Neve – recensione del film di Stefano Incerti

neve-stefano-incerti-2Il settimo lungometraggio diretto da Stefano Incerti sta avendo una vita difficile: snobbato dai festival di Venezia e Roma, rimandato dalla distribuzione un po’ più a lungo del necessario e penalizzato da una promozione insicura, Neve rischia di passare inosservato e di non raggiungere il suo pubblico. Perché sì, questo film ha un suo pubblico ideale che, però, potrebbe non sapere di esserlo: è il pubblico che ama Kaurismaki, il cinema coreano, il cinema francese e in generale il cinema d’autore. Il pubblico che ama confrontarsi e scontrarsi con i film, quello che dell’esperienza in sala vuole essere anche parte attiva.

Già, perché, ci si può scommettere, se questo film fosse una produzione islandese, finlandese, o, per fare un terzo e non conclusivo esempio, l’opera prima di un giovane regista canadese, in molti si starebbero prodigando sui social network, sulle riviste online e su quel poco di carta stampata che in Italia si dedica al cinema, per tesserne le lodi e al contempo auto-raffigurarsi come amanti e intenditori di un cinema “diverso” e “migliore”.
Il pubblico e la critica italiani, invece, sono spesso inclini all’esterofilia e troppo severi con gli sforzi autoriali provenienti dalla madrepatria. La cosa, va detto, non ha poca importanza, dal momento che una cinematografia nazionale è sì fatta da autori, tecnici, maestranze, produttori, scuole, leggi e apparati, ma è condizionata anche dal suo pubblico di riferimento che, premiando o bocciando questo o quel prodotto, influisce molto pesantemente sulle direzioni che essa prenderà.
Ecco, Neve meriterebbe un pubblico scevro da pregiudizi, in grado di apprezzarne le qualità tecniche e poetiche.

Neve di Stefano Incerti

Il raffinatissimo lavoro sul suono in presa diretta di Emanuele Cecere e Francesco Sabez è, ad esempio, usato dalla regia come materia fluida, in grado di riempire un’ambientazione cinematografica spesso tendente al vuoto e di compensare la tesissima sospensione delle emozioni che è la vera impalcatura del film.
Il reparto fotografia, guidato da Pasquale Mari e Daria D’Antonio, e le scenografie di Renato Lori, danno vita a un visivo di rara raffinatezza, mentre le musiche di Francesco Galano e le canzoni (in inglese) di Mr. Milk e Healthy God contribuiscono a creare un’atmosfera piacevolmente perturbante, impregnando di sound indie dal retrogusto molto Pitchfork squallidi pub e trattorie frequentate da intirizziti vecchietti abbruzzesi.
Non meno importante è il montaggio di Dario Incerti, fratello del regista al suo primo lungometraggio, che coadiuva la regia nel realizzare un film in cui quasi ogni inquadratura appare, come in un lavoro dei fratelli Dardenne, uno spazio ostile ai personaggi che vi abitano: la neve che rende faticoso l’incedere, le curve che rallentano il viaggio in auto, l’angustia delle stanze di albergo e dei corridoi di un cimitero, i pesi da sollevare per trovare un percorso fanno venire in mente cose come Rosetta che trascina faticosamente la bombola del gas con cui suicidarsi, così come la sospensione del racconto nella prima parte e la negazione di informazioni essenziali allo spettatore riportano alla memoria la strategia simile adottata dai cineasti belgi ne Il Figlio.

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Non è quindi ai troppo spesso chiamati in causa fratelli Coen di Fargo e al loro noir in bianco che si rifà Neve, ma ad altri modelli, più profondamente nascosti nel tessuto del film: agli appena ricordati Dardenne (ma, grazie a Dio, rinunciando alle nuche!), o addirittura (ma non diremo perché) ai Soprano.
Lo stesso Incerti ha probabilmente fuorviato alcuni critici dichiarando che il suo noir bianco si rifaceva a Kaurismaki, perché, alla fine, Neve manca totalmente dell’ironia del finlandese (ma non della sua capacità di tenere in silenzio i personaggi), perché preferisce evidentemente mantenere la tensione e, per di più, presta pochissima attenzione ai desideri del pubblico del film “di genere”, spiegando il meno possibile e lavorando più che sui meccanismi della fabula sulle sfumature dell’animo umano. E lo fa ad altissimi livelli.

 

Neve

neveUn film di Stefano Incerti
Con Roberto De Francesco, Esther Elisha, Massimiliano Gallo, Antonella Attili, Angela Pagano
Drammatico, durata 90 min. – Italia 2013. –
Distr. Microcinema uscita giovedì 11 dicembre 2014.

Soggetto: Patrick Fogli, Stefano Incerti
Sceneggiatura: Patrick Fogli, Stefano Incerti
Musiche: Francesco Galano, Mr. Milk, Healthy God
Montaggio: Dario Incerti
Costumi: Ortensia De Francesco
Scenografia: Renato Lori
Fotografia: Pasquale Mari, Daria D’Antonio
Suono: Emanuele Cecere (presa diretta), Francesco Sabez (presa diretta)
Produttore: Dario Formisano, Stefano Incerti
Organizzatore Generale: Gennaro Fasolino

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Giacomo Fabbrocino

Docente di montaggio a Pigrecoemme
Montatore cinematografico, autore di documentari sull'arte e di video d'artista, Giacomo è responsabile della didattica e della comunicazione web della Scuola di Cinema, Fotografia e Televisione Pigrecoemme di Napoli.