Ex allievi di Pigrecoemme In Carriera

Il nostro ex allievo Giuseppe Sedia, iscritto con profitto al corso semestrale 2006, ha vinto il secondo premio per le recensioni al Festival di Critica Cinematografica “Ring!”, che si è chiuso ad Alessandria sabato 7 ottobre. Il suo pezzo su Lettere da Iwo Jima, di Clint Eastwood, gli è valso la piazza d’onore nella classifica finale del prestigioso premio intitolato ad Adelio Ferrero.
Di grande caratura la giuria, presieduta da Lorenzo Pellizzari e composta da Vincenzo Buccheri, Antonio Costa, Bruno Fornara, Roberto Lasagna, Nuccio Lodato, Luca Malavasi, Roy Menarini, Paolo Mereghetti, Morando Morandini ed Emiliano Morreale.

Giuseppe l’aveva sempre detto: “Voglio fare il critico” e pare che avesse ragione. Potete leggere alcune sue recensioni su The Others, la testata giornalistica online di Pigrecoemme a cui collaborano gli allievi dei nostri corsi di critica.

Ex allievi di Pigrecoemme al lavoro

un fotogramma del filmVenerdì sera è stato presentato al Madre il mediometraggio “Manuale per i viaggiatori“, di Marinella Senatore: un’operazione di “arte pubblica”, secondo la definizione dell’autrice, che ha visto coinvolti più di trecento attori dilettanti e che ha offerto il proprio set ai visitatori come un laboratorio aperto. Morbidamente sospeso tra la videoarte, il cinema e, talvolta, il videoteatro, questo video (realizzato in digitale) intreccia tasselli biografici ricostruiti visivamente o raccontati da un coro ora in, ora fuori campo, per raccontare di un uomo e, apparentemente, di molti altri. Il mezzo digitale viene utliizzato in tutto il suo canone: split screen, ralenty (mi pare), suoni sovrapposti, montaggio elaborato con tendenza al balzo e alla verticalità di matrice eisensteiniana e ciò che colpisce è soprattutto la cura per la fotografia (Senatore è stata allieva di Giuseppe Rotunno).
Prodotto dal Museo Madre e dall’Accademia di Belle Arti di Napoli, curato da Gigiotto Del Vecchio e dalla nostra vecchia conoscenza Stefania Palumbo, “Manuale per i viaggiatori” ha visto coinvolti, tra i “tecnici”, i due nostri ex allievi Rosanna Loffredo e Stefano Ferraro e sarà visibile al Madre fino al 3 dicembre.

E’ appena partito il corso di fotografia

La classe di fotografiaSedici i ragazzi che hanno iniziato oggi il modulo A del corso di fotografia di Pigrecoemme, condotto da Luca Sorbo. Ne avremmo dovuti accettare massimo quindici, ma per colpa di un errore di chi scrive, il numero chiuso è saltato. Spero che nessuno si risenta per questo errore commesso in buona fede 😀

In realtà la saletta per le lezioni potrebbe contenere agevolmente anche un numero più elevato di allievi. Quel che verrebbe a mancare sarebbe la possibilità, da parte dei docenti, di seguire con attenzione il lavoro di tutti e noi non vogliamo assolutamente che un corso si riveli, per chi vi investe tempo, denaro e passione, qualcosa di men che piacevole, qualcosa di non istruttivo.

Le richieste per questo corso di fotografia hanno superato ogni aspettativa: con le persone che non abbiamo potuto accettare avremmo potuto aprire un’altra classe parallela, ma non abbiamo ancora avuto modo di vedere come incastrare questo ipotetico ed imprevisto corso nel calendario, fittissimo, delle nostre attività: seguite il sito o iscrivetevi alla newsletter (in fondo alla lista di corsi, nell’apposita pagina) se siete in spasmodica (!) attesa delle date d’inizio del prossimo corso.
Un successo, quindi, soprattutto se si pensa che pubblicizziamo questo corso quasi esclusivamente attraverso internet. Viene tuttavia da riflettere su come i corsi “avanzati” di fotografia organizzati da Pigrecoemme, quelli dedicati al reportage ed adatti a chi sappia già usare almeno un po’ la macchina fotografica non raccolgano mai molti iscritti: quale può essere la causa di questa scarsa affluenza? La collocazione settembrina troppo a ridosso dell’estate? o il fatto che coloro che si sentono già “advanced” non sono, in fondo, interessati a corsi tematici? Su, su, dateci feedback 😀

E intanto Giulio è appena tornato dall’ufficio postale: abbiamo spedito il trailer ed il materiale stampa che un distributore home video porterà con sé al MIPCON, ma questa è un’altra storia…

Lezione di sceneggiatura alla Fnac

Corrado Morra tiene una lezione di sceneggiatura alla FnacIeri. Primo pomeriggio. Il caldo indelebile della città di questo autunno pieno di calura e polvere. Terzo appuntamento della Scuola di cinema Pigrecoemme alla Fnac di Napoli. E tocca a me: presentazione del corso di sceneggiatura. Due i temi: come funziona una storia, l’idea di partenza di una fabula e il contesto assiologico, (eh, lo so che è brutta questa parola qui, ma fa perfettamente il punto) da una parte e l’obbligo della mostrazione (eh, sì, lo so che questa è ancora più orrenda, ma – perdonatemi – il fatto è che Deleuze è così dannatamente hype!) dall’altra.
La saletta è piccola, ma decisamente carina e bene attrezzata: proiettore, lettore dvd (discorso a parte meriterebbe l’involontaria comica finale di un mio goffo tentativo di far partire Psycho), un satanico microfono che una volta impugnato mi trasforma immediatamente e terribilmente in Julio Iglesias (non si scappa: la mia generazione, con un microfono in mano, prende automaticamente ed inesorabilmente la posa languida – mano morbida appoggiata sul cuore, ecco – del pirata-signore ispanico), pubblico attento e curioso.
Prima fa caldo. Poi no. Tra le stalattiti e le slugline, m i accorgo che l’aria condizionata è perfetta per qualsiasi remake di Dersu Uzala.
Due metri più in là, mentre sono ancora sul palco, scorgo una mia vecchia amica che, fuori della saletta, sta visitando, lì alla Fnac, la bella mostra fotografica lì allestita. Non la saluto.
Il discorso va sulle due strategie di ogni sceneggiatore: la drammaturgia della messinscena e del dialogico. Una ragazza del pubblico fa le domande giuste sull’ambiguità “cinematografica” del dialogico tirando in ballo l’antica querelle tra vero e verosimile. Ma la giovane la sa lunga e azzecca subito la citazione giusta tirando in ballo il santo Graal di chiunque il cinema lo voglia capire veramente e pure fare sul serio: “Il cinema secondo Hitchcock“, famosa e mai sufficientemente celebrata intervista al maestro inglese ad opera di François Truffaut. Le do ragione su tutta la linea (e come dare torto a Truffaut su qualcosa?) e, più o meno, senza altri turning point mozzafiato, l’appuntamento volge al termine. Il pubblico mi sembra soddisfatto. Almeno io lo sono, in maniera direttamente proporzionale al mio livello di assideramento.
Ho ancora un po’ di tempo. Scendo al piano di sotto. Compro un disco di Arthur Sullivan. Il “Pineapple Poll”. Ricordo che, ad un certo punto, da qualche parte lì dentro ci dovrebbe essere un movimento perfetto per la sequenza finale del film che, son due anni ormai, sto scrivendo. Si chiama “Il nome dei fiori”. Ma questa chiaramente, come sempre, è un’altra storia.