{"id":1443,"date":"2015-07-31T15:45:29","date_gmt":"2015-07-31T13:45:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/?p=1443"},"modified":"2015-07-31T15:45:29","modified_gmt":"2015-07-31T13:45:29","slug":"lospite-inatteso","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/lospite-inatteso\/","title":{"rendered":"L\u2019ospite inatteso. 10 film sull\u2019identit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/ospite.png\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1444\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/ospite.png?resize=484%2C252\" alt=\"ospite\" width=\"484\" height=\"252\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/ospite.png?w=484 484w, https:\/\/i0.wp.com\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/ospite.png?resize=300%2C156 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 484px) 100vw, 484px\" \/><\/a>Presentata nel 2012 nell\u2019ambito della rassegna <a href=\"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/storia-permanente-del-cinema-al-pan-ancora-film-gratuiti\/\">Storia permanente del cinema<\/a> al <strong>PAN<\/strong> di Napoli, in un ciclo di proiezioni dal titolo <strong>\u201cL\u2019ospite inatteso\u201d<\/strong>, questa rosa di film, leggermente ampliata (ed evidentemente ancora parziale: la lista parte volutamente dagli anni Settanta), viene ora riproposta quale piccolo contributo per stabilire (ci si perdoni l\u2019ossimoro) qualche spiazzante coordinata affinch\u00e9 ci si muova con frutto nella potente capacit\u00e0 che il cinema ha di illuminare (non a caso linguaggio di luce, il suo) le zone pi\u00f9 buie e impervie della nostra, sovente terrorizzante, identit\u00e0 (e il <em>discorso sull&#8217;identit\u00e0<\/em> \u00e8 sempre anche un <em>discorso politico<\/em>). Perch\u00e9 il vero \u201cospite inatteso\u201d, <em>rimbaudianamente<\/em>, siamo noi stessi.<br \/>\nIl cinema come soglia perturbante del nostro svelamento profondo, allora, ombra dell\u2019<strong>Altro<\/strong>, luogo prediletto dell\u2019<strong>Unheimlich<\/strong>, messa in scena dei propri fantasmi. E poi \u2013 assumendo sempre come nume tutelare il chiarificatore libro di <strong>Siegbert Salomon Prawer<\/strong> <em>I Figli del Dottor Caligari<\/em> \u2013, che senso ha\u00a0mai parlare di cinema (di tutto il cinema!) se non lo si legge come il pi\u00f9 coinvolgente e pur devastante \u201cracconto del terrore\u201d che possa mai riguardarci?<strong>\u00a0<\/strong><!--more--><\/p>\n<p><strong>1 &#8211; L\u2019esorcista (William Friedkin, USA 1973)<br \/>\n<\/strong>Gi\u00e0 nel romanzo di <strong>William Peter Blatty<\/strong>, <em>L\u2019esorcista<\/em>, controluce, rivelava la metafora, piena del pi\u00f9 cupo oscurantismo cattolico, dei cambiamenti puberali e delle prime curiosit\u00e0 sessuali come Male assoluto. Ma qui, dove il corpo indifeso e in continua trasformazione della piccola Megan accoglie il suo parassita mortifero, la possessione demoniaca \u00e8 narrata precisamente come il decorrere di una malattia, in cui l\u2019oltraggio somatico del Maligno \u00e8 scandito con la lucidit\u00e0 distaccata dei bollettini medici. Crogiolo di contraddizioni etiche e capolavoro assoluto.<\/p>\n<p>https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=IEgf5aLe0sU<\/p>\n<p><strong>2 &#8211; L\u2019inquilino del terzo piano (Roman Polanski, Francia 1976)<br \/>\nTopor<\/strong>, nel romanzo<em> Le locataire chimerique<\/em> \u2013 che Roman Polanski dodici anni dopo trasformer\u00e0 in uno dei suoi film pi\u00f9 complessi \u2013 soffocava, in quel lontano 1964, certe ingenuit\u00e0 surrealiste del Movimento Panico (che pure l\u2019autore franco-polacco aveva contribuito a creare) in un\u2019angosciosa messinscena dove la dicotomia tra essere e apparire si frantumava sul selciato di un\u2019inevitabile follia.<br \/>\nLa casa, il corpo; Io, l\u2019Altro: opposti dove la doppia accezione del termine <em>ospite<\/em> (chi accoglie e chi \u00e8 accolto) segna, nel film di Polanski, il sistema per narrare l\u2019ambiguit\u00e0 identitaria del protagonista, stretto tra la condizione aliena dello straniero (<em>Medea c&#8217;est moi!<\/em>) e l\u2019alienazione mentale, fino a discendere negli inferi di un <em>everyman<\/em> che nella transgenia, quale fluttuante ipotesi ontologica nel mondo postmoderno, trova l\u2019unico, tragico destino possibile.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Chi \u00e8 veramente &quot;me&quot;?\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/aJNzZrcb-mg?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen title=\"Chi \u00e8 veramente \"me\"?\"><\/iframe><\/p>\n<p><strong>3 &#8211; L\u2019uomo che cadde sulla terra (Nicolas Roeg, UK 1976)<br \/>\n<\/strong>La fuga, come necessit\u00e0 di sopravvivenza, ma soprattutto lo strappo violento e irreparabile dell\u2019esilio; e l\u2019ospitalit\u00e0, come ipotesi (fallimentare) di palingenesi, sono i temi caratterizzanti del cinema di <strong>Nicolas Roeg<\/strong>: dal killer braccato, intriso di richiami psicanalitici, del <em>Performance<\/em> girato con <strong>Donald Cammell<\/strong>, al viaggio nel deserto australiano, come sopravvivenza animale di <em>Walkabout<\/em>, fino all\u2019inseguimento, per le calli di una morta Venezia, di un impermeabilino scarlatto, richiamo dell\u2019oltretomba, in <em>Venezia&#8230; un dicembre rosso shocking<\/em>. Ma \u00e8 nel film successivo che Roeg, rileggendo un notevole romanzo di <strong>Walter Tevis<\/strong>, trae, dalle stesse suggestioni, il suo capolavoro. <em>L\u2019uomo che cadde sulla terra<\/em> si concentra su un protagonista \u2013 un mai pi\u00f9 cos\u00ec spaventosamente in ruolo <strong>David Bowie<\/strong>, qui al suo primo vero film, \u2013 i cui patimenti passano per il ludibrio di un soma esposto e spettacolarizzato.<br \/>\nLa vicenda \u00e8 quella di un extraterrestre che arriva sul nostro pianeta alla ricerca di acqua che possa salvare in suo. Ma la sua diversit\u00e0, una volta scoperta, tramuta il suo corpo, <em>sorvegliato e punito<\/em>, in una cavia per esperimenti, tramutandolo, di fatto, nella cosalit\u00e0 di una merce.<br \/>\nCome dire? L\u2019alieno ai tempi del <strong>Capitale<\/strong>, dove la funzione scopica rivela la sua natura feroce, per uno dei film pi\u00f9 importanti degli anni Settanta.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"THE MAN WHO FELL TO EARTH - Trailer\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/KUtJ5FnwfCk?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><strong>4 &#8211; Alien ((Ridley Scott, UK, USA 1979)<br \/>\n<\/strong>Fredric Brown, con il fondamentale racconto <strong><em>La sentinella<\/em><\/strong>, ha stabilito il principio ab ovo: gli alieni siamo noi. Il resto \u00e8 pi\u00f9 o meno solo spettacolo.<br \/>\nPer certi aspetti, \u201cversione mammifera\u201d di Alien era il precedente <strong>Rosemary\u2019s Baby<\/strong> (1968) di Roman Polanski tratto da <strong>Ira Levin<\/strong> e, infatti, anche qui il discorso \u00e8 sull\u2019alienante alienit\u00e0 e mostruosit\u00e0 della maternit\u00e0. Ma Alien vive di mille cose, tra le quali tre quattro di vero e proprio culto. La musica di Jerry Goldsmith, con delle scie di concretismo inquietanti, ad esempio, e lo scontro finale tra l\u2019aliena e <strong>Sigourney Weaver<\/strong> in canottiera striminzita e micro slip (ma questo rischierebbe di abbassare terribilmente il tono del discorso\u2026).<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Alien Trailer (1979)\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/bEVY_lonKf4?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><strong><em>5 &#8211; <\/em><\/strong><strong>Senza fine (<em>Bez konca<\/em>) (Krzysztof Kie\u015blowski, Polonia 1985)<br \/>\n<\/strong>La morte, come ospite inatteso. E un fantasma (quello del marito della protagonista, figura amletica, che nella serenit\u00e0 del suo sorriso stringe il segreto ineffabile della condizione umana), che ci guida, silente, sotto il <em>cielo sopra Varsavia<\/em>. Ma, nella drammatica scena di chiusura, \u00e8 un altro ospite, forse peggiore della morte, a fare capolino, fino alla capitolazione finale: il male oscuro, che stringe, fino all\u2019asfissia, qualsiasi ipotesi di riscatto.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Krzysztof Kie\u015blowski - Bez ko\u0144ca \/ Kieslowski - No End (1984) [English Sub]\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/fy5tuozuQlQ?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><strong>6 &#8211;<\/strong> <strong>Strade perdute (David Lynch, USA, Francia 1997)<br \/>\nDavid Lynch<\/strong> e <strong>Barry Gifford<\/strong> \u2013 \u00e8 il caso di dirlo \u2013 dietro a una storia di personalit\u00e0 multiple per orchestrare la parodia perfetta del cinema di investigazione. E del racconto horror. Psicanalisi, coscienza testuale e l\u2019immaginario della popular music (da <strong>Hank Williams<\/strong> a David Bowie il salto \u00e8 da circensi!), in una struttura narrativa che si avviluppa su stessa, pi\u00f9 che come il <strong>nastro di M\u00f6bius<\/strong>, come le nostre angosce.<br \/>\nDivertente e terribile nello stesso momento, Strade perdute \u00e8 il momento concettuale pi\u00f9 alto del cinema concettuale di Lynch ed \u00e8 quello che forse tiene meglio insieme il suo infinito genio cinematografico e il suo sconcertante talento pittorico.<br \/>\nIntanto, \u201cDick Laurent \u00e8 morto\u201d ma, dopo la visione del film, anche noi non ci sentiamo troppo bene.<\/p>\n<p>https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=GGLJu5yNLmA<\/p>\n<p><strong>7 &#8211; Munich (Steven Spielberg, USA, Canada, Francia 2005)<br \/>\n<\/strong><em>Munich<\/em> parte dalla cronaca del sequestro e della successiva uccisione di undici atleti israeliani alle <strong>Olimpiadi<\/strong> di Monaco del 1972, da parte del gruppo terroristico palestinese Settembre nero, per narrare poi la violentissima vendetta del <strong>Mossad<\/strong>, i servizi segreti del governo di Tel Aviv, contro alcuni politici palestinesi, sparsi nel mondo.<br \/>\nMa il film, col capo chino dal dolore, racconta anche altro. La ricerca sempre legittima di una Patria, ad esempio. E di che cosa significhi sentirsi straniero nella propria terra.<br \/>\nLa ricorrente metafora del focolare domestico (chi \u00e8 ospite di chi?) \u00e8 il modo attraverso cui il film ci presenta la tragedia gemella della questione israelo-palestinese, e, nel primo omicidio del Mossad, una straordinaria plong\u00e9e ci racconta del tab\u00f9 del latte che si mesce al sangue che, sia per gli ebrei, sia per gli arabi \u2013 cos\u00ec spesso, <em>fratelli<\/em>, \u2013 \u00e8 gesto di imperdonabile blasfemia.<br \/>\nUn atto d\u2019accusa contro il terrorismo, ma anche contro le certezze, spesso ottuse e insensate, di chi crede di avere ragione.<br \/>\nMa, come sempre in <strong>Steven Spielberg<\/strong>, <em>Munich<\/em> \u00e8 prima di ogni cosa una grande lezione di cinema: come nell\u2019urticante POV di una memoria impossibile, e, soprattutto, nella sequenza dell\u2019interno del quartier generale degli atleti sotto sequestro, che mette in scena un momento di cronaca vera immortalato da una famosissima ripresa della televisione tedesca, che segna, qui, il momento di maggiore coscienza metatestuale che la Settima arte abbia prodotto da decenni.<br \/>\n\u00c8 un breve totale, quello che ci regala Spielberg, quando, all\u2019interno delle stanze degli atleti israeliani occupate con le armi da Settembre nero, uno dei palestinesi, incappucciato, d\u00e0 le spalle alla macchina da presa e, per controllare la situazione dabbasso, esce fuori del balcone e, simultaneamente, il televisore al centro della stanza trasmette le immagini in diretta televisiva di quello stesso terrorista. Quello che, in questo punto, Spielberg allora mette in scena \u00e8 una sorta di controcampo perspicace dell&#8217;immagine di cronaca, facendo il modo che l\u2019azione del cinema coincida con quella di un dispositivo di approfondimento in grado di vedere (quello stesso vedere al di l\u00e0, che ha fatto del taglio di Lucio Fontana il gesto definitivo della ricerca visiva novecentesca) <em>dietro le immagini <\/em>(in questo caso, dietro la leggerezza transitoria dell\u2019immagine massmediatica). In tal senso, il vero ospite inatteso di <em>Munich<\/em> \u00e8 proprio il cinema, con la sua inarrivabile potenza ermeneutica e indagatrice.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Munich Trailer\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/doX2E1vNtY8?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><strong>8 &#8211; L\u2019ospite inatteso (Thomas McCarthy, USA 2007)<br \/>\n<\/strong><em>The Visitor<\/em>, il titolo originale, rende forse ancora pi\u00f9 chiaro in che modo questo film delizioso parli di diversit\u00e0, altre culture, pregiudizi e, soprattutto, di amicizia, giocando a mischiare le carte: infatti, qui, il problema \u00e8 chi \u00e8 il vero <em>visitatore<\/em>? Il siriano <strong>Tarek<\/strong>, che con la compagna, occupa l\u2019appartamento newyorchese del professor <strong>Vale<\/strong>, da un lustro vedovo inconsolabile, o lo stesso professore che, prima con diffidenza, ma poi con aperta <em>syn-pathos<\/em>, decide di ospitarlo, condividendo, con convinto trasporto, il suo destino? E solo cos\u00ec il ritmo alienante della quotidianit\u00e0 delle giornate-fotocopia del mondo del capitalismo avanzato viene vinto da quello giocondo del djembe, il tamburo africano, di cui Vale diventa ostinato estimatore.<br \/>\nE, a quel punto, pure la dignit\u00e0 delle commoventi battute finali si trasformano nel tripudio del richiamo pi\u00f9 alto di cui dovrebbe essere capace la nostra umanit\u00e0: la necessit\u00e0 ontologica e identitaria, appunto, dell\u2019ospitalit\u00e0.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"L&#039;ospite inatteso trailer ita\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/oCz740duPiM?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><strong>9 &#8211; Gran Torino (Clint Eastwood, USA 2008)<br \/>\n<\/strong>L\u2019esperienza del lutto coincide con la necessit\u00e0 di ridisegnare lo spazio privato e, partendo da qui, quello pubblico. Il resto lo fa l\u2019incedere spietato di una malattia e l\u2019odio che poi diventa definitiva accoglienza del diverso.<br \/>\n<strong>Clint Eastwood<\/strong> rilegge tutto il suo cinema, scegliendo di raccontarci, con la lucidit\u00e0 di un\u2019eutanasia pianificata, l\u2019America delle tensioni umane e razziali alla luce di una commovente e politicamente rivoluzionaria ridefinizione del ruolo del padre. Coi titoli di coda pi\u00f9 asciutti e commoventi che la Storia ricordi da decenni.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Gran Torino - Ita - Fuori Dal Mio Terreno\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/pmohEdc4R4M?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>10 &#8211; Lasciami entrare (Tomas Alfredson, Svezia 2008)<br \/>\n<\/strong>La soglia incerta dell\u2019adolescenza raccontata coi toni cupi dell\u2019horror. Dove il corpo che cambia \u00e8 l\u2019<strong>Altro<\/strong> per eccellenza. Ma per diventare se stessi, anche il Male va accolto&#8230;<br \/>\nDa un goffo (e apertamente kinghiano) romanzo dello svedese John <strong>Ajvide Lindqvist<\/strong>, un capolavoro gotico di formazione, che nel silenzio della neve e nel buio dell\u2019orlo della notte, appena scalfiti dai fiotti scarlatti di sangue, ci rivela (cos\u00ec come, non smetteremo mai di dirlo, il <em>Rosso sangue<\/em> di <strong>Leos Carax<\/strong>) la natura parassitaria, e pure necessaria, dell\u2019amore.<\/p>\n<p>https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=jxwmIDGHsxw<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presentata nel 2012 nell\u2019ambito della rassegna Storia permanente del cinema al PAN di Napoli, in un ciclo di proiezioni dal titolo \u201cL\u2019ospite inatteso\u201d, questa rosa di film, leggermente ampliata (ed evidentemente ancora parziale: la lista parte volutamente dagli anni Settanta), viene ora riproposta quale piccolo contributo per stabilire (ci si perdoni l\u2019ossimoro) qualche spiazzante coordinata &#8230; <a title=\"L\u2019ospite inatteso. 10 film sull\u2019identit\u00e0\" class=\"read-more\" href=\"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/lospite-inatteso\/\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su L\u2019ospite inatteso. 10 film sull\u2019identit\u00e0\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[950,1,919],"tags":[562,227,357,812,1280],"class_list":["post-1443","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-analisi-e-critica-2","category-generale","category-playlist","tag-analisi-e-critica","tag-corrado-morra","tag-corsi-di-cinema","tag-rassegne-di-cinema","tag-scuola-di-cinema"],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1443","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1443"}],"version-history":[{"count":0,"href":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1443\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1443"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1443"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.pigrecoemme.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1443"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}