Allievi sul set

In questi giorni stiamo girando, sotto la guida del nostro docente di regia, Rosario Gallone, un corto che vede coinvolti i nostri allievi. Il titolo è “L’amore è un segno”.
Ecco alcune foto di backstage.

“Still in Life” all’Accademia di Belle Arti di Napoli

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Venerdì 9 maggio 2014, alle ore 11.00, nell’ambito dell’incontro con Raffaela Mariniello al Teatro A. Niccolini dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, sarà proiettato il video “Still in Life”, diretto da Raffaela Mariniello con il nostro docente e fondatore Giacomo Fabbrocino (qui anche montatore) e prodotto dalla Scuola di cinema e fotografia Pigrecoemme.
Il video, realizzato anche con la collaborazione della Film Commission Regione Campania, è una riflessione che usa lo strumento della videoarte per fissare nella memoria collettiva l’episodio del rogo di Città della Scienza, Il polo di ricerca e innovazione, situato nell’ex area industriale di Bagnoli, che attirava più di 350.000 visitatori all’anno e che il 4 marzo 2013 fu completamente arso da un incendio di origine probabilmente dolosa.

Raffaela Mariniello | STILL IN LIFE

Venerdì 7 marzo 2014, alle ore 19.00, presso lo Studio Trisorio (a Napoli, alla Riviera di Chiaia 215) s’inaugura la mostra di Raffaela Mariniello Still in Life. L’esposizione, oltre a un light box di grande formato, un’installazione e una fotografia, presenta un video realizzato da Mariniello con il nostro Giacomo Fabbrocino, prodotto da Pigrecoemme.

Un frame dal video

Un frame dal video

A un anno dall’incendio doloso che ha distrutto Città della Scienza a Bagnoli, la fotografa napoletana – uno degli artisti più sensibili e “politici” della scena europea degli ultimi anni –, indaga tra le tracce del disastro (ma anche tra le pieghe del paesaggio, tra il vuoto del cielo, tra le ipotesi silenziose dei fuori campo…), alla (frustra?) scoperta dei prodromi e delle ragioni profonde che hanno provocato una tale ingiustificabile dissoluzione, ferita purulenta e non rimarginabile nel tessuto profondo, urbano e simbolico, della città.

Quello che emerge è il racconto doloroso di un disastro, ma ancor più che l’avvilente cronaca di un’irreparabile sciagura da cronaca nera, ciò che questo lavoro scopre davvero è la fotografia di un catastrofe morale che, in un insight luminescente ci costringe a una sorta di impietoso confronto con il “ritratto di Dorian Gray” della città e dei suoi sogni, svelandoci che cosa Napoli è infine diventata: uno spettro avvilito, l’arsa carcassa delle sue ambizioni e della sua appannata grandezza.

Potente, terribile, il grande light box ricostruisce, come se fosse un cupo fossile, i segreti e le stratificazioni di polvere e detriti di una scrivania con sopra un computer scorto in un angolo di un ufficio completamente andato a fuoco, e ci restituisce, in qualche modo, il segno della vita quotidiana che la sfiorava. Ma nella mostra Still in Life è poi il video a palesarci definitivamente – nel segno antropico di un’ombra, così come nelle mute soggettive e in certi carrelli rivelatori come vivisezioni – la vera perdita irrimediabile legata al rogo di Città della Scienza: lo sradicamento feroce della presenza dell’uomo come attore di ogni azione rigeneratrice, politica e sociale, espulso da quel paesaggio dall’arroganza della violenza, come fosse per sempre.

Un frame dal video

Un frame dal video

Un frame dal video

In equilibrio sul confine tra il linguaggio del cinema e quello della fotografia, Mariniello e Fabbrocino (con Fabio Farinaro alla macchina da presa)  investigano sì il corpo defunto di Città della Scienza, ma l’obiettivo non è quello di repertarne le macerie, né quello, in una bizzarra tassonomia necrofila, di classificare il danno. Qui la spinta a raccontare è data dalla tensione della testimonianza sociale, ma anche dall’amore per quei luoghi, al punto che anche la bruna nudità della ruggine, così come la cancrena ossidata dell’abbandono e le dune di detriti e polveri pesanti, diventano la fertile sorpresa della scoperta di forme e di colori, vivi e indomabili. È non certo, questo, un processo di cinica appropriazione del dolo (in una, cioè, malintenzionata idea del Sublime), quanto la necessità di un’ostinata ricerca di un’arte che, pur nella ferale constatazione del precipizio, al fondo, scavi e gratti fino a scoprire, ogni volta, la poesia nascosta del mondo.

E il mondo che questo video ci racconta è proprio un mondo sull’orlo della fine, e il suo gesto artistico è quello che si muove e insegue la rinascita, perché capace, con vibrante empatia e un tessuto straordinario di emozioni, di raccontarci la speranza che, pur nella calma morta e polverosa delle macerie, si nasconde nella devastazione: la palingenesi indomabile della Bellezza.

Il sogno della pittura di Salvatore Morra Supino, una retrospettiva a Napoli

Sabato 18 gennaio, alle ore 18,00, presso la Galleria Arti Decorative di Napoli (Vicoletto Ischitella 8), si terrà l’inaugurazione della mostra “Il sogno della pittura”, retrospettiva dell’artista napoletano Salvatore Morra Supino, patrocinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli.

L’esposizione, che cade in occasione degli ottant’anni dalla nascita dell’artista e a cinque dalla scomparsa, è a cura della storica e critica d’arte Federica De Rosa, docente di Storia dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, e copre un ampio arco dell’attività di Morra Supino: dagli anni Sessanta fino alle ultime opere degli anni Zero.

Con questa mostra la Galleria Arti Decorative continua l’attenta esplorazione su alcune ricerche artistiche che hanno avuto vita a Napoli e che, pur dotate di grande forza espressiva ed elaborata consistenza linguistica, non hanno ancora del tutto avuto un’adeguata sistemazione storica e critica.

In questo contesto può essere letta l’esperienza di Salvatore Morra Supino (Napoli 2/7/1934 – 30/12/2008), artista napoletano che, con passione e dedizione, ha dato vita a un’avventura pittorica di grande interesse, che, a dispetto di un’attività corposa (soprattutto tra gli anni Settanta e i primi Novanta) non ha ancora conosciuto la sua giusta e definitiva collocazione storica e una più precisa sistemazione ermeneutica.

La mostra resterà aperta fino a sabato 1° febbraio 2014 e potrà essere visitata dal lunedì al sabato, dalle ore 10,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 19,30.

Come puntualmente non manca di sottolineare Federica De Rosa nel testo critico che accompagna la mostra, è stato Vitaliano Corbi a notare, a proposito dell’ultima personale di Salvatore Morra Supino tenutasi nel febbraio 2005 presso la galleria e scuola di cinema Pigrecoemme di Napoli, quanto, già a un veloce sguardo sulla sua pittura, si avesse “la netta impressione di trovarsi di fronte ad un lavoro di notevole spessore culturale, ad un artista che ha fatto della pittura un terreno di ricerca espressiva e di autentica testimonianza esistenziale”. E Corbi continuava ragionando su come, nelle sue tele di grandi dimensioni, si manifestasse una “compagine pittorica di forte tenuta plastica e un impianto monumentale, sorretto da un’esigenza di racconto frontale, in cui affiorano motivi iconografici carichi di valori simbolici”.

È poi De Rosa a ricordare come sia necessario ora rileggere il Novecento in tutte le sue pieghe, alla ricerca anche degli “umbratili” (prendendo in prestito un aggettivo longhiano), ovvero degli artisti che hanno “operato in modo irregolare, per rinnovamenti più intimi, riflessivi e composti, anche al costo di rimanere all’ombra della ‘modernità’, in nome di un’adesione personale e sincera al nuovo, non mancando, tuttavia, di offrirgli alcune altrettanto sincere resistenze”. E questa mappatura, osserva De Rosa, “non potrebbe non includere Salvatore Morra (che in omaggio alla madre scomparsa firmerà Morra Supino dal 1987), artista nato a Napoli nel 1934, formatosi all’antico mestiere di pittore presso botteghe di maestri locali e avviato all’attività espositiva già dal Cinquanta”.

Ancora con le parole di De Rosa, emerge chiaro come quello di Morra Supino sia un processo artistico che, tra ricerca spirituale, impegno politico e una lirica chiave onirica, “sceglie di operare in assoluta libertà, concentrandosi sulle possibilità tutte della pittura, che egli stesso indicava come ‘pura’, nel senso di concreta. Invero, tutta la sua pittura, che non rinuncia a certi virtuosismi del colore e che si fa opportunità per osservare lo spettacolo della vita (come pure della morte), vive nel e del costante dialogo tra reale e astrazione, tra resoconto e sogno, tra pause e sinfonie, tra storia e fiaba”. Una pittura fatta di “luoghi non riconoscibili: sono i paesaggi della sua anima, tutti interiorizzati, sognati e riproposti come luoghi possibili, in cui pochi elementi riconoscibili (una luna piena, un lupo, una foglia o un ramo d’albero, là dove manchi la figura umana) chiedono al fruitore di completare una narrazione lì dove l’artista l’ha lasciata in sospeso, come appena risvegliatosi da un sogno”. Il sogno della pittura, appunto.

Nota biografica

Nato a Napoli nel 1934, nel quartiere di Fuorigrotta, dove viveva e lavorava, Salvatore Morra Supino esordiva a soli sedici anni in una collettiva al Parnaso alla Riviera di Chiaia. È del ’57 la sua prima personale. Tra gli anni Sessanta e Settanta è particolarmente attivo tra la costiera sorrentina e il salernitano, dove firma una serie di interessanti esposizioni tutte incentrate su una pittura che metteva insieme istanze sociali forti e un gusto per una figurazione epica e cupa che già allora incominciava a virare verso suggestioni astratte più oniriche e metafisiche.

È in questo periodo, ad esempio, che le sue tele iniziano ad essere pregne degli umori letali della guerra, in impianti figurativi che vivevano dello stridente contrasto tra le rimembranze degli orrori dei bombardamenti su Napoli della Seconda guerra mondiale ed uno sguardo, infine, sempre incantato sull’umanità e sulla sua tragica commedia raccontata, però, con un piglio olistico e spirituale di commossa partecipazione.

Nel ’76 espone a Milano e poi a Foggia mentre tra il ’79 e l’83 è legato all’esperienza breve ma decisamente interessante della Bilancia, una galleria nel cuore dell’area flegrea. Sempre nell’83 è in Svizzera, a Meisterschwanden, per una mostra alla Del Mese-Fischer. Ancora dell’83, prodotta dal Comune di Ercolano, è la sua unica esposizione d’impianto decisamente concettuale (le geometrie de “I cerchi della vita”). Nel giugno dell’85, infine, partecipa a Seetal, una complessa collettiva ancora a Meisterschwanden.
Tranne apparizioni sparute, da quell’ultima mostra svizzera, seguono vent’anni di silenzio espositivo, ma di non meno costante e sofferta ricerca artistica, che sfociava nel 2005 in un’emozionante retrospettiva negli spazi napoletani di Pigrecoemme (www.pigrecoemme.com/mostre/salvatore_morra/galleria.htm).

Schivo, riservato, unicamente concentrato sulla sua ricerca, con un rispetto e una dedizione quasi religiosi per l’arte, Salvatore Morra Supino, che scompare a Napoli nell’inverno del 2008, è stato un artista che ha sempre coniugato una pittura colta e di grande sensibilità esistenziale a motivi filosofici e sociali profondi.

Galleria

Ufficio stampa per Pigrecoemme: Valerio Iuliano (tel. 3497841675)

Info: 0815635188; 3392853672.

Landscapes of Memory al Festival di Roma


Il docufilm “Landscapes of Memory / Paesaggi della Memoria”, prodotto dalla Scuola di cinema Pigrecoemme di Napoli, è in concorso al Festival internazionale del film di Roma nella sezione RisonanzeConversazioni video, spazio dedicato a documentari sull’architettura e le arti visive, scelti tra le più importanti e recenti produzioni italiane e internazionali.
L’opera sarà proiettata alla Casa dell’architettura di Roma il prossimo martedì 12 novembre, alle ore 18,30.

Con la regia di Giacomo Fabbrocino, il film documenta la complessa installazione che Christian Leperino – artista napoletano, tra i nomi più interessanti della nuova scena della ricerca visiva europea – inaugurava il 21 giugno 2012 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Girato con tecniche cinematografiche, “Landscapes of Memory / Paesaggi della Memoria” combina il linguaggio tipico del documentario con un approccio visivo sperimentale, vicino alla video arte, risultando in una testimonianza che ha l’obiettivo di conservare e restituire allo spettatore l’esperienza dell’installazione di Leperino, monumentale ma progettata per essere accolta solo per pochi giorni all’interno della Sala Farnese dell’Archeologico, e quindi effimera e provvisoria.

La nascita dell’operazione dell’artista napoletano viene raccontata da Fabbrocino attraverso il confronto tra la tensione drammatica del gruppo marmoreo del Toro Farnese e le radici della ricerca espressiva dell’artista, il quale da tempo trae linfa dagli scenari della periferia urbana più dimenticata, in un continuo confronto e in un non meno serrato conflitto tra archeologia classica e archeologia industriale (potenti le sequenze riprese nella centrale elettrica dismessa di Vigliena).

Presentato per la prima volta lo scorso 5 ottobre al Museo Madre di Napoli e il 26 dello stesso mese al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, “Landscapes of Memory / Paesaggi della Memoria” è stato prodotto dalla Scuola di cinema Pigrecoemme di Napoli, uno dei punti di riferimento della didattica audiovisiva in Italia e piccola e agguerrita casa di produzione, che negli ultimi anni ha legato il suo nome a una serie di interessanti operazioni culturali. Tra queste, ricordiamo le seguenti coproduzioni: con Cetra e Gianluca Arcopinto, il film di Sandro Dionisio “Un consiglio a Dio” (in concorso al Festival internazione del nuovo cinema di Pesano nel 2012), di cui Giacomo Fabbrocino ha curato il montaggio, e i documentari di Antonio Longo “Midnight Bingo” (vincitore nella Sezione autoproduzioni del Napoli Film Festival 2012) e il più recente “Ero un re” (selezionato all’ottava edizione della rassegna di cinema italiano 41esimo Parallello, sarà presentato il prossimo 13 dicembre a New York).

Scheda tecnica del documentario

“Christian Leperino. Landscapes of Memory / Paesaggi della memoria”

Durata: 26′ Formato di ripresa: HD

Produzione: Pigrecoemme (ITA 2013)

Con il contributo di MN Metropolitana di Napoli SpA

Regia: Giacomo Fabbrocino

Produzione esecutiva: Corrado Morra

Prodotto da: Giacomo Fabbrocino, Rosario Gallone, Christian Leperino, Corrado Morra

Fotografia: Fabio Farinaro

Montaggio: Giacomo Fabbrocino

Aiuto Regia: Antonio Longo

Assistenti alla Regia: Luca “Micione” Silvestre, Federico Cappabianca

Musica: Anton Mobin, Joesphine Muller, Ian Linter, Volcano The Bear

Operatori: Fabio Farinaro, Antonio Iodice, Giuliano Caprara, Giacomo Fabbrocino.

Landscapes of Memory al Museo Archeologico e poi al Festival del cinema di Roma

Nell’ambito della manifestazione del Ministero dei beni culturali Una notte al museo, sabato 26 ottobre, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (ore 21,00), sarà proiettato Landscapes of Memory / Paesaggi della Memoria, il video che, con la regia di Giacomo Fabbrocino, ha documentato la complessa installazione che l’artista Christian Leperino inaugurava il 21 giugno dello scorso anno, proprio all’Archeologico.

Alla proiezione del film, prodotto dalla Scuola di cinema Pigrecoemme, saranno presenti, insieme all’artista, il regista Giacomo Fabbrocino e il responsabile del Servizio educativo del Museo Marco De Gemmis.
L’evento di sabato segue di pochi giorni la prima del film, tenutasi con grande successo lo scorso 5 ottobre al Museo Madre.

Intanto, “Landscapes of Memory / Paesaggi della Memoria” è stato selezionato al Festival internazionale del film di Roma nella sezione Risonanze – Conversazioni video, dedicata alle arti visive. Il film sarà proiettato alla Casa dell’architettura di Roma il prossimo martedì 12 novembre, alle ore 18,30.

Scheda tecnica del documentario “Christian Leperino. Landscapes of Memory /  Paesaggi della memoria”

Durata: 26′ Formato di ripresa: HD
Produzione: Pigrecoemme (ITA 2013)
Con il contributo di MN Metropolitana di Napoli SpA
Regia: Giacomo Fabbrocino
Produzione esecutiva: Corrado Morra
Prodotto da: Giacomo Fabbrocino, Rosario Gallone, Christian Leperino, Corrado Morra
Fotografia: Fabio Farinaro
Montaggio: Giacomo Fabbrocino
Aiuto Regia: Antonio Longo
Assistenti alla Regia: Luca “Micione” Silvestre, Federico Cappabianca
Musica: Anton Mobin, Joesphine Muller, Ian Linter, Volcano The Bear
Operatori: Fabio Farinaro, Antonio Iodice, Giuliano Caprara, Giacomo Fabbrocino