All’Institut français di Napoli, Adieu au langage di Jean-Luc Godard

godardNell’ambito del festival ‘O Curt, giovedì 19 novembre alle ore 21:30, all’Institut français di Napoli, Corrado Morra, docente di Sceneggiatura della Scuola di cinema Pigrecoemme, presenta Adieu au langage, l’ultimo film di Jean-Luc Godard.
Ennesima, suggestiva e spietata riflessione sulla necessità di ridefinire, attraverso il cinema, i linguaggi per comprendere il mondo e per far luce tra le pieghe oscure dei nostri cuori, Adieu au langage ha in sé i crismi di un’istanza non più procrastinabile: quella di riformulare, definitivamente e radicalmente, prima di ogni cosa la lingua stessa per rappresentare e ripensare il mondo e la sua conflittuale complessità.
E la rappresentazione – potremmo dire con Aristotele – è innanzitutto la risposta alla constatazione di un’assenza, e in tal senso l’estetica è proprio la risposta a quello che non c’è, che nel caso di Godard coincide da sempre con un’idea di cinema (perturbante e pur salvifica, immateriale e corporale), come luogo privilegiato dove si intreccino aisthetiché, ossia l’immaginazione dell’inesistente, e logistiché, ovvero la potenza visionaria della capacità linguistica, che riesce a spingersi fino a dire l’inimmaginabile; il cinema come avamposto “politico” di conflitti, ma soprattutto, il cinema come antifona sinestetica all’arbitrio del caos. E al riverbero osceno del silenzio.
Di seguito il testo di Corrado Morra in catalogo.
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Un passo indetro in concorso al festival ‘O Curt

Un passo indietro, il cortometraggio realizzato dagli allievi dell’ultimo corso annuale della Scuola di cinema Pigrecoemme, è in concorso all’XI edizione del festival del cortometraggio ‘O Curt.
Il film, diretto da Marco Pugliese, è così tra i 27 titoli selezionati tra le oltre trecento opere brevi, provenienti dall’Italia e dall’estero, che concorreranno al premio per il miglior cortometraggio e al premio Santaniello per la migliore sceneggiatura della rassegna della Mediateca Santa Sofia.
La proiezione è sabato 14 febbraio alle ore 15.00 presso la Sala Dumas dell’Institut français Le Grenoble di Napoli, in via Crispi 86. L’ingresso è gratuito.

Espresso Corto al Grenoble

Espresso Corto
Durante ‘O Curt Io (Giacomo) e Rosario abbiamo tenuto un laboratorio secondo la formula Espresso Corto con i Ragazzi del Liceo Classico Genovesi e dell’IPIA di Ponticelli. La formula, una nostra proposta per animazioni e laboratori nelle scuole, prevede che si scriva, si giri e si monti un corto in tre ore. Un simile laboratorio permette ai partecipanti, specialmente se giovanissimi, di confrontarsi, divertendosi, con le basi della grammatica audiovisiva e con le dinamiche che sottendono la realizzazione di un cortometraggio.

Servizio RAI su ‘O Curt

Oggi, alle ore 15.00 la trasmissione Ne@polis di RAI 3, uno dei rari spazi del palinsesto nazionale in chiaro ad occuparsi di nuove tecnologie, di linguaggi e di comunicazione, ha dedicato un servizio a ‘O Curt, il festival del cortometraggio organizzato da Pigrecoemme per il Comune di Napoli. Potete vederlo cliccando qui. Il servizio su ‘O Curt inizia a 6’ e 29″. Ne@polis ha anche un blog. Il post su ‘O Curt è qui.

A proposito di formazione audiovisiva

Ripropongo qui quanto da me scritto nel catalogo di ‘O Curt 2008 a proposito della formazione audiovisiva e delle scuole di cinema.

Nell’ambito di ‘O Curt torna, dopo la piacevole prima esperienza dell’anno scorso, la sezione dedicata ai lavori realizzati dagli studenti delle scuole di cinema italiane. Otto opere che spaziano dalla sperimentazione al comico, dal recupero delle tradizioni orali allo spoof e che si cimentano coraggiosamente con i linguaggi del “cinema cinema”, del documentario, della televisione e, consapevolmente, con i tempi ristretti di quel prodotto, riservato a pochi e selezionatissimi fruitori, chiamato “cortometraggio di fine corso”.

Tutte le opere presenti in rassegna – così come quelle che ci sono pervenute, ma che per motivi di tempo non saranno proiettate – sono visibilmente permeate di entusiasmo, di sapienza, di padronanza tecnica e linguistica, e se, com’è, possono apparire imperfette allo spettatore occasionale, è solo a causa delle non illimitate risorse economiche e tecnologiche a disposizione delle scuole che le hanno prodotte. La loro imperfezione, insomma, non può di certo essere imputata al lavoro approssimativo dei docenti o alla poca passione in esse investita dai loro giovani autori. Già, perché in Italia, a parte pochissime eccezioni non sempre degne di lode, le scuole di cinema sono strutture indipendenti e private, arditamente tese verso la folle e molteplice mission di formare professionisti, diffondere la cultura del cinema e, al contempo, tenere in vita un mercato che ruota attorno ad una merce, la formazione alle arti ed ai mestieri del cinema, che in Italia è ora un bene di lusso ma che, in una società evoluta, andrebbe assimilata all’istruzione di alto livello e pertanto considerata un bene irrinunciabile.

Nella patria di Pastrone (l’inventore, diciamolo, del blockbuster), di De Sica, Rossellini e Fellini, ci si lamenta da tempo immemore di un cinema nazionale debole ed ansimante, e da più parti si biasimano le errate politiche statali sulla cinematografia. Produttori ed autori levano le voci per chiedere più attenzione e più denaro ed il termine di paragone, nei discorsi tra gli studenti così come nei consigli di amministrazione delle case di produzione, è l’industria cinematografica statunitense. Ci si dimentica quasi sempre però di riflettere sulla formazione.

Negli Stati Uniti esiste, è vero, un’industria efficiente (e crudele) che crea arte e ricchezza, ma quest’industria arruola cineasti che prima di mettere piede in uno studio anche solo come interni non pagati possiedono già una formazione solidissima, acquisita nelle organizzatissime scuole di cinema della West Coast e nelle prestigiose accademie dell’East Coast.
Gli storici del cinema sono concordi nell’affermare che negli anni ’70 Hollywood fu salvata dai Movie Brats, i primi autori spudoratamente autoconsapevoli del cinema americano. Ebbene, costoro – alcuni dei quali rispondono ai nomi di Martin Scorsese (Master of Fine Arts presso la NYU’s Tisch School of the Arts), Francis Ford Coppola (M.F.A. in film directing conseguito alla UCLA Film School), John Milius, George Lucas (entrambi ex studenti alla University of Southern California School of Cinema-Television), Brian De Palma (Sarah Lawrence College) – arrivarono alla regia di opere commerciali dopo aver sgobbato sui banchi, sui set, e nelle sale di montaggio delle scuole di cinema.
Possiamo, poi, non trarre delle conclusioni interessanti dopo aver constatato che cineasti importantissimi e così diversi tra loro quali il roboante John McTiernan, l’oscuro David Lynch, il filosofico Terrence Malick, il tormentato Paul Schrader, l’integrato Edward Zwick, il magistrale Janusz Kamiński, il cult delle nuove generazioni Darren Aronofsky, il discontinuo Martin Brest e l’unica donna al modo ad aver diretto almeno un paio di Blockbuster, Mimi Leder, si siano tutti diplomati presso lo stesso istituto di istruzione cinematografica avanzata (l’AFI Conservatory)? No, non possiamo. Quel che possiamo, invece, è augurarci, per il bene del nostro cinema, che in Italia si investa di più nella formazione cinematografica, magari riconoscendo il ruolo di quei centri di formazione cine-televisiva che già da tempo operano sul campo ottenendo risultati.

Grande successo al Grenoble ieri per ‘O CURT

Ok, ok, il titolo può sembrare autocelebrativo e sensazionalistico, ma cosa si può dire quando si attira tanto pubblico da non poterlo quasi ospitare in sala? Ieri sera, dalle 18.00 in poi sono state almeno cinquanta le persone che, pur di seguire il finale del festival, sono rimaste in piedi o accovacciate negli angoli della sala di proiezione del Grenoble (una vera e propria sala cinematografica d’altri tempi, per dimensioni ed atmosfera). E’ tornato Oreste Scalzone che, dopo l’improvvisata fatta venerdì per commentare Framm e Parole, il breve documentario su di lui diretto dal videomaker napoletano Raffaele Cascone. Hanno spopolato Massimo Andrei ed il cast del suo Cerasella che hanno intrattenuto il pubblico per quasi un’ora dopo la proiezione del film. e si è dibattuto sul tema sempre e sempre tristemente attuale delle morti sul lavoro con Maurizio Gibertini ed il suo ‘A Flobert.

Il concorso ha presentato, nel corso della kermesse opere di ottimo livello. Il mio cuore rimarrà per qualche giorno e per qualche anno con il piccolo capolavoro A bras le corp (menzione speciale) della bravissima e bellissima Katell Quillévéré, ma ricorderò anche il “malickiano” Homo Homini Lupus di Matteo Rovere con Filippo Timi, lo straniante e commovente Save The World (menzione speciale e premio assegnato dagli studenti della scuola di cinema Pigrecoemme e dei corsi della mediateca S. Sofia) di David Casals-Roma, ed il sagace La course nue di Benoit Forgeard.

Il primo premio è stato assegnato a Meridionali senza filtro di Michele Bia, un corto che mentre sembra voler celebrare il funerale degli stereotipi dell’italianità e della meridionalità ne fa i suoi ingredienti principali. Il premio a cura della CGIL Camera del lavoro metropolitana di Napoli ed assegnato dalla Mediateca S. Sofia al miglior film sul tema del lavoro è andato, invece,  a Il lavoro di Lorenzo De Nicola, che non ho potuto vedere per intero, ma che sembrava divertente.

Da parte mia posso solo augurarmi che il festival, così amato dai napoletani, possa crescere grazie a chi potrebbe farlo crescere. La nostra struttura organizzativa è ancora una volta riuscita ad ottenere il meglio che si potesse in termini di affluenza di pubblico e di attenzione mediatica, ma il settore del cortometraggio è ormai mutato rispetto a quando, più di dieci anni fa nacque ‘O Curt, ed ora si rende obbligatorio, a mio giudizio, rinnovare la formula, puntando su qualcosa di diverso da una lunga maratona di piccoli film.

Chiudo questo post poco aziendale e forse troppo personale salutando prima in ordine alfabetico Alessia Apicella e Brunella Bianchi che hanno lavorato con noi all’organizzazione del festival rendendosi indispensabili, poi la simpatica signora del Grenoble di cui ricorderò per sempre le squisite e divertentissime disquisizioni su “Come si organizza un bouffet” e su “Come ci si rapporta al proprio barman” ed infine tutti quegli autori che “…Questi non sono i miei colori” e che “… Questo non è il suono come l’ho mixato io” alcuni, ma solo alcuni, dei quali avevano ragione (capita).

P.S. Grandissimo, ma era “carta conosciuta” Ugo Gregoretti.
P.P.S. Ciao, Kaminakamo! Ciao Andrea!