Archivio per fotografia

Il nuovo corso di fotogiornalismo parte il 14 maggio a Napoli

Parte Sabato 14 maggio a Napoli il nuovo corso di Fotogiornalismo di Pigrecoemme, che quest’anno presenta, oltre all’ormai consolidata collaborazione con l’agenzia romana Graffiti Press (che fornirà gli accrediti giornalistici e lo stage finale), alcune interessanti novità, tra cui una sezione del corso dedicata alla fotografia naturalistica, a cura di Natalino Russo, e un’altra, sulla fotografia sportiva, a cura di Alessandro Cuomo dell’agenzia Cuomo, struttura che segue il Calcio Napoli a bordo campo da vent’anni.

A chi è indirizzato il corso di fotogiornalismo

Il Corso di Fotogiornalismo di Pigreoemme, coordinato da Luca Sorbo, è diretto a chi, avendo già acquisite le competenze di base della fotografia, voglia intraprendere la carriera di fotogiornalista. Il corso è anche consigliato al fotoamatore evoluto che voglia approfondire le dinamiche del racconto fotografico e abbia intenzione di collaborare part-time con un’agenzia, come pure a coloro che sono interessati a conoscere e ad approfondire l’interessante ricerca visiva e, tout court, artistica che il mondo del fotogiornalismo presenta attualmente.

Il Corso di Fotogiornalismo di Pigreoemme presenta un’esperienza teorica e pratica variegata e completa, che permette da subito al corsista di confrontarsi con la professione. Interessante, in tal senso, ricordare come lo scorso anno, Luigi Fedullo, uno studente del corso, si sia visto pubblicare alcune foto, tirate durante lo stage finale, sulla prima pagina del quotidiano Il Manifesto.

Tutti i corsi di Pigrecoemme che rilasciano attestati di frequenza validi per i crediti formativi si svolgono presso la sede di Pigrecoemme di Piazza Portanova 11, a Napoli, nei pressi dell’Università Federico II al Corso Umberto I.

Iscrizioni e informazioni al numero 081 5635188 oppure sul web: www.pigrecoemme.com

Pigrecoemme su Facebook: http://www.facebook.com/scuola.di.cinema.pigrecoemme

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io. identità opposte. Una mostra fotografica sull’autoritratto

Dalle ore 18 di giovedì 24 marzo fino a venerdì 22 aprile 2011, gli spazi di Pigrecoemme tornano ad essere galleria, con la mostra io. identità opposte, a cura di Luca Sorbo, docente dei corsi di Fotografia di Pigrecoemme, e di chi scrive, che raccoglie cinquantasei autoritratti di ventotto giovani fotografi napoletani, che si interrogano sulle certezze e le incertezze della rappresentazione di sé ai tempi del digitale.

Nei giorni successivi all’inaugurazione la mostra sarà visitabile, fino al 22 aprile, dal lunedì al venerdì, dalle 11 alle 13,30 e dalle 15 alle 17,30.

Di seguito, alcuni degli spunti critici da cui la mostra ha preso le mosse.

Dobbiamo a Victor I. Stoichita, e al suo bellissimo Breve storia dell’ombra, il ritorno, nell’ordine del discorso contemporaneo, del tema dell’autoritratto come uno dei motivi fondamentali della cultura occidentale, sorta di cartina di tornasole dell’idea che, nella rappresentazione di sé, ci sia necessariamente la rappresentazione del proprio mondo e che, siffatta rappresentazione, ragioni, inevitabilmente, sempre con la finitezza di tale mondo. Autoritratto come pensiero del limite, perché l’autorappresentazione  avrebbe in sé sempre il ricordo dell’ombra, di quel gesto primigenio e fondante, cioè, in cui, sul solco umbratile del sé (dove la mano si muove sull’analogia dell’ombra), si disegna la storia dell’arte e la si intreccia, punto dopo punto, col tema della morte. Che è sempre la propria morte. L’analogia tra ombra e se stessi, allora. Anzi, tra ombra e rappresentazione di sé.
Ora, l’analogia stabilisce un rapporto di similitudine tra due o più modelli. E basta un punto analogico, alla Filosofia, per supporre che ce ne siano altri, cosa che può spingerci a ipotizzare che, tra modelli analoghi, possa esistere sempre una vera e propria coincidenza identitaria.
È analogico, per definizione, ciò che non è numerabile, e l’opposto di analogico è digitale, parola determinante della nostra modernità, che la Matematica ci indica come un insieme finito di elementi.
Il lavoro di trasformazione da analogico a digitale si chiama, com’è noto, digitalizzazione, che, allora, è sempre un’approssimazione tassonomica dell’esistente, una riproduzione-rappresentazione che, per esistere (meglio: per far esistere) presuppone una semplificazione del segnale, cioè del rappresentato, che, in quanto analogico, è intrinsecamente non numerabile, ovvero potenzialmente infinito. Quindi, il digitale ha in sé l’idea del finito.
Ma, da quando nei sistemi di rappresentazione visiva è subentrata la centralità assoluta dell’immagine digitale, in ambito estetico, il senso di questa finitezza è o non è un’ipotesi di discorso cosciente? In altre parole, fino a che punto l’immagine digitale sa (conosce, racconta, concettualizza…) la sua natura finita?
E nel mondo della fotografia? Che cosa ci dice il passaggio epocale dall’immagine analogica (un numero di punti infinito) all’opposta immagine digitale (un’insieme chiuso di ipotesi)? E, spingendoci oltre, che cosa una fotografia digitale inevitabilmente rivelerebbe di sé, se non prima di tutto il proprio destino di discorso omologato (ovvero, etimologicamente discorso permesso in quanto discorso già fatto nel correlativo analogico, quasi un modello platonico ) sotto il giogo del pixel? E se questa tirannia dell’omologazione al finito investisse la propria rappresentazione? Non si arriverebbe al paradosso che, nel profilo sottile dell’ombra – come da Plinio il vecchio in poi ci è stato narrato – ci sarebbe maggiore libertà che in qualsiasi, perfettamente riproducibile, immagine digitale?

A questo punto, un’immagine digitale diventerebbe il campo di battaglia su cui, ogni volta, si mette in gioco la ricostruzione completa dell’esistente (avete presente Tron?). In tal senso, un autoritratto digitale si tramuta in una massacrante tenzone per la definizione dell’io, non solo contro la paura dell’omologazione, ma proprio come polemos tra l’idea di sé e il suo opposto numerabile (e finito) il sé digitale…
(Corrado Morra)

Di seguito i nomi dei fotografi che hanno cercato con passione di rispondere a tali quesiti o, più semplicemente, di divertirsi un po’. A tutti loro il nostro grazie: Silvia Bellio, Claudia Biancardi, Vittoria Boccia, Giuliana Borrelli, Viola Bufano, Alma Carrano, Sabrina Cirillo, Livia Cosenza,
Paola Cundari, Enrico De Luca, Giusi De Luca, Rosalinda Falco, Valeria Ferraro, Paola Finale, Valentina Fraioli, Stefania Furbatto, Sofia Giordano, Martina Ippolito, Eleonora Ivagnes, Fabia Lonz, Carla Manno, Serena Mastroserio, Daniela Persico, Daniele Rippa, Pepe Russo, Linda Russomanno, Loreto Terranova, Gianni Valentino.

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La mostra Fantastico napoletano, al Grenoble fino al 22 dicembre

Chiusa la rassegna sul cinema fantastico, vi ricordo che, al Grenoble - l’Istituto di studi francesi di Via Crispi 86 a Napoli -  la mostra fotografica “Fantastico napoletano” può essere visitata fino al prossimo 22 dicembre (dal lunedì al venerdì, 9-13,30 e 15-18,30).
Sarà pure poco elegante dirselo da soli, ma l’esposizione, che vedeva impegnati sedici fotografi - studenti dei corsi di Fotografia di Pigrecoemme e alcuni tra i più interessanti fotografi della nuova scena napoletana - è stata accolta con grande partecipazione dal pubblico e dalla stampa. In tal senso, vogliamo ringraziare in particolar modo Alessandro Chetta del Corriere del Mezzogiorno online, Ilaria Urbani di Repubblica e Paola De Ciuceis del Mattino (se volete leggere l’articolo sul quotidiano napoletano sul web, bisogna che vi registriate), per l’attenzione e le belle parole che hanno voluto riservare alla nostra iniziativa.
Inoltre, se avete voglia di approfondire un po’ di suggestioni e di spunti di riflessione sui film passati in rassegna e, va da sé, sulla mostra, vi segnalo che, sulle pagine di The Others Magazine, la rivista di approfondimento online di Pigrecoemme (ora anche in TV), potrete leggere un bell’articolo di Alessandro Cenni, giovane e interessante critico, che, tra l’altro, abbiamo avuto il piacere di avere come studente dei nostri corsi di Analisi del film e di Scrittura per la televisione (scusate la digressione, ma a proposito di quest’ultimo corso mi sembra utile informarvi che il 21 gennaio parte di nuovo, confermando la collaborazione con Fabrizio Cestaro, e allargando la squadra dei docenti ad altri importanti professionisti del settore, tra cui Benedetta Fabbri (producer Publispei) e Cristina Pittalis (broadcaster Mediaset). Insieme ai curatori dei corsi di Pigrecoemme, chiudono la squadra degli insegnanti: Anna Coluccino (sceneggiatrice e coordinatrice del corso), Claudio Grimaldi (sceneggiatore e casting director), il giornalista e critico Diego Del Pozzo, il direttore della Film Commission Regione Campania Maurizio Gemma e il regista RAI Antonio Mauriello).
Infine, ultimi, doverosi ringraziamenti a Senny Rapoport, uno dei fotografi in mostra, che, per Pigrecoemme, sta preparando un breve lavoro video sull’evento e, ultimo ma non ultimo, a Manuel Scholz, ex studente del nostro corso di Cinema, autore, in questo caso, della breve, “godardiana” :) clip sul vernissage dello scorso 6 dicembre, che potete vedere qui sopra.

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FANTASTICO NAPOLETANO. AL GRENOBLE, UNA MOSTRA FOTOGRAFICA DI PIGRECOEMME

Si inaugura lunedì 6 dicembre 2010 alle ore 18, nelle sale dell’Institut Français de Naples Le Grenoble (a Napoli, in Via Crispi, 86), l’esposizione fotografica Fantastico napoletano.

La mostra, a cura della Scuola di Cinema e Fotografia Pigrecoemme, presenta quaranta scatti di sedici autori – allievi dei corsi di Fotografia di Pigrecoemme e alcuni tra i più interessanti giovani fotografi napoletani – impegnati in un’affascinante indagine sulle tracce del genere fantastico a Napoli.
La mostra, a ingresso gratuito, è visitabile fino al 22 dicembre (dal lunedì al venerdì, dalle ore 9,30 alle 13,30 e dalle 15 alle 18,30).

Una mostra sul fantastico a Napoli, oggi. Come dire?, munacielli vs. munnezza
Una mostra sulle presenze a Napoli del fantastico – genere, per definizione, diviso tra reale e irreale, che, nelle parole del critico cinematografico francese René Prédal, è sempre ciò che “turba e sovente inquieta” – è una sorta di tautologia. Perché Napoli – proverbialmente chimerica e multiforme, sospesa eternamente  tra il nero lugubre della pietra lavica e la luce porosa del tufo, in bilico costante sulla soglia sottile tra il sogno e il tonfo – è probabilmente il posto perfetto attraverso cui narrare le incertezze della percezione, le figurazioni misteriose della fantasia, l’ombra dell’onirico, lo scorcio umbratile dell’altrove… E quale luogo meglio di Napoli (città pur sempre fondata da una sirena, no?), potrebbe metaforicamente dirci di quanto la dissolvenza tra certo e incerto, tra reale e immaginario, parli infondo, e senza neppure dover scomodare Freud, sempre di ognuno di noi? In tal senso, il fantastico si rivelerebbe come un tratto identitario di sconcertante chiarezza.
Eppure, sarà poi possibile, dopo la pecora Dolly e le mirabilie attuali e prossime venture dell’ingegneria genetica, parlare di fantastico?
Romolo Runcini, uno dei maggiori studiosi del genere, ci insegna come il fantastico sia un’esperienza che, paradossalmente, eluda ogni altra memoria esperienziale, sia, cioè, un atto sempre nuovo e perturbante, che, in questa unicità ontologica, sarebbe “pericolosamente vicina al Sacro”.
Se così fosse significherebbe che il fantastico (e l’esperienza del Sacro) non avrebbe mai valenza etogenetica (e se fosse così, la dottrina salvifica dell’Exemplum che fine mai farebbe?), avendo i crismi, ogni volta, della rivelazione. E le chimere, i mostri, le ombre, i fantasmi, le belle ‘mbriane, le janare, i munacielli, tutti i miti, insomma, e le leggende (di cui evidentemente Napoli è pur pregna), sarebbero, prima che dato antropologico e genii loci, figure dello sconcerto e della meraviglia (cioè del Sublime), anfratti e pieghe del reale, sì, ma dove ognuno di noi si svelerebbe, come bambini, nascondendosi. In uno sguardo sempre vergine e stupito. Ovvero in un’eterna “prima volta”. Ma non è forse vero che, alfine, ogni rivelazione ha in sé una rivoluzione?

Rivoluzione? Certo, annosa e mai risolta è la questione se il ricorso al fantastico sia fuga dalla realtà oppure sguardo alternativo sul mondo: gesto di rinuncia o estremo affondo politico nella ricerca di uno spazio sociale ideale?
Mai come ora un tale discorso si fa urgente, e basti riflettere sul fatto che pure questa semplice mostra sul fantastico cade in un momento in cui Napoli è colta, ancora una volta – stravolta dall’ormai mitica monnezza (anzi mitologica, a questo punto, visto che è una vera e propria idra inespugnabile e immortale), in un frangente di ingiustificabile e mortificante agonia (e taciamo dei crolli pompeiani).
Com’è possibile, ci potremmo chiedere tutti, concentrarsi sugli incerti confini del sogno e delle chimere dell’altromondo quando, intorno a noi, sembra tanto prossimo il collasso di questo mondo?

Certo non è compito nostro rispondere al quesito e sciogliere così l’arcano, ma ci si permetta, indegnamente, di avanzare un contributo alla discussione alla maniera del John Cage delle sue mitiche conferenze degli anni sessanta, ovvero rispondendo alla domanda senza una risposta, ma con una domanda nuova di zecca: e se l’esplorazione dell’altromondo non fosse, invece, l’unico modo col quale scoprire davvero – come pur auspicato dal pensiero politico più radicale di certa nostra contemporaneità – che “un altro mondo è possibile”? Se, cioè, nell’altrove si potesse davvero scorgere l’altro, non in quanto nemico-diverso-da-me, ma l’ospite, che proprio in quanto diverso da me, come insegna Alcesti, mi dia identità? E, a questo punto, pure dietro al fantastico, potremmo essere certi di trovare, non più i clangori dispotici di un brave new world, ma un mondo veramente nuovo. O meglio, la luce, se non della rivoluzione, almeno di una rivoluzione. (Corrado Morra)

Un particolare rinrgraziamento va a Fabrice Morio, direttore di fresca nomina del Grenoble, per la sensibilità e l’attenzione con cui ha accolto il nostro progetto, e a cui vanno i nostri più sinceri auguri di buon lavoro, e ai sedici fotografi in mostra che, in tempi strettissimi, e con contagiosoentusiasmo, hanno permesso che quest’esposizione fosse messa in piedi: Silvia Bellio, Silvia Cappiello, Sabrina Cirillo, Gabriele De Ruggero, Peppe Esposito, Luciana Gagliardi, Sabrina Iorio, Fabia Lonz, Serena Mastroserio, Alberto Mazzarino, Daniela Persico, Senny Rapoport, Daniele Rippa, Pepe Russo, Roberto Russo e Paolo Visone.

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CINEMA FANTASTICO? FANTASTICO! E COL GRENOBLE, VINCI UN CORSO DI CINEMA ALLA PIGRECOEMME

Nell’ambito della rassegna I maestri del cinema francese – ciclo di film sul fantastico a cura dell’Institut Français de Naples Le Grenoble –, la Scuola di cinema e fotografia Pigrecoemme di Napoli presenta la mostra fotografica Fantastico napoletano, quaranta sorprendenti scatti di allievi dei nostri corsi di Fotografia e di alcuni dei più interessanti fotografi napoletani.
L’inaugurazione, al Grenoble, a Napoli, in Via Crispi 86, è lunedì 6 dicembre alle 18 e sarà visitabile, dal lunedì al venerdì (dalle ore 9,30 alle 13,30 e dalle 15 alle 18,30), fino a mercoledì 22 dicembre.

Ma la rassegna (al Grenoble nei giorni 6, 7, 9 e 10 dicembre, ad ingresso gratuito) è anche l’occasione per aggiudicarsi, attraverso un concorso aperto a tutti, un corso completamente gratuito a scelta tra quelli di Regia, Sceneggiatura o Analisi e critica del film della Scuola di cinema Pigrecoemme di Napoli.
Partecipare è semplicissimo: basta andare ad una delle proiezioni della rassegna al Grenoble (in fondo, trovate il programma completo) e registrarsi al concorso lasciando, ad un addetto di Pigrecoemme, i propri dati. Quindi, una volta visto il film, non resterà altro che scrivere una recensione personale della pellicola (sono sufficienti poche righe, ma ben accette sono evidentemente anche analisi più articolate) e spedirle, entro mercoledì 22 dicembre, all’indirizzo di posta elettronica corsi@pigrecoemme.com
Si può partecipare inviando recensioni di uno o più film della rassegna. Tra tutte le recensioni pervenute, i docenti della Scuola Pigrecoemme ne sceglieranno una, che sarà pubblicata sulla rivista di critica cinematografica online The Others, a cui andrà un corso completo, a scelta del vincitore, tra quelli di Regia, Sceneggiatura e Analisi e critica del film, che si svolgeranno da lunedì 24 gennaio 2011.
Un’ultima cosa: visto il clima natalizio in cui cade l’iniziativa, abbiamo pensato bene di permettere al vincitore di poter eventualmente a sua volta regalare il corso che si è aggiudicato ad un’altra persona a sua scelta.

Ecco, nello specifico, i giorni e gli orari in cui, presso gli spazi del Grenoble (e prima della visione dei film gratuiti), ci si potrà registrare al concorso di Pigrecoemme.

Lunedì 6 dicembre: dalle ore 18 alle 21.
Martedì 7 dicembre: dalle ore 18 alle 19.
Giovedì 9 dicembre: dalle ore 18 alle 19.
Venerdì 10 dicembre: dalle ore 18 alle 21.

Di seguito, i dettagli della rassegna.

IL PROGRAMMA
(Gli eventi – le proiezioni dei film, la mostra fotografica, gli incontri – sono ad ingresso libero e si terranno, tutti, presso l’Institut Français de Naples Le Grenoble, a Napoli, in Via Crispi, 86)

Lunedì 6 dicembre
Ore 18: Inaugurazione della mostra fotografica Fantastico napoletano, a cura della Scuola di cinema e fotografia Pigrecoemme. Espongono: Silvia Bellio, Silvia Cappiello, Sabrina Cirillo, Gabriele De Ruggero, Peppe Esposito, Luciana Gagliardi, Sabrina Iorio, Fabia Lonz, Serena Mastroserio, Alberto Mazzarino, Daniela Persico, Senny Rapoport, Daniele Rippa, Pepe Russo, Roberto Russo, PaoloVisone.

Ore 19: Presentazione del libro L’invention d’un genre – le cinéma fantastique français di Frédéric Gimello-Mesplomb. Sarà presente l’autore.

Ore 21: Proiezione in pellicola del film di Alfred Machin, La manoir de la peur (1924, col.. Le didascalie in francese saranno tradotte in simultanea in italiano). Accompagnamento musicale dal vivo dell’orchestra del Conservatorio San Pietro a Maiella di Napoli.

Martedì 7 dicembre
Ore 19: Proiezione in pellicola del film di Jean Cocteau, La Belle et la Bête (1946, b/n).

Giovedì 9 dicembre
Ore 19: Proiezione in pellicola del film di Marcel L’Herbier, La Nuit fantastique (1942, b/n., in lingua originale con sottotitoli in inglese).

Venerdì 10 dicembre “Soirée cinéma!
Ore 19: Proiezione in pellicola del film di animazione di René Laloux, La Planete sauvage, sceneggiato con Roland Topor (1973, col., in lingua originale con sottotitoli in inglese).

Ore 20,15: Pausa culinaria fantastica! Serata speciale, tutta dedicata al cinema e al fantastico. In tal senso, il contributo degli spettatori consisterà nel portare un piatto – dolce o salato, è lo stesso – ispirato, per gusto, colore, forma, particolarità degli ingredienti, alla cultura fantastica. Il piatto, che sarà battezzato con il nome del suo inventore, sarà condiviso tra tutti gli spettatori, tra il primo e il secondo film della serata.

Ore 21,15: Proiezione in pellicola del film di Luc Besson, Le dernier combat (1983, col.).

Ore 23: Proiezione in pellicola del film di Robin Campillo, Les revenants (2003, col., in lingua originale con sottotitoli in inglese).

Insomma, ve ne sarete resi conto: curata da Fabrice Morio, direttore di fresca nomina del prestigioso Istituto francese, questa rassegna sul fantastico è decisamente interessante. Rivolta agli appassionati del genere, ai cinefili più ortodossi, ma anche ai semplici curiosi, l’iniziativa, infatti, mette insieme un piccolo ciclo di film – rigorosamente proiettati in 35 mm –, di fama proverbiale (bastino La Belle et la Bête, capolavoro assoluto, sospeso tra fantasia e melo, o l’animazione “politica” de La Planete sauvage co-sceneggiato dal grande Roland Topor), con titoli tutti da scoprire (o riscoprire), tra i quali l’angosciante muto di Alfred Machin, La manoir de la peur, il classico La Nuit fantastique e film interessantissimi, e poco visti in Italia, tra cui Le dernier combat (un Besson à la Saramago, in cui si immagina che gli uomini non abbiano più la parola) e Les revenants di Robin Campillo, che presenta un’inquietante scenario: l’inspiegabile ritorno in vita di migliaia di defunti! E tutto questo, ad ingresso gratuito, e mica è poco…

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Pigrecoemme su Radio Club 91

Affezionati o meno alla buona vecchia radio, segnatevi l’appuntamento: mercoledì 10 novembre giovedì 11 novembre, alle ore 8, Radio Club 91 (90.80 fm), trasmetterà un’intervista a Corrado Morra, docente dei Corsi di sceneggiatura di Pigrecoemme. Di che si parlerà? Della nostra scuola di cinema preferita, of course :)
Mi raccomando: non mancate, ché poi vi interrogo!

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Il corso di fotografia scoppia!

Anche quest’anno il corso di fotografia di ottobre non riesce ad accogliere tutti gli interessati.

:idea: Per questo motivo abbiamo deciso di attivare una classe mattutina, le cui lezioni (per ora solo per i moduli A e B) si svolgeranno negli stessi giorni del calendario pubblicato, ma dalle ore 11.00 alle ore 14.00.

Speriamo così di accontentare le tante persone di Napoli e dintorni che chiamano e scrivono ogni giorno per chiedere informazioni o iscriversi al corso.

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In prima pagina!

Con una forma che si trascina dietro di sé più di un’oncia di pura retorica, in casi come questi si dice più o meno così: “E’ con grande piacere che…” Poi c’è pure la variante di cuore: “E’ con vivo orgoglio che…” Ma, mettetela come volete, la notizia è di quelle che ci fanno veramente piacere, punto e basta. Di che cosa parliamo? Di una prima pagina, quella dello scorso 23 giugno, di un quotidiano che da sempre guardiamo con grande attenzione e affetto: il manifesto. Il giornale, quel giorno, ha aperto sulla scontata vittoria dei sì al referendum sull’accordo separato tra Fiat e operai, dopo la risposta negativa della Fiom. Insomma, una cosa serissima e dura da mandare giù. Ma, allora, direte voi, qual è la notizia che ci avrebbe fatto tanto piacere? Nel suo piccolo, questa: la foto in prima pagina è stata scattata nella fabbrica di Pomigliano da Luigi Fedullo, allievo del corso di Fotogiornalismo di Pigrecoemme, a cura di Gianni Pinnizzotto, che giusto oggi chiude le lezioni in aula per concentrarsi sulla fase finale del corso, uno stage presso l’agenzia fotogiornalistica Graffiti Press di Roma. Ed è così che è stato possibile, grazie all’ottimo lavoro che Luigi sta facendo da tempo e alla mediazione della Graffiti, che anche un giovane fotoreporter, da poco affacciatosi alla professione, abbia potuto raggiungere risultati decisamente interessanti. In fondo, è quello che ci eravamo prefissi mesi fa quando, con Luca Sorbo, curatore dei corsi di Fotografia di Pigrecoemme, ci eravamo immaginati l’organizzazione del corso di Fotogiornalismo: fornire, anche qui a Napoli, agli appassionati e a coloro che volessero intraprendere un percorso di formazione sull’affascinante e complesso mondo del fotoreporter, un’esperienza che tenesse insieme gli aspetti teorici e storici della professione insieme a quelli pratici, col necessario confronto, cioè, con il mercato giornalistico e la pratica del lavoro sul campo. Anche la prima pagina del manifesto con quello scatto così eloquente (di per sé, un microracconto con quegli operai immortalati mentre sembrano passare il giogo umiliante di novelle Forche Caudine) e preciso di Luigi Fedullo, ci dicono forse che la strada che abbiamo intrapreso è quella giusta. Da qui, come dicevamo all’inizio, la forma di rito, che, se permette, retorica a parte, resta legittimamente questa: “E’ con grande piacere che…”

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Alla Feltrinelli di Piazza dei Martiri, giovedì 3 giugno la mostra fotografica Effetti collaterali

Dopo la presentazione del volume fotografico Effetti collaterali a cura di Gianni Pinnizzotto, docente del nostro corso di Fotogiornalismo, tenutasi giusto lo scorso gennaio alla Pigrecoemme, approda adesso a Napoli, presso lo spazio della Feltrinelli di Piazza dei Martiri, l’omonima esposizione fotografica, che mette ora in mostra circa venti scatti tra le centoventisei fotografie raccolte nel volume.
Il percorso si presenta come una drammatica e commovente testimonianza di un viaggio lungo vent’anni nei martoriati territori occupati, che, alla luce degli ultimi terribili avvenimenti perpetrati dall’ennesima, cruenta iniziativa del governo di Netanyahu (l’assalto alla nave “Mavi Marmara” da parte della Marina israeliana, mentre era in viaggio carica di generi di prima necessità verso la Striscia di Gaza), acquista un’urgenza e un pathos se possibile ancora più dilananti.

L’inaugurazione di Effetti collaterali è giovedì 3 giugno, alle ore 18,00. Nell’occasione, alla presenza di Pinnizzotto, lo storico della fotografia e curatore dei nostri corsi di Fotografia, Luca Sorbo, insieme con Corrado Morra della Scuola di cinema e fotografia Pigrecoemme, presenteranno al pubblico l’omonimo libro fotografico edito dalla Graffiti Press di Roma.

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L’INFINITO VIAGGIARE APRE IL 13 MAGGIO CON LA MOSTRA DI FOTOGRAFIA DEGLI EX ALLIEVI DELLA PIGRECOEMME

Il festival L’Infinito Viaggiare, alla sua seconda edizione, vuole proporsi come “un suggestivo viaggio artistico e culturale alla scoperta del potere dei luoghi” e vuole farlo attraverso il cinema e la fotografia, articolandosi in tre differenti segmenti: una mostra fotografica, una rassegna cinematografica e una serie di dialoghi con ospiti prestigiosi.

La mostra fotografica, intitolata Tra sacro e profano: i luoghi di culto della città storica di Napoli, sarà allestita nella chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta (via dei Tribunali, 16) dal 13 al 26 maggio (aperta tutti i giorni, dalle 9 alle 18, esclusa la domenica): si compone di 74 fotografie ed è il risultato del laboratorio “Dentro la città storica”, realizzato presso la Scuola di cinema e fotografia di Napoli Pigrecoemme.

Saranno esposte, dunque, le fotografie realizzate dagli allievi del laboratorio, ma anche quelle di ex allievi dei corsi di cinema e di fotografi “esterni”, tutti orientati a una riflessione visiva sul “potere dei luoghi di culto”, che vanno a costituire, nei 74 scatti, altrettanti capitoli di una simbolica Odissea nella città, lungo un itinerario per “frammenti visivi” composto dai molteplici percorsi cittadini possibili che si snodano attorno ai luoghi del potere (politico, religioso, culturale, storico, scientifico, misterico e mitologico).

Da queste suggestioni visive scaturirà una vera e propria “mappa della città storica”, che sarà in distribuzione nei prossimi giorni presso tutti gli infopoint dell’Ente Provinciale per il Turismo di Napoli e consentirà ai turisti di costruire autonomamente i propri personalissimi itinerari eccentrici partenopei. L’inaugurazione della mostra è prevista per giovedì 13 alle ore 18, nella chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, dove la storica dell’arte Francesca Amirante guiderà i visitatori lungo questo viaggio visivo oscillante, appunto, “tra sacro e profano”.

L’evento è ovviamente su Facebook, qui.

Anche la rassegna cinematografica Così lontano, così vicino si concentra sulla rappresentazione del potere dei luoghi nelle sue molteplici sfumature reali e simboliche. La rassegna proporrà 20 film, divisi in tre sezioni. Quella principale s’intitola Napoli nel cinema ed è in programma al cinema Ambasciatori dal 13 al 26 maggio; al suo interno vi sarà spazio per la potenza, la magia, il potere evocativo e la suggestione dei luoghi della città, visti e raccontati da cineasti italiani del passato e del presente nei seguenti titoli: Carosello napoletano di Ettore Giannini, Pensavo fosse amore, invece era un calesse di Massimo Troisi, L’amore molesto di Mario Martone, Libera di Pappi Corsicato, Non è giusto di Antonietta De Lillo, La guerra di Mario di Antonio Capuano, Il verificatore di Stefano Incerti, Incantesimo napoletano di Paolo Genovese e Luca Miniero, Vento di terra di Vincenzo Marra.

La seconda sezione cinematografica, I luoghi del cinema europeo, si svolgerà, invece, lunedì 17 e martedì 18 maggio al multicinema Modernissimo, dove si alterneranno la Svezia di Ingmar Bergman (Come in uno specchio), la Germania di Wim Wenders (Così lontano, così vicino), la Bosnia di Emir Kusturica (Papà è in viaggio d’affari), la Francia di François Truffaut (L’uomo che amava le donne), la Spagna di Pedro Almodóvar (Che ho fatto io per meritare questo?) e il Regno Unito di Ken Loach (Family Life), per sei visioni d’autore capaci di trasformare luoghi intimi e personali in elementi condivisi dell’immaginario collettivo contemporaneo.

Terzo e ultimo segmento filmico è quello intitolato I luoghi oscuri, in programma mercoledì 19 maggio al Happy Maxicinema di Afragola: si tratta di un viaggio nella produzione horror contemporanea, attraverso quattro “cult movies” come Picnic ad Hanging Rock di Peter Weir, Le colline hanno gli occhi di Wes Craven, The Others di Alejandro Amenabar e Idi Mikael Håfstörm.

Accanto alla mostra fotografica e alla rassegna cinematografica, completa il denso programma de L’Infinito Viaggiare la sezione dei Dialoghi, prevista come evento di chiusura del festival per mercoledì 26 maggio, alle 20.30, quando al cinema Ambasciatori avrà luogo l’incontro a più voci intitolato I Vesuviani tra passato, presente e futuro: un dialogo sul cinema partenopeo, al quale prenderanno parte, per la prima volta tutti assieme da tredici anni a questa parte, i registi del film collettivo che tante polemiche e discussioni suscitò alla Mostra di Venezia del 1997: così, saranno presenti in sala Antonio Capuano, Pappi Corsicato, Antonietta De Lillo, Stefano Incerti e Mario Martone; e con loro ci saranno anche le attrici Cristina Donadio e Teresa Saponangelo e il produttore Giorgio Magliulo. L’incontro offrirà una ghiotta occasione per fare il punto della situazione e per tracciare le prospettive future di quella che, all’epoca, fu definita – anche ben oltre le intenzioni dei singoli autori – “scuola napoletana”. A seguire, naturalmente, la proiezione de I Vesuviani chiuderà l’edizione 2010 de L’Infinito Viaggiare.

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