I 10 luoghi più comuni del cinema horror

Siamo davvero orgogliosi del fatto che, da un po’ di tempo, questo spazio del nostro blog sia animato dagli interventi degli allievi. Dopo Stefano Sessa e Mariantonietta Losanno è ora la volta di Giovanni MasturzoGiovanni, nel 2009, ha pubblicato una divertente Guida ai luoghi comuni del cinema horror e gli abbiamo chiesto di scegliere i 10 più comuni. Ne è venuta fuori una playlist divertente e piacevole da leggere. 

Ogni genere ha i suoi stereotipi, le sue ossidate dinamiche, punti di fuga nel momento del bisogno, pronti a sbrogliare con faciloneria ostiche matasse narrative. L’estrema prevedibilità del registro non ha mai danneggiato un bacino d’utenza che al contrario, anno dopo anno, infoltisce le sue fila.
L’horror ha costruito su tali premesse la propria fortuna, plasmando un micromondo di personaggi ricorrenti, escamotage improbabili, passaggi telefonati; un rifugio sicuro per i propri adepti, come un viaggio senza meta del quale conosciamo, inconsapevolmente, la destinazione.
E quindi, quali sono i dieci luoghi comuni da cui partire?

1 – L’auto Ingolfata
Nella lunga e truculenta storia del cinema horror, l’auto usata dai protagonisti non è mai partita al primo tentativo. Poco importa se sia una Range Rover appena uscita da una concessionaria; quando l’eroe di turno prova ad accenderla, inizia a emettere rumori fragorosi e assordanti stridii, mentre dal cofano vediamo innalzarsi una colonna di fumo sinistro.
La vettura decide di spostarsi nel momento in cui il mostro è arrivato a due centimetri dalla portiera e, quando lo fa, non è da escludere si schianti nel palo della luce più vicino.
Nella complicata liaison uomo-macchina, a rivestire il ruolo del “terzo incomodo” ritroviamo la chiave di accensione che, come il cinema a stelle e strisce insegna, si barcamena in un mazzo di 382 sue simili, roba da far invidia al gestore della Reggia di Versailles. A volte il protagonista impiega tutto il Primo Tempo per trovare quella giusta.

2 – Il Goliardico Bifolco
Per gli americani risponde al nome di redneck, ovvero: uomo di razza caucasica, appartenente a una fascia economica medio-bassa.
La sua variante horror è il non plus ultra della rozzezza. Sdegnosamente zazzeruto, sorriso a scacchi, indossa una salopette di jeans e una sobria camicia a quadretti, e va in giro con un pick-up carico di esseri in avanzato stato di decomposizione. Da mero perno narrativo, il bifolco veste i panni di traghettatore; quando l’auto dei protagonisti è in panne, ecco sbucare il simpatico Caronte a bordo del suo lercio automezzo, pronto a soccorrere gli sventurati. Dopo alcuni grotteschi convenevoli, in grado di far desistere il più audace degli imbecilli, i protagonisti accettano il passaggio.
A cospetto di una infinita generosità, dietro quest’uomo si nasconde una malvagità pari soltanto alla sua mancanza di savoir faire. Dopo aver promesso ai disgraziati di accompagnarli alla stazione di servizio più vicina, sterza in un viale oscuro conducendoli al cospetto di una famiglia di reietti.
Il Goliardico Bifolco è un personaggio a intermittenza. Appare con tempismo nel momento del bisogno, scompare per un’oretta e riappare in modo teatrale al fine di trucidare l’unico superstite, poi scompare di nuovo, riappare un’altra volta, sparisce ancora, ritorna sbucando da un cespuglio, si dilegua tra gli alberi, e così via fino al dodicesimo sequel.

3 – La Polizia
Se esistesse una categoria per la “Miglior Autorità in un Film Horror”, la polizia vincerebbe l’Oscar come attrice non protagonista.
Mostri, Serial Killer e psicopatici improvvisati mettono a ferro e fuoco la città?
Nessun problema, i Difensori della giustizia sono già a lavoro e invitano la popolazione a restare tranquilla.
Ciò che i cittadini ignorano è la natura antropologica di suddetti esseri. I poliziotti appaiono perlopiù tripponi, divorano ciambelle glassate mentre guidano, arrivano con mezz’ora di ritardo sul luogo del massacro, hanno una mira di merda e inoltre muoiono senza una parvenza di decoro.
Ma all’interno della polizia a vestire i panni del leone troviamo una sottocategoria magica, quella degli Operatori Telefonici.
La seguente è una conversazione tipica tra la Povera Vittima e l’Operatore Gnorri:
PV: Pronto Polizia?! Aiuto!!! Sono chiusa in bagno e un Mostro sta buttando giù la porta a colpi di ascia.
OG: Mi ascolti, parli più piano e stia calma. Prima di tutto mi dica il suo nome, da dove sta chiamando, se c’è qualcuno in casa con lei e come è fatto il Mostro…
PV: Mi chiamo Jennifer Sullivan, dalla 36esima di St. Paul’s Avenue, sono sola. Il Mostro ha una maschera di pelle, è alto 2 metri e 20 e credo voglia uccidermi, ma fate presto che la porta sta cedendo.
OG: Mi ascolti Jennifer, lei crede che voglia ucciderla o ne è sicura? Perché non possiamo stare qui a dar adito alle fisime di una mitomane, e poi St. Paul’s Avenue non è sotto la nostra giurisdizione, dovete contattare la centrale del 12° Distretto.
PV: Aiuto, aiu… (si odono colpi d’ascia e un rumore di cranio spappolato sul lavandino).
OG: Allora, se lei urla di certo non risolve il problema…
PV: Ahhh… Gnam, Gnam… (si intuisce un atto di cannibalismo in corso).
OG: Ora controllo se c’è una volante nei paraggi. Ok, ce n’è una a 18 km da St. Paul’s Avenue. Può intrattenere il Mostro per un’oretta in attesa dell’arrivo dei nostri uomini?
Pronto?

4 – Zombie Old Style
Resuscitati da una qualsivoglia sostanza radioattiva, di cui tutti ne ignorano la provenienza, i morti viventi sono lenti come tartarughe, gracili come grissini, eppure riescono a sfondare le proprie bare a testate. Questi esseri goffi appaiono quali mentecatti senza cervello, ma sciorinano grandi spunti di astuzia quando si tratta di mettere in difficoltà i protagonisti: si mimetizzano, usano chiavi inglesi, fanno calcoli a due cifre, adoperano armi da fuoco, vantano improvvise accelerazioni e si accaniscono sui ciccioni. Sono muniti di ottime scarpe da tennis, dati i lunghi spostamenti a piedi, e risultano esperti accattoni, trascorrendo intere giornate all’interno dei centri commerciali; mettono le mani nel banco dei salumi, calpestano yogurt, pasticciano con il bagnoschiuma ma di spendere soldi non se ne parla.
Gli Zombi vanno uccisi con un colpo dritto al cervello e questo lo sanno tutti dal primo minuto del film, tranne il protagonista, che si ostina, per tre quarti d’ora, a sparargli al cuore.

5 – La Torcia Intermittente
In tutte le case horror, cornici di eccidi pacchiani, la luce può mancare dalle 10 alle 20 volte. Escludendo a priori qualcuno sappia dove sia il pannello elettrico, l’unica ancora di salvezza si rivela la torcia. Inutile cercare negli scaffali della cucina, o nella apposita cassetta degli attrezzi; la torcia è sempre in mansarda tra teste di pagliacci ed inquietanti cavallucci di cartapesta. Quindi il prescelto sale in soffitta ritrovandosi a lottare con le sue paure più recondite, sbattendo in crani di gnu, impigliandosi in arpioni da pesca, ed inciampando nelle luci natalizie. Giunto a destinazione seminudo, afferra la torcia e cerca di accenderla, ma essa emette solo una luce fioca e intermittente capace di proiettare mefistofeliche ombre sulle pareti, col fine ultimo di esacerbare l’angoscia del protagonista. Il più delle volte il disgraziato avventuriero, prima di rischiare l’ictus, si lancia dalla finestra spezzandosi entrambi le caviglie.

6 – Il Cellulare
L’avvento del cellulare ha sconvolto alcuni atavici meccanismi del cinema horror, portando con sé pro e contro.
Pro: il cinema orientale, ma soprattutto il J-Horror, sfruttando il rapido progresso nel campo della telefonia mobile, ha fatto dello smartphone un vero e proprio intermediario del paranormale. I Mostri non hanno più bisogno di prendersi il disturbo di massacrare le loro vittime presentandosi di persona, bensì uccidono comodamente da casa usufruendo del sistema DAR (Decesso Alla Risposta).
Contro: giusto sottolineare come il cellulare abbia abbattuto ogni parete di isolamento. Se il nostro eroe è sprangato in casa da solo, assediato da una frotta di rubicondi mostriciattoli, egli può chiedere aiuto digitando il numero dei suoi amici. Troppo facile. Gli amici arrivano e il film finisce dopo un quarto d’ora.
Invece, impugnato il telefono, accade una delle seguenti cose:
1. Non c’è rete, nonostante la casa sia collocata sotto un ripetitore telefonico.
2. La batteria è scarica.
3. Il protagonista perde troppo tempo per mostrare alla telecamera la marca del telefonino, favorendo l’arrivo del Mostro.
4. Nella fretta del pigiare i tasti, l’eroe chiama per sbaglio proprio il Mostro.
5. In realtà il telefonino è uno di quei giocattolini pieni di caramelle dove, se ammacchi 8 e #, senti il verso della mucca. 

Prima del cellulare…

7 – L’Ostello
Da Hostel in poi un nuovo cliché spopola tra gli amanti dell’horror: il cinema narra che gli ostelli dell’Est Europa siano delle economiche case chiuse.
Tutti gli spettatori, dai 18 ai 60, all’uscita del cinema si chiedono come raggiungere un ostello di siffatta nomea. Consultano segretamente cartine geografiche e mappamondi, per scoprire prima di tutto cosa sia l’Europa dell’est, poi salgono su un treno diretto a Bratislava.
In effetti gli ostelli in questione somigliano più a degli spensierati bordelli che a umili alloggi. Il panorama è paradisiaco, migliore di un depliant truffaldino: un ponticello a tutto sesto sovrasta un fiume limpido e azzurro, stradine ciottolose conducono a compite casette di marzapane mentre gli uccelli fischiettano gioiosi.
Droga e fumo sono facilmente reperibili; basta chiedere al cordiale pusher all’ingresso.
E infine il sesso, copioso e gratuito. Ragazze da copertina si concedono al primo appuntamento, senza sdegnare orge monumentali e un po’ di sano bondage. Esordire con il fidatissimo What’s your name? è pura formalità. A nessuno interessa come ti chiami. Il mattino dopo, ciliegina sulla torta, ti rifanno anche il letto.
I protagonisti, in un primo momento sorpresi, comprendono le lascive tradizioni del luogo e le onorano con immensa abnegazione, evincendo che a confronto i loro Stati Uniti d’America sono un container di bigottismo e puritanesimo.
Ciò che accade in un secondo momento, bagni di sangue e carneficine, non può diffamare gli usi e costumi locali.

8 – Il Cineamatore Inesauribile
Frutto del matrimonio tra il found footage e il concetto filtrato di Point of View, il Cineamatore Inesauribile è l’ultimo arrivato del cinema horror. E’ un regista improvvisato che, imbracciando una telecamera digitale, rompe i coglioni ad i suoi amici per tutto il film. Dentro di esso aleggia quel desiderio esplicito di lasciare ai posteri un documento visivo della propria pleonastica esistenza. Trascorsi 10 minuti di presentazioni, dove il Cineamatore chiede a turno a tutti gli astanti il loro nome e cosa si aspettino da quella festa o vacanza, ecco irrompere prepotentemente un Mostro o una sciagura. Il Cineamatore Inesauribile non si perde d’animo e camera alla mano si fionda sulla scena del misfatto. Il plot svela qui il fine ultimo di questo personaggio.
L’obiettivo della sua telecamera diviene l’occhio del racconto. Eliminando ogni espediente narrativo, tipico del genere, la paura ha come unico bocchettone d’uscita il nostro estemporaneo cameraman. Zoom frenetici si alternano ad abominevoli primi piani in notturna, mentre il Male appare qui e lì sporadicamente.
L’Inesauribile non brilla certo per coraggio. La sua viltà ha una carica pari a quella della batteria della sua telecamera. Quando uno sfortunato compagno d’avventura cade tra le grinfie del Mostro, egli non interviene repentinamente, bensì si avvicina e filma l’accaduto con singolare morbosità. Nel frattempo la vittima spira tra disumani supplizi.

9 – Il Serial Killer

American Style: lontano da mostri sovrannaturali e macellai psicolabili, il serial killer all’americana è il cattivo della porta accanto. A motivare il suo estro omicida troviamo un tristissimo background, ricco di abusi in età preadolescenziale ed episodi di bullismo ancora in corso, rei di averlo totalmente alienato dalla società. Nonostante il destino si sia accanito con particolare crudeltà, egli non ha perso la lucidità utile per poter architettare delle complicatissime vendette, composte da enigmi perversi e rebus cervellotici. Se avesse impiegato tale genialità nel prospetto di autorealizzazione, avrebbe tranquillamente potuto guidare una multinazionale piuttosto che passare per sociopatico.
Italian Style: si contraddistingue dal collega americano per l’aplomb; uccide in casa ma predilige musei e teatri. È il serial killer nella sua edizione standard: volto coperto da collant, impermeabile scuro e guanti neri. Fautore di un modus operandi raffinato, colpisce la vittima adoperando strumenti domestici che vanno dalle forbici alle pinzette per capelli, passando per mutandine e coltelli da formaggio. In più ama molestare la preda chiamandola al telefono e camuffando la voce, il tutto con esiti da hot line.

10 – Il Motel Sordido
Preceduto da un’insegna mal funzionante, il motel fa capolino da una strada secondaria. Con l’unico proposito di calamitare i turisti di passaggio, va nutrendosi delle sciagure degli automobilisti: motori in panne, gomme bucate, marmitte fuori uso, coppe dell’olio danneggiate e procioni incastrati nei parafanghi. Data l’inutilità della stazione di servizio, ovviamente chiusa nel momento del bisogno, gli sfortunati escursionisti devono forzatamente pernottare nel motel adiacente.
Entrati nella fatiscente struttura ci imbattiamo nel gestore: uno smilzo quarantenne, con riporto d’altri tempi, che vi accoglie con sospetta, quanto malcelata, affabilità. Dopo avervi illustrato una piscina salmastra sul retro, con cadavere galleggiante in vista, l’uomo vi affida le chiavi della stanza previo seguenti avvertimenti:
1. Chiudete bene la porta.
2. Attenti al cesso. Ogni tanto partono le tubature.
3. Che non vi venga in mente di usare la piscina.
4. Quel morto in piscina c’è sempre stato.
5. Se vi capita di vedere una iena affamata, da queste parti è normale.
6. Vi consiglio di non consumare le bevande del frigobar. Vi prego… non lo fate.
7. Attenzione alle api-killer.
8. Attenzione ai camionisti-killer.

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Profilo redazionale. Pigrecoemme è la prima scuola di cinema, televisione e fotografia di Napoli.

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