L’autoremake in 10 (coppie di) film

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Perché rifarsi? Se, spesso, desta perplessità il remake, l’autoremake, in teoria, dovrebbe essere addirittura meno spiegabile. Cambiamenti di costume, progressi tecnici, lucro: questi i motivi più ricorrenti del remake. Ma anche dell’autoremake. Non vanno considerati quei film che in partenza (anche in Italia) si giravano in due versioni per due mercati diversi. E prima di passare in rassegna i nostri 10 esempi ecco cosa si inventò Orson Welles in F come falso a proposito di Picasso: “Un amico di un altro amico una volta mostrò a Picasso un Picasso. “No è un falso” rispose il pittore. Lo stesso amico si procurò un altro presunto Picasso e Picasso disse che anche questo era un falso. Se ne procurò un altro ma anche questo era falso, disse Picasso. “Ma Pablo”, replicò l’amico “ti ho visto con i miei occhi mentre lo dipingevi.” “Posso dipingere un Picasso falso al pari di chiunque altro”, rispose Picasso.“. Come sempre, quando si tratta del regista di Quarto potere, la capacità di pervasività rende tutti creduloni sicché Pietro Piemontese nel suo Remake edito da Castelvecchi cita questo aneddoto attribuendolo a Picasso, nell’incipit del capitolo dedicato all’autoremake.

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L’ospite inatteso. 10 film sull’identità

ospitePresentata nel 2012 nell’ambito della rassegna Storia permanente del cinema al PAN di Napoli, in un ciclo di proiezioni dal titolo “L’ospite inatteso”, questa rosa di film, leggermente ampliata (ed evidentemente ancora parziale: la lista parte volutamente dagli anni Settanta), viene ora riproposta quale piccolo contributo per stabilire (ci si perdoni l’ossimoro) qualche spiazzante coordinata affinché ci si muova con frutto nella potente capacità che il cinema ha di illuminare (non a caso linguaggio di luce, il suo) le zone più buie e impervie della nostra, sovente terrorizzante, identità (e il discorso sull’identità è sempre anche un discorso politico). Perché il vero “ospite inatteso”, rimbaudianamente, siamo noi stessi.
Il cinema come soglia perturbante del nostro svelamento profondo, allora, ombra dell’Altro, luogo prediletto dell’Unheimlich, messa in scena dei propri fantasmi. E poi – assumendo sempre come nume tutelare il chiarificatore libro di Siegbert Salomon Prawer I Figli del Dottor Caligari –, che senso ha mai parlare di cinema (di tutto il cinema!) se non lo si legge come il più coinvolgente e pur devastante “racconto del terrore” che possa mai riguardarci? 

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10 Hotel cinematografici per le vostre vacanze

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L’albergo, solitamente, è un luogo di passaggio. Se non siete di quei ricconi che vivono in hotel lussuosi a New York, la camera d’albergo è luogo provvisorio della vostra vita. Ed in quanto provvisorio, spesso è luogo in cui vi sentite più liberi di uscire allo scoperto perché magari siete poco conosciuti. Ve lo diciamo subito chiaro e tondo: in questa playlist non troverete gli hotel in cui “albergano” incubi (nessun OverlookBates Motel né motel vicini alla palude o Yankee Pedlar Inn, protagonista architettonico dell’horror The Innkeepers di Ty West), ma residenze temporanee per le vacanze, in cui scoprire sé stessi, vivere favole, amori, avventure o semplicemente divertirsi. Buona permanenza.

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10 film hitchcockiani non diretti da Hitchcock

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Se cercaste hitchcockiano in un dizionario, ne ricavereste solo la stringata definizione “pertinente a Hitchcock“. In Il cinema secondo Hitchcock (Il Saggiatore, 2008), Truffaut dice a Sir Alfred: “Credo che il suo stile e le necessità del suspense la portino continuamente a giocare con il tempo, qualche volta contraendolo, ma più spesso dilatandolo”, mentre Noël Carroll individua nella dialettica morale/immorale del dilemma dei personaggi, l’origine della suspense hitchcockiana. Inutile dire che valgono entrambe le teorie (Richard Allen, in Hitchcock and Narrative Suspense – Theory and Practice, parla di dialettica tra suspense oggettiva, quella legata al tempo della narrazione manipolato dal demiurgo/regista, e soggettiva, quella legata alla psicologia del personaggio), ma basta questo per definire un film hitchcockiano? Certo che no. Anzi, a volte, si tira in ballo Hitchcock per marketing o per incasellare facilmente un film. La vulgata è quindi che hitchcockiano significhi suspence, mistero, delitti. Ci aggiungeremmo anche un certo sadismo (che, a quanto pare, il regista di Psycho dispensava a piene mani, anche fuori dal set, soprattutto alle sue interpreti), l’attenzione al meccanismo (spesso più che alla trama, pensiamo al MacGuffin) e la sfida tecnica. Il dibattito potrebbe continuare a lungo, ma facciamo parlare le nostre scelte. Dalle quali abbiamo escluso i remake. Sia perché sarebbe stato facile sia perché, fatto salvo il caso di Psycho di Gus Van Sant che è quasi un’opera d’arte concettuale, spesso i rifacimenti non sono per nulla hitchcockiani (si vedano l’orribile Delitto perfetto di Andrew Davis e l’artaudiano La finestra sul cortile diretto per la Tv da Jeff Bleckner ed interpretato da un Christopher Reeve post incidente, quasi un’exploitation paratestuale) Questa è la nostra playlist.

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Un corso gratuito sul cinema di Bergman

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Parte lunedì 14 settembre 2015, un percorso di studi, dedicato a Ingmar Bergman, dal titolo Il cinema dell’istante.
Organizzato da Pigrecoemme in collaborazione con la FICC – Federazione italiana dei circoli del cinema, il corso è completamente gratuito e prevede otto lezioni, a cura di Vincenzo Esposito, tra i maggiori esperti di cinema scandinavo in Italia e direttore dell’Italienska Filmfestivalen di Stoccolma, con un intervento, sull’eredità cinematografica e culturale lasciata dal maestro svedese, a cura di Corrado Morra.
I posti a disposizione sono 30 e, per partecipare, è necessario iscriversi presso la sede della Scuola di cinema Pigrecoemme di Napoli (piazza Portanova, 11). C’è tempo fino al 31 lugliodal 1° settembre fino a esaurimento dei posti, dal lunedì al venerdì, dalle ore 10:30 alle 13:30 e dalle 15:00 alle 17:30.

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10 canzoni non originali in scene di culto

canzoni non originaliNon sono state scritte per il film, ma per motivi più o meno chiari, restano legate ad una pellicola, ad una visione, ad una scena diventata di culto. E perpetuano, così, il loro successo. O lo rinnovano. O lo scoprono perché, magari, ignorate come canzoni tout court. Questa è la nostra lista, ma chissà quali altre inserireste voi.

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