti, perch\u00e9 da l\u00ec non si scappava. L&#8217;<strong>Iran<\/strong> di\u00a0<strong>Asadizade<\/strong> sembra pi\u00f9 emancipato, le donne guidano SUV, passeggiano da sole, tengono testa a mariti apatici o infedeli, anche se, strisciante, sotto l&#8217;apparente emancipazione e l&#8217;apparente progressismo maschile, si fa strada una mentalit\u00e0 permanentemente retrograda (il ginecologo che preferisce segretarie nubili). Un\u00a0<strong>Iran<\/strong>, quello di\u00a0<strong>Ahmadinejad<\/strong>, in cui la condizione femminile non parrebbe cos\u00ec sacrificata come spesso la cronaca racconta. In\u00a0<strong>Acrid<\/strong> non abbiamo donne sottomesse o remissive, anzi. Di cosa si tratta? Di propaganda? Ad uno sguardo pi\u00f9 attento, per\u00f2, non pu\u00f2 sfuggire un altro dato. Lungi dall&#8217;essere un ritratto esotico di un paese da guardare con occhi da colonialisti illuminati, il film di\u00a0<strong>Asadizade<\/strong> pi\u00f9 che mostrarci quanti passi avanti abbia fatto l&#8217;<strong>Iran<\/strong>, ci dimostra quanti ancora ne dobbiamo fare noi occidentali. Perch\u00e9 la condizione di queste donne, mortificate anche e comunque nella loro indipendenza emotiva, non \u00e8 poi cos\u00ec lontana da quella delle nostre connazionali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Una volta il cinema iraniano riempiva le sale\u00a0anche in Italia, ma\u00a0son lontani i tempi in cui si condividevano le poltrone con decine di persone per un\u00a0Kiarostami o un\u00a0Panahi. 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