Grande Giove! 10 film del 1985

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Lo confessiamo. A volte, diciamo pure spesso, ci sembra di essere finiti nel 2015 alternativo in cui Biff Tannen fa il bello ed il cattivo tempo. Non ci piace. Saremmo nostalgici, ma non ci piace. Allora abbiamo pensato di tornare al 1985 per mettere le cose a posto (al 1985, non al 1955, per noi i guai sono cominciati lì 😀 ). Come? Indicandovi una lista di film che dovreste vedere o rivedere, affinché magari questo futuro sia un po’ diverso. In meglio. Qualche film risulterà datato 1984, qualcuno 1986. Noi ci siamo attenuti alle liste che sono sul web, anche perché tra produzione e distribuzione, a volte, ci può essere una discrasìa.

1 – Ginger e Fred di Federico Fellini

Perché Fellini aveva previsto tutto. Ed in pochi lo capirono (o forse a sessanta milioni di Italiani non piacque sentirsi dare del “pecoroni”), tanto che, probabilmente, è il suo film più sottovalutato, mentre, invece, si tratta del più profetico. La pubblicità, la tv di Paolo Limiti, ma anche quella delle Meteore, dei freak show trasmigrati dalle fiere di paese alle fiere catodiche, i presentatori poco preparati ed arroganti. È tutto in questa pellicola. Da vedere, insieme con Prova d’orchestra, per sfatare il mito di un Fellini sì autore, ma ripiegato su di sé, le sue ossessioni e la sua autobiografia.

2 – Cocoon di Ron Howard

Perché agli adolescenti del Terzo Millennio non è stato concesso di conoscere divi del cinema classico come Don AmecheHume CronynJessica TandyMaureen Stapleton la cui energia ritrovata, in fondo, proviene dall’Universo Cinema. Perché è quello che ti rende eterno. Ma bisogna perpetuarne la visione, l’eredità.

3 – Breakfast Club di John Hughes

C’è ancora qualcuno che ha il coraggio di affrontare così di petto il tema tipico di ogni teen movie? Chi sono io? L’eterna domanda. Ma John Hughes ci dà anche una risposta che, come tutte le risposte che riguardano la vita, è provvisoria. I gesti, invece, restano e quel pugno alzato di Judd Nelson sulle note dei Simple Minds resta, eccome se resta. Date un’occhiata al primo Pitch Perfect per averne la prova.

4 – Cercasi Susan disperatamente di Susan Seidelman

Perché siamo cresciuti Into the GrooveSusan Seidelman è stata la miglior narratrice del femminino di quella decade ed oltre. Come e meglio di Flaubert, esplicita che Susan è lei (non è solo omonimìa), dove Susan sta per donna libera, emancipata, indipendente. Lo capirà anche Rosanna Arquette.

5 – Brazil di Terry Gilliam

Doveva chiamarsi 1984 e 1/2 e non serve spiegare che OrwellFellini ci sono tutti (e sempre) nell’immaginario di Terry Gilliam. È il film che ha dato un senso all’aggettivo distopico (sì, d’accordo, Blade Runner è del 1982, ma quella è fantascienza) anche perché, dopo, il mondo di nessuno di quelli che lo vide è stato più lo stesso. Ed oggi servirebbe tanto la fantasia (di Gilliam) al potere.

6 – Phenomena di Dario Argento

L’ultimo film in cui Argento pare ancora avere voglia di inventare visivamente un mondo (dal successivo, Opera, questo desiderio si appanna). Di un regista/autore “nel genere” si sente oggi la mancanza (e non tiratemi in ballo Stefano Sollima perché autore non è) e sì, vorremmo che il Dario Argento ritornasse quello di quegli anni, oggi, nel futuro.

7 – Il giorno degli Zombi di George Romero

Perché Les revenants (quello di Robin Campillo) forse era già qui in nuce, con i tentativi della scienza di scoprire come far convivere pacificamente umani e zombi. Ed anche perché nel proliferare di zombi televisivi (che non ci piacciono proprio tutti) e cinematografici (che non ci piacciono per niente, tipo War Z o quelli young adult di Warm Bodies), Romero (e già lo ha dimostrato, con Diary of the Dead soprattutto) è quello che ha ancora qualcosa da dire sull’argomento.

8 – A 30 secondi dalla fine di Andrej Končalovskij

Perché fino a quando la Asylum non produrrà un film di Lars Von Trier da un soggetto di Victor Sjöström, nei nostri cuori resterà solo la Cannon di Golan-Globus che prese un soggetto di Akira Kurosawa, lo affidò al russo Končalovskij (fratello di Nikita Michalkov) e ne tirò fuori un vero e proprio capolavoro!

9 – Je vous salue, Marie di Jean-Luc Godard

Perché è, per noi, il film più dolente di Godard. Traspare, tra le pieghe dei 24 fotogrammi al secondo, l’amore per la protagonista Myriem Roussel, un amore che volgeva al termine e che fu protratto proprio grazie al perdurare delle riprese. Perché è un film che, lucidamente, parla ai laici di spiritualità e lo fa in modo rispettoso (ma i soliti ciechi difensori della cristianità non lo capirono) ed oggi andrebbe ri-visto per comprendere come una questione di coscienza sia un fatto privato che, in nessun modo, può incidere su decisione pubbliche che riguardano tutti.

10 – Papà…è in viaggio d’affari di Emir Kusturica

Perché è Kusturica ed insieme non è Kusturica. Perché la politica ha sempre avuto un peso nella filmografia del regista serbo, ma quasi mai trattata con tale senso di frustrazione e rabbia (la vendetta del protagonista Mesa è davvero terribile). Mesa è l’emblema che da violenza non può che nascere violenza, in un circolo vizioso che non lascia spazio a speranze di riappacificazione.

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Rosario Gallone

Docente di regia a Pigrecoemme
Rosario è tra i fondatori della Pigrecoemme, dove si occupa soprattutto del corso di regia e dell'organizzazione dei corsi. E' autore della sceneggiatura di Isa 9000 (mediometraggio con Isa Danieli diretto da Angelo Serio), del montaggio di documentari e della regia di alcuni cortometraggi.

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