Tre Terzi al teatro Mercadante

Tre Terzi Dal 3 al 16 marzo 2008 è in programma al Teatro Mercadante di Napoli Tre Terzi, di Diego De Silva, Valeria Parrella, Antonio Pascale, per la regia di Giuseppe Bertolucci e Luisa Grosso, con Marina Confalone e Lello Giulivo.

La sezione video è a cura della Scuola di Cinema Pigrecoemme che ha coprodotto lo spettacolo. Giulio Arcopinto, nostro docente di montaggio, ha curato l’editing mentre i nostri ex allievi Nicola Cafasso ed Oscar Posada vi lavorano come cameramen (in realtà saranno anche sul palco).

Maggiori informazioni qui.

A proposito di formazione audiovisiva

Ripropongo qui quanto da me scritto nel catalogo di ‘O Curt 2008 a proposito della formazione audiovisiva e delle scuole di cinema.

Nell’ambito di ‘O Curt torna, dopo la piacevole prima esperienza dell’anno scorso, la sezione dedicata ai lavori realizzati dagli studenti delle scuole di cinema italiane. Otto opere che spaziano dalla sperimentazione al comico, dal recupero delle tradizioni orali allo spoof e che si cimentano coraggiosamente con i linguaggi del “cinema cinema”, del documentario, della televisione e, consapevolmente, con i tempi ristretti di quel prodotto, riservato a pochi e selezionatissimi fruitori, chiamato “cortometraggio di fine corso”.

Tutte le opere presenti in rassegna – così come quelle che ci sono pervenute, ma che per motivi di tempo non saranno proiettate – sono visibilmente permeate di entusiasmo, di sapienza, di padronanza tecnica e linguistica, e se, com’è, possono apparire imperfette allo spettatore occasionale, è solo a causa delle non illimitate risorse economiche e tecnologiche a disposizione delle scuole che le hanno prodotte. La loro imperfezione, insomma, non può di certo essere imputata al lavoro approssimativo dei docenti o alla poca passione in esse investita dai loro giovani autori. Già, perché in Italia, a parte pochissime eccezioni non sempre degne di lode, le scuole di cinema sono strutture indipendenti e private, arditamente tese verso la folle e molteplice mission di formare professionisti, diffondere la cultura del cinema e, al contempo, tenere in vita un mercato che ruota attorno ad una merce, la formazione alle arti ed ai mestieri del cinema, che in Italia è ora un bene di lusso ma che, in una società evoluta, andrebbe assimilata all’istruzione di alto livello e pertanto considerata un bene irrinunciabile.

Nella patria di Pastrone (l’inventore, diciamolo, del blockbuster), di De Sica, Rossellini e Fellini, ci si lamenta da tempo immemore di un cinema nazionale debole ed ansimante, e da più parti si biasimano le errate politiche statali sulla cinematografia. Produttori ed autori levano le voci per chiedere più attenzione e più denaro ed il termine di paragone, nei discorsi tra gli studenti così come nei consigli di amministrazione delle case di produzione, è l’industria cinematografica statunitense. Ci si dimentica quasi sempre però di riflettere sulla formazione.

Negli Stati Uniti esiste, è vero, un’industria efficiente (e crudele) che crea arte e ricchezza, ma quest’industria arruola cineasti che prima di mettere piede in uno studio anche solo come interni non pagati possiedono già una formazione solidissima, acquisita nelle organizzatissime scuole di cinema della West Coast e nelle prestigiose accademie dell’East Coast.
Gli storici del cinema sono concordi nell’affermare che negli anni ’70 Hollywood fu salvata dai Movie Brats, i primi autori spudoratamente autoconsapevoli del cinema americano. Ebbene, costoro – alcuni dei quali rispondono ai nomi di Martin Scorsese (Master of Fine Arts presso la NYU’s Tisch School of the Arts), Francis Ford Coppola (M.F.A. in film directing conseguito alla UCLA Film School), John Milius, George Lucas (entrambi ex studenti alla University of Southern California School of Cinema-Television), Brian De Palma (Sarah Lawrence College) – arrivarono alla regia di opere commerciali dopo aver sgobbato sui banchi, sui set, e nelle sale di montaggio delle scuole di cinema.
Possiamo, poi, non trarre delle conclusioni interessanti dopo aver constatato che cineasti importantissimi e così diversi tra loro quali il roboante John McTiernan, l’oscuro David Lynch, il filosofico Terrence Malick, il tormentato Paul Schrader, l’integrato Edward Zwick, il magistrale Janusz Kamiński, il cult delle nuove generazioni Darren Aronofsky, il discontinuo Martin Brest e l’unica donna al modo ad aver diretto almeno un paio di Blockbuster, Mimi Leder, si siano tutti diplomati presso lo stesso istituto di istruzione cinematografica avanzata (l’AFI Conservatory)? No, non possiamo. Quel che possiamo, invece, è augurarci, per il bene del nostro cinema, che in Italia si investa di più nella formazione cinematografica, magari riconoscendo il ruolo di quei centri di formazione cine-televisiva che già da tempo operano sul campo ottenendo risultati.

Laboratorio scolastico sulla televisione: L’ignoto fuori – prima puntata

Mentre l’anno scorso il laboratorio sugli audiovisivi dell’Istituto per geometri “G.B.Della Porta” ha sfornato il corto La trave nell’occhio, quest’anno, sempre nell’ambito di Scuole Aperte della Regione Campania, stiamo lavorando sulla narrativa seriale e la produzione di telefilm. Nel nostro piccolo e con tutti i limiti di un laboratorio in una scuola, abbiamo partorito L’ignoto fuori, un serial tra Lost e I ragazzi della III C (che arduo accostamento, vero?). Questa è la prima puntata e nei prossimi tre mesi ne vedrete altrettante (una al mese). Intanto, mentre noi ed altri operatori locali lavoriamo con sacrificio nelle scuole della Regione Campania, arrivano i giganti di Circus (Fandango, Scuola Holden di Baricco) a tenere il loro di laboratorio. Thanks!!!

Pigrecoemme sulla Gazzetta dello Sport

Fuori Squadra sulla Gazzetta dello SportIl nostro Rosario Gallone ha realizzato il sogno di ogni vero regista: uscire sulla Gazzetta dello Sport. L’edizione campana del quotidiano sportivo ha infatti pubblicato un articolo su Fuori Squadra, la sitcom con il trio Ardone, Peluso e Massa che Pigrecoemme ha girato coinvolgendo gli allievi della scuola di cinema.

Sono soddisfazioni! 🙂

Grande successo al Grenoble ieri per ‘O CURT

Ok, ok, il titolo può sembrare autocelebrativo e sensazionalistico, ma cosa si può dire quando si attira tanto pubblico da non poterlo quasi ospitare in sala? Ieri sera, dalle 18.00 in poi sono state almeno cinquanta le persone che, pur di seguire il finale del festival, sono rimaste in piedi o accovacciate negli angoli della sala di proiezione del Grenoble (una vera e propria sala cinematografica d’altri tempi, per dimensioni ed atmosfera). E’ tornato Oreste Scalzone che, dopo l’improvvisata fatta venerdì per commentare Framm e Parole, il breve documentario su di lui diretto dal videomaker napoletano Raffaele Cascone. Hanno spopolato Massimo Andrei ed il cast del suo Cerasella che hanno intrattenuto il pubblico per quasi un’ora dopo la proiezione del film. e si è dibattuto sul tema sempre e sempre tristemente attuale delle morti sul lavoro con Maurizio Gibertini ed il suo ‘A Flobert.

Il concorso ha presentato, nel corso della kermesse opere di ottimo livello. Il mio cuore rimarrà per qualche giorno e per qualche anno con il piccolo capolavoro A bras le corp (menzione speciale) della bravissima e bellissima Katell Quillévéré, ma ricorderò anche il “malickiano” Homo Homini Lupus di Matteo Rovere con Filippo Timi, lo straniante e commovente Save The World (menzione speciale e premio assegnato dagli studenti della scuola di cinema Pigrecoemme e dei corsi della mediateca S. Sofia) di David Casals-Roma, ed il sagace La course nue di Benoit Forgeard.

Il primo premio è stato assegnato a Meridionali senza filtro di Michele Bia, un corto che mentre sembra voler celebrare il funerale degli stereotipi dell’italianità e della meridionalità ne fa i suoi ingredienti principali. Il premio a cura della CGIL Camera del lavoro metropolitana di Napoli ed assegnato dalla Mediateca S. Sofia al miglior film sul tema del lavoro è andato, invece,  a Il lavoro di Lorenzo De Nicola, che non ho potuto vedere per intero, ma che sembrava divertente.

Da parte mia posso solo augurarmi che il festival, così amato dai napoletani, possa crescere grazie a chi potrebbe farlo crescere. La nostra struttura organizzativa è ancora una volta riuscita ad ottenere il meglio che si potesse in termini di affluenza di pubblico e di attenzione mediatica, ma il settore del cortometraggio è ormai mutato rispetto a quando, più di dieci anni fa nacque ‘O Curt, ed ora si rende obbligatorio, a mio giudizio, rinnovare la formula, puntando su qualcosa di diverso da una lunga maratona di piccoli film.

Chiudo questo post poco aziendale e forse troppo personale salutando prima in ordine alfabetico Alessia Apicella e Brunella Bianchi che hanno lavorato con noi all’organizzazione del festival rendendosi indispensabili, poi la simpatica signora del Grenoble di cui ricorderò per sempre le squisite e divertentissime disquisizioni su “Come si organizza un bouffet” e su “Come ci si rapporta al proprio barman” ed infine tutti quegli autori che “…Questi non sono i miei colori” e che “… Questo non è il suono come l’ho mixato io” alcuni, ma solo alcuni, dei quali avevano ragione (capita).

P.S. Grandissimo, ma era “carta conosciuta” Ugo Gregoretti.
P.P.S. Ciao, Kaminakamo! Ciao Andrea!