Quadri da un’esposizione. Conflitti tra cinema e pittura in 10 film

quadriIl cinema è la proiezione del mondo, ombra di una falsa memoria, particolare fuorviante, qui pro quo dell’oggetto. E nulla è più oggetto dell’oggetto d’arte, che vive solo nel momento in cui lo si vede, ossia facendolo oggetto della visione, che è poi la prassi del cinema.
È Béla Balázs ad aver scritto, nel suo celebre Il film, che «Gli oggetti d’arte – in quanto elementi di vita – possono trasformarsi in materia creativa dinanzi alla macchina da presa. La macchina ha in questo caso il tremendo compito di sovrapporre all’espressione già esistente dell’opera d’arte una nuova espressione: la commozione dell’osservatore». Il cinema come strumento privilegiato di commozione, dal Novecento fino a oggi, allora?
Eppure, in un certo senso, il cinema (e quella sua precisa capacità di commuovere) era già nei vetri dipinti della lanterna magica, ma ora, ritornando agli oggetti d’arte, e in particolare alla pittura, a dar credito a Plinio il vecchio (come ci ricorda Victor I. Stoichita, il cui Breve storia dell’ombra dovrebbe essere obbligatoria sin dalle scuole primarie, altro che i sussidiari di una volta!), il primo ritratto dipinto sarebbe nato, nel disegno compiuto da una donna, seguendo il profilo dell’ombra dell’amato, che l’indomani sarebbe partito per la guerra. Proiezione ortogonale di chi essendoci annuncia di non esserci più, la pittura nascerebbe, dunque, come traccia dell’assenza e della morte. Esercizio apotropaico, essa scongiura ed esorcizza l’estrema dipartita proprio nel segno fumoso della proiezione, nell’ornato incerto dell’ombra, con una prassi che, in seguito, sarà in sostanza quella del cinema. E il cinema, infatti, non è precisamente il racconto di ciò che non è più e la tensione verso ciò che non è ancora?

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Christian Leperino – Landscapes of Memory / Paesaggi della Memoria

INAUGURAZIONE MOSTRA Landscapes of Memory / Paesaggi della Memoria

INAUGURAZIONE MOSTRA Landscapes of Memory / Paesaggi della Memoria

Giovedì 21 giugno alle ore 17.00, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, s’inaugura la mostra a cura di Silvia Evangelisti “Landscapes of Memory / Paesaggi della Memoria” dell’artista Christian Leperino, invitato dal Servizio Educativo della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei a proporre, all’interno di un ormai consolidato programma espositivo, un ulteriore incontro tra Antico e Contemporaneo.
La mostra è patrocinata dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli.
L’artista incontrerà la stampa e gli operatori del settore mercoledì 20 giugno alle ore 11.00 presso la Sala Conferenze del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Interverranno il Soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro, l’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli Antonella Di Nocera, la curatrice Silvia Evangelisti.
Ecco il link alla segnalazione sul sito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Il video:

Nel mese di ottobre 2012 sarà presentato al pubblico un video documentario, a cura di Pigrecoemme Scuola di Cinema, sulle diverse fasi del progetto artistico e sulla sua poetica. La regia del video è del nostro docente Giacomo Fabbrocino. La fotografia è di Fabio Farinaro. Qui sopra alcune immagini tratte dal video ancora in lavorazione

Sala del Toro Farnese
All’origine dell’installazione – nata dalla riflessione sulla celebre affermazione di Sallustio, riferita ai miti greci, “Queste cose non avvennero mai, ma sono sempre” – è l’idea di far rivivere il mito di Dirce e la tensione drammatica del gruppo marmoreo del Toro Farnese nello scenario di una periferia contemporanea, attraverso un grande dipinto rappresentante un paesaggio urbano, che ricopre l’intera parete alle spalle della “montagna di marmo”.
L’intento dell’artista è far dialogare archeologia classica e archeologia della metropoli, “sfondando” lo spazio chiuso della sala museale tramite la fuga prospettica dell’immagine dipinta.
Se il paesaggio urbano diventa così il luogo in cui il complesso scultoreo e la memoria del mito si caricano di una nuova e ambigua vitalità, di converso, il confronto con la scultura antica e il suo carico secolare di memorie stratificate rende evidente la natura autentica di quel desolato paesaggio contemporaneo e il suo essere innanzitutto un paesaggio della memoria.

Spazio Mostre Servizio Educativo
Anche il progetto per lo Spazio Mostre trae origine dalla riflessione sulla memoria, e in particolare dall’intreccio tra archeologia classica, archeologia industriale e “archeologia privata”.
Punto di partenza per l’artista è stato il fascino evocativo dei depositi del Museo, luogo deputato a custodire e trasmettere al futuro la memoria collettiva, con quegli ambienti sotterranei dall’organizzazione articolata e rigorosa: centinaia di scaffali e cassette con reperti ordinati e catalogati, tracce materiali della storia e della storia della produzione artistica dell’umanità.
Un altro luogo della memoria è per l’artista la periferia Est di Napoli, dove, nei pressi del porto di Vigliena, c’è una grande e storica centrale termoelettrica dismessa. All’interno di quest’affascinante architettura industriale, macchinari, mobilio e utensili vari, ai quali la polvere del tempo e il carico di memorie hanno conferito quasi un alone di sacralità, restano a testimoniare una trascorsa civiltà del lavoro. Un tempo luoghi e oggetti produttivi, oggi sospesi nel silenzio dell’abbandono, questi documenti di archeologia industriale vivono anch’essi come reperti.
Perciò l’artista ha deciso di portare al Museo Archeologico – grazie alla collaborazione della Tirreno Power – alcuni frammenti di quei luoghi, dei quali ha sentito forte il legame con la vita della città, con il suo recente passato, con la sua memoria collettiva, immaginando un’installazione artistica che fosse un possibile “interno” dei suoi dipinti di metropoli. E dentro alcuni degli arredi provenienti dalla centrale dismessa ha deciso di sigillare pezzi del suo archivio della memoria personale: oggetti che non ha mai mostrato, confronti con la materia e con le tecniche, tentativi ed esperimenti che sono serviti a tracciare una strada, a mettere a fuoco progressivamente e con fatica un linguaggio e una poetica. Appunti, schizzi, disegni, fotografie, fotocopie, filmati, audio: l’impalcatura della sua memoria e le fondamenta della sua identità.
Dentro, la memoria individuale, celata. Fuori, quella della città, esibita.

Biografia
Christian Leperino (Napoli 1979) nel suo percorso artistico dopo essersi dedicato alla ricerca sul corpo umano, da alcuni anni ha concentrato l’interesse sulla rappresentazione della metropoli, indagando il rapporto tra lo spazio della città e le vicende esistenziali dei suoi abitanti.
Il tema del paesaggio urbano, al quale s’intreccia la riflessione sul tempo e sulla memoria dei luoghi, ricorre nella sua produzione degli ultimi anni, come testimoniano le opere presentate in occasione di recenti esposizioni: Cityscape/12, alla 54a Esposizione Internazionale d’Arte Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Tese di San Cristoforo, 2011; Human Escape, al MAC-Museu de Arte Contemporânea de Niterói, Rio de Janeiro, 2010; Cityscape, alla mostra Sistema Binario, presso la Stazione Ferroviaria di Mergellina, a Napoli, 2008 (l’opera, esposta all’interno di una grande lunetta dell’atrio, è diventata un’istallazione permanente).

Evento realizzato in collaborazione con:
Paparo Edizioni
Fonderia d’Arte 2000
MN Metropolitana di Napoli SpA
Tirreno Power
IPSCT Isabella d’Este
Pigrecoemme Scuola di Cinema, Televisione, Fotografia
Costantinopoli 104
Cantine Astroni
Al Paladino – Pasticceri dal 1969
Eduardo Tene Allestimenti
Mazzocca – Laboratorio d’innovazioni
Metronapoli S.p.A.

Pigrecoemme incontra Raffaela Mariniello

Giovedì 16 aprile alle 17, negli spazi della Scuola di cinema Pigrecoemme (a Napoli, in Piazza Portanova 11), lo storico della fotografia Luca Sorbo ed il critico d’arte Corrado Morra incontrano Raffaela Mariniello, una delle più interessanti e rappresentative fotografe italiane.
L’appuntamento, ad ingresso libero, partirà dal racconto in prima persona dell’affascinante ricerca artistica della Mariniello per affrontare, in seguito, il complesso discorso dei rapporti tra arte e fotografia.

Raffaela Mariniello, nata a Napoli, dove vive e lavora, è autrice di numerose ricerche fotografiche spesso sfociate in mostre e preziosi cataloghi. Tra i suoi lavori più riusciti ricordiamo Bagnoli: Una fabbrica (Electa 1991) e Napoli: Veduta immaginaria (Federico Motta 2001). E’ in occasione di un suo lavoro in Galles che nel 2005 la Ffotogallery pubblica una fondamentale monografia a lei dedicata.
Sue opere sono presenti in molti musei e collezioni europee.
Solo da qualche anno la Mariniello lavora anche con le potenzialità del colore, con esiti sorprendenti ed emozionati, mentre la prima fase della sua ricerca artistica è caratterizzata da immagini in B\N – al cui pregio contribuisce anche una particolare attenzione in fase di stampa – che diventano dei veri e propri interventi sul territorio. Realtà periferiche e marginali, rimosse dalla collettività, sono trasformate in vedute immaginarie che sorprendono lo spettatore. E’ un universo, quello della Mariniello, fatto di epifanie, di luci che squarciano il fondo oscuro del quotidiano, di dialoghi serrati tra gli opposti: natura e artificio, luci ed ombre, costruzione e distruzione. Ed è così che scorci umbratili rivelano la capacità di raccontarci la qualità profonda ed umana perfino di sinistri siti industriali; o che il dato reiterato (come nel caso di certe sue installazioni), ci svela, a dispetto dell’aura appannata, pur nelle opache e smunte pieghe della realtà, il lato sublime di quello che, invece, è sempre intorno a noi: la poesia del mondo.

Giovedì 16 aprile, ore 17.00.
Ingresso libero.

Info e prenotazioni: 081 5635188
c.morra@pigrecoemme.com

Per Paparo editore, un libro sulle gallerie napoletane: scheda e intervista a Pigrecoemme

E’ appena uscito, per i tipi della Paparo edizioni, Mediterraneo. Le gallerie d’arte moderna e contemporanea a cura di Maria Antonietta Picone docente di Storia dell’Arte contemporanea all’Università Federico II di Napoli.
Il libro, finanziato dalla Comunità Europea, fornisce un’ampia panoramica sugli spazi espositivi privati napoletani e, in certa misura, dell’intera Campania, dedicando, ad ogni galleria, una scheda di approfondimento con la storia e le linee critiche e di mercato sulle quali, tali impese, si muovono. Tra queste,  non poteva mancare Pigrecoemme con un’esauriente disamina sull’attività del centro polifunzionale di Piazza Portanova inaugurato nel 2005 con la personale di Salvatore Morra Supino, ed una lunga intervista a Corrado Morra, curatore dello spazio espositivo e, all’interno della Scuola di cinema, docente di Sceneggiatura.
Il volume costa 20 euro. Consigliatissimo non solo agli operatori del settore, ma a quanti vogliano capire, fino in fondo, che cosa si sia fatto e che cosa si stia facendo, a Napoli e in Campania, sulla ricerca visiva negli ultimi anni.