5 è il numero perfetto di Igort – La recensione

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Peppino Lo Cicero (interpretato da un irriconoscibile Toni Servillo) è un sicario di seconda classe della camorra ormai in pensione; dopo l’omicidio di suo figlio, è costretto a tornare in azione. Questo avvenimento scatena una vera e propria guerra: a combattere, al fianco di Peppino, ci sono il suo più caro amico e l’amante di sempre.

La copertina del graphic novel
La copertina del graphic novel

5 è il numero perfetto è un intreccio di arte, musica e cinema: tratto dall’omonimo graphic novel di Igort, il film è una sorta di esperimento crossmediale. Le influenze musicali sono funzionali nel rievocare le grandi colonne sonore del passato, come quelle di Ennio Morricone o Armando Trovajoli, ma non solo: l’idea è sviluppata in maniera più ampia, e comprende anche i Nirvana, i Pink Floyd e i Beatles. Un’opera, dunque, creativa e di ampio respiro. Il fumettista Igort si distanzia subito dall’idea di noir realizzata dai modelli televisivi come Gomorra (anzi, guarda più al Dick Tracy di Warren Beatty), il suo non vuole essere un “cinema verità”, quanto piuttosto un “racconto di racconti” che consenta il passaggio da una forma di espressione all’altra e che mostri la violenza di Napoli in modo nuovo e personale.
5 è il numero perfetto è una storia di vendette, che nel momento in cui vengono compiute ne scatenano di nuove: chi può dire realmente di avere la “coscienza a posto”?
I personaggi sono stereotipati, della bidimensionalità del medium originario, come il compagno fedele da una vita o la donna leale fino in fondo. Napoli funge da coprotagonista, ma in modo nuovo: è vuota e diversa rispetto alle innumerevoli rappresentazioni conosciute finora.

Quello che contraddistingue la pellicola è inevitabilmente la sua natura eclettica: film, fumetto, noir letterario. Igort porta in Italia una tradizione che non ci appartiene: l’adattamento da un graphic novel. È stimolante e sorprendente. È una rappresentazione atipica di una Napoli violenta in cui ci si accorge di essere manovrati come una pedina anche da chi si riteneva di essere protetti. La storia è intrisa di rancore, odio e malinconia: Igort mette in scena il dramma di un padre che non è stato in grado di difendere il proprio figlio e che nel tentativo di redimersi soccombe. C’è, quindi, del grande potenziale e non era scontato. Non era detto, infatti, che un fumettista, per quanto tra i più affermati, avesse, con una macchina da presa, la stessa disinvoltura mostrata col disegno.

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