Prima di Youth: 10 film sulla giovinezza

10 film sulla gioventù

Il tema è sconfinato e fin troppo sfaccettato per essere racchiuso in una playlist di 10 film, e nella storia del cinema si articola su molteplici piani: il labile confine che separa prima tra loro infanzia e adolescenza e poi tutto dall’età adulta; il periodo della giovinezza come età dell’oro, età che si vorrebbe eterna o la gioventù come carne da sfruttare per la guerra, il sesso o il denaro; il giovane come vittima, quindi, ma anche come eroe, come modello o come crisalide dell’adulto che verrà, ma anche come eccessivo concentrato di vitalità, tanto da divenire spietato carnefice del vecchio.

 


Quella che proponiamo qui è una lista incompleta (dite la vostra nei commenti!) di 10 film molto lontani dal debordante e retorico stile di Paolo Sorrentino che con Youth si è concentrato sul tema. Le opere che abbiamo scelto sono quelle di chi, come ebbe a dire un altro famoso premio Oscar™ (no, aspetta! Era un Nobel), non si muove “soltanto fra le piante / dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti”, ma cerca  i ragazzi tra le strade meno praticate, intenti a giocare con qualche anguilla tra pozzanghere mezzo seccate.

Ovviamente, come al solito, la lista qui proposta non vuole in alcun modo essere definitiva!

Germania anno zero (Roberto Rossellini, Italia, 1948) 78’

Tra i capolavori del neorealismo postbellico, mostra le rovine della guerra dal punto vista “innocente” dell’infanzia, prima vittima della violenza dell’uomo e delle nazioni. Il tredicenne Edmund Koeler è assoluto padrone del campo di ripresa, come undici anni dopo Antoine Doinel ne “I 400 colpi”, il film di Truffaut di cui è modello e con cui condivide la rinuncia a facili sentimentalismi.

 

Stand By Me – Ricordo di un’estate (Rob Reiner, USA, 1986) 89’

Evitando – e piuttosto creando – stereotipi, Rob Reiner (regista più acuto di quanto non dica la sua filmografia recente) mette in scena un archetipico racconto di formazione traendo il soggetto da Stephen King, ma ricordando ed aggior­nando Twain. Un gruppo di ragazzini affronta un viaggio fisico che diventa strumento di crescita emotiva, riducendo progressivamente le dimensioni di tutto quanto li circondi.

 

L’infanzia di Ivan (Andrej Tarkovskij, URSS, 1962) 95’

Il formalismo più acceso e poetico del grande regista russo si impregna di disperato pessimismo per raccontare l’irrazionalità della storia e la crudeltà della guerra. Ivan, la cui anima è morta ancor prima del suo corpo, è l’ennesima vittima della barbarie umana. Indimenticabili la scena di apertura e quella del bacio “sospeso”.

 

 

Arrivederci ragazzi (Lous Malle, Francia, Germania Ovest, Italia 1987) 104’

Ancora una volta l’obiettivo della cinepresa si posiziona a altezza bambino per raccontare meglio l’insensatezza della guerra e dell’odio tra i popoli. L’amore per il cinema e per la letteratura appaiono nel film come strumento di salvezza in un’opera che, come nelle corde del suo autore, è anche un toccante ritratto dell’adolescenza.

 

Los Olvidados – I Figli della violenza (Luis Buñuel, Messico,1950) 85’

Il regista surrealista per antonomasia realizza un film che, se non fosse per la sequenza dell’incubo di Pedro ed una buona dose di Freud, sarebbe puro Rossellini. I forti contrasti ottenuti dal leggendario direttore della fotografia Gabriel Figueroa, contribuiscono ad inasprire una pellicola che evita di dipingere gli adolescenti come privi di cattiveria.

 

Se… (Lindsay Anderson, UK,1968) 111’

Risposta sardonica e beffarda alla moralistica poesia di Kipling di cui riprende il titolo, questo sfavillante esempio di New Cinema inglese mescola Verfremdungseffekt brechtiano ad impegno sociale (il tema è la riflessione sugli eccessi dell’autorità), ma anche libertà espressiva da Nouvelle Vague a stile documentario. L’Alex De Large di “Arancia Mec­canica” deve molto al personaggio qui interpretato da Malcom McDowell.

 

Gioventù, amore e rabbia (Tony Richardson, UK, 1962) 104’

Ragazzi che corrono, fuggono e offrono nuovi punti di vista al mondo e al cinema. Questo uno dei temi condivisi da tutte le “onde nuove”, dalla fuga di Antoine Doinel a questo capolavoro che racconta di un personaggio che vede la sua intera vita come un’unica, lunga gara contro gli eccessi dell’autorità e le costrizioni di classe. Il titolo originale è molto più evocativo: “ The Loneliness of the Long Distance Runner”.

 

Papà è in viaggio di affari (Emir Kusturica, Yugoslavia,1985) 136’

I toni della commedia e l’amore per l’umanità che quasi sempre è alla base del registro grottesco di Kusturica sono gli ingredienti fondamentali di questo film, che ci ricorda dei campi di lavoro nella Jugoslavia degli anni Cinquanta. Tutta la simpatia dell’autore va al piccolo protagonista.

 

Sciuscià (Vittorio De Sica, Italia, 1946) 93’

Da rivedere soprattutto per comprendere come il neorealismo non sia stato solo passiva ripresa della realtà, ma costru­zione, stile e consapevolezza linguistica. Qui a rafforzare l’efficacia della riflessione morale sull’assurdità della guerra è la durezza con cui gli elementi tipici del racconto per l’infanzia (la fiaba) si frantumano nell’impatto con la realtà storica.

 

Marie della Baia degli Angeli (Manuel Prada, Francia, 1997) 90′

Bellissimo film poco amato che si concentra sul disagio che si prova di fronte alla bellezza, sentimento che nasce, anche nello spettatore, proprio dalla contemplazione. Ad un oggetto del vedere perfettamente riconoscibile come incarnazione del desiderio (la bellissima Vahina Giocante, all’esordio) si contrappone uno sguardo che, sconquassato dalle passioni, transustanzia in montaggio caotico, disorientando gli occhi, ma non il cuore.

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Giacomo Fabbrocino

Docente di montaggio a Pigrecoemme
Montatore cinematografico, autore di documentari sull'arte e di video d'artista, Giacomo è responsabile della didattica e della comunicazione web della Scuola di Cinema, Fotografia e Televisione Pigrecoemme di Napoli.

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