{"id":1865,"date":"2017-03-20T13:17:21","date_gmt":"2017-03-20T12:17:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/?p=1865"},"modified":"2017-03-20T13:17:21","modified_gmt":"2017-03-20T12:17:21","slug":"ceravamo-tanto-amati-unanalisi-stefano-sessa","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/ceravamo-tanto-amati-unanalisi-stefano-sessa\/","title":{"rendered":"C&#8217;eravamo tanto amati &#8211; Un&#8217;analisi di Stefano Sessa"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/ceravamotantoamati.jpg\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1866\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/ceravamotantoamati.jpg?resize=484%2C252\" alt=\"\" width=\"484\" height=\"252\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/ceravamotantoamati.jpg?w=484 484w, https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/ceravamotantoamati.jpg?resize=300%2C156 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 484px) 100vw, 484px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Non \u00e8 la prima volta che pubblichiamo sul nostro blog recensioni o saggi di nostri allievi.&nbsp;\u00c8 motivo di grande soddisfazione quando accade perch\u00e9 uno dei nostri principali obiettivi \u00e8 quello di guidare i partecipanti ai nostri corsi (specialmente quanti si iscrivono al Corso di Analisi e Critica) a modalit\u00e0 di visione pi\u00f9 consapevole, non passiva, insegnare le metodologie corrette per affrontare l&#8217;analisi di un testo filmico, spesso complesso e sincretico (per dirla con&nbsp;<strong>Gy\u00f6rgy Luk\u00e1cs<\/strong>). Il corso di Analisi e Critica che si \u00e8 appena concluso aveva una parte monografica dedicata a <strong>Ettore Scola&nbsp;<\/strong>(<a href=\"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/corsi\/corso-critica-cinematografica.htm\">il prossimo<\/a>, a partire dal 5 aprile, invece si concentrer\u00e0 su&nbsp;<strong>Brian De Palma<\/strong>). I film analizzati dagli allievi erano&nbsp;<em>C&#8217;eravamo tanto amati<\/em>,&nbsp;<em>Il commissario Pepe<\/em>,&nbsp;<em>Una giornata particolare<\/em> e&nbsp;<em>Dramma della gelosia<\/em>. Di&nbsp;<em>C&#8217;eravamo tanto amati<\/em> ci ha colpito particolarmente la recensione\/saggio di&nbsp;<strong>Stefano Sessa<\/strong>&nbsp;(che ha messo a frutto le considerazioni di <strong>Lino Miccich\u00e8 <\/strong>contenute in&nbsp;<em>Filmologia e filologia<\/em>)&nbsp;e pensiamo sarebbe uno spreco se restasse confinata nell&#8217;ambito dei &#8220;compiti a casa&#8221; di un percorso formativo. Ecco perch\u00e9 la pubblichiamo e la sottoponiamo all&#8217;attenzione dei lettori del nostro blog. Buona lettura (lo sar\u00e0 davvero, buona).<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Troppo spesso, quando si parla di <strong>Ettore Scola<\/strong>, si ricorda in maniera pressoch\u00e9 unilaterale la sua prolifica carriera registica. Si dimentica, invece, l&#8217;altrettanto copiosa attivit\u00e0 di sceneggiatore con cui il giovane artista, nato nel 1931 a <strong>Trevico<\/strong>, ha compiuto i primi passi all&#8217;interno del mondo del cinema. La questione non attiene semplicemente alla corretta ricostruzione storica della carriera di <strong>Scola<\/strong>, ma riguarda la natura stessa del suo approccio al mezzo cinematografico e la concezione che fa da fondamento a tutta la sua opera. <em>Un americano a Roma<\/em> di <strong>Steno<\/strong>, <em>Adua e le compagne<\/em>, <em>La parmigiana<\/em> e <em>Io la conoscevo bene<\/em> diretti da <strong>Antonio Pietrangeli<\/strong>, <em>Il sorpasso<\/em>, <em>La marcia su Roma<\/em> e <em>Il Gaucho<\/em> di <strong>Dino Risi<\/strong> sono soltanto alcuni dei numerosi film a cui <strong>Scola<\/strong> ha lavorato, &nbsp; &nbsp; &nbsp; co-firmandone soggetto e sceneggiatura.<br \/>\nSoltanto dando il giusto peso al lavoro di scrittore di sceneggiature \u00e8 possibile comprendere a pieno la poetica di uno degli autori pi\u00f9 apprezzati, dentro e fuori i confini nazionali, della cinematografia italiana e di quel grande contenitore passato alla storia come <strong>Commedia all&#8217;italiana<\/strong>. Non a caso, durante la preparazione del libro-intervista di <strong>Antonio Bertini<\/strong>, <strong>Scola<\/strong> parla di s\u00e9 stesso non come regista, ma come scrittore di cinema.<br \/>\nEd \u00e8 proprio a partire dalla scrittura e dalla struttura narrativa che intendiamo cominciare l&#8217; analisi di un&#8217;opera complessa e stratificata come <em>C&#8217;eravamo tanto amati<\/em>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1867\" aria-describedby=\"caption-attachment-1867\" style=\"width: 290px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Riunione-scola.jpg\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1867 size-medium\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Riunione-scola.jpg?resize=300%2C215\" width=\"300\" height=\"215\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Riunione-scola.jpg?resize=300%2C215 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Riunione-scola.jpg?resize=768%2C550 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Riunione-scola.jpg?resize=419%2C300 419w, https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Riunione-scola.jpg?w=985 985w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1867\" class=\"wp-caption-text\">Ettore Scola, il secondo da sinistra, durante una riunione di redazione al Marc&#8217;Aurelio<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Roma, esterno giorno<\/strong>. <em>I titoli di testa scorrono mentre una modesta automobile, ripresa in campo medio, imbocca un vialone adiacente all&#8217;imponente villa dell&#8217;<strong>Olgiata<\/strong>. Due uomini e una donna scendono dall&#8217;auto e si avvicinano perplessi all&#8217;entrata della villa; l&#8217;inquadratura successiva mostra una figura intera all&#8217;interno della villa. Con solenne alterigia, indossando una vestaglia e fumando una sigaretta, l&#8217;uomo muove alcuni passi. L&#8217;inquadratura si sposta nuovamente sul vialone, la scena iniziale si ripete altre due volte in maniera quasi uguale con l&#8217;arrivo dell&#8217;automobile e i tre personaggi che ne fuoriescono. Si aggiungono pochi altri elementi che enfatizzano nuovamente l&#8217;aria perplessa dei tre: fanno ipotesi, congetture. Sono spaesati, si trovano davanti ad una situazione che tradisce palesemente le loro aspettative. Si percepisce che ci\u00f2 che credevano, in realt\u00e0 non \u00e8. L&#8217;inquadratura si sposta ancora nella villa, dove il personaggio in vestaglia esce ancora una volta dall&#8217;abitazione. Si avvia verso lungo il prato, mentre il montaggio alternato mostra, con un piano americano, i tre personaggi muoversi all&#8217;esterno della villa, lungo la recinzione murata. I tre vedono l&#8217;uomo all&#8217;interno, con un raccordo di sguardo la mdp stringe l&#8217;inquadratura sull&#8217;uomo nella villa, la donna esclama: -Ma \u00e8 Gianni! Gli altri due risultano ancora una volta spiazzati, annuiscono leggermente. L&#8217;uomo nella villa si avvicina alla piscina, sale sul trampolino, resta in costume da bagno e si lancia in un tuffo: resta a mezz&#8217;aria, l&#8217;inquadratura si blocca per poi spostarsi sul primo piano di uno dei due uomini affacciati alla recinzione. La voce fuori campo dell&#8217;altro, seguita da un primo piano dello stesso, si rivolge con uno sguardo in macchina direttamente allo spettatore, avvertendolo che il tuffo si concluder\u00e0 alla fine di una storia iniziata trent&#8217;anni prima. (durata: 3&#8242; 15&#8221;)<\/em><\/p>\n<p>Si tratta di un incipit chiaro e asciutto, che mette immediatamente lo spettatore di fronte all&#8217;ampio respiro temporale sui cui la narrazione si dipana, inserendo in maniera sottile quello che, man mano che le storie (e la Storia) dei protagonisti andranno avanti, sar\u00e0 uno dei temi principali della pellicola: la dialettica tra speranza e delusione, tra le fiduciose aspettative future e il tradimento della realt\u00e0 presente.<br \/>\nDopo l&#8217;incipit ha inizio il lungo flashback che costituisce l&#8217;intero corpo filmico, prima della conclusione con la ripresa e la chiusura della sequenza iniziale alla villa dell&#8217;<strong>Olgiata<\/strong>. \u00c8 possibile suddividere il film in due parti, sulla scia delle particolari scelte fotografiche operate da <strong>Scola<\/strong>. Fino al minuto 54, infatti, la fotografia utilizzata \u00e8 in bianco e nero; il periodo a cui si riferisce va dagli anni 1944-45, ovvero il periodo della Resistenza, fino alla fine degli anni &#8217;50. Da quel momento, fino al termine del film e del suo arco narrativo, la fotografia \u00e8 a colori. L&#8217;utilizzo del bianco e nero, oltre ad essere coerente con il grado di sviluppo tecnico della fotografia cinematografica del periodo storico a cui si riferisce, offre la possibilit\u00e0 di un uso delle luci che avr\u00e0 un ruolo diegetico di estrema importanza. Il passaggio a colori, invece, far\u00e0 coincidere l&#8217;evoluzione della tecnica con i cambiamenti esistenziali dei quattro personaggi principali, tra ciniche evoluzioni (quella di <strong>Gianni Perego\/Gassman<\/strong>) e fallimentari involuzioni (quella di <strong>Nicola Palumbo\/Stefano Satta Flores<\/strong>).<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"C&#039;ERAVAMO TANTO AMATI - Io ero Sandokan\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Galh1EldCH8?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><br \/>\n<strong>Suddivisione in sequenze prima parte<\/strong>:<\/p>\n<p>Gli anni della Resistenza. <strong>Nicola<\/strong>, <strong>Gianni<\/strong> e <strong>Antonio<\/strong> (<strong>Nino Manfredi<\/strong>) si trovano sulle montagne innevate insieme ad un gruppo di partigiani. <strong>Gianni<\/strong> ha appena occultato un ordigno sotto un cumulo di neve sulla strada; una carovana di convogli militari avanza e, al momento opportuno,&nbsp;<strong>Nicola<\/strong> fa detonare l&#8217;ordigno. Immediatamente dopo lo scoppio, il montaggio stacca su immagini, di cui alcune di repertorio, in cui masse di uomini celebrano l&#8217;avvenuta liberazione dal nazi-fascismo. &#8221;<em>Scoppi\u00f2 il dopoguerra<\/em>&#8221; e le strade dei tre amici-partigiani si dividono. Si alternano le voci fuori campo dei tre protagonisti mentre scorrono immagini di repertorio riguardanti i febbrili giorni pre e post referendum istituzionale.<\/p>\n<p>Mentre la voce fuori campo di <strong>Antonio<\/strong> si pronuncia sugli effetti del <strong>Piano Marshall<\/strong> sul governo della Repubblica italiana, le inquadrature si spostano nell&#8217;ospedale dove lavora lo stesso <strong>Antonio<\/strong>. Rivolgendo sempre lo sguardo in macchina continua il suo racconto fino al punto in cui, proprio in ospedale, conosce <strong>Luciana<\/strong> (<strong>Stefania Sandrelli<\/strong>), aspirante attrice friulana.<\/p>\n<p><strong>Luciana<\/strong> e <strong>Antonio<\/strong> sono a teatro. <strong>Antonio<\/strong> \u00e8 visibilmente insofferente, mentre <strong>Luciana<\/strong> si trova pienamente a proprio agio in quello che vorrebbe che fosse il suo mondo. Lo spettacolo \u00e8 <em>Strano interludio<\/em> di <strong>O&#8217;Neill<\/strong>, in cui spesso i personaggi si rivolgono direttamente al pubblico, confessando i propri pensieri e le proprie intenzioni senza essere ascoltati dagli altri personaggi.<br \/>\nFuori dal teatro, fingendo di usare la stessa tecnica narrativa, <strong>Antonio<\/strong> confessa il suo amore a <strong>Luciana<\/strong>.<\/p>\n<p>Al ristorante \u201cMezzaporzione\u201d casualmente <strong>Gianni<\/strong> incontra <strong>Antonio<\/strong>, che si trova in compagnia di <strong>Luciana<\/strong>. Traspare tutta l&#8217;ammirazione verso <strong>Gianni<\/strong>, che isolato attraverso un fascio di luce si rivolge, proprio come nell&#8217;opera di <strong>O&#8217;Neill<\/strong>, solamente al pubblico, confessando l&#8217;interesse immediato provocato da <strong>Luciana<\/strong>. Dopodich\u00e9 <strong>Luciana<\/strong>, allo stesso modo, conferma la reciprocit\u00e0 del sentimento.<\/p>\n<p><strong>Interno notte: ospedale.<\/strong> <strong>Antonio<\/strong> \u00e8 infervorato a causa del boom elettorale a favore della DC. I due amanti confessano ad <strong>Antonio<\/strong> i loro sentimenti. <strong>Antonio<\/strong>, dopo un iniziale malore, sembra incassare il colpo senza reazioni, ma poco dopo la sua rabbia esplode e si manifesta fisicamente contro <strong>Gianni<\/strong>. Nelle inquadrature successive <strong>Gianni<\/strong> e <strong>Luciana<\/strong> progettano assieme il loro futuro.<\/p>\n<p><strong>Nocera Inferiore<\/strong>. <strong>Cineforum liceale con proiezione di Ladri di biciclette.<\/strong>&nbsp;La voce fuori campo di <strong>Nicola<\/strong> spiega, mentre scorre la sequenza finale del suddetto film, l&#8217;importanza che quest&#8217;opera ha avuto per la sua esistenza e per quella del cinema italiano. Durante il dibattito i giudizi verso il film, per\u00f2, sono impietosi. Furiosa reazione di <strong>Nicola<\/strong> che viene licenziato dal preside del <strong>Liceo<\/strong> e che viene invitato&nbsp;dalla moglie a scegliere tra gli ideali e la famiglia. <strong>Nicola<\/strong> sceglie gli ideali, trasferendosi a <strong>Roma<\/strong> con l&#8217;intenzione di fondare una rivista cinematografica (<strong>Cinecultura<\/strong>).<\/p>\n<p><strong>Gianni<\/strong> muove i primi passi nell&#8217;avvocatura. Malgrado le sue idee progressiste e socialiste, si trova a rendere i suoi servizi ad un ricco palazzinaro romano senza scrupoli, <strong>Romolo Catenacci<\/strong> (<strong>Aldo Fabrizi<\/strong>). Appare per la prima volta <strong>Elide<\/strong> (<strong>Giovanna Ralli<\/strong>), figlia di <strong>Romolo<\/strong>. Ragazza in carne e ignorante, si invaghisce immediatamente di <strong>Gianni<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Luciana<\/strong> abbandonata da <strong>Gianni<\/strong> vaga per <strong>Roma<\/strong>. Incontra <strong>Antonio<\/strong> e <strong>Nicola<\/strong> da <strong>Mezzaporzione<\/strong>. &nbsp;A <strong>Piazza di Spagna<\/strong>&nbsp;<strong>Nicola<\/strong> riproduce davanti a <strong>Luciana<\/strong> la scena della carrozzella sulla scalinata de <em>La corazzata Potemkin<\/em>. Seppur ancora interessato a <strong>Luciana<\/strong>, <strong>Antonio<\/strong> \u00e8 ancora troppo adirato, cos\u00ec la tratta in malo modo e riversa su di lei tutto il suo astio.<\/p>\n<p><strong>Nicola<\/strong> e <strong>Luciana<\/strong> restano da soli, passado la notte insieme nel misero e lugubre appartamento di <strong>Nicola<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Luciana<\/strong> \u00e8 alla <strong>Pensione Friuli<\/strong> dopo un tentativo di suicidio commesso a causa dell&#8217;abbandono di <strong>Gianni<\/strong>. L\u00ec confessa ad <strong>Antonio<\/strong> la relazione, gi\u00e0 terminata, con <strong>Nicola<\/strong>. <strong>Gianni<\/strong>, avvisato da <strong>Nicola<\/strong>, si reca alla pensione, ma decide di non farsi vedere quando vede i tre uscire insieme. <strong>Luciana<\/strong> va via su un furgone. Un madonnaro sta disegnando sulla strada; la mdp con un campo lungo mostra i due che si allontanano in due diverse direzioni. Al centro dell&#8217;inquadratura resta il madonnaro intento a disegnare sulla strada; la mdp stringe sulla madonna e sul disegnatore e in maniera graduale iniziano a colorarsi.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"C&#039;eravamo Tanto Amati-aldo fabrizi\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/LQOYn5dZyGw?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Suddivisione in sequenze seconda parte<\/strong><\/p>\n<p>La prima sequenza a colori si apre sul tetto di un palazzo costruito dall&#8217;impresa di <strong>Catenacci<\/strong>. Esterno giorno. <strong>Gianni<\/strong>, ancora con lo sguardo in macchina, informa direttamente lo spettatore sull&#8217;evoluzione della sua storia personale. Dopo aver lasciato <strong>Luciana<\/strong> si \u00e8 sposato con <strong>Elide<\/strong>, diventando consulente legale del padre. Breve flashback in bianco e nero in cui viene mostrata la rottura tra <strong>Gianni<\/strong> e <strong>Luciana<\/strong>. <strong>Elide<\/strong>, pur consapevole dell&#8217;ignoranza ereditata dal padre, cerca continuamente l&#8217;approvazione del marito che la indirizza tanto sul piano intellettuale quanto su quello alimentare. Tuttavia, non riceve dal marito altro che affettuosa indifferenza.<\/p>\n<p>L&#8217;inizio e la fine della tragicomica esperienza di <strong>Nicola<\/strong> a <em>Lascia o raddoppia<\/em>, dove si presenta in qualit\u00e0 di esperto di Storia del cinema italiano. Attraverso questa esperienza sembra riacquistare credibilit\u00e0, soprattutto agli occhi dei compaesani che tanto lo avevano dileggiato. Tuttavia, il suo sogno di arricchimento e di riconoscimento intellettuale fallisce davanti ad un&#8217;ambigua domanda riguardante proprio il finale di <em>Ladri di biciclette<\/em>.<\/p>\n<p>Esterno notte. <strong>Antonio<\/strong> incontra <strong>Luciana<\/strong> sul set di <em>La dolce vita<\/em>, dove spera di ottenere un ruolo da comparsa. Segue un breve ed apparentemente positivo provino davanti allo stesso <strong>Fellini<\/strong> e <strong>Mastroianni<\/strong>. <strong>Antonio<\/strong> vorrebbe rivederla il giorno dopo, ma <strong>Luciana<\/strong> frequenta in quel periodo un produttore cafone con la recondita speranza di poter sfondare nel mondo del cinema. Tra <strong>Antonio<\/strong> e il produttore scoppia una lite.<\/p>\n<p>Scorrono fotografie in bianco e nero di <strong>Michelangelo Antonioni<\/strong> e alcuni fotogrammi di <em>L&#8217;eclisse<\/em>. La voce fuori campo di <strong>Elide<\/strong> rivela una nuova padronanza di linguaggio, con cui riflette sulla propria personalit\u00e0 e sul fardello dell&#8217;incomunicabilit\u00e0. La mdp stacca sulla rinnovata figura di <strong>Elide<\/strong>, in perfetta forma e dotata di una bellezza mai cos\u00ec consapevole. Registra la propria voce su un nastro. Eppure, \u00e8 un forte disagio a trasparire dalle sue parole.<\/p>\n<p>Villa Catenacci, studio del capofamiglia. Un&#8217;aspra discussione tra <strong>Gianni<\/strong> e <strong>Romolo<\/strong> rivela l&#8217;altra metamorfosi. Quella di <strong>Gianni<\/strong>, che con rabbia e violenza si scaglia contro il suocero, reo di non voler cedergli il comando delle imprese. <strong>Gianni<\/strong> appare senza scrupoli e megalomane.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"C&#039;ERAVAMO TANTO AMATI\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/h52X8GxIhg0?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>Esterno giorno. <strong>Piazza di Porta San Giovanni<\/strong>. <strong>Antonio<\/strong> fa il resoconto delle proprio vicende mentre passeggia con una \u201ccompagna\u201d: la sorte non l&#8217;ha assistito, ma la militanza politica continua a tenerlo occupato. Una voce femminile fuori campo urla il suo nome: \u00e8 <strong>Luciana<\/strong>. La \u201ccompagna\u201d viene frettolosamente allontanata e poco dopo <strong>Antonio<\/strong> scopre che <strong>Luciana<\/strong> ha un figlio.<\/p>\n<p>Cinema, proiezione di <em>Schiavo d&#8217;amore<\/em> con <strong>Kim Novak<\/strong>. La mdp si sposta dallo schermo sul primo piano di <strong>Antonio<\/strong>. Alle sue spalle si vede in piedi <strong>Luciana<\/strong> che lavora come maschera nella sala. I due si scambiano sguardi furtivi, la mdp ritorna sullo schermo, ma questa volta le parole e le voci dei personaggi di <em>Schiavo d&#8217;amore<\/em> sono proprio quelle di <strong>Luciana<\/strong> e <strong>Antonio<\/strong>. I due confessano l&#8217;affetto reciproco.<\/p>\n<p>Villa Catenacci. <strong>Gianni<\/strong> \u00e8 in auto, sta per uscire, ma <strong>Elide<\/strong> dice di volergli parlare. L&#8217;insofferente <strong>Gianni<\/strong> accetta ed <strong>Elide<\/strong> gli fa ascoltare una registrazione, in cui confessa al marito di aver conosciuto un altro uomo. L&#8217;intento reale, tuttavia, \u00e8 quello di smuovere l&#8217;amato marito dallo stato di cronica indifferenza verso la moglie. <strong>Gianni<\/strong>, per\u00f2, resta impassibile. <strong>Elide<\/strong> esce dall&#8217;automobile del marito, entra nella sua e fugge via.<\/p>\n<p>Esterno notte. <strong>Gianni<\/strong> si trova in uno sfasciacarrozze. Un fascio di luce illumina una pila di auto; sulla cima, dove il fascio di luce \u00e8 pi\u00f9 forte, si trova l&#8217;automobile di <strong>Elide<\/strong>. La luce aumenta man mano e appare <strong>Elide<\/strong>, morta in un incidente. Ancora una volta la donna cerca, invano, quell&#8217;attenzione e quell&#8217;amore che il marito non le ha dato in vita. Il fascio di luce si spegne e <strong>Gianni<\/strong> va via.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"C&#039;eravamo tanto amati - Sono importante per te adesso? (Sub Eng - Ita)\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/E4AEGWLTaNk?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>La voce fuoricampo di <strong>Nicola<\/strong> riporta il racconto al periodo contemporaneo, caratterizzato da attentati eversivi e repentini insabbiamenti. La mdp sulla figura di un <strong>Nicola<\/strong> invecchiato e ormai fallito; in compagnia di un amico si trova in mezzo ad una gremita platea. Sul palco <strong>Vittorio De Sica<\/strong> racconta un aneddoto sul finale di <em>Ladri di biciclette<\/em>, rivelando cos\u00ec la giustezza della risposta data da <strong>Nicola<\/strong> durante <em>Lascia o raddoppia<\/em>. L&#8217;amico di <strong>Nicola<\/strong> lo incalza ad andare a salutare il suo idolo, ma ormai stanco e disilluso, <strong>Nicola<\/strong> non pu\u00f2 che constatare la tristezza di fronte alla vanit\u00e0 delle speranze del passato, trasformatesi inesorabilmente in cocenti delusioni.<\/p>\n<p>Esterno giorno. Piazza del popolo. <strong>Gianni<\/strong> e <strong>Antonio<\/strong>, che non si vedono dal giorno della scazzottata per <strong>Luciana<\/strong>, si incontrano casualmente. <strong>Gianni<\/strong> \u00e8 alle prese con le macchine in doppia fila perch\u00e9 vuole tirar fuori la sua <strong>Jaguar<\/strong>; <strong>Antonio<\/strong> non sa della vita facoltosa di <strong>Gianni<\/strong> e lo scambia per un parcheggiatore. <strong>Gianni<\/strong> sta al gioco e non rivela la sua vera situazione. <strong>Antonio<\/strong> lo invita a cena da <strong>Mezzaporzione<\/strong>, <strong>Gianni<\/strong> accetta, ma alla fine della scena lascia intendere allo spettatore che a quella cena non andr\u00e0.<\/p>\n<p>Ancora villa Catenacci. Un ormai decrepito <strong>Romolo<\/strong> viene adagiato con una gru all&#8217;interno del giardino. In quell&#8217;enorme villa sono rimasti solo loro due. Nella mente di <strong>Gianni<\/strong> riaffiora il ricordo, in bianco e nero, della felicit\u00e0 che, con <strong>Nicola<\/strong> e <strong>Antonio<\/strong>, provarono al termine della guerra.<\/p>\n<p>Stacco immediato sui tre amici ormai attempati all&#8217;interno del ristorante <strong>Mezzaporzione<\/strong>. Si abbracciano, proprio come si abbracciarono alla fine della guerra nel precedente flashback di <strong>Gianni<\/strong>. Mangiano, scherzano, ridono. Parte un breve flashback di <strong>Gianni<\/strong>, in un bianco e nero ingiallito e diverso da quello usato nella prima parte: i tre amici sono ancora al fronte, ma <strong>Gianni<\/strong> \u00e8 caduto in battaglia. Di colpo, per\u00f2, l&#8217;atmosfera si fa seria. <strong>Gianni<\/strong> irrompe perentorio con una battuta sui fallimenti dei propositi della loro generazione e sui loro fallimenti personali. La scena prosegue fuori dalla trattoria dove <strong>Antonio<\/strong> e <strong>Nicola<\/strong> discutono animatamente sull&#8217;imborghesimento del proletariato. Gli animi si scaldano e la scena termina con il pianto di <strong>Nicola<\/strong>.<\/p>\n<p>I tre amici ritrovati sono in auto e seguono le indicazioni di <strong>Antonio<\/strong>. Si fermano davanti ad una scuola dove un folto numero di persone si trova accampato, aspettando l&#8217;apertura della scuola per iscrivervi i propri figli. Avanzano tra la folla fino a quando <strong>Antonio<\/strong> presenta sua moglie a <strong>Gianni<\/strong> e <strong>Nicola<\/strong>. La donna \u00e8 di spalle, si volta: \u00e8<strong> Luciana<\/strong>. <strong>Gianni<\/strong> comprende di aver anteposto il denaro e il potere all&#8217;amore di <strong>Luciana<\/strong>, che ora appare felice con <strong>Antonio<\/strong>. Dopodich\u00e9 si allontana senza salutare gli amici.<\/p>\n<p>Finale. La sequenza riprende da dove si era fermata, con i tre amici andati da <strong>Gianni<\/strong> per riportargli il portafoglio che aveva dimenticato. Preso atto della vera situazione economica di <strong>Gianni<\/strong>, i tre si allontanano. Perplessi e spiazzati, non possono che rifugiarsi dietro un laconico \u201cboh\u201d.<br \/>\n<strong>Trent&#8217;anni di Storia, trent&#8217;anni di storie<\/strong><\/p>\n<p>Quando <strong>Dennis Hopper<\/strong> incontr\u00f2 <strong>Ettore Scola<\/strong> non pot\u00e9 fare a meno di confidargli tutto il suo apprezzamento per <em>Il sorpasso<\/em>, vera e propria fonte di ispirazione per il regista-attore americano durante la preparazione di <em>Easy Rider<\/em> (non a caso la pellicola diretta da <strong>Risi<\/strong> e sceneggiata dalla coppia <strong>Scola-Maccari<\/strong> nel 1962 usc\u00ec nelle sale cinematografiche statunitensi con il titolo <em>The Easy Life<\/em>). Nel giro di pochi anni, entrambe le pellicole divennero cult, entrando nell&#8217;immaginario collettivo di intere generazioni. Restano, ancora oggi, due dei titoli pi\u00f9 importanti del genere road-movie; film dove uno o pi\u00f9 personaggi si mettono in viaggio, a volte alla ricerca di qualcosa e altre volte in fuga da qualcosa, il pi\u00f9 delle volte senza una meta precisa.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Il sorpasso - Sono nelle mani di un pazzo\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/5AUA8c7fPvg?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><br \/>\nAccostare una pellicola come <em>C&#8217;eravamo tanto amati<\/em> al genere road-movie potrebbe sembrare sbagliato, quantomeno fuori luogo. Eppure, il tema del viaggio non \u00e8 affatto estraneo alla produzione e alla poetica di <strong>Ettore Scola<\/strong>; basti pensare al viaggio-avventura in <em>Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l&#8217;amico misteriosamente scomparso in Africa<\/em> e in&nbsp;<em>Il viaggio di Capitan Fracassa<\/em>, al viaggio dell&#8217;emigrante in <em>Permette? Rocco Papaleo<\/em> e <em>Trevico-Torino \u2013 viaggio nel Fiat-Nam<\/em>, al viaggio-fuga in <em>Il mondo nuovo<\/em>. Certo, se parliamo di viaggio in relazione a <em>C&#8217;eravamo tanto amati<\/em> non possiamo che farlo con un&#8217;accezione del tutto particolare: non \u00e8 un viaggio nello spazio quello che viene offerto allo spettatore, non c&#8217;\u00e8 un percorso pi\u00f9 o meno predeterminato da un punto di partenza ad uno di arrivo, i personaggi non si muovono lungo una strada fatta di asfalto, bens\u00ec lungo un itinerario in cui a scorrere non sono i chilometri, ma le lancette dell&#8217;orologio e le pagine del calendario.<br \/>\nUn viaggio nel tempo e nella Storia, un viaggio lungo trent&#8217;anni all&#8217;interno di un veicolo chiamato Italia. Eppure, non \u00e8 possibile definire questo o altri film di <strong>Scola<\/strong> dello stesso tenore come film storici. La Storia, quella politica dei grandi eventi e dei personaggi illustri, non gioca un mero ruolo di contesto o di sfondo, certo, ma non \u00e8 mai la vera ed assoluta protagonista. Piuttosto, la grande Storia stabilisce sempre un rapporto dialettico e oppositivo con le piccole storie di personaggi comuni. La sensibilit\u00e0 del regista nato a <strong>Trevico<\/strong> non si eccita davanti alle gesta dei capi-popolo, dei capi-partito o dei sovrani, ma si esalta nel dar voce a storie individuali all&#8217;ombra della Storia. Nel film in questione, cos\u00ec come in pellicole come <em>Una giornata particolare<\/em> e <em>La famiglia<\/em> (dove addirittura il viaggio temporale si dilata fino a coprire quasi un secolo di Storia), i protagonisti sono antieroi in contrasto con il mondo nel quale si trovano, il pi\u00f9 delle volte schiacciati dalla Storia che accade sopra di loro. \u00c8 sempre l&#8217;uomo al centro delle narrazioni di <strong>Scola<\/strong>, l&#8217;uomo con i propri problemi e aspirazioni, i disagi, i timori e i fallimenti, le sue reazioni davanti ai grandi avvenimenti e mutamenti storici. Dietro questa precisa scelta autoriale si cela la consapevolezza che \u201cqueste storie comuni siano grandi e abbiano la stessa dignit\u00e0 di quelle dei celebri personaggi storici\u201d. Lo stesso <strong>Scola<\/strong> ci dice che \u201cl&#8217;uomo subisce i fatti della storia solo in apparenza. Pu\u00f2 vivere pi\u00f9 scomodamente, in stato di tensione e di allarme, pu\u00f2 anche essere ucciso, ma dal punto di vista filosofico, fisiologico, etico, \u00e8 l&#8217;uomo che ne esce vincitore, \u00e8 l&#8217;uomo che \u00e8 importante, non i Napoleoni. La storia non \u00e8 storia se non \u00e8 anche storia dell&#8217;individuo: perch\u00e9 non si pu\u00f2 parlare della Storia se non si parla degli effetti che ha sull&#8217;individuo.\u201d<br \/>\nIl trentennale viaggio storico di <em>C&#8217;eravamo tanto amati<\/em> inizia con la Resistenza e la conseguente liberazione dal nazi-fascismo: <strong>Antonio<\/strong>, <strong>Gianni<\/strong> e <strong>Nicola<\/strong>, insieme ad altri partigiani si trovano su montagne innevate con l&#8217;obiettivo di sabotare e neutralizzare una carovana di nazisti invasori. \u00c8 un momento estremamente particolare, per almeno due ordini di motivi. Innanzitutto, \u00e8 un momento di reale partecipazione di uomini comuni al corso dei grandi eventi storici; i destini individuali si incrociano fino a coincidere pienamente con il destino storico di un Paese intero; tre uomini provenienti da tre diverse parti d&#8217;Italia si trovano insieme a difendere il proprio territorio e le proprie idee. Soprattutto, per\u00f2, \u00e8 l&#8217;unico vero momento lieto e felice del film (rievocato anche nel flashback di<strong> Gianni<\/strong> durante la scena 12 della seconda parte, quando i tre amici festeggiano l&#8217;avvenuta liberazione). La genuina felicit\u00e0 al termine della tragedia, sottolineata dalle immagini di repertorio sul popolo sorridente ed in festa, \u00e8 quella di un Paese colmo di speranze e di fiducia, aperto con ottimismo alle possibilit\u00e0 offerte dal futuro. Neanche il tempo di festeggiare la vittoria al referendum istituzionale, per\u00f2, che iniziano, inesorabili, le prime delusioni politiche: in cambio del pacchetto di aiuti del <strong>Piano Marshall<\/strong>, comunisti e socialisti vengono spinti fuori dal governo. <strong>Antonio<\/strong>, portantino comunista, cede il posto ai portantini democristiani. La ricerca di una felicit\u00e0 sociale, piano a piano, cede il posto ad un perseguimento privato e individuale della felicit\u00e0. Svolgimento del tema: la sconfitta storica e sociale della sinistra italiana.<br \/>\n<strong>Scola<\/strong>, come ogni vero e libero artista, non si \u00e8 mai fatto ingabbiare nelle strette maglie dell&#8217;ideologia di partito. Tuttavia, l&#8217;attenzione per le sorti degli operai e per quelle della sinistra italiana \u00e8 sempre stata centrale nella sua opera. Come afferma lo stesso <strong>Scola<\/strong>, la domanda di fondo in molte sue opere sembra essere: che fine ha fatto <strong>Antonio Ricci<\/strong>, l&#8217;operaio-attacchino di <em>Ladri di biciclette<\/em>? \u00c8 diventato <strong>Antonio<\/strong> il portantino oppure <strong>Oreste<\/strong> il muratore di <em>Dramma della gelosia<\/em>. La storia della politica italiana \u00e8 piena zeppa di speranze disattese, di illusioni e delusioni, di promesse mancate. Suggestioni sintetizzate dalla parabola di <strong>Gianni Perego<\/strong>, avvocato di sinistra squattrinato, ma onesto. Quasi non volendo, alla fine dell&#8217;arco temporale del film, diventa ci\u00f2 che non avrebbe voluto diventare: cinico, avido di potere e megalomane. Proprio come il suocero <strong>Romolo Catenacci<\/strong>, ricco e ignorante palazzinaro, il quale comprende subito l&#8217;onest\u00e0 di <strong>Gianni<\/strong>, ma al tempo stesso \u00e8 consapevole che \u201c<em>negli onesti c&#8217;\u00e8 quella purezza che se gli capita un occasione diventano talmente mascalzoni che t&#8217;ammollano le fregature meglio dei mascalzoni (diciamo) normali<\/em>\u201d. Ecco, in questo senso il personaggio di <strong>Gianni<\/strong> ben rappresenta le speranze disattese di chi voleva cambiare il mondo in meglio e che, invece, si \u00e8 ritrovato a far parte di quegli stessi meccanismi ed ingranaggi che voleva smantellare.<br \/>\n<strong>Antonio<\/strong>, invece, che nel dopoguerra augurava a tutti i clienti del Re della mezza porzione future porzioni intere, si ritrova prima tradito dall&#8217;amico e dalla donna che ama, cos\u00ec come viene tradita quella speranza di riscatto sociale, lavorativo e politico. Trent&#8217;anni dopo si ritrova a consumare ancora mezze porzioni, ma almeno questa volta con la donna amata al suo fianco mentre organizza picchetti e proteste per l&#8217;istruzione dei propri figli e di quelli degli altri. Le sue delusioni politiche saranno mitigate, quindi, dall&#8217;affetto di <strong>Luciana<\/strong>.<br \/>\nCi sono poi le delusioni &#8221;cineculturali&#8217; del personaggio di <strong>Nicola<\/strong>, sfuggito alla grettezza intellettuale della provincia campana. Approdato nella capitale, tuttavia, le sue speranze sull&#8217;ospitalit\u00e0 e l&#8217;apertura culturale della citt\u00e0 saranno via via disattese. Culmine di questo processo di disgregazione delle illusioni \u00e8 la sua partecipazione a <em>Lascia o raddoppia<\/em>, quando ad un passo dalla gloria le sue speranze saranno spazzate via da un cortocircuito di senso tra finzione e realt\u00e0 (punto che sar\u00e0 meglio analizzato pi\u00f9 avanti).<br \/>\nAnche le due donne di <em>C&#8217;eravamo tanto amati<\/em> vanno inevitabilmente incontro alla disattesa delle proprie aspettative, seppur in modo decisamente diverso.<br \/>\nLa figura di <strong>Luciana<\/strong> non pu\u00f2 non far pensare a quella di <strong>Adriana<\/strong> di <em>Io la conoscevo bene<\/em>, film sceneggiato dallo stesso <strong>Scola<\/strong>. C&#8217;\u00e8 lo stesso sostrato di sofferenza tra i due personaggi; entrambe approdano in citt\u00e0 partendo dalla provincia, cos\u00ec come comune \u00e8 la velleit\u00e0 artistica di avere un ruolo nel mondo del cinema nostrano. Entrambe si affidano a produttori ignobili con la speranza di essere introdotte nel settore, entrambe provano a porre termine alle proprie sofferenze con il suicidio, entrambe lavorano come mascherina al cinema. Nel caso non bastassero questi accostamenti in <em>C&#8217;eravamo tanto amati<\/em> c&#8217;\u00e8 una vera citazione del film di <strong>Pietrangeli<\/strong>: le foto scattate &#8221;per il regista Zampa&#8221; ritraggono il volto di <strong>Luciana<\/strong> solcato da scie di lacrime e rimmel, proprio come avviene ad <strong>Adriana<\/strong>. Quest&#8217;ultima, per\u00f2, sar\u00e0 uccisa dalle delusioni e dalle frustrazioni; <strong>Luciana<\/strong>, invece, riprende in mano la propria vita insieme ad <strong>Antonio<\/strong>, lasciandosi alle spalle le illusioni e le sofferenze passate.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Stefania Sandrelli (Io la conoscevo bene) - Sergio Endrigo (Mani bucate)\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/RsxnSPCQc7c?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"C&#039;eravamo tanto amati (Ettore Scola, 1974) - Fontana di Trevi\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/LycPOVb5Qlo?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi il personaggio pi\u00f9 tragico del film: <strong>Elide<\/strong>. Ignorante come il padre, ma molto pi\u00f9 buona e umana. All&#8217;inizio della sua vicenda \u00e8 grassottella e priva di una sufficiente padronanza della lingua italiana. Per amore di <strong>Gianni<\/strong>, attraverso un rigido regime culturale-alimentare, diventa una donna bellissima e colta. Si trova, cos\u00ec, vittima di una cultura che non le appartiene, vittima della violenza borghese di un marito fantasma. Le sue speranze sono vane: neanche da morta riesce a smuovere il marito da una totale indifferenza nei suoi confronti.<br \/>\nIn questo complesso viaggio di storie e di Storia i personaggi navigano tra i temi pi\u00f9 cari e ricorrenti dell&#8217;autore romano: l&#8217;amicizia, l&#8217;amore, il tradimento affettivo, il tradimento delle speranze di una delle stagioni politiche pi\u00f9 complesse della Storia d&#8217;Italia. Personaggi mossi dalla naturale e congenita aspirazione alla felicit\u00e0, dalla voglia di cambiare in meglio la propria condizione e, a volte, quella degli altri. In <em>C&#8217;eravamo tanto amati<\/em> c&#8217;\u00e8, soprattutto nei tre caratteri maschili, una dura lotta con la propria coscienza e con le proprie aspirazioni, un forte attrito tra \u201cci\u00f2 che siamo\u201d e ci\u00f2 \u201cche che vorremmo essere\u201d. Proprio a partire da questo contrasto si consumano le azioni che muovono i personaggi, il carburante del loro agire. Tuttavia, quando la parabola temporale e narrativa si avvia al termine, lo scarto decisivo e terribile diventa miseramente un altro: quello tra \u201cci\u00f2 che volevamo essere\u201d e \u201cci\u00f2 che siamo diventati\u201d. L&#8217;unico personaggio immutabile, l&#8217;unico carattere sempre uguale a se stesso e noncurante di apparire come ci\u00f2 che non \u00e8, \u00e8 proprio il personaggio con meno scrupoli, <strong>Romolo Catenacci<\/strong>. \u201c<em>Chi ha vinto la battaglia con la coscienza ha vinto la battaglia dell&#8217;esistenza<\/em>\u201d; rimasto solo con l&#8217;amato-odiato suocero, si congeda con protervia (dopo essere stato calato nel giardino con una gru, proprio come avveniva anni prima, durante i festeggiamenti del suo compleanno, con la porchetta), pronunciando un grido che suona un po&#8217; come una minaccia: \u201c<em>Io nu&#8217; moro! Io nu&#8217; moro!<\/em>\u201d. <strong>Romolo Catenacci,<\/strong> come ogni uomo, morir\u00e0, ma rinasceranno sempre quelli come lui, rinascer\u00e0 sempre il sistema che genera e si sostiene su quelli come lui.<br \/>\nLe ultime sequenze ci mostrano l&#8217;amarezza di un bilancio esistenziale che, per aspetti diversi, si rivela tragicamente fallimentare. Due sono i momenti chiave prima della sequenza finale (conclusione dell&#8217;incipit). Siamo giunti ormai negli anni &#8217;70, il boom economico sta gi\u00e0 mostrando il suo lato oscuro, attentati ed eversione scuotono il Paese. <strong>Nicola<\/strong> si ritrova in mezzo ad una platea, ascolta <strong>Vittorio De Sica<\/strong> che con il suo intervento rende indirettamente onore alla risposta controversa che gli cost\u00f2, anni prima, pi\u00f9 di due milioni di lire. Quando un amico lo spinge ad andare a parlare con il suo idolo, <strong>Nicola<\/strong>, lucido come mai prima, rifiuta malinconicamente: \u201c<em>Credevamo di cambiare il mondo, invece il mondo ha cambiato noi. Cose tristi, ammoscianti. Per me, e forse anche per lui.<\/em>\u201d<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"La nostra generazione ha fallito.\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/n7ROVHND0XE?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><br \/>\nLa stessa sconfortante consapevolezza risuona nelle perentorie parole di <strong>Gianni<\/strong>, durante l&#8217;ultima cena da \u201cMezzaporzione\u201d: \u201c<em>La nostra generazione ha fatto schifo. Il futuro \u00e8 passato e non ce ne siamo nemmeno accorti.<\/em>\u201d <strong>Scola<\/strong> approfondisce le tempeste interiori dei suoi personaggi, l&#8217;evolvere accidentato delle loro convinzioni e dei loro ideali. Eppure, dietro questi vissuti individuali \u00e8 possibile scorgere la proiezione di complessi processi storici. <strong>Gianni<\/strong> ha barattato una felicit\u00e0 autentica con il potere e il denaro, divenendo nel corso degli anni la caricatura di s\u00e9 stesso: cinico, indifferente all&#8217;amore che pure lo circondava, ha compiuto un doloroso compromesso con la propria coscienza politica e con i propri ideali. \u00c8 diventato un uomo oscuro, affondato in grigi sensi di colpa. <strong>Antonio<\/strong>, comunista senza rivoluzione, \u201c<em>soccombe all&#8217;urto quotidiano con una realt\u00e0 che non si lascia nemmeno scalfire dai suoi propositi di lotta<\/em>\u201d; la sua lotta di classe si ingrigisce progressivamente fino alla rassegnazione. <strong>Nicola<\/strong>, invece, rifugge ogni tipo di compromesso tra realt\u00e0 e ideali. Paga a caro prezzo la sua fedelt\u00e0 a s\u00e9 stesso, ma le sue battaglie sono irreali, utopiche, il suo rigore eccessivo non lo impegna mai attivamente, destinandolo ad una avvilente marginalit\u00e0. In un periodo in cui iniziava a consumarsi la progressiva marginalizzazione della figura dell&#8217;intellettuale, lo sguardo di <strong>Scola<\/strong> sembra profetico. Certo, <strong>Nicola<\/strong> \u00e8 un intellettuale fin troppo scollato dalla realt\u00e0; eppure, il sogno di una scuola pubblica in cui anche il cinema possa essere una materia di insegnamento non era poi cos\u00ec male.<br \/>\nSi approda cos\u00ec alla conclusione \u201cinconcludente\u201d della pellicola. Davanti alla rivelazione della ricchezza del vecchio amico, <strong>Antonio<\/strong> non pu\u00f2 che commentare con un \u201c<em>boh<\/em>\u201d, sul quale subito nasce una discussione con <strong>Nicola<\/strong> sul significato dell&#8217;interiezione. Non significa nulla, forse significa tutto, pu\u00f2 essere una addirittura una minaccia. Forse, \u00e8 solo la reazione davanti ad una curiosit\u00e0 non soddisfatta, o ancora una sospensione del giudizio (<em>epoch\u00e8<\/em>), l&#8217;impossibilit\u00e0 di una netta, chiara, perentoria e definitiva valutazione. Forse ha fatto bene <strong>Gianni<\/strong> a tradire s\u00e9 stesso e i suoi ideali, forse sono <strong>Antonio<\/strong> e <strong>Nicola<\/strong> quelli che, a furia di integralismi ideologici, si sono persi il meglio. In fondo, dopo trent&#8217;anni sono tutti delusi e disillusi. Solo che <strong>Gianni<\/strong> la sua infelicit\u00e0 l&#8217;annega in una piscina privata. O forse non \u00e8 nemmeno questo. Forse non ci sono sufficienti elementi per formulare un giudizio, forse ci sono, ma sono troppo ambigui e contraddittori. <strong>Scola<\/strong> \u00e8 un regista troppo raffinato per rinchiudersi in un messaggio morale pronto all&#8217;uso. E allora boh, appunto. Il suo cinema pone sempre dubbi, questioni aperte: \u201c<em>Il mio non \u00e8 mai un cinema affermativo, programmatico, che d\u00e0 risposte, semmai lascia qualche interrogativo, se il film \u00e8 ben riuscito. Anche questo finale invece di esprimere un giudizio negativo sul borghese che ha tradito, sul fallimento dell&#8217;intellettuale, sul velleitarismo del proletariato, si sofferma sull&#8217;analisi che i due litigiosi amici fanno dell&#8217;interiezione \u201cboh\u201c<\/em>.<br \/>\n<strong>Storia del cinema: tra teatro e televisione.<\/strong><\/p>\n<p>La stratificazione narrativa di <em>C&#8217;eravamo tanto amati<\/em> non si limita alla dialettica tra storie individuali e grande Storia politica. \u00c8 presente, infatti, un altro importante piano narrativo con al centro un&#8217;altra storia: quella del cinema. Il film, inoltre, \u00e8 dedicato alla memoria di <strong>Vittorio De Sica<\/strong>, regista amato da <strong>Scola<\/strong> e scomparso alcuni giorni dopo la fine delle riprese.<br \/>\nIl periodo giovanile passato da Scola nella redazione del <strong>Marc&#8217;Aurelio<\/strong>, dove lavorava come vignettista e battutista, ha certamente influenzato anche l&#8217;attivit\u00e0 di sceneggiatore e regista. Quando qualche critico lo accusava di bozzettismo, infatti, <strong>Scola<\/strong> lo prendeva come un complimento. Seppur il personaggio di <strong>Nicola<\/strong> sia stato ispirato alla figura del critico cinematografico <strong>Camillo Marino<\/strong>, direttore della rivista <strong>Cinema Sud<\/strong>, \u00e8 difficile non pensare ad una rubrica inventata da <strong>Scola<\/strong> durante gli anni al <strong>Marc&#8217;Aurelio<\/strong>:&nbsp;<em>Potito il cinepatito<\/em>. Il protagonista era un cinefilo folle, che si esprimeva esclusivamente con un linguaggio cinematografico: <em>\u201cIeri carrellavo per via Veneto, quando, panoramicando, ho inquadrato una ragazza<\/em>&#8221;.<br \/>\nLa figura di <strong>Nicola<\/strong> \u00e8 la prima a condurci all&#8217;interno della storia del cinema, attraverso l&#8217;indimenticabile scena nel cineforum di<strong> Nocera Inferiore<\/strong>. Dopo la proiezione di <em>Ladri di biciclette<\/em> si accende un forte dibattito. Alcuni notabili del luogo iniziano ad inveire contro il film di <strong>De Sica<\/strong>, reo di aver mostrato l&#8217;immagine di un&#8217;Italia stracciona e spietata che poco si conf\u00e0 alla ricostruzione in atto in quel periodo storico. Non sono parole casuali, soprattutto se pensiamo che critiche dello stesso tono furono mosse a <strong>De Sica<\/strong> da <strong>Andreotti<\/strong> dopo l&#8217;uscita di <em>Umberto D<\/em>.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"C&#039;eravamo tanto amati - Nocera \u00e8 inferiore...\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/oYsksvcCeOU?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><br \/>\nAlcune scene pi\u00f9 tardi, invece, ad essere omaggiata \u00e8 <em>La corazzata Potemkin<\/em>, con una vera e propria rievocazione della scena cult della carrozzina che cade gi\u00f9 per la scalinata.<br \/>\nLe numerose citazioni dei film italiani (le immagini di&nbsp;<em>L&#8217;eclisse<\/em>, la ricostruzione del set di <em>La dolce vita<\/em> con le apparizioni di <strong>Mastroianni<\/strong> e <strong>Fellini<\/strong>) rappresentano momenti emblematici del passaggio del nostro tempo, i cambiamenti della societ\u00e0 italiana attraverso l&#8217;evoluzione del cinema nostrano. La presenza del cinema addirittura diviene fisica durante la proiezione di <em>Schiavo d&#8217;amore<\/em>; qui, per\u00f2, non si tratta di un vero e proprio omaggio, ma di un interessante espediente narrativo fornito dal doppiaggio mentale della pellicola da parte di <strong>Antonio<\/strong> e <strong>Luciana<\/strong>.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 poi un grande tributo ad una grande passione di <strong>Scola<\/strong>, il teatro: \u201c<em>Avevo sedici anni, ero patito di teatro e per permettermi di andare a vedere gli spettacoli facevo parte fissa della claque. [\u2026] Tra gli spettacoli che avevo visto con questo espediente c&#8217;era Strano interludio, nel quale i personaggi venivano isolati con questa tecnica della sospensione dell&#8217;azione<\/em>&#8221; <strong>Scola<\/strong>, per\u00f2, non si limita alla citazione, ma rende questo tipo di narrazione funzionale al racconto di <em>C&#8217;eravamo tanto amati<\/em>. La luce isola questo o quel personaggio, sguardo in macchina e rivelazioni confermano quel che lo spettatore pu\u00f2 solo sospettare. La comunicazione tra personaggio e spettatore diventa, cos\u00ec, pi\u00f9 personale e intima, e lo spettatore diventa un po&#8217; confessore e un po&#8217; psicologo. L&#8217;impianto teatrale \u00e8 comune a molte pellicole scritte e dirette da <strong>Scola<\/strong>, basti pensare a <em>La serata pi\u00f9 bella della mia vita<\/em>, <em>La cena<\/em>, <em>La famiglia<\/em>, <em>Una giornata particolare<\/em>, dove pochi personaggi si muovono in luoghi circoscritti e ambientazioni tipiche dei <em>Kammerspiel<\/em>. Letteratura e teatro sono ambiti in cui <strong>Scola<\/strong> pesca a piene mani soluzioni narrative e stilistiche, come opportunamente rilevato da <strong>Antonio Bertini<\/strong>: \u201c<em>Se Scola parla di flashback lo fa in termini letterari, non filmici. Se illustra la sua tecnica di direzione degli attori la vede in modo teatrale, non cinematografico<\/em>\u201d. Questo complesso di suggestioni extra-cinematografiche, per\u00f2, \u00e8 perfettamente integrato e metabolizzato nel tessuto filmico delle sue opere. Sono suggestioni che non scadono mai nel manierismo, ma risultano sempre finalizzate ad un arricchimento delle possibilit\u00e0 espressive e narrative.<br \/>\nLe incursioni extra-cinematografiche, tuttavia, non terminano qui. In <em>C&#8217;eravamo tanto amati<\/em>, ad un certo punto, irrompe la televisione, mezzo mediatico che ha cambiato per sempre le forme della comunicazione, creando una nuova tipologia di spettatore, differente sia da quello teatrale che da quello cinematografico. L&#8217;utilizzo del mezzo televisivo, per\u00f2, non svolge solo una funzione narrativa in questo film, ma pone in maniera esemplare una questione concettuale intorno ai differenti meccanismi di rappresentazione delle due forme di comunicazione. <strong>Nicola<\/strong> partecipa a <em>Lascia o raddoppia<\/em>, programma condotto da <strong>Mike Bongiorno<\/strong>, in qualit\u00e0 di esperto di storia del cinema italiano. Man mano che la partecipazione al programma prosegue, la reputazione di <strong>Nicola<\/strong> riprende vertiginosamente quota; i familiari ritrovano quell&#8217;affetto e quel rispetto che non avevano mai avuto nei suoi confronti, gli stessi notabili del suo paese di origine, che anni prima lo avevano umiliato, si mostrano felici sostenitori della sua esperienza televisiva. La partecipazione ad un evento televisivo \u00e8 capace di cancellare ogni rancore, fa perdonare ogni vero o presunto peccato, fa germogliare il rispetto e l&#8217;ammirazione anche in coloro che non ne avevano mai provato, a patto, per\u00f2, che la partecipazione si concluda in maniera trionfante. Non ci sar\u00e0 trionfo alcuno per <strong>Nicola<\/strong>: alla domanda sul finale di<em> Ladri di biciclette<\/em> (Perch\u00e9 <strong>Enzo Staiola<\/strong> piange nell&#8217;ultima scena?) risponde riferendo il modo escogitato dal regista per far piangere il giovane attore, mentre l&#8217;ambigua domanda si riferiva alla motivazione narrativa che ha portato al pianto del personaggio nel film (<strong>Bruno Ricci<\/strong>). In questo cortocircuito di senso, si palesa l&#8217;incapacit\u00e0 della televisione di comprendere la dialettica tra finzione e realt\u00e0 operata dal cinema. La rappresentazione della realt\u00e0 nel cinema avviene a partire da un utilizzo cosciente di una finzione programmata. L&#8217;attore, che ha un nome e un cognome, interpreta un personaggio che ha un altro nome e un altro cognome: quando guardiamo <strong>Gianni Perego<\/strong> sappiamo di avere davanti <strong>Gassman<\/strong> nel ruolo di <strong>Gianni<\/strong>, ma come spettatori accettiamo la finzione, cos\u00ec ci dimentichiamo di <strong>Gassman<\/strong> e cerchiamo di avere davanti solo <strong>Gianni Perego<\/strong>. Attraverso la finzione l&#8217;autore o il regista ci offre una rappresentazione di realt\u00e0, cio\u00e8 una visione, uno spiraglio di realt\u00e0, mai la realt\u00e0 oggettiva in quanto tale. Una visione che, seppur parziale e relativa alla personalit\u00e0 dell&#8217;autore, \u00e8 sempre ammantata di autenticit\u00e0. La televisione, invece, non conosce e non comprende questa differenza. In televisione si entra con il proprio nome e cognome, il punto di partenza \u00e8 pi\u00f9 vicino al reale, ma il risultato appare molto pi\u00f9 finto e preparato rispetto a quello del cinema. Basti pensare alla degenerazione del reality: si pretende di dare allo spettatore il massimo grado di realt\u00e0, ma nel migliore dei casi si hanno personaggi che interpretano s\u00e9 stessi consapevoli di trovarsi davanti a delle telecamere, con un risultato decisamente pi\u00f9 finto. <strong>Nicola Palumbo<\/strong>, uomo di cinema, non pu\u00f2 che soccombere davanti all&#8217;ignoranza televisiva del meccanismo di riproduzione della realt\u00e0 attraverso la finzione.<\/p>\n<p><strong>C&#8217;eravamo tanto amati e la Commedia all&#8217;italiana<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 il 1959 quando al <strong>Festival del cinema di Venezia<\/strong> si aggiudicano il<strong> Leone<\/strong> ex-aequo<em> Il generale Della Rovere<\/em> di <strong>Roberto Rossellini<\/strong> e <em>La grande guerra<\/em> di <strong>Mario Monicelli<\/strong>. \u00c8 un momento cruciale, fortemente simbolico per il cinema italiano; si tratta di una sorta di passaggio di testimone tra uno dei pi\u00f9 grandi esponenti del <strong>Neorealismo<\/strong> e quello che sarebbe diventato uno dei grandi nomi della <strong>Commedia all&#8217;italiana<\/strong>.<br \/>\nSi potrebbe discutere a lungo sul rapporto che lega i due generi e le rispettive visioni del cinema e dell&#8217;esistenza, ma in questa sede ci limitiamo a segnalare quello che, forse, \u00e8 l&#8217;aspetto pi\u00f9 evidente. Se la cinematografia neorealista, figlia immediata della guerra e del dopoguerra, si concentra sull&#8217;<em>hic et nunc<\/em>, cio\u00e8 sulla stretta contemporaneit\u00e0 di un Paese stravolto e immerso nelle macerie, la <strong>Commedia all&#8217;italiana<\/strong> volge lo sguardo su un&#8217;intera generazione e sul rapporto che questa ha con i primi anni di vero benessere, con il boom economico, con l&#8217;evoluzione della societ\u00e0 italiana di quel periodo a partire dai mutamenti di mentalit\u00e0, sessualit\u00e0 e costume, sostituendo la tragicit\u00e0 del mondo con un punto di vista decisamente pi\u00f9 leggero.<br \/>\nIn questo grande contenitore si inserisce anche l&#8217;opera di un regista come <strong>Scola<\/strong>, il quale definisce la <strong>Commedia all&#8217;italiana<\/strong> come &#8221;<em>figlia degenere del Neorealismo, una sorta di reazione un po&#8217; reazionaria, in quanto nata come pacificatoria testimone di un&#8217;Italia grassoccia e paesana dai pochi riferimenti con la realt\u00e0<\/em>&#8221;. La <strong>Commedia all&#8217;italiana<\/strong>, quindi, nasce in parte come reazione ai toni drammatici del<strong> Neorealismo<\/strong>, producendo nella sua prima fase film dal tono evasivo e conciliante. A poco a poco, per\u00f2, grazie a registi come <strong>Monicelli<\/strong>, <strong>Risi<\/strong>, <strong>Fellini<\/strong> e <strong>Scola<\/strong> inizia una fase dallo sguardo pi\u00f9 critico nei confronti della societ\u00e0 e della sua evoluzione. Diventata pi\u00f9 provocatoria nei confronti di un Paese un po&#8217; bigotto, sfatando i tab\u00f9 della famiglia, del sesso, delle istituzioni, trasformandosi in una vera e propria tendenza, in un modo di percepire la realt\u00e0 e di esprimerla con canoni comici. Ogni regista, all&#8217;interno di questa tendenza, ha poi sviluppato la propria poetica e propri toni espressivi.<br \/>\nUn film come <em>C&#8217;eravamo tanto amati<\/em> ci permette di cogliere molti degli aspetti propri di <strong>Scola<\/strong> e di individuare il suo particolare apporto innovativo al genere d&#8217;appartenenza.<br \/>\nCome gi\u00e0 avvenuto in <em>Dramma della gelosia<\/em>, la narrazione non si articola sulle vicende di un unico personaggio, ma si sviluppa su una coralit\u00e0 di posizioni, visioni e intenzioni. Il piano narrativo si dipana in maniera per lo pi\u00f9 parallela sulle vicende dei tre personaggi maschili, non utilizzando una tecnica di racconto piana, consequenziale e ordinata nel tempo. In questo racconto polifonico ci\u00f2 che emerge con chiarezza \u00e8 un aspetto che \u00e8 diventato una delle cifre stilistiche pi\u00f9 importanti della filmografia di <strong>Scola<\/strong>: l&#8217;assoluto equilibrio tra tono comico e drammatico, tra gli aspetti farseschi e quelli tragici dell&#8217;esistenza dei personaggi e del loro rapporto burrascoso con il mondo che li circonda. In <em>C&#8217;eravamo tanto amati<\/em> sono molte le battute e i momenti che strappano una genuina risata: lo strabismo inaspettato del cliente liberale in trattoria; la scena del cineforum che si conclude con il comico grido fuoricampo del moderatore, avvilito perch\u00e9 &#8221;<em>non si \u00e8 parlato dello specifico filmico<\/em>&#8221;; il generale che vuole assolutamente salutare il grande regista <strong>Fellini<\/strong>, salvo poi scambiarlo per<strong> Rossellini<\/strong>; le storpiature linguistiche di <strong>Romolo Catenacci<\/strong> e della figlia. Scene che si amalgamano perfettamente con la malinconia e il dolore di fondo che pervade tutta l&#8217;opera.<br \/>\nCon <strong>Scola<\/strong> si introduce nella <strong>Commedia all&#8217;italiana<\/strong> anche una riflessione sul tempo e sulla Storia, elemento che riapparir\u00e0 fortemente in molte altre pellicole del regista. L&#8217;unico antecedente al quale <em>C&#8217;eravamo tanto amati<\/em> pu\u00f2 essere accostato \u00e8 un film di <strong>Risi<\/strong> uscito nel 1961, <em>Una vita difficile<\/em>. Anche qui si compie un viaggio temporale che parte dalla Resistenza e arriva fino all&#8217;inizio degli anni Sessanta; anche qui ci si interroga su un passato di speranze e su un presente gravato dalla delusione degli ideali ingrigiti di una generazione che voleva cambiare il mondo. Nel film di <strong>Scola<\/strong>, per\u00f2, c&#8217;\u00e8 meno cinismo e pi\u00f9 autocritica generazionale, i toni sono pi\u00f9 malinconici e crepuscolari. Il pedinamento psicologico dei personaggi penetra all&#8217;interno dei loro sentimenti e dei loro tumulti, inducendo lo spettatore a soffrire con loro. Ogni scelta registica \u00e8 compiuta sempre in funzione del racconto, ogni movimento della macchina da presa tende ad aggiungere elementi all&#8217;atmosfera, all&#8217;ambiente e alla psicologia dei personaggi.<br \/>\nCon <em>C&#8217;eravamo tanto amati<\/em> la <strong>Commedia all&#8217;italiana<\/strong> raggiunge nuove vette di sensibilit\u00e0 e di commistione tra molteplici registri linguistici e stilistici, costituendo uno dei titoli pi\u00f9 importanti e amati della cinematografia nostrana.<\/p>\n<p>(STEFANO SESSA)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 la prima volta che pubblichiamo sul nostro blog recensioni o saggi di nostri allievi.&nbsp;\u00c8 motivo di grande soddisfazione quando accade perch\u00e9 uno dei nostri principali obiettivi \u00e8 quello di guidare i partecipanti ai nostri corsi (specialmente quanti si iscrivono al Corso di Analisi e Critica) a modalit\u00e0 di visione pi\u00f9 consapevole, non passiva, &#8230; <a title=\"C&#8217;eravamo tanto amati &#8211; Un&#8217;analisi di Stefano Sessa\" class=\"read-more\" href=\"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/ceravamo-tanto-amati-unanalisi-stefano-sessa\/\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su C&#8217;eravamo tanto amati &#8211; Un&#8217;analisi di Stefano Sessa\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[950],"tags":[1827,67,1513,1831,1514,1390,1517,1829,1830,1824,1823,1828,1826,1825],"class_list":["post-1865","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-analisi-e-critica-2","tag-aldo-fabrizi","tag-cinema","tag-commedia-allitaliana","tag-de-sica","tag-ettore-scola","tag-fellini","tag-gassman","tag-giovanna-ralli","tag-lascia-o-raddoppia","tag-manfredi","tag-neorealismo","tag-resistenza","tag-sandrelli","tag-satta-flores"],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1865","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1865"}],"version-history":[{"count":0,"href":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1865\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1865"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1865"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1865"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}