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li caimano

Italia 2006) di Nanni Moretti. Con Silvio Orlando, Margherita Buy, Jasmine Trinca, Nanni Moretti, Giuliano Montaldo, Michele Placido.

Nanni Moretti ha fatto la trafila: enfant prodige trent'anni fa, splendido quarantenne a Cannes nel perido in cui Berlusconi formava il suo primo Governo, autore in crisi in attesa dell'ispirazione e della rinascita del Paese, produttore poco convinto di cose poco convincenti, regista prima autoreferenziale e poi sorpendentemente in grado di reinventarsi, ed, ora, acclamato salvatore della povera patria schacciata dagli abusi di potere e del povero cinema italiano in mano a gente che non sa cos'è il pudore. Entra in campo all'ultimo minuto, venti giorni prima delle elezioni politiche del 2006, come un fuoriclasse lasciato in panchina chiamato a risolvere la partita. Ma Nanni Moretti sembra non averne voglia: già in Aprile aveva apertamente lasciato intendere come, al cinema esplicitamente politico, preferisse un caffellatte in vetro. Ora, come dice in un ruolo "nearly as himself", preferirebbe fare una commedia alla quale, come ai film sui pasticceri troskisti e ai musical sul sessantotto dei registi imbecilli, però si deve rinunciare. Così il film si logora, teso in direzioni opposte dal principio di piacere, che vorrebbe farne una commedia sentimentale dai toni agrodolci, e dal principio di realtà, che esige che si faccia un film su Berlusconi. Soprendentemente, ma non tanto per chi ha eguito il cinema di Moretti, questa doppia anima, questa irrisolutezza, fardello che potrebbe sembrare un difetto strutturale, si trasforma in un formidabile cuore pulsante, in grao di dare al film vitalità e grande ricchezza. Il caimano, grade rettile, ancestrale terrore, è un film incredibilmente "umano", spaventato, imperfetto, ricco di sfasamenti e slittamenti interni che, traslati, l'istinto e l'abilità della sceneggiatura trasformano in risorsa poetica. Dicevamo del principio di realtà, di senso del dovere insomma: e qui tale pulsione necessaria e non piacevole è incarnata dalla giovane regista interpretata da Jasmine Trinca, ossia da una giovane istintiva e non da un navigato cinemasta politologo. Traslazioni, ancora, come nel Moretti che interpreta il più cinico dei caimani possibili alla fine del film (vari attori sono chiamati a dare un volto al cavaliere, e Moretti è quello che lo rende più perfido, spogliandolo dei vezzi, dei sorrisi a trentadue denti, dell'umorismo pacchiano), o come nel personaggio di Silvio Orlando, produttore di cinema trash ed eroe, suo malgrado, dell'impegno di sinistra finito per sbaglio in un film il cui autore vorrebbe tanto fare Fellini (citato più volte), ed in un matromonio che non sa se vuole rompersi o no.
Anche in questo ultimo film Moretti instilla il quella ricchezza di temi che ha sempre caratterizzato il suo cinema e che merita di essere assorbita, più che analizzata. Che se ne sia parlato solo per i suoi legami con l'attualità è un dato, ma il Caimano, rivisto tra un po' di tempo, dirà molte più cose e molto più interessanti. Memorabile la scena in cui, Orlando, ormai senza speranze, si vede passare accanto un riproduzione in scala reale di quel galeon che lui, nel suo film, avrebb voluto realizzare con un modellino: beffa per tutti i sognatori, anche per quelli che, a buon diritto, non sanno o non possono portare i propri sogni sullo schermo come meriterebbero.

 

(Giacomo Fabbrocino)

 

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