Antonio Biasiucci alla Pigrecoemme

Aveva ragione Cesare de Seta, quando, già nell’84, aveva scorto la matrice e gli esiti poetici della ricerca lirica del fotografo Antonio Biasiucci in una certa idea di mondo che si riscontra, in modo esemplare, nella pittura di Giorgio Morandi. Biasiucci, infatti, tra i fotografi degli ultimi anni, è probabilmente, colui che, in maniera più radicale e ostinata, ha ragionato sulla forza sineddotica delle cose e dei particolari. Con risultati, come nel caso del pittore bolognese, di immensa suggestione visiva.

Che sia l’evanescenza di un riverbero o la rugosa potenza del magma, la pia baldanza della natura o l’iconico interrogativo di un ex voto, nel fotografo campano vive sempre una tensione spirituale, che chiede allo sguardo dello spettatore una dolorosa e coinvolgente partecipazione.

Biasiucci, infatti, oltre che grande fotografo, è soprattutto un artista straordinario, sincero e di rara onestà intellettuale, che ha cercato di leggere, con immutata curiosità, le mille narrazioni del mondo, premettendo sempre all’istanza ermeneutica il demone della poesia.

E’ anche per questo che siamo particolarmente orgogliosi di presentare un incontro-lezione che Antonio Biasiucci terrà alla Scuola di cinema e fotografia Pigrecoemme mercoledì 11 gennaio 2012, dalle 17,00 alle 19,00.

L’appuntamento, gratuito e aperto a tutti, sarà presentato da Luca Sorbo, curatore dei nostri Corsi di fotografia e da Corrado Morra.

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Lo stage di Fotogiornalismo: da Pigrecoemme al Corriere della sera

23 ottobre 2011. Il Corriere della sera, principale quotidiano italiano, esce con una pagina intera dedicata alle cronache del convegno dei giovani industriali a Capri.
L’appuntamento - uno dei termometri più sensibili dell’economia del Paese - quest’anno è particolarmente caldo: la presidente di Confindustria - Emma Marcegaglia - non nasconde il disagio di una classe imprenditoriale stretta tra crisi internazionale e inadeguate misure governative e, senza giri di parola, spara a zero sull’inefficienza della guida politica italiana. Tra i convenuti, il ministro dell’Interno Roberto Maroni accusa il colpo, che resta però uno di quelli in gradi di tramortire anche i più coriacei dei combattenti.
Sappiamo come è andata a finire: l’insofferenza degli industriali italiani, ormai quasi unanimamante convinti della necessità di un cambio di indirizzo politico e operativo per salvare l’Italia, e la speculazione finanziaria selvaggia decreteranno, di lì a poco, la fine del governo Berlusconi.
Per raccontare questo passaggio così delicato della storia recente del nostro Paese, il Corsera decide di inviare a Capri una serie di inviati, tra cui la giornalista Antonella Baccaro, e di corredare le cronache con due fotografie, che la redazione milanese di via Solferino acquista dall’agenzia Graffiti Press di Roma.
E, allora? direte voi, qual è il punto? E che cosa c’entrerà mai questo con Pigrecoemme?
Il punto è che le due foto in questione sono state scattate da Rosario Marchese, studente del corso di Fotogiornalismo di Pigrecoemme, e che tale lavoro è nato proprio nell’ambito dello stage che i corsisti di Pigrecoemme, diretti dal docente Gianni Pinnizzotto,  svolgono con la Graffiti, con la cui collaborazione organizziamo il corso. E’ allora, questa, l’occasione per complimentarci innanzitutto con Rosario e, poi, per fare una breve considerazione.
Infatti, dopo la prima pagina del Manifesto firmata da un altro nostro allievo, il corso di Fotogiornalismo ci dà un’altra bella soddisfazione. Ma, soprattutto, ci convince sempre più che l’idea alla base dei nostri corsi di cinema e di fotografia - avvicinare, cioè, grazie anche a importanti collaborazioni, i partecipanti ai nostri percorsi formativi (basati su un solido impianto teorico) da subito al mondo delle professioni - sia una scelta non solo intelligente, ma l’unica in grado di rendere la formazione nelle arti e nello spettacolo il primo passo per provare ad entrare davvero nel mondo del lavoro. Il resto, creativi o no, in questi casi, sono solo chiacchiere. E a buoni intenditori…

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Prorogati i termini di scadenza per partecipare al concorso fotografico “Melting Zone Shot”

I termini di scadenza del bando di concorso “Melting Zone Shot” sono stati prorogati all’8 luglio 2011.
Tema del concorso è la presenza a Napoli e in Campania di popoli e culture “altre”.
Per maggiori informazioni leggete il vecchio post :)

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Concorso Fotografico Melting Zone Shot

Oltre ad essere riconosciuta come una delle più importanti scuole di cinema in Italia (fonte Eurispes), Pigrecoemme è da sei anni anche un punto di riferimento a Napoli, e non solo qui, per la didattica della Fotografia. Dopo aver costruito con i nostri allievi diverse mostre ed eventi, che hanno suscitato un’incoraggiante attenzione, era da tempo che stavamo pensando di organizzare anche un contest fotografico. L’occasione è nata grazie a Marcella Buccino e agli amici del Reggae Zone Festival, importante kermesse dedicata alle sonorità giamaicane, alla seconda edizione, che quest’anno si terrà a Napoli, all’Acciaieria sonora di Bagnoli, il 23 luglio.
Infatti, la Ovunque S.r.l., società organizzatrice del Festival, e Pigrecoemme hanno deciso di dare vita a Melting Zone Shot, un concorso fotografico, che si collocherà nell’ambito degli eventi collaterali del Reggae Zone Festival.

Tema del concorso è la presenza a Napoli e in Campania di popoli e culture “altre”.

I termini di scadenza del bando di concorso “Melting Zone Shot” sono stati prorogati all’8 luglio 2011.

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Bacino di una straordinaria miscellanea di razze e di suggestioni, la regione è da sempre punto d’incontro di genti e di culture diverse. Massiccia è, com’è noto, la presenza di consolidate e, in molti casi, ben integrate comunità di stranieri: dal Maghreb all’Africa centrale, dal Sud America all’Est europeo fino allo Sri Lanka (tra tutte la comunità Cingalese è tra le più nutrite e interessanti presenze straniere) e alla Cina.

Melting Zone Shot si prefigge, allora, di documentare, nelle infinite variabili della sensibilità dei singoli fotografi, proprio questo immenso patrimonio culturale e civile.

La Giuria, presieduta dal professor Marino Niola, uno dei più importanti antropologi italiani, sceglierà, tra le immagini pervenute,  i migliori dieci scatti, che saranno stampati su manifesti blueback di grande formato ed esposti  in luoghi appositamente progettati  negli spazi della  Acciaieria Sonora durante il Festival.
Tra gli autori delle dieci migliori fotografie, saranno eletti i vincitori dei 3 premi finali: il primo premio, che sarà consegnato sul palco dell’evento live il 23 luglio, consisterà in un Corso di Fotogiornalismo della Scuola di cinema e fotografia Pigrecoemme, che si svolgerà nella primavera del 2012; al secondo e al terzo classificato, invece, andranno un corso di Cinema o di Fotografia digitale di Pigrecoemme, che partiranno dal gennaio 2012.

Per partecipare c’è tempo fino all’8 luglio 30 giugno 2011. Bando e info li scaricate da qui.

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Gli allievi di Pigrecoemme? Al Museo di Capodimonte…

Per la La notte dei musei - evento che coinvolgerà l’intera Europa - sabato 14 maggio 2011, alle ore 21,30, il Museo di Capodimonte, con l’Associazione Musicale Maggio della Musica, presentano Clic si suona, una serata dedicata ad alcuni dei più interessanti giovani fotografi e musicisti della scena campana.

Lo diciamo subito: avremmo segnalato la serata in ogni caso, convinti come siamo della particolarità e della suggestione del progetto, ma lo facciamo oggi con ancora maggiore calore e attenzione perché, con orgoglio, possiamo dire che il Museo di Capodimonte aveva coinvolto Pigrecoemme diversi mesi orsono nell’organizzazione dell’evento, chiedendo alla nostra Scuola di segnalare alcuni degli allievi più interessanti dei nostri corsi di Fotografia.

Il progetto, a cura di Linda Martino con la collaborazione di Flaviana Frascogna, mette infatti in mostra dieci fotografi (due dei quali, ex studenti di Pigrecoemme: Gaetano Massa e Luca Schettino), chiamati a raccontare, attraverso le immagini, viaggi, emozioni, incontri, volti, di paesi e di uomini, ora vicini, ora remoti, ognuno con le proprie storie, che, tutti insieme, forniranno un unico, serrato percorso poetico. Le musiche di Marco Sannini, eseguite dai musicisti del Conservatorio di San Pietro a Maiella di Napoli, fungeranno da colonna sonora di questo percorso di immagini e, nell’osmosidi dei linguaggi, creeranno un’unica sinestetica narrazione, ricca di suggestioni e di sorprese.
I fotografi in mostra sono: Dario Bocchetti, Paolo Bosso, Piero Cremonese, Ernesto De Bartolomeis, Andrea De Franciscis, Flaviana Frascogna, Gaetano Massa, Janine Pereira Alves, Luca Schettino e Giuseppe Trincone. Mentre le musiche di Marco Sannini saranno eseguite dallo stesso Marco Sannini, alla tromba, Tancredi D’Alò, alla chitarra, Renato Grieco, al basso e da Massimo Del Pezzo, alle percussioni.
Un plauso particolare a Rino Sorrentino, artista di grande sensibilità, autore, in questo caso, del bellissimo lavoro grafico della manifestazione.

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io. identità opposte. Una mostra fotografica sull’autoritratto

Dalle ore 18 di giovedì 24 marzo fino a venerdì 22 aprile 2011, gli spazi di Pigrecoemme tornano ad essere galleria, con la mostra io. identità opposte, a cura di Luca Sorbo, docente dei corsi di Fotografia di Pigrecoemme, e di chi scrive, che raccoglie cinquantasei autoritratti di ventotto giovani fotografi napoletani, che si interrogano sulle certezze e le incertezze della rappresentazione di sé ai tempi del digitale.

Nei giorni successivi all’inaugurazione la mostra sarà visitabile, fino al 22 aprile, dal lunedì al venerdì, dalle 11 alle 13,30 e dalle 15 alle 17,30.

Di seguito, alcuni degli spunti critici da cui la mostra ha preso le mosse.

Dobbiamo a Victor I. Stoichita, e al suo bellissimo Breve storia dell’ombra, il ritorno, nell’ordine del discorso contemporaneo, del tema dell’autoritratto come uno dei motivi fondamentali della cultura occidentale, sorta di cartina di tornasole dell’idea che, nella rappresentazione di sé, ci sia necessariamente la rappresentazione del proprio mondo e che, siffatta rappresentazione, ragioni, inevitabilmente, sempre con la finitezza di tale mondo. Autoritratto come pensiero del limite, perché l’autorappresentazione  avrebbe in sé sempre il ricordo dell’ombra, di quel gesto primigenio e fondante, cioè, in cui, sul solco umbratile del sé (dove la mano si muove sull’analogia dell’ombra), si disegna la storia dell’arte e la si intreccia, punto dopo punto, col tema della morte. Che è sempre la propria morte. L’analogia tra ombra e se stessi, allora. Anzi, tra ombra e rappresentazione di sé.
Ora, l’analogia stabilisce un rapporto di similitudine tra due o più modelli. E basta un punto analogico, alla Filosofia, per supporre che ce ne siano altri, cosa che può spingerci a ipotizzare che, tra modelli analoghi, possa esistere sempre una vera e propria coincidenza identitaria.
È analogico, per definizione, ciò che non è numerabile, e l’opposto di analogico è digitale, parola determinante della nostra modernità, che la Matematica ci indica come un insieme finito di elementi.
Il lavoro di trasformazione da analogico a digitale si chiama, com’è noto, digitalizzazione, che, allora, è sempre un’approssimazione tassonomica dell’esistente, una riproduzione-rappresentazione che, per esistere (meglio: per far esistere) presuppone una semplificazione del segnale, cioè del rappresentato, che, in quanto analogico, è intrinsecamente non numerabile, ovvero potenzialmente infinito. Quindi, il digitale ha in sé l’idea del finito.
Ma, da quando nei sistemi di rappresentazione visiva è subentrata la centralità assoluta dell’immagine digitale, in ambito estetico, il senso di questa finitezza è o non è un’ipotesi di discorso cosciente? In altre parole, fino a che punto l’immagine digitale sa (conosce, racconta, concettualizza…) la sua natura finita?
E nel mondo della fotografia? Che cosa ci dice il passaggio epocale dall’immagine analogica (un numero di punti infinito) all’opposta immagine digitale (un’insieme chiuso di ipotesi)? E, spingendoci oltre, che cosa una fotografia digitale inevitabilmente rivelerebbe di sé, se non prima di tutto il proprio destino di discorso omologato (ovvero, etimologicamente discorso permesso in quanto discorso già fatto nel correlativo analogico, quasi un modello platonico ) sotto il giogo del pixel? E se questa tirannia dell’omologazione al finito investisse la propria rappresentazione? Non si arriverebbe al paradosso che, nel profilo sottile dell’ombra – come da Plinio il vecchio in poi ci è stato narrato – ci sarebbe maggiore libertà che in qualsiasi, perfettamente riproducibile, immagine digitale?

A questo punto, un’immagine digitale diventerebbe il campo di battaglia su cui, ogni volta, si mette in gioco la ricostruzione completa dell’esistente (avete presente Tron?). In tal senso, un autoritratto digitale si tramuta in una massacrante tenzone per la definizione dell’io, non solo contro la paura dell’omologazione, ma proprio come polemos tra l’idea di sé e il suo opposto numerabile (e finito) il sé digitale…
(Corrado Morra)

Di seguito i nomi dei fotografi che hanno cercato con passione di rispondere a tali quesiti o, più semplicemente, di divertirsi un po’. A tutti loro il nostro grazie: Silvia Bellio, Claudia Biancardi, Vittoria Boccia, Giuliana Borrelli, Viola Bufano, Alma Carrano, Sabrina Cirillo, Livia Cosenza,
Paola Cundari, Enrico De Luca, Giusi De Luca, Rosalinda Falco, Valeria Ferraro, Paola Finale, Valentina Fraioli, Stefania Furbatto, Sofia Giordano, Martina Ippolito, Eleonora Ivagnes, Fabia Lonz, Carla Manno, Serena Mastroserio, Daniela Persico, Daniele Rippa, Pepe Russo, Linda Russomanno, Loreto Terranova, Gianni Valentino.

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FANTASTICO NAPOLETANO. AL GRENOBLE, UNA MOSTRA FOTOGRAFICA DI PIGRECOEMME

Si inaugura lunedì 6 dicembre 2010 alle ore 18, nelle sale dell’Institut Français de Naples Le Grenoble (a Napoli, in Via Crispi, 86), l’esposizione fotografica Fantastico napoletano.

La mostra, a cura della Scuola di Cinema e Fotografia Pigrecoemme, presenta quaranta scatti di sedici autori – allievi dei corsi di Fotografia di Pigrecoemme e alcuni tra i più interessanti giovani fotografi napoletani – impegnati in un’affascinante indagine sulle tracce del genere fantastico a Napoli.
La mostra, a ingresso gratuito, è visitabile fino al 22 dicembre (dal lunedì al venerdì, dalle ore 9,30 alle 13,30 e dalle 15 alle 18,30).

Una mostra sul fantastico a Napoli, oggi. Come dire?, munacielli vs. munnezza
Una mostra sulle presenze a Napoli del fantastico – genere, per definizione, diviso tra reale e irreale, che, nelle parole del critico cinematografico francese René Prédal, è sempre ciò che “turba e sovente inquieta” – è una sorta di tautologia. Perché Napoli – proverbialmente chimerica e multiforme, sospesa eternamente  tra il nero lugubre della pietra lavica e la luce porosa del tufo, in bilico costante sulla soglia sottile tra il sogno e il tonfo – è probabilmente il posto perfetto attraverso cui narrare le incertezze della percezione, le figurazioni misteriose della fantasia, l’ombra dell’onirico, lo scorcio umbratile dell’altrove… E quale luogo meglio di Napoli (città pur sempre fondata da una sirena, no?), potrebbe metaforicamente dirci di quanto la dissolvenza tra certo e incerto, tra reale e immaginario, parli infondo, e senza neppure dover scomodare Freud, sempre di ognuno di noi? In tal senso, il fantastico si rivelerebbe come un tratto identitario di sconcertante chiarezza.
Eppure, sarà poi possibile, dopo la pecora Dolly e le mirabilie attuali e prossime venture dell’ingegneria genetica, parlare di fantastico?
Romolo Runcini, uno dei maggiori studiosi del genere, ci insegna come il fantastico sia un’esperienza che, paradossalmente, eluda ogni altra memoria esperienziale, sia, cioè, un atto sempre nuovo e perturbante, che, in questa unicità ontologica, sarebbe “pericolosamente vicina al Sacro”.
Se così fosse significherebbe che il fantastico (e l’esperienza del Sacro) non avrebbe mai valenza etogenetica (e se fosse così, la dottrina salvifica dell’Exemplum che fine mai farebbe?), avendo i crismi, ogni volta, della rivelazione. E le chimere, i mostri, le ombre, i fantasmi, le belle ‘mbriane, le janare, i munacielli, tutti i miti, insomma, e le leggende (di cui evidentemente Napoli è pur pregna), sarebbero, prima che dato antropologico e genii loci, figure dello sconcerto e della meraviglia (cioè del Sublime), anfratti e pieghe del reale, sì, ma dove ognuno di noi si svelerebbe, come bambini, nascondendosi. In uno sguardo sempre vergine e stupito. Ovvero in un’eterna “prima volta”. Ma non è forse vero che, alfine, ogni rivelazione ha in sé una rivoluzione?

Rivoluzione? Certo, annosa e mai risolta è la questione se il ricorso al fantastico sia fuga dalla realtà oppure sguardo alternativo sul mondo: gesto di rinuncia o estremo affondo politico nella ricerca di uno spazio sociale ideale?
Mai come ora un tale discorso si fa urgente, e basti riflettere sul fatto che pure questa semplice mostra sul fantastico cade in un momento in cui Napoli è colta, ancora una volta – stravolta dall’ormai mitica monnezza (anzi mitologica, a questo punto, visto che è una vera e propria idra inespugnabile e immortale), in un frangente di ingiustificabile e mortificante agonia (e taciamo dei crolli pompeiani).
Com’è possibile, ci potremmo chiedere tutti, concentrarsi sugli incerti confini del sogno e delle chimere dell’altromondo quando, intorno a noi, sembra tanto prossimo il collasso di questo mondo?

Certo non è compito nostro rispondere al quesito e sciogliere così l’arcano, ma ci si permetta, indegnamente, di avanzare un contributo alla discussione alla maniera del John Cage delle sue mitiche conferenze degli anni sessanta, ovvero rispondendo alla domanda senza una risposta, ma con una domanda nuova di zecca: e se l’esplorazione dell’altromondo non fosse, invece, l’unico modo col quale scoprire davvero – come pur auspicato dal pensiero politico più radicale di certa nostra contemporaneità – che “un altro mondo è possibile”? Se, cioè, nell’altrove si potesse davvero scorgere l’altro, non in quanto nemico-diverso-da-me, ma l’ospite, che proprio in quanto diverso da me, come insegna Alcesti, mi dia identità? E, a questo punto, pure dietro al fantastico, potremmo essere certi di trovare, non più i clangori dispotici di un brave new world, ma un mondo veramente nuovo. O meglio, la luce, se non della rivoluzione, almeno di una rivoluzione. (Corrado Morra)

Un particolare rinrgraziamento va a Fabrice Morio, direttore di fresca nomina del Grenoble, per la sensibilità e l’attenzione con cui ha accolto il nostro progetto, e a cui vanno i nostri più sinceri auguri di buon lavoro, e ai sedici fotografi in mostra che, in tempi strettissimi, e con contagiosoentusiasmo, hanno permesso che quest’esposizione fosse messa in piedi: Silvia Bellio, Silvia Cappiello, Sabrina Cirillo, Gabriele De Ruggero, Peppe Esposito, Luciana Gagliardi, Sabrina Iorio, Fabia Lonz, Serena Mastroserio, Alberto Mazzarino, Daniela Persico, Senny Rapoport, Daniele Rippa, Pepe Russo, Roberto Russo e Paolo Visone.

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Pigrecoemme su Radio Club 91

Affezionati o meno alla buona vecchia radio, segnatevi l’appuntamento: mercoledì 10 novembre giovedì 11 novembre, alle ore 8, Radio Club 91 (90.80 fm), trasmetterà un’intervista a Corrado Morra, docente dei Corsi di sceneggiatura di Pigrecoemme. Di che si parlerà? Della nostra scuola di cinema preferita, of course :)
Mi raccomando: non mancate, ché poi vi interrogo!

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In prima pagina!

Con una forma che si trascina dietro di sé più di un’oncia di pura retorica, in casi come questi si dice più o meno così: “E’ con grande piacere che…” Poi c’è pure la variante di cuore: “E’ con vivo orgoglio che…” Ma, mettetela come volete, la notizia è di quelle che ci fanno veramente piacere, punto e basta. Di che cosa parliamo? Di una prima pagina, quella dello scorso 23 giugno, di un quotidiano che da sempre guardiamo con grande attenzione e affetto: il manifesto. Il giornale, quel giorno, ha aperto sulla scontata vittoria dei sì al referendum sull’accordo separato tra Fiat e operai, dopo la risposta negativa della Fiom. Insomma, una cosa serissima e dura da mandare giù. Ma, allora, direte voi, qual è la notizia che ci avrebbe fatto tanto piacere? Nel suo piccolo, questa: la foto in prima pagina è stata scattata nella fabbrica di Pomigliano da Luigi Fedullo, allievo del corso di Fotogiornalismo di Pigrecoemme, a cura di Gianni Pinnizzotto, che giusto oggi chiude le lezioni in aula per concentrarsi sulla fase finale del corso, uno stage presso l’agenzia fotogiornalistica Graffiti Press di Roma. Ed è così che è stato possibile, grazie all’ottimo lavoro che Luigi sta facendo da tempo e alla mediazione della Graffiti, che anche un giovane fotoreporter, da poco affacciatosi alla professione, abbia potuto raggiungere risultati decisamente interessanti. In fondo, è quello che ci eravamo prefissi mesi fa quando, con Luca Sorbo, curatore dei corsi di Fotografia di Pigrecoemme, ci eravamo immaginati l’organizzazione del corso di Fotogiornalismo: fornire, anche qui a Napoli, agli appassionati e a coloro che volessero intraprendere un percorso di formazione sull’affascinante e complesso mondo del fotoreporter, un’esperienza che tenesse insieme gli aspetti teorici e storici della professione insieme a quelli pratici, col necessario confronto, cioè, con il mercato giornalistico e la pratica del lavoro sul campo. Anche la prima pagina del manifesto con quello scatto così eloquente (di per sé, un microracconto con quegli operai immortalati mentre sembrano passare il giogo umiliante di novelle Forche Caudine) e preciso di Luigi Fedullo, ci dicono forse che la strada che abbiamo intrapreso è quella giusta. Da qui, come dicevamo all’inizio, la forma di rito, che, se permette, retorica a parte, resta legittimamente questa: “E’ con grande piacere che…”

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L’INFINITO VIAGGIARE APRE IL 13 MAGGIO CON LA MOSTRA DI FOTOGRAFIA DEGLI EX ALLIEVI DELLA PIGRECOEMME

Il festival L’Infinito Viaggiare, alla sua seconda edizione, vuole proporsi come “un suggestivo viaggio artistico e culturale alla scoperta del potere dei luoghi” e vuole farlo attraverso il cinema e la fotografia, articolandosi in tre differenti segmenti: una mostra fotografica, una rassegna cinematografica e una serie di dialoghi con ospiti prestigiosi.

La mostra fotografica, intitolata Tra sacro e profano: i luoghi di culto della città storica di Napoli, sarà allestita nella chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta (via dei Tribunali, 16) dal 13 al 26 maggio (aperta tutti i giorni, dalle 9 alle 18, esclusa la domenica): si compone di 74 fotografie ed è il risultato del laboratorio “Dentro la città storica”, realizzato presso la Scuola di cinema e fotografia di Napoli Pigrecoemme.

Saranno esposte, dunque, le fotografie realizzate dagli allievi del laboratorio, ma anche quelle di ex allievi dei corsi di cinema e di fotografi “esterni”, tutti orientati a una riflessione visiva sul “potere dei luoghi di culto”, che vanno a costituire, nei 74 scatti, altrettanti capitoli di una simbolica Odissea nella città, lungo un itinerario per “frammenti visivi” composto dai molteplici percorsi cittadini possibili che si snodano attorno ai luoghi del potere (politico, religioso, culturale, storico, scientifico, misterico e mitologico).

Da queste suggestioni visive scaturirà una vera e propria “mappa della città storica”, che sarà in distribuzione nei prossimi giorni presso tutti gli infopoint dell’Ente Provinciale per il Turismo di Napoli e consentirà ai turisti di costruire autonomamente i propri personalissimi itinerari eccentrici partenopei. L’inaugurazione della mostra è prevista per giovedì 13 alle ore 18, nella chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, dove la storica dell’arte Francesca Amirante guiderà i visitatori lungo questo viaggio visivo oscillante, appunto, “tra sacro e profano”.

L’evento è ovviamente su Facebook, qui.

Anche la rassegna cinematografica Così lontano, così vicino si concentra sulla rappresentazione del potere dei luoghi nelle sue molteplici sfumature reali e simboliche. La rassegna proporrà 20 film, divisi in tre sezioni. Quella principale s’intitola Napoli nel cinema ed è in programma al cinema Ambasciatori dal 13 al 26 maggio; al suo interno vi sarà spazio per la potenza, la magia, il potere evocativo e la suggestione dei luoghi della città, visti e raccontati da cineasti italiani del passato e del presente nei seguenti titoli: Carosello napoletano di Ettore Giannini, Pensavo fosse amore, invece era un calesse di Massimo Troisi, L’amore molesto di Mario Martone, Libera di Pappi Corsicato, Non è giusto di Antonietta De Lillo, La guerra di Mario di Antonio Capuano, Il verificatore di Stefano Incerti, Incantesimo napoletano di Paolo Genovese e Luca Miniero, Vento di terra di Vincenzo Marra.

La seconda sezione cinematografica, I luoghi del cinema europeo, si svolgerà, invece, lunedì 17 e martedì 18 maggio al multicinema Modernissimo, dove si alterneranno la Svezia di Ingmar Bergman (Come in uno specchio), la Germania di Wim Wenders (Così lontano, così vicino), la Bosnia di Emir Kusturica (Papà è in viaggio d’affari), la Francia di François Truffaut (L’uomo che amava le donne), la Spagna di Pedro Almodóvar (Che ho fatto io per meritare questo?) e il Regno Unito di Ken Loach (Family Life), per sei visioni d’autore capaci di trasformare luoghi intimi e personali in elementi condivisi dell’immaginario collettivo contemporaneo.

Terzo e ultimo segmento filmico è quello intitolato I luoghi oscuri, in programma mercoledì 19 maggio al Happy Maxicinema di Afragola: si tratta di un viaggio nella produzione horror contemporanea, attraverso quattro “cult movies” come Picnic ad Hanging Rock di Peter Weir, Le colline hanno gli occhi di Wes Craven, The Others di Alejandro Amenabar e Idi Mikael Håfstörm.

Accanto alla mostra fotografica e alla rassegna cinematografica, completa il denso programma de L’Infinito Viaggiare la sezione dei Dialoghi, prevista come evento di chiusura del festival per mercoledì 26 maggio, alle 20.30, quando al cinema Ambasciatori avrà luogo l’incontro a più voci intitolato I Vesuviani tra passato, presente e futuro: un dialogo sul cinema partenopeo, al quale prenderanno parte, per la prima volta tutti assieme da tredici anni a questa parte, i registi del film collettivo che tante polemiche e discussioni suscitò alla Mostra di Venezia del 1997: così, saranno presenti in sala Antonio Capuano, Pappi Corsicato, Antonietta De Lillo, Stefano Incerti e Mario Martone; e con loro ci saranno anche le attrici Cristina Donadio e Teresa Saponangelo e il produttore Giorgio Magliulo. L’incontro offrirà una ghiotta occasione per fare il punto della situazione e per tracciare le prospettive future di quella che, all’epoca, fu definita – anche ben oltre le intenzioni dei singoli autori – “scuola napoletana”. A seguire, naturalmente, la proiezione de I Vesuviani chiuderà l’edizione 2010 de L’Infinito Viaggiare.

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