Magnifica Ossessione – 10 film sulla cecità

In una società scopocentrica come può essere la società delle immagini, la cecità, in qualche modo, può costituire, più o meno simbolicamente, perdita di identità o dell’io: video ergo sum. È altresì vero che, se, da un lato, il non “voler” vedere può spesso essere inteso come atteggiamento omertoso dettato da paura, biblicamente (Matteo 5:29-31 ) “Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te“, pertanto la vista, tutta concentrata come è sull’apparenza, spesso ci impedisce di vedere a fondo le cose.

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L’espediente della cecità al cinema è utilizzato secondo queste coordinate oltre che come escamotage narrativo atto ad estendere i confini del fuori campo e della suspense, consentendo allo spettatore di saperne più del personaggio, oppure funzionale ad uno sviluppo “Davide vs Golia” dove il Davide dell’occasione è il menomato il quale impara ad usare gli altri sensi più e meglio degli altri.

 

1 – Magnifica ossessione di Douglas Sirk

Ci sarà un motivo se “l’amore è cieco“, deve esserlo perché è un sentimento che deve superare le apparenze, deve radicarsi nel profondo dell’animo e consentire di guardare anche l’altro così a fondo. Tra i due protagonisti, quello che è cieco dall’inizio è Bob perché non riesce a guardare oltre il proprio naso e solo l’amore per Helen gli ridarà la vista. Pur essendo questa la seconda versione del romanzo di Lloyd C. Douglas (la prima, datata 1935, Al di là delle tenebre fu diretta da John M. Stahl), di fatto è l’unica che ci si ricordi. Douglas Sirk non realizza un melodramma, ma il melodramma dei melodrammi.

2 – Il gatto a nove code di Dario Argento

Il fallimento della vista, tema ricorrente della tetralogia di Dario Argento che va da L’uccello dalle piume di cristalloProfondo rosso, è confermato sì dalle percezioni sbagliate dei protagonisti del primo e dell’ultimo, ma anche dall’importanza che, in 4 mosche di velluto grigio, ha l’ultima immagine impressa nell’occhio di una defunta (che, però, l’occhio non riesce a leggere in modo corretto) e, in Il gatto a nove code,  l’enigmista cieco interpretato da Karl Malden, uno dei tanti personaggi che, nell’ambito del thriller (e, più ristrettamente, nel filone che annovera 23 passi dal delitto di Henry Hathaway o il film tv Testimone oculare di Lamberto Bava), ridefiniscono il concetto di testimone. Un testimone oculare può ingannarsi, uno non vedente meno perché più attento a particolari che ai più sfuggono.

3 – Luci della città di Charles Chaplin

Ora vedi?” chiede il vagabondo alla fioraia che ha aiutato, economicamente e pagando con l’arresto, a operarsi.

Sì, ora vedo” risponde lei, prendendogli la mano.

Ma noi spettatori sappiamo che non sta parlando degli occhi.

4 – Istantanee di Jocelyn Morrhouse

La cecità è quasi corollario del complesso di Edipo nel caso del protagonista Martin (un Hugo Weaving pre Matrix), fotografo non vedente che chiede ad un lavapiatti (Russel Crowe prima d isbarcare a Hollywood) di raccontargli le foto. Che, in fondo, è un po’ il rapporto tra regista e spettatore: il primo vede (a volte inconsciamente), il secondo interpreta ciò che l’altro ha visto in sua assenza.

5 – Blind di Eskil Vogt

Una delle pellicole più originali provenienti dalla Scandinavia che, negli ultimi anni, pare costretta a propinarci esclusivamente nordic thriller. E di thriller qui ce n’è, ma è tutto nella testa di Ingrid, condannata a perdere la vista. Il merito della regia è quello di accompagnarci proprio in questo viaggio mentale, disorientandoci attraverso continui cambi (anche di location all’interno di, ad esempio, una stessa scena di dialogo) che procedono di pari passo all’immaginazione della protagonista.

6 – Gli occhi della notte di Terence Young

L’Home Invasion con l’aggiunta della cecità è un must del thriller (oltre a Gli occhi della notte ricordiamo il meraviglioso Terrore cieco di Richard Fleischer ed il più irrisolto Con gli occhi dell’assassino di Guillem Morales) perché il fuori campo può essere anche in campo senza la necessità di essere interno. Noi vediamo, il personaggio no. Fede Alvarez col suo ultimo Man in the Dark riesce a capovolgere due situazioni risapute. Ad essere in pericolo sono gli invasori ed “il” pericolo è un non vedente.

7 – Profumo di donna di Dino Risi

Probabilmente per motivi anche extracinematografici (Alessandro Momo, coprotagonista del film, morì prima della sua uscita in un incidente stradale), Profumo di donna ci è sempre sembrato quasi un sequel di Il sorpasso. In fondo, è come se Fausto Consolo fosse un Bruno Cortona invecchiato il cui sguardo limitato si è psicosomatizzato in cecità e per il quale, nonostante la solita sbruffonaggine nei confronti dei compagni di viaggio più giovani, il passato pesa tanto da fargli avere propositi suicidi. Del tutto irrilevante il remake superficiale di Martin Brest con Al Pacino.

8 – Vediamoci chiaro di Luciano Salce

Forse l’ultimo lavoro degno di nota di Luciano Salce (Quelli del casco è davvero poca roba, dati i precedenti), parte da un’idea piuttosto semplice (il protagonista diventa cieco, poi riacquista la vista, ma prima di annunciarlo agli altri scopre il tradimento della moglie e, successivamente, tutto quello che, con la vista, non era mai riuscito o non aveva mai voluto vedere), ma si trasforma, comunque, in un pamphlet interessante, sebbene nei toni della commedia, sull’essere e l’apparire.

9 – Zatōichi di Takeshi Kitano

Di avventure filmate del personaggio letterario (un massaggiatore cieco, abile con la spada) creato dallo scrittore Kan Shimozawa esistono 26 film e 4 stagioni di una serie tv in cui viene interpretato da Shintarō Katsu (alcuni di questi titoli sono stati distribuiti in Italia, in DVD dalla Dolmen Video). Questo in playlist è il pastiche-remake-omaggio di Takeshi Kitano, ma ricordiamo anche, in tema di cavalieri senza macchia, paura e vista, Furia cieca di Phillip Noyce con Rutger Hauer Codice Genesi di Albert Allen Hughes (per tacere di Daredevil).

10 – Non guardarmi: non ti sento di Arthur Hiller

Uno dei film più divertenti diretti dal recentemente scomparso Arthur Hiller (a suo modo, uno specialista del buddy movie, visti anche i precedenti Wagon-lits con omicidiUna strana coppia di suoceri), si avvale chiaramente dell’affiatamento tra i due mostri sacri Gene WilderRichard Pryor che distruggono il luogo comune omertoso delle tre scimmiette, in quanto non fanno altro che parlare. Vacche! Vacche! Vacche!

Fuori lista – Woody Allen e la cecità.

Nel regista newyorchese, cecità, assenza di sguardo anche etico, ebraismo, Freud e complesso di Edipo finiscono coll’essere sempre inevitabilmente intrecciati. Dall’ur-visione materna in New York Stories alla progressiva perdita di vista (e di contatto dalla realtà) del rabbino Ben in Crimini e misfatti fino alla cecità isterica del regista protagonista di Hollywood Ending.

 

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Rosario Gallone

Docente di regia a Pigrecoemme
Rosario è tra i fondatori della Pigrecoemme, dove si occupa soprattutto del corso di regia e dell'organizzazione dei corsi. E' autore della sceneggiatura di Isa 9000 (mediometraggio con Isa Danieli diretto da Angelo Serio), del montaggio di documentari e della regia di alcuni cortometraggi.

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