Pigrecoemme presenta La Trace, reportage sulla storia dell’Institut Français di Napoli

Il servizio culturale dell’ambasciata di Francia ha di recente deciso di unire i vari istituti di cultura presenti in Italia sotto un’unica denominazione: Institut Français Italia. E’ per questa ragione che anche il Grenoble, il prestigioso centro di cultura francese di Via Crispi 86, adesso cambia nome e diventa Institut Français Napoli. Per festeggiare la nuova organizzazione, l’Istituto francese di Napoli ha organizzato una serata speciale, piena di eventi.
Lunedì 30 gennaio, infatti, ci sarà l’inaugurazione di una mostra di Ernesto Tatafiore dedicata a François Villon; alle ore 19, alla sala Dumas, ci sarà la proiezione del video La trace, breve documentario, a cura della Scuola di cinema Pigrecoemme, che raccoglie le testimonianze di intellettuali e di artisti legati alla storia dello storico istituto.
La serata, a ingresso gratuito, proseguirà con un intervento musicale del soprano e fisarmonicista Nicole Renaud e si concluderà con un buffet di specialità francesi.
Approfittiamo dell’occasione per ringraziare pubblicamente Fabrice Morio, direttore artistico dell’istituto, con cui da due anni collaboriamo con entusiasmo, per aver scelto ancora una volta la nostra struttura per questa importante manifestazione.

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Storia permanente del cinema. Al Pan ancora film gratuiti

Riparte martedì 17 gennaio, negli spazi del PAN - Palazzo delle arti di Napoli, in via dei Mille 60, la rassegna Storia permanente del cinema.
L’evento, a cura della Scuola di cinema Pigrecoemme, della Mediateca S. Sofia del Comune di Napoli e del regista Marcello Sannino, in collaborazione con la Mediateca Il Monello, presenta, a ingresso gratuito, un ciclo di oltre cento film, in lingua originale con i sottotitoli in Italiano, per tre giorni a settimana: dal martedì al giovedì, con proiezioni alle 15, alle 17 e alle 19.

Per quanto riguarda la sezione Temi, lavoro a cui anche questa volta Pigrecoemme è chiamata, vi segnalo la piccola e raffinata rassegna di cinema gotico Pan del diavolo (una chicca su tutte, Gli invasati di Robert Wise), a cura di Rosario Gallone, quella sul metacinema (tra i tanti titoli, imperdibile Il ladro di orchidee di Spike Jonze), a cura di Giacomo Fabbrocino e una selezione di film sul tema dell’ospitalità (da L’ospite inatteso a… L’esorcista!) a cura di Corrado Morra.
Questo nuovo ciclo presenta inoltre una nuova sezione, che si preoccuperà di approfondire temi e suggestioni della Settima arte.
In tal senso, preziosi saranno i contributi dell’associazione FilmOff di Antonio Andretta sul cinema noir americano; e quelli di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito, che cureranno Rock around the screen. Storie di cinema e musica pop, selezione, che, partendo dall’omonimo libro (Liguori editore), ci accompagnerà in una curiosa ed entusiasmante investigazione dei connubi tra cinema e popular music.
Inoltre, a fine marzo, sarà proiettato ZAUM - andare a parare, a cura di Enrico Ghezzi e della redazione di Fuori Orario, che saranno al PAN il 22 marzo, introdotti dal critico Alberto Castellano.

(scarica il programma stampabile e le schede dei film in pdf)

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Fantasticorti: un ciclo di film vrevi sul fantastico curato da Pigrecoemme

Dal 28 novembre al 3 dicembre 2011, gli spazi napoletani dell’Institut Français Le Grenoble, del Goethe Institut e dell’Instituto Cervantes e la sala 2 del cinema Modernissimo daranno vita a una rassegna sul Cinema fantastico che ospiterà anche un ciclo di film brevi, Fantasticorti, a cura della Scuola di cinema Pigrecoemme.
La rassegna, come lo scorso anno, è un’occasione per cinefili e semplici curiosi per immergersi, tra pellicole rare, titoli di grande successo e anche eventi spettacolari, in uno dei generi più affascinanti della Settima arte, il fantastico, appunto, che, sin dagli albori della nascita del Cinématographe, grazie al genio visionario di un autore come Méliès, è uno degli elementi mito-poietici fondanti del cinema come arte.
L’ingresso agli spettacoli è gratuito fino a esaurimento posti, tranne quello di giovedì 1 dicembre al Modernissimo, dove il biglietto costerà 4 euro. Potete scaricare il programma completo delle proiezioni e degli eventi sul sito del Grenoble.
Di seguito, dopo una breve introduzione, troverete la presentazione dei cortometraggi in rassegna e il programma completo delle proeizioni di Fantasticorti.

L’immagine cinematografica come visione fantastica
Il Fantastico, per Tzvetan Todorov, si basa sull’improvvisa credibilità, grazie alla Mimesi, di ciò che semplicemente è incredibile. Fantastico sarebbe, cioè, tutto quello che non dovrebbe essere e che, invece, in qualche modo, sembra che sia, e che, per questo, finisce con l’esserlo.
Ma, in quest’accezione, non è forse il cinema – “ombra elettrica” che, come ipotizzato da Siegbert S. Prawer, narra sempre, prima di ogni cosa, di ombre – il momento estetico privilegiato in cui mettere a confronto l’ipotesi del reale con i calembour di cui è capace l’immaginazione?
In tal senso, la breve rassegna di cortometraggi sul Fantastico, che la Scuola di cinema Pigrecoemme è stata chiamata a selezionare, offre uno sguardo inevitabilmente parziale, ma alquanto preciso di tali suggestioni, presentando una panoramica, eterogenea e curiosa, su un’idea di visione cinematografica che, prima che Gestalt, è sempre tensione metafisica e narrazione di una “visione”, immarcescibilmente, immaginaria e interiore. In una parola, fantastica.

Fantasticorti
Dieci i titoli in rassegna. Si parte con «Souvenir» di Senny Rapoport che, da un’iniziale suggestione alla Cortázar, si scioglie in una non meno inquietante ipotesi di alienazione mentale.
«Altri 30 anni» di Ivan Forastiere si cimenta nel tòpos del viaggio nel tempo, risolvendo la vicenda con un accento sconcertante tra il pulp e il romanticismo.
Poi è la volta di un videoclip, quello che Elena de Candia ha girato per Victorzeta e I fiori blu: «Lascia che mi lasci andare» è un lavoro sospeso tra racconto onirico e un inquietante universo felliniano, con una nuance di ilare sensualità.
La rassegna continua con «Loving statue», dove Federico Cappabianca trasforma una living statue, nel magico anello di congiunzione tra sogno e desiderio.
Con «Dòn», di Riccardo Papa e Michele Salvezza, siamo invece di fronte ad una divertente operazione, dove coscienza metatestuale e sguardo sinceramente poetico si fondono in un racconto di rara leggerezza.
Ne «La fuga», Iacopo Di Girolamo cesella una figura tragica, che trova una sua fantastica rivalsa in un improvviso volo icarico, i cui esiti restano sospesi nelle infinite ipotesi del fuori campo.
Il giovane regista francese Joe Zerbib, con «Les Moires», rivede invece il mito delle Moire, immettendo, nelle ben note, tragiche figure del mito, l’ombra cupa del dubbio esistenziale.

«Do You See Me?» di Alessandro De Cristofaro è una suggestiva mise en abîme sulla funzione scopica (e sull’ossessione d’amore), messa in scena attraverso un affascinante gioco magrittiano.
«La mia storia» di Michele Salvezza, con un voice over di malinconica ironia, ci introduce nel mondo di una giovane vittima di inusitate violenze, che trova la sublimazione definitiva in un finale fantastico e commovente.
«La fabbrica dei volti noti», infine, diretto da Riccardo Papa, ci mostra un sarcastico e surreale simposio. Tra i convenuti: un faustiano Walt Disney e un quanto mai stralunato Andy Warhol. E c’è pure Babbo Natale! Come dire?, più fantastico di così…
Lunedì 28 novembre
Institut Français Le Grenoble Via Crispi, 86
h 18,30: «Souvenir», regia di Senny Rapoport, 15′ (Italia, 2010). Incontro con l’autore.
Martedì 29 novembre
Institut Français Le Grenoble Via Crispi, 86
h 18,30: «Altri 30 anni», regia di Ivan Forastiere, 13′ (Italia, 2008). Incontro con l’autore
Mercoledì 30 novembre
Goethe Institut Riviera di Chiaia, 202
h 18,30: «Lascia che mi lasci andare» - Videoclip per i Victorzeta e I fiori blu, regia di Elena de Candia, 3′  (Italia, 2011). Incontro con gli autori.
Institut Français Institut Français Le Grenoble Via Crispi, 86
h 20,30: «Loving statue», regia di Federico Cappabianca, 8′ (Italia, 2011). Incontro con l’autore.
h 20,45: «Dòn», regia di Riccardo Papa e Michele Salvezza, 8′ (Italia, 2007). Incontro con gli autori.
Giovedì 1 dicembre
Institut Français Le Grenoble Via Crispi, 86
h 18,30: «La fuga», regia di Iacopo Di Girolamo, 5′ (Italia, 2011). Incontro con l’autore.
h 18,45: «Les Moires» (in francese con sottotioli in italiano), regia du Joe Zerbib, 18′ (Francia, 2011). Incontro con l’autore.
Cinema Modernissimo Via Cisterna dell’olio, 59
h 20,30: «Do You See Me?», regia di Alessandro De Cristofaro, 13′  (Italia - USA, 2006). Incontro con l’autore.
Venerdì 2 dicembre
Instituto Cervantes Via Nazario Sauro, 23
h 18,30: «La mia storia», regia di Michele Salvezza, 7′ (Italia, 2011). Incontro con l’autore.
Sabato 3 dicembre
Institut Français Le Grenoble Via Crispi, 86
h 10,00: «La fabbrica dei volti noti», regia di Riccardo Papa, 20′ (Italia, 2011). Incontro con l’autore.

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Sequestro dell’Acciaieria sonora: Melting Zone Shot spostato a data da stabilire

Care lettrici, cari lettori,
come probabilmente avrete letto e sentito in questi giorni, l’Acciaieria sonora di Bagnoli, la struttura che avrebbe dovuto accogliere il Reggae Zone Festival e di conseguenza il concorso fotografico e la mostra Melting Zone Shot curata da Pigrecoemme, è sotto sequestro per delle presunte irregolarità in merito a dei permessi che i Vigili urbani di Napoli contestano al consorzio di imprenditori che, con il Comune di Napoli, gestisce lo spazio neonato. Al momento la situazione è tale per cui l’organizzazione del Festival ci ha appena comunicato di essere costretta a spostare l’evento a data da stabilire.
Va da sé che la classifica del concorso fotografico e i premi annessi sono confermati. Ma nel frattempo, lasciateci esprimere il rammarico per la situazione assurda e avvilente che, fuori da qualsiasi responsabilità degli organizzatori, si è creata in queste ultime ore. Intanto, ringraziandovi dell’attenzione, ci ripromettiamo, appena possibile, di darvi notizie più precise.
Di seguito, copio il comunicato ufficiale con cui la Ovunque srl, società che gestisce il Festival, annuncia di dover procrastinare l’evento. Grazie di nuovo e a presto.

COMUNICATO
Le recenti vicende legate al sequestro - ancora non risolto - dell’Acciaieria Sonora di Napoli, struttura destinata ad ospitare il REGGAE ZONE FESTIVAL 2011 il prossimo 23 luglio, non hanno messo in condizione la produzione del festival stesso di poter confermare la data originariamente in programma. Si ringraziano quanti - pubblico, media, collaboratori e partner - hanno supportato il festival fino ad oggi. Il festival si terrà entro la fine del 2011 [in data da definire]: vi terremo aggiornati sui nostri canali ufficiali!
Marcella Buccino - direttrice artistica del Reggae Zone Festival

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Concorso Fotografico Melting Zone Shot

Oltre ad essere riconosciuta come una delle più importanti scuole di cinema in Italia (fonte Eurispes), Pigrecoemme è da sei anni anche un punto di riferimento a Napoli, e non solo qui, per la didattica della Fotografia. Dopo aver costruito con i nostri allievi diverse mostre ed eventi, che hanno suscitato un’incoraggiante attenzione, era da tempo che stavamo pensando di organizzare anche un contest fotografico. L’occasione è nata grazie a Marcella Buccino e agli amici del Reggae Zone Festival, importante kermesse dedicata alle sonorità giamaicane, alla seconda edizione, che quest’anno si terrà a Napoli, all’Acciaieria sonora di Bagnoli, il 23 luglio.
Infatti, la Ovunque S.r.l., società organizzatrice del Festival, e Pigrecoemme hanno deciso di dare vita a Melting Zone Shot, un concorso fotografico, che si collocherà nell’ambito degli eventi collaterali del Reggae Zone Festival.

Tema del concorso è la presenza a Napoli e in Campania di popoli e culture “altre”.

I termini di scadenza del bando di concorso “Melting Zone Shot” sono stati prorogati all’8 luglio 2011.

scarica il bando

Bacino di una straordinaria miscellanea di razze e di suggestioni, la regione è da sempre punto d’incontro di genti e di culture diverse. Massiccia è, com’è noto, la presenza di consolidate e, in molti casi, ben integrate comunità di stranieri: dal Maghreb all’Africa centrale, dal Sud America all’Est europeo fino allo Sri Lanka (tra tutte la comunità Cingalese è tra le più nutrite e interessanti presenze straniere) e alla Cina.

Melting Zone Shot si prefigge, allora, di documentare, nelle infinite variabili della sensibilità dei singoli fotografi, proprio questo immenso patrimonio culturale e civile.

La Giuria, presieduta dal professor Marino Niola, uno dei più importanti antropologi italiani, sceglierà, tra le immagini pervenute,  i migliori dieci scatti, che saranno stampati su manifesti blueback di grande formato ed esposti  in luoghi appositamente progettati  negli spazi della  Acciaieria Sonora durante il Festival.
Tra gli autori delle dieci migliori fotografie, saranno eletti i vincitori dei 3 premi finali: il primo premio, che sarà consegnato sul palco dell’evento live il 23 luglio, consisterà in un Corso di Fotogiornalismo della Scuola di cinema e fotografia Pigrecoemme, che si svolgerà nella primavera del 2012; al secondo e al terzo classificato, invece, andranno un corso di Cinema o di Fotografia digitale di Pigrecoemme, che partiranno dal gennaio 2012.

Per partecipare c’è tempo fino all’8 luglio 30 giugno 2011. Bando e info li scaricate da qui.

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io. identità opposte. Una mostra fotografica sull’autoritratto

Dalle ore 18 di giovedì 24 marzo fino a venerdì 22 aprile 2011, gli spazi di Pigrecoemme tornano ad essere galleria, con la mostra io. identità opposte, a cura di Luca Sorbo, docente dei corsi di Fotografia di Pigrecoemme, e di chi scrive, che raccoglie cinquantasei autoritratti di ventotto giovani fotografi napoletani, che si interrogano sulle certezze e le incertezze della rappresentazione di sé ai tempi del digitale.

Nei giorni successivi all’inaugurazione la mostra sarà visitabile, fino al 22 aprile, dal lunedì al venerdì, dalle 11 alle 13,30 e dalle 15 alle 17,30.

Di seguito, alcuni degli spunti critici da cui la mostra ha preso le mosse.

Dobbiamo a Victor I. Stoichita, e al suo bellissimo Breve storia dell’ombra, il ritorno, nell’ordine del discorso contemporaneo, del tema dell’autoritratto come uno dei motivi fondamentali della cultura occidentale, sorta di cartina di tornasole dell’idea che, nella rappresentazione di sé, ci sia necessariamente la rappresentazione del proprio mondo e che, siffatta rappresentazione, ragioni, inevitabilmente, sempre con la finitezza di tale mondo. Autoritratto come pensiero del limite, perché l’autorappresentazione  avrebbe in sé sempre il ricordo dell’ombra, di quel gesto primigenio e fondante, cioè, in cui, sul solco umbratile del sé (dove la mano si muove sull’analogia dell’ombra), si disegna la storia dell’arte e la si intreccia, punto dopo punto, col tema della morte. Che è sempre la propria morte. L’analogia tra ombra e se stessi, allora. Anzi, tra ombra e rappresentazione di sé.
Ora, l’analogia stabilisce un rapporto di similitudine tra due o più modelli. E basta un punto analogico, alla Filosofia, per supporre che ce ne siano altri, cosa che può spingerci a ipotizzare che, tra modelli analoghi, possa esistere sempre una vera e propria coincidenza identitaria.
È analogico, per definizione, ciò che non è numerabile, e l’opposto di analogico è digitale, parola determinante della nostra modernità, che la Matematica ci indica come un insieme finito di elementi.
Il lavoro di trasformazione da analogico a digitale si chiama, com’è noto, digitalizzazione, che, allora, è sempre un’approssimazione tassonomica dell’esistente, una riproduzione-rappresentazione che, per esistere (meglio: per far esistere) presuppone una semplificazione del segnale, cioè del rappresentato, che, in quanto analogico, è intrinsecamente non numerabile, ovvero potenzialmente infinito. Quindi, il digitale ha in sé l’idea del finito.
Ma, da quando nei sistemi di rappresentazione visiva è subentrata la centralità assoluta dell’immagine digitale, in ambito estetico, il senso di questa finitezza è o non è un’ipotesi di discorso cosciente? In altre parole, fino a che punto l’immagine digitale sa (conosce, racconta, concettualizza…) la sua natura finita?
E nel mondo della fotografia? Che cosa ci dice il passaggio epocale dall’immagine analogica (un numero di punti infinito) all’opposta immagine digitale (un’insieme chiuso di ipotesi)? E, spingendoci oltre, che cosa una fotografia digitale inevitabilmente rivelerebbe di sé, se non prima di tutto il proprio destino di discorso omologato (ovvero, etimologicamente discorso permesso in quanto discorso già fatto nel correlativo analogico, quasi un modello platonico ) sotto il giogo del pixel? E se questa tirannia dell’omologazione al finito investisse la propria rappresentazione? Non si arriverebbe al paradosso che, nel profilo sottile dell’ombra – come da Plinio il vecchio in poi ci è stato narrato – ci sarebbe maggiore libertà che in qualsiasi, perfettamente riproducibile, immagine digitale?

A questo punto, un’immagine digitale diventerebbe il campo di battaglia su cui, ogni volta, si mette in gioco la ricostruzione completa dell’esistente (avete presente Tron?). In tal senso, un autoritratto digitale si tramuta in una massacrante tenzone per la definizione dell’io, non solo contro la paura dell’omologazione, ma proprio come polemos tra l’idea di sé e il suo opposto numerabile (e finito) il sé digitale…
(Corrado Morra)

Di seguito i nomi dei fotografi che hanno cercato con passione di rispondere a tali quesiti o, più semplicemente, di divertirsi un po’. A tutti loro il nostro grazie: Silvia Bellio, Claudia Biancardi, Vittoria Boccia, Giuliana Borrelli, Viola Bufano, Alma Carrano, Sabrina Cirillo, Livia Cosenza,
Paola Cundari, Enrico De Luca, Giusi De Luca, Rosalinda Falco, Valeria Ferraro, Paola Finale, Valentina Fraioli, Stefania Furbatto, Sofia Giordano, Martina Ippolito, Eleonora Ivagnes, Fabia Lonz, Carla Manno, Serena Mastroserio, Daniela Persico, Daniele Rippa, Pepe Russo, Linda Russomanno, Loreto Terranova, Gianni Valentino.

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