I 10 peggiori film tratti da Stephen King

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A differenza di quanto si possa comunemente pensare e di quanto si possa ricavare dal numero di trasposizioni cinematografiche ricavate da suoi romanzi più o meno brevi, Stephen King non è un autore cinematografico. Un romanzo come Dolores Claiborne (un’unica infinita confessione in prima persona senza suddivisione in capitoli, paragrafi, quasi senza punteggiatura e con errori grammaticali) può solo essere tradito al cinema (come, in effetti è stato fatto da Taylor Hackford nel discreto L’ultima eclissi). Allo stesso modo gran parte dei suoi lavori migliori trovano nel flusso di coscienza, più che nell’azione (che, in quanto tale, è più facilmente traducibile su pellicola), il principale motivo di interesse (pensiamo a Il gioco di GeraldLa bambina che amava Tom Gordon). Insomma, anche se eccessivamente prolifico e, per questo, forse non sempre eccelso, Stephen King produce letteratura vera (solo per un racconto come L’arte di sopravvivere, presente nella raccolta Scheletri, meriterebbe di stare accanto ai grandi della letteratura, di genere e no). Forse è per questo che il rapporto tra King e il cinema non è mai stato dei più felici, se guardiamo alla qualità (e non alla quantità) dei prodotti, anche perché lo stesso romanziere del Maine non pare effettivamente capirne di settima arte. Ricordiamo che ebbe da ridire sullo Shining di Stanley Kubrick (effettivamente diverso dal testo scritto, ma, in fondo, non è questo che significa “tradire”: trasportare da un medium all’altro?), ma poi la versione per la TV da lui approvata e diretta dal sodale Mick Garris (un signor nessuno, diciamolo pure, che, infatti, guarda caso è il suo più fedele esecutore), è tutt’altro che memorabile. Quelle che seguono sono le 10 peggiori trasposizioni cinematografiche tratte da sue opere.

1 – Brivido di Stephen King

Probabilmente la palma per la peggior trasposizione da Stephen King spetta a Stephen King stesso. L’autore di Misery dimostra di non capirci un tubo, convinto come è che, mentre la pagina scritta possa evocare, il cinema debba esplicitare e quindi ecco lo spiegone ad inizio film sul perché le macchine (e i camion) si ribellino: la scia di una cometa. Ma figuriamoci! Di buono c’è l’incipit di cui si ricorderà uno dei Final Destination ed il fatto che lo stesso King abbia capito i suoi limiti e non ci abbia più riprovato. Da dimenticare anche come reperto eighties. Dallo stesso racconto, Camion, nel 1997, è stato ricavato per la TV Trucks – Trasporti infernali, ma non è andata meglio.

2 – Fenomeni paranormali incontrollabili di Mark L. Lester

Questo reperto anni ’80, invece, un po’ di nostalgia può anche suscitarlo, ma L’incendiaria è un libro molto bello, mentre il film perde punti anche rispetto ad un Brian De Palma non indimenticabile come quello di Fury, nonostante cast di tutto rispetto e colonna sonora affidata ai Tangerine Dream.

3 – La creatura del cimitero di Ralph S. Singleton

Secondo turno di notte, presente nella raccolta A volte ritornano, non è certo un gran racconto, ma c’è del mestiere. Mestiere che manca del tutto a Ralph. S. Singleton (che, infatti, dopo non ha diretto più nulla) in questa soporifera trasposizione (uno slasher a eliminazione graduale dei personaggi) che definire di serie B significa regalarle qualche punto ed in confronto alla quale, in ambito di film con topi, anche Rats – Notti di terrore dei nostri Mattei e Fragasso diventa un cult.

4 – Cose preziose di Fraser Clarke Heston

Avete presente i catastrofici anni ’70? Cast da far tremare i polsi, ma spesso, salvo alcune piacevoli eccezioni, regie anodine e ritmo assente. Se li avete presente, avrete presente anche questa scialba trasposizione del figlio di Charlton Heston che scomoda addirittura Max Von Sydow il quale, tuttavia, si limita a riciclare iconograficamente il suo Padre Merrin. 120′ sono troppi anche per i fan di King, cui è evidentemente rivolto il libro, visti i tanti rimandi a personaggi e situazioni di altre opere (scopriamo, tra le altre cose, che il protagonista di La metà oscuraThad Beaumont, si è suicidato).

5 – Cuori in Atlantide di Scott Hicks

Ci sono registi che non dovrebbero mettere proprio mano a film tratti da KingHicks è uno di questi. Cuori in Atlantide, in realtà, proviene da Uomini bassi in soprabito giallo, racconto facente parte della raccolta intitolata, questa, Cuori in Atlantide e risalente al periodo peggiore del King scrittore che, non a caso, riciccia Un ragazzo sveglio (presente in Stand by Me e diventato il pregevole L’allievo per mano di Bryan Singer), ma Scott Hicks, sopravvalutato regista di Shine, ci mette molto del suo, incapace, come è, di uscire dalle secche di un calligrafismo insopportabile, tra Lasse Hallström e il James Ivory (complice la presenza di Hopkins) più svogliato.

6 – The Mangler di Tobe Hooper

Hooper aveva diretto, per la TV, un buon adattamento da Le notti di Salem, ma qui è in caduta libera (e, forse, come regista continua ad esserlo da Non aprite quella porta 2 in poi) e sbaglia tutto, nonostante alla base ci sia il racconto Il compressore (da A volte ritornano) in cui King coniuga, da par suo, la meccanica e l’orrore ctonio, rappresentato dalla sete di sangue di vergine di un macchinario posseduto. Englund giogioneggia inutilmente sotto un trucco eccessivamente grottesco. In Italia fu sottotitolato La macchina infernale come il Christine di Carpenter.

7 – L’acchiappasogni di Lawrence Kasdan

The Dreamcatcher è uno dei romanzi immediatamente successivi all’incidente del 1999 (King fu investito da un’auto), il periodo più opaco, ed è abbastanza dimenticabile. Tuttavia che un regista come Lawrence Kasdan vi avesse messo mano lasciava sperare che ci avesse visto qualcosa su cui lavorare (i quattro amici di infanzia, un grande freddo in salsa horror). Niente da fare: Kasdan non sa davvero cosa fare, come, del resto, Morgan Freeman che si aggira spaesato per tutto il film.

8 – Lo sguardo di Satana – Carrie di Kimberly Peirce

Abbindolati dalla presenza, dietro la m.d.p., della regista di Boy’s Don’t Cry (primo Oscar per Hilary Swank), in giro per il web si trovano arrampicate sugli specchi inimmaginabili. La regista riesce a rendere il racconto fruibile alle nuove generazioni, ha rispetto per le fonti. Ma cosa? Lo sguardo di Satana è una ciofeca immonda con una Chloë Grace Moretz che fa mossette da j-horror quando dà fondo alle sue capacità telepatiche. Che le nuove generazioni recuperino la prima trasposizione di Brian De Palma.

9 – Secret Window di David Koepp

Ed ecco un altro bidone firmato. Lo sceneggiatore di grido David Koepp (Carlito’s Way), anche discreto regista (il suo esordio Effetto blackout è davvero un thriller sorprendente e con Echi mortali adatta bene Richard Matheson), inciampa in questo orrore e ne esce con le ossa rotte, Non lo aiutano un Johnny Depp ed un John Turturro in vacanza recitativa ed il fatto che il twist, mentre sulla pagina scritta (il racconto Finestra segreta, giardino segreto in Quattro dopo mezzanotte) del 1990, era piuttosto sorprendente, sul grande schermo del 2004 (dopo, quindi, The Sixth SenseFight ClubA Beautiful Mind) è telefonatissimo.

10 – La metà oscura di George A. Romero

Ora si leveranno gli scudi perché, in fondo, non è così male. Sarà, ma La metà oscura, letterariamente, è uno dei capolavori di Stephen King, quello in cui parla del suo rapporto col nom de plume/alter ego Richard Bachman, riuscendo a rievocare in maniera “personale” il mito del doppelgänger e di Jekyll/Hyde, per cui era legittimo aspettarsi dalla versione cinematografica, diretta da George A. Romero (mica da un Mick Garris qualsiasi), di meglio, anche se gran parte della pessima riuscita fu dovuta ai guai finanziari della Orion che produceva.

 

 

 

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Rosario Gallone

Docente di regia a Pigrecoemme
Rosario è tra i fondatori della Pigrecoemme, dove si occupa soprattutto del corso di regia e dell'organizzazione dei corsi. E' autore della sceneggiatura di Isa 9000 (mediometraggio con Isa Danieli diretto da Angelo Serio), del montaggio di documentari e della regia di alcuni cortometraggi.

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